Uno sguardo al 2021: Las Vegas Raiders

Se la stagione 2021 dei Raiders fosse un film la potremmo intitolare “All’inferno e ritorno”; dalla condivisione sulla stampa di alcuni stralci di email che hanno portato alle dimissioni dell’head coach Jon Gruden all’incidente stradale di Henry Ruggs III che ha causato la morte di una ragazza ed ha portato i Silver & Black a tagliare il WR, dal taglio dell’ex prima scelta Damon Arnette per aver pubblicato sui social media un video dove brandendo delle armi minacciava di morte qualcuno all’impresa nell’ultima parte della stagione che ha portato alla conquista dei playoff per la seconda volta in diciannove anni.

COME DOVEVA ANDARE…

Nel quarto anno dell’avventura 2.0 di Jon Gruden in nero-argento l’obiettivo minimo per i Raiders erano i playoff. L’head coach aveva dato modo ai tifosi di storcere il naso in diverse occasioni, ma sembrava aver recuperato a tratti il suo tocco di bravo playcaller offensivo. Nella nostra preview di inizio stagione avevamo preventivato un record finale di 10-7 nella prima stagione NFL da 17 partite ed i dubbi sul successo della campagna erano principalmente legati alla capacità della rivoluzionata linea offensiva – Gruden aveva dato l’OK per la cessione via trade del C Rodney Hudson, del RG Gabe Jackson e del sempre infortunato RT Trent Brown per affidarsi al giovane ed inesperto C Andre James e al rookie RT Alex Leatherwood – di tenere in piedi Carr e di aprire varchi per i RB e della difesa del nuovo Defensive Coordinator Gus Bradley di far dimenticare gli anni di Paul Guenther e di tornare per lo meno ad un livello accettabile di competitività.

…E COME È ANDATA

Il record finale è stato proprio 10-7 ed i playoff sono stati conquistati, ma il modo in cui ci si è arrivati è stato di una assurdità assoluta. I Raiders hanno iniziato la stagione con un perfetto 3-0 battendo Ravens, Steelers e Dolphins. Dopo la sconfitta di Los Angeles contro dei Chargers a cui i nero-argento hanno regalato completamente il primo tempo è arrivato il crollo contro dei Bears decisamente battibili; è stata l’ultima stecca di Gruden, che poco dopo ha dato le dimissioni forzate. La squadra è stata messa in mano allo Special Teams Coordinator Rich Bisaccia, l’uomo più rispettato e amato nello spogliatoio di Las Vegas. L’interim head coach ha cercato di compattare la squadra e l’Offensive Coordinator Greg Olson – finalmente libero di chiamare gli schemi – ha fatto sorridere i tifosi e ha contribuito alle convincenti vittorie contro Broncos e Eagles. La squadra è andata a riposo con un record di 5-2 e la convinzione di poter dire la sua nonostante tutto, ma alla vigilia del rientro dalla bye week la tragedia dell’incidente di Ruggs ha sconvolto l’ambiente ed ha contribuito alla caduta nel baratro. Senza il veloce WR che stava iniziando a mostrare le sue qualità e senza un gioco di corse credibile i Silver & Black hanno avuto una grossa crisi di identità ed hanno inanellato tre sconfitte consecutive, contro degli impresentabili Giants, contro i ritrovati Chiefs e contro i Bengals, ed hanno perso 5 partite su 6. Nel più profondo del baratro c’è stata la scintilla della partita del Thanksgiving Day contro i Cowboys, una incredibile vittoria che ha momentaneamente ridato speranze ai tifosi.

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I Raiders hanno chiuso la stagione con quattro sofferte vittorie, arrivate con scarti ridotti contro Browns, Broncos, Colts e Chargers. La stagione si è chiusa con la sconfitta nel Wild Card playoff game contro i Bengals, dopo la quale la proprietà nero-argento ha deciso di cambiare nuovamente pelle.

COSA HA FUNZIONATO…

Per lunghi tratti della stagione l’attacco aereo dei Raiders è sembrato in grado di colpire lungo contro chiunque ed in alcune occasioni i tifosi e gli addetti ai lavori si sono stupiti che l’Offensive Coordinator Greg Olson lasciasse nel taschino i giochi che avevano funzionato in altre occasioni per affidarsi a chiamate più conservative. Il WR Hunter Renfrow è definitivamente esploso ed la sua bravura nel route running lo ha reso un incubo per qualunque DB NFL. Con l’infortunio che ha limitato il TE Darren Waller è stato il numero 13 da Clemson il bersaglio preferito di Carr, e la convocazione al Pro Bowl è stata la ciliegina sulla torta dopo una stagione da 103 ricezioni per 1038 yard e 9 TD.

Nonostante tutto, la difesa di Gus Bradley ha dato spesso all’attacco la chance di rimettere in carreggiata partite che negli anni passati sarebbero certamente state perse con un grosso scarto. L’ex DC dei Chargers ha semplificato il playbook e si è affidato a tanti giocatori che già conosceva. I due DE Yannick Ngakoue e Maxx Crosby hanno creato grande pressione, anche se in molte occasioni questa non ha portato al sack, e il LB Denzel Perryman si è dimostrato un grande tackler e run stopper e si è meritato la convocazione al Pro Bowl.

