Fenomenologia dello Scorigami

Il football americano è uno sport così ricco di variabili che ogni partita è naturalmente unica nel suo genere. In uno sport in cui undici giocatori per parte devono muoversi all’unisono come fossero un unico immenso organismo, basta un decimo di secondo di ritardo sullo snap, mezzo passo nella direzione sbagliata o anche solo una trascurabile esitazione per alterare il risultato di una giocata e, successivamente, conferirle quell’unicità che solo le cose sbagliate possono vantare.

Allo stesso tempo, però, una partita di football americano è fra le cose più ripetitive e prevedibili che i vostri occhi possano processare: quante volte davanti a una determinata giocata percepite l’asperità tipica del gusto di “già visto”?

Quante volte vedendo la vostra squadra del cuore soccombere a causa delle stesse maledette mancanze vi sentite imprigionati all’interno di un perverso loop che sembra dimostrare la teoria della circolarità del tempo di Nietzsche?
Tante. Troppe. Vero?

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Addetti a lavori, allenatori e anche giocatori si appellano alla NFL come copycat league, una lega in cui ci si rubano a vicenda intuizioni e schemi tentando poi di riadattarli alle proprie esigenze. Nello scontro manicheo fra attacco e difese, un particolare schema a cui il reparto opposto non sembra essere in grado di trovare soluzioni può costituire la differenza fra una stagione vincente e una stagione di anonima mediocrità. Se qualcosa sta funzionando potete stare certi che chiunque proverà a metterci le mani con l’intenzione di farlo suo.

Dunque, detto questo, cos’è che può rendere diversa una partita dalla seguente o dalla precedente? La risposta ce l’abbiamo sotto il naso ed è più semplice di quanto possiate pensare: il risultato finale.

Il risultato finale, in questo sport, non è solamente un’asettica coppia di numeri, ma l’esatto contrario: guardando quei due numeri possiamo farci immediatamente un’idea di cosa sia successo, di come siano arrivati i punti e, soprattutto, di quanto combattuto possa essere stato quell’incontro.

Prendiamo per esempio un 20 a 17, il risultato più “comune” possibile per una partita di football. Un 20 a 17 ci mette davanti a quella che con ogni probabilità è stata una partita in bilico fino all’ultimo, una partita in cui gli attacchi per segnare hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie, una partita in cui probabilmente ognuna delle due squadre ha messo a segno un paio di touchdown e, nel caso della vincitrice, un paio di field goal.
Cosa urla football americano più di una partita decisa da un piazzato in extremis? Penso nulla.

La preponderanza del 20 a 17, del 17 a 14 o del 21 a 14 ha spinto – in un certo senso obbligato – qualcuno a tenere traccia di ogni singolo risultato finale di una partita nella storia NFL nel tentativo di individuare – per poi celebrare – quei pochi risultati senza precedenti nell’ultracentenaria esistenza di questa lega.

Questo pazzo risponde al nome di Jon Bois, giornalista di SB Nation che nel 2016 si è avventurato nei meandri della National Football League a caccia d’unicità finendo così per incasellare in una bizzarra tabella ogni singolo risultato dal 1920 a oggi. Tutto questo per celebrare l’unicità e la diversità di qualche centinaio di coppie di numeri “senza precedenti”. Leggeteci fra le righe.

Questa tabella risponde al nome di Scorigami e nel giro di sette anni ha conquistato la NFL elevandosi da cibo per la mente di nerd perdigiorno a occorrenza gioiosamente celebrata ogni qualvolta si manifesti davanti a noi. Per Scorigami intendiamo anche una partita il cui risultato finale non si è mai verificato dal 1920 a oggi, non è solamente il nome della tabella che li raccoglie.

Il 39 a 37 con cui Houston ha battuto Tampa Bay qualche settimana fa entrerà negli annali non solamente come la partita in cui abbiamo potuto constatare che C.J. Stroud sia una superstar, ma pure come l’unico 39 a 37 mai prodotto da una partita NFL.
Lo menziono in quanto è l’ultimo Scorigami di cui siamo stati testimoni.

Fino a non troppo tempo fa lo Scorigami era celebrato da una ristretta cerchia di appassionati che, quando si manifestava, si stringevano la mano o brindavano quietamente nel loro ingiusto angolino: ora è lo stesso Scott Hanson