Anatomia di un miracolo

“Quelli”

Tifare per una squadra della AFC East diversa da “quelli” è uno dei destini più crudeli che possano capitare alle ultime generazioni di appassionati di football. Già, perchè la coabitazione con la dinastia più potente nella storia ormai secolare del gioco è veramente dura da digerire. Restano davvero le briciole: un poster di Broadway Joe in stanza, una maglia con la scritta “Undefeated“… e per chi nel passato non ha mai sollevato il Lombardi Trophy restano delle vie al tifo completamente alternative…

Rivalità divisionali…

Accesso ai playoff? Episodico, condizionato dalle vittorie di squadre di altre division, perchè tanto qui si gioca per il secondo posto. Arrivare addirittura a un divisional, o a un championship? Scordatevelo. Una volta solo negli ultimi diciannove anni, mentre per “quelli” il campionato inizia a fine dicembre e l’accesso alla finale di conference viene accolto dai loro tifosi con uno sbadiglio seguito da un “ah, ma siamo già a metà gennaio?”
Insomma per quanto hanno dimostrato ben oltre la soia della noia, “quelli” un modo per vincere lo trovano praticamente sempre. Field Goal allo scadere, sotto di 25, demolendo ogni record sui lanci, schierando una difesa che l’inquilino della Casa Bianca vorrebbe al confine col Messico secondo i suoi discutibili disegni… Scomodando il racconto di Federico Buffa su Michael Jordan, lo sai che vinceranno: non sai come faranno, ma lo faranno.

L’unico dettaglio anomalo delle stagioni di questa invincibile armata è una certa idiosincrasia verso le trasferte in Florida, da dove ogni tanto tornano a casa col sorriso triste, lasciando una illusoria speranza agli altri che la division sia ancora contendibile, almeno.
Episodi: questo è rimasto al resto della division.

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Per gli ultimi 2 anni trascinare col mouse…

Ma quello di quest’anno almeno è salito agli onori della cronaca, perchè ogni tanto Davide, con mezza squadra in infermeria, un QB incostante, una linea discutibile e una difesa soffice, arriva a disporre di un’ultima possibilità contro Golia.

La partita, ultima azione esclusa

Miami arriva allo scontro diretto con il record di 6-6 e con una infermeria già abbastanza affollata. La solita linea d’attacco rabberciata, qualche defezione anche in difesa, Tannehill non riesce a essere “sano” ormai dall’adolescenza. Si sta punto a punto, Brady che mangia campo e tempo, i Dolphins che rispondono con le armi che hanno (l’ex Patriot Brandon Bolden letteralmente posseduto).

Brandon Bolden. Due corse, 60 yards, due TD…

Miami non gioca male, si resta per parecchio tempo ad una distanza inferiore alla segnatura. Qualche sbavatura ai Patriots scappa pure, d’altronde non siamo a gennaio. Un extra point sbagliato, Brady che gestisce malissimo il cronometro alla fine del secondo quarto, in sostanza sprecando la possibilità di prendersi tre punti da una distanza irrisoria.
Ma come al solito quando la partita è in discussione, è arduo scommettere contro questi signori. Nel quarto periodo, quando bisogna tenere il controllo, lo fanno loro e basta. Brady porta per due volte Gostkowski a distanza utile. Nell’ultimo drive una interferenza evidente del rookie Fitzpatrick regala 41 yard ad un attacco poco noto per la propensione a perdonare gli errori altrui. Già sopra 30-28, Brady gestisce il cronometro e lascia che i Dolphins esauriscano i time out. A ventuno secondi dalla fine Gostkowski entra e centra i pali per un FG di 22 yard.

Patriots 33 Dolphins 28.

Il kickoff successivo è ovviamente all’interno del campo, e Kaleen Ballage viene fermato sulle 31 yard, con sette secondi sul cronometro.

“Boise”

Se dobbiamo scomodare le statistiche, una vittoria in un gioco solo quando è necessario un touchdown probabilmente si misura più in “per mille” che non in “per cento”. Le tribune dell’Hard Rock Stadium si stanno svuotando perchè se non batti i Patriots almeno provi a battere il traffico. I segnali sono tutti contro. La palla è sulle 31 yard. I Dolphins hanno evidentemente un unico gioco a disposizione. Tannehill non ha quel tipo di braccio, per pescare direttamente qualcuno in end zone da quella distanza. Ma non perchè abbia la spalla destra dolorante, ma proprio perchè quel lancio riesce a Rodgers (quando vuole), a Mahomes (molto probabilmente) e forse a Stafford (che non ha più Megatron). Ad ogni buon conto i Patriots mandano comunque in campo una prevent “sulla fiducia”. E sulla linea delle proprie 17 yard, come ultimo baluardo sulla propria sinistra, mettono Rob Gronkowski al posto di McCourty.
La cosa avrebbe il suo razionale se arrivasse la cosiddetta “jump ball”, un lancio che viene disputato fra un numero imprecisato di mani. In quel caso i 198 centimetri di Gronkowski sono opportuni, è chiaro.

Tannehill e Gase concordano l’ultimo schema sulla sideline. Avevano visto farlo nel 2009 alla Boise University in una situazione analoga, e per praticità avevano ribattezzato “Boise” quello schema. Quando Tannehill vede Gronkowski in campo dice ai compagni nell’huddle che possono provarci davvero.
“It’s a perfect look”, dice il QB ai suoi.
Quello che sta per succedere è un inno alla bellezza del gioco in quanto tale, un inno all’idea che le partite finiscano davvero al fischio finale, chiunque siano i tuoi avversari.
Compresi “quelli”.
Tutto quello che segue avviene in sette secondi effettivi, che si dilateranno fino a tredici o quattordici per chi era in campo, o fino all’eternità per chi era in tribuna o davanti ad uno schermo.
Tannehill è in shotgun, alla sua destra Kenyan Drake, in campo anche Stills, Parker, Amendola e Gesicki. I Patriots presseranno poco, tre uomini di linea più Kyle Van Noy. Sette defensive backs molto staccati dalla linea. O meglio, sei defensive backs più Gronkowski.

