Mercato dei Coach: vincitori e sconfitti

Nel più classico dei pagelloni dei vincitori o sconfitti andiamo ad esaminare in una sorta di gioioso gioco i coach che in questo turno – decisamente intenso rispetto alle aspettative – sono usciti bene o male rispetto a quanto si era vociferato e visto.

VINCITORI

Jeff Fisher
Nuovo HC dei Michigan Panthers (USFL)

Okay, okay. Vi permetto di dirmi di abbassare il fiasco del vino – sarebbe meglio il fusto della birra ma il fiasco nelle frasi fatte ha il suo fascino – dato che non centra un benemerito nulla con la NFL. Eppure io ce lo voglio mettere lo stesso. Sono un po’ anarchico in questo. Ho chiesto “libertà d’espressione” al Direttore, non me l’ha concessa e quindi probabilmente verrò cacciato. Tanto vale farlo bene. Cioè all’alba dei suoi sessantatré anni Fisher, che noi ricordiamo affettuosamente come mister 8-8 ai tempi di Houston poi diventato Tennessee e mister 7-9 ai tempi di St. Louis poi diventato Los Angeles, ha trovato nuovamente squadra come Head Coach. Va bene non è la NFL ma la USFL, ma apprezzo il coraggio. Detto questo, chissà come chissà perché ne esce sempre bene. Come se io facessi pena a qualsiasi ragazza con cui esco con queste doti di pubblico dominio e nonostante tutto ci sono altre pronte a testare ancora una volta quanto faccia schifo. Questo si è tentare il rischio, altro che la giocata tentata da Bernardeschi contro San Marino. Chapeau.

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Nathaniel Hackett
Nuovo HC dei Denver Broncos

L’hanno cercato in tanti ed è arrivato finalista a ben tre selezioni salvo non arrivare nemmeno a Jacksonville per un secondo colloquio perché Paton una volta ripresosi dai bagordi della serata dell’intervista ha corretto l’errore di averlo lasciato partire per tornare a Green Bay senza avergli fatto firmare il contratto. Alla fine Hackett ha solo ottenuto un posto cosi come hanno fatto altri nove, perché è un vincitore che merita una citazione rispetto ad altri? Fate voi un colloquio lungo nove ore che si sarebbe dovuto concludere allo Shanahan’ Steakhouse in una sala privata già prenotata convincendo tutto lo staff di selezione dei Broncos a cambiare location per andare al messicano Los Dos Potrillos, posto di una ignoranza clamorosa a Denver, finendo l’incontro a Tacos e Margarita riuscendo pure a farsi assumere. Eroe. Ora capisco quel colorito perenne sulle guance.

Byron Leftwich
OC dei Tampa Bay Buccaneers

In Fratelli d’Italia, film del 1989, un “teribbile” (cit) Massimo Boldi diceva “non guardi le mani guardi le mani”. Lui intendeva un bucio di culo, io intendo altri attributi ma insomma ci siamo capiti. Alleni dal 2017 in NFL, quindi cinque anni scarsi, ottieni considerazione come possibile nuovo head coach e probabilmente l’hai anche ottenuto, ma poi ti metti a dettare regole direttamente con gli owner Shahid e Tony Khan chiedendo di licenziare il general manager Trent Baalke per poter accettare di tornare a Jacksonville dopo l’esperienza da quarterback selezionato al primo giro. Condizione respinta al mittente. Eppure questa scelta gli ha fatto guadagnare tantissimi punti in ottica futura. Ora tuttavia dovrà dimostrare il suo valore in un team privo di Tom Brady. Intanto complimentoni. Sinceri.

Jonathan Gannon – Aaron Glenn – Luke Getsy
DC dei Philadelphia Eagles – DC dei Detroit Lions – Nuovo OC dei Chicago Bears

Non hanno ottenuto il ruolo di capo allenatore ma in questa offseason hanno ricevuto i loro primi colloqui per tale mansione. Gannon è stato la sorpresa di questa turnata perché ovunque lo hanno intervistato l’hanno poi messo in cima alle liste respingendolo al mittente probabilmente solo per l’età e per la scarsa esperienza come coordinatore, ma sia a Denver che a Houston che a Minnesota pare abbia brillato. Aaron Glenn è quel nome che non ti aspetti che comunque a Detroit, tra tutto lo schifo visto, ha sorpreso. Anche di lui se ne è parlato benissimo a Denver e poi anche New Orleans ci ha fatto un pensiero. Getsy è arrivato a Denver probabilmente più come sondaggio che per l’offensive coordinator che per il ruolo da head coach, ma gode di grande considerazione. Il salto a Chicago per diventare coordinatore con abilità da playcaller può garantirgli il salto nei prossimi anni.