Una menzione speciale non può che essere fatta per il P A.J. Cole e per il freddo K Daniel Carlson, che in tante occasioni ha deciso con i suoi calci le partite.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Nonostante tutte le attenuanti che possiamo dare ai Raiders per le disavventure fuori dal campo, la stagione 2021 lascia per tanti versi l’amaro in bocca. La linea offensiva è stata l’anello debole dell’attacco e l’anno da rookie della prima scelta Alex Leatherwood è stato un mezzo disastro. Spostato da RT a RG dopo una manciata di partite, l’ex Alabama ha dimostrato di dover lavorare ancora tanto e le sue penalità hanno fatto male alla squadra. Il C Andre James è migliorato nel corso della stagione dopo un inizio decisamente difficile e gli infortuni del LG Richie Incognito e del versatile Denzelle Good certamente non hanno aiutato.

Con la linea offensiva che faticava, il RB Josh Jacobs ha avuto difficoltà a trovare spazi per correre e troppo spesso i difensori lo incontravano quando era ancora nel backfield. Il numero 28 è stato rallentato anche da qualche infortunio e per la prima volta in tre anni di NFL non ha raggiunto le 1000 yard.

Tra quello che non ha funzionato non si può non nominare la coppia Gruden-Mayock. Se il motivo che ha portato alla fine dell’avventura 2.0 di Chucky non è legato a quanto avvenuto sul campo, certamente l’esperienza è stata fallimentare se si pensa alle tante scelte “sbagliate” fatte al Draft. Delle nove scelte del 2018 attualmente solo due giocatori sono ancora in squadra, il solido LT Kolton Miller e il mediocre RT Brandon Parker. Nel Draft 2019, il primo in cui ha contribuito Mayock, sono stati scelti alcuni buoni giocatori nei round successivi ma le tre scelte del primo round (Clelin Ferrell, Josh Jacobs e Johnathan Abram) sembrano ormai confermarsi errate. Del Draft 2020 resta veramente poco; se il taglio di Henry Ruggs è legato al suo tragico errore fuori dal campo, la scelta sprecata nel primo round con il CB Damon Arnette – un bust – e quelle del terzo round per giocatori come Lynn Bowden e Tanner Muse che non hanno giocato neanche uno snap in nero-argento non potevano che rappresentare un grosso ostacolo per la conferma del GM Mike Mayock.

E ADESSO?

Il principale proprietario dei Raiders Mark Davis ha deciso di cambiare ancora una volta faccia alla squadra, questa volta affidandola ad una coppia proveniente dai New England Patriots. Il nuovo GM Dave Ziegler e il nuovo head coach Josh McDaniels avranno il compito di ridare slancio alla storica franchigia. Davis non vuole assolutamente sentire parlare di ricostruzione; nonostante tutto i Raiders sono arrivati ai playoff nel 2021 e la società vuole puntare a vincere da subito.

Sono tante le scelte che dovrà fare il nuovo staff, a partire dal futuro del QB Derek Carr, che sarà free agent alla fine del 2022. Dalle dichiarazioni finora fatte sembra che McDaniels sia convinto che Carr sarà il QB titolare anche per la prossima stagione, ma attualmente non ci sono ufficialmente trattative per un rinnovo di contratto.

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McDaniels ha cambiato praticamente tutto il coaching staff e la difesa è stata assegnata all’ex Dolphins e Giants Patrick Graham. Sarà interessante capire come il nuovo Defensive Coordinator metterà in campo il reparto e come saprà sfruttare i talenti attualmente nel roster.

 

Mako Mameli

Appassionato di football americano fin dall'infanzia, gioisce e soprattutto soffre con i suoi Raiders e aspetta pazientemente che la squadra torni a regalargli qualche soddisfazione, convinto che sarà ancora in vita quando Mark Davis solleverà il quarto Lombardi Trophy. Nel tempo libero gioca a flag football e mette in pratica gli insegnamenti di Al Davis lanciando lungo ad ogni down... peccato che abbia una percentuale di completi peggiore di quella di JaMarcus Russell.

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2 Commenti

  1. Oddio,Jacobs non credo che sia stata una scelta sbagliata ed Abram l’ho visto migliorato anche caratterialmente (qualcuno nello spogliatoio l’avrà preso per le orecchie).

    1. Quando ho scritto “le tre scelte del primo round (Clelin Ferrell, Josh Jacobs e Johnathan Abram) sembrano ormai confermarsi errate” intendo dire che si poteva e si doveva scegliere molto meglio. Jacobs piace anche a me ma ci sono diversi RB di livello presi con scelte meno alte e finora anche se non sempre per colpa sua il suo rendimento è stato altalenante. The first ability is availability dice il saggio, e Jacobs ha saltato tante partite per infortunio. Inoltre rompe molti placcaggi ma allo stesso tempo difficilmente regala big play. Solido, ma non uno che ti cambia la squadra e i Raiders dovevano fare il salto di qualità con le scelte accumulate dalla cessione di Mack e Cooper. Per quanto riguarda Abram, è migliorato come box safety con Bradley ma quando gli viene chiesto di andare in copertura è terribile… un S titolare deve essere molto più completo

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