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Prima dello snap (da www.miamidolphins.com)

Allo snap la pressione sul QB è pressochè inesistente. Laremy Tunsil sul lato cieco accompagna Clayborn a distanza di sicurezza, Tannehill fa un passetto a destra per aprire meglio il suo campo visivo, Parker attraversa il campo e Stills si fa vedere aperto. Tannehill fa il suo, una lettura facile su Stills che è lì a 14-15 yard dalla linea. Tenere il timing è essenziale, perchè il ricevitore deve rimanere in piedi altrimenti la partita è finita.

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Tannehill su Stills, 14 yards (da www.miamidolphins.com)

Anche Dan Fouts dal booth osserva “La partita finirà dopo questo lateral”.

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Forse.

Stills deve liberarsi della palla perchè Jonathan Jones sta arrivando. La pass rush dei Patriots era talmente blanda che la guardia Ted Larsen dopo il lancio comincia ad andare downfield per cercare qualcuno da bloccare (prima del lancio sarebbe stato irregolare). Stills è circondato, cede subito la palla a Parker con un lateral. Parker la tiene per forse mezzo secondo, e da qui entra in scena l’uomo più veloce dei ventidue in campo.

Stills a Parker, e arriva Drake… (da www.miamidolphins.com)

Entra in scena Kenyan Drake.
Drake riceve il lateral da Parker sulle proprie 48, Kyle Van Noy riesce a toccargli le caviglie ma non basta. Da quel momento in poi Drake guarda avanti (“In campo aperto non mi preoccupo di chi è alle mie spalle. Non mi prendono”).

Drake riceve palla e evita Van Noy. Il campo si sta aprendo… (da www.miamidolphins.com)

Con la visione periferica vede arrivare a supporto Danny Amendola e soprattutto Ted Larsen: decide di tagliare verso l’interno del campo. Quel mix di velocità e cambi di direzione in campo aperto non è la cosa migliore da gestire per una difesa. Patrick Chung legge l’azione correttamente, ma viene prima rallentato da Amendola e poi “tolto di mezzo” da Larsen, a cui rende almeno trenta chili.

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Il blocco cruciale di Larsen su Chung (da www.miamidolphins.com)

Alla sinistra di Drake i difensori sono Flowers (troppo lento) e Gilmore (troppo lontano), e fra lui e la end zone ci sono nell’ordine: trenta yards, Duron Harmon e Rob Gronkowski. Drake accelera convinto inizialmente verso Harmon, perchè sa che dovrà cambiare direzione all’ultimo istante utile perchè Gronk è un tight end, ma non un safety. La footrace iniziata è davvero impari. Harmon ha capito, ma deve rincorrere un giocatore che sa dove sta andando, e per soprammercato si trova in mezzo un compagno che in una situazione di quel tipo non è abituato a reagire velocemente, e si vede. Siamo sulle 20, e ormai la frittata è fatta.

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Drake ha la strada libera… (da www.miamidolphins.com)

Drake taglia verso l’esterno, Gronkowski non ha nemmeno idea di cosa sia l’angolo di placcaggio e finisce ingloriosamente faccia a terra mentre l’avversario entra in end zone con lo stadio che esplode, i molti tifosi di “quelli” completamente increduli. Drake scaglia la palla ai tifosi (la riotterrà a caro prezzo…) e viene sommerso da Parker, da Larsen, da Gore che arriva dalla sideline… Tannehill sdraiato a terra stremato al centro del campo.

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Drake to the house!

E’ finita.
Patriots 33, Dolphins 34.

E per una volta (non la prima, in Florida), “quelli” tornano a casa con una sconfitta non facile da metabolizzare

Il canto… del delfino?

Dopo quella partita eccezionale, probabilmente a Miami è suonata la campanella prima della fine delle lezioni, come succede molto spesso.
Le tre partite successive sono state un inno alla mediocrità. Tre sconfitte senza replica e da un 7-6 con qualche speranza di playoff, la stagione dei Dolphins termina con un 7-9 e un robusto repulisti ai piani alti. Adam Gase è stato licenziato ma resterà nella stessa division come allenatore dei Jets. Tanenbaum saluterà a breve. E’ stato appena ufficializzato l’arrivo di Brian Flores proprio da “quelli”, forse per avere un po’ di quella attitudine, almeno per osmosi.
I Patriots hanno appena finito di festeggiare il loro sesto titolo in diciotto anni e ormai chiunque si trovi a dover affrontare questo argomento è a corto di aggettivi.

Reagire a una sconfitta… Lo stanno facendo bene

Agli altri restano le briciole, e vanno assaporate anche quelle.

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Teniamoci stretto quindi il Miami Miracle, votato come “Play of the year” per il 2018.

 
T.Shirt e tazze di Huddle Magazine Merchandising

Mauro Clementi

Curioso esempio di tifoso a polarità invertita: praticamente un lord inglese durante le partite della Roma, diventa un soggetto da Daspo non appena si trova ad assistere ad una partita di football. Ha da poco smesso lo stato di vedovanza da Marino. Viste le due squadre tifate, ha molta pazienza.

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