SCONFITTI

Dan Quinn
DC dei Dallas Cowboys

Dobbiamo dircelo chiaramente: il suo ritiro delle posizioni da head coach è stata più una panacea che una volontà ferrea. Si è fatto intervistare da mezzo mondo in questa turnata e poi sistematesi le sideline di Denver Broncos e dei Chicago Bears ha subito precisato la sua intenzione di rimanere a Dallas per giocarsi le sue carte di arrivare al Super Bowl come coordinatore difensivo. Eh caro mio, bella mossa, ma le tempistiche sono più che sospette. Anche i muri sapevano che era il candidato più forte per Denver dove si è invece poi fatto sorpassare da Hackett. Poi che non fosse interessato ad accettare qualsiasi ruolo gli venisse prospettato gli fa onore, ma gli attestati di amore pervenuti dopo una porta chiusa mi ricorda me quando tornavo dalla ex dopo averla lasciata. Aaaaah le minestre riscaldate…

Doug Pederson
Nuovo HC dei Jacksonville Jaguars

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A Pederson va dato il premio come miglior masochista di sempre nella storia della NFL. Francamente non vedo persone più autolesioniste di lui. Non gli è bastata l’esperienza a Philadelphia dove ha vinto si un Super Bowl ma dove aveva pure un general manager invadente come Howie Roseman, ora pure Trent Baalke. Deve aver decisamente fatto qualcosa di male nella vita. Eppure lui a differenza di altri il ruolo di Head Coach l’ha avuto. Perché tra gli sconfitti? Sicuramente per la questione Baalke, ma anche perché nonostante il grande appeal che avrebbe dovuto avere in virtù del Super Bowl vinto con gli Eagles non ha praticamente ricevuto chiamate dai team in ricerca di un nuovo capo allenatore. Inoltre in quel di Jacksonville è un ripiego bello e buono.

Eric Bieniemy
OC dei Kansas City Chiefs

Strano trovarlo in questa parte di pagellone, eh? Ovviamente la mia è pura ironia perché ormai siamo abituati a vederlo tentare la fortuna per un ruolo primario sulla sideline ogni anno senza ottenerlo poi mai. Basta anche alludere ai discorsi legati ai problemi legali avuti in quel di Colorado – di stinchi di santo nella NFL ne abbiamo visti ben pochi ultimamente – o al fatto che non chiama le giocate offensive – questa turnata ci ha dimostrato come in realtà non conti niente nella selezione del nuovo capo allenatore. Evidentemente e semplicemente ha qualche lacuna che noi non sappiamo. E dopo aver ottenuto quattordici interviste con quattordici squadre diverse negli ultimi quattro anni probabilmente una domanda dovrebbe – e dovremmo – cominciare a farsela. Attualmente è pure senza contratto essendo scaduto il suo mandato da offensive coordinator a Kansas City. Ad situazion…

Brian Flores
Ex HC dei Miami Dolphins

Mi sto addentrando in un campo minato peggio di quello che metteva al servizio di statali e non il nostro Dio Microsoft. Per capire la difficoltà della partita intendo il prato fiorito 100×100 e venitemi incontro con la sequela di improperi che potrei urlare da qui alla fine per ogni mina scoppiata al primo tentativo di aprirmi uno spazio. Eppure non posso non mettere Flores tra gli sconfitti. Se dopo una due anni a Miami dove hai fatto bene ma non benissimo, dove hai concluso con due record positivi senza tuttavia riuscire a gestire lo staffer d’attacco e partendo in entrambe le annate in maniera disastrosa il cui handicap ha pesato sempre al termine della regular season, non c’è nulla di male a rimanere fuori dai giochi per un anno. Successe anche a Lovie Smith ai tempi del passaggio dai Bears ai Buccaneers o a Mike McCarthy nel passaggio tra Packers e Cowboys. Stiamo parlando comunque di coach che hanno dimostrato qualcosa nella loro carriera, che hanno vinto o giocato almeno un Super Bowl. E poi ci sono tante altre situazioni simili. La realtà è che Flores ci teneva tantissimo alla sideline dei Giants, praticamente accanto a casa, e per qualche motivo si sentiva lo strafavorito per quel ruolo. Non è stato cosi. Poi sapere le reali cause del tutto non sarà facile.

Pete Carmichael Jr.
(Ex) OC dei New Orleans Saints

Un po’ di ambizione suvvia. Ti viene proposto un colloquio da capo allenatore dei Saints e nemmeno lo sostieni? Probabilmente sapeva che Dennis Allen era il favoritissimo per il ruolo, però… Basta un poco di zucchero e la pillola va giù diceva Mary Poppins, cosi magari senti meno il dolore del ridimensionamento da offensive coordinator a staffer offensivo di secondo piano.

Jim Harbaugh
HC dei Michigan Wolverines

Deve essere dura quanto ci si ritiene un guru del coaching con tutta la stampa dalla tua che ti definisce il Messia di ritorno dal college football capace di risollevare in una sola stagione le sorti di una franchigia disastrata o giù di li senza poi venire assunto in nessun dove. Di interesse ne ha ricevuto eccome, dai Raiders ed anche dai Vikings, ma le sue richieste economiche erano veramente spropositate. A Las Vegas una volta appurata la richiesta di sette milioni all’anno per almeno cinque anni hanno cambiato obiettivo abbandonato l’idea Dobbs come general manager virando su Dave Ziegler che ha poi scelto Josh McDaniels come Head Coach. A Minnesota invece parevano anche intenzionati a dargli l’importo desiderato ma alla fine O’Connell è riuscito a convincere Kwesi Adofo-Mensah molto di più di quanto ci sia riuscito lui. Alla fine avvisa Michigan che torna anche per il 2022. A me questi ritorni per mancanza di alternative piacciono ben poco. Tant’è…

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Eugenio Casadei

Appassionato di calcio (Bologna) e trekking, segue il football assiduamente dal momento in cui vide giocare Peyton Manning con la maglia orange di Denver, divenire tifoso Broncos una naturale conseguenza. Scrive la rubrica settimanale "Indiscrezioni di mercato NFL" in offseason e la "Top Ten" in regular season con grande divertimento e passione.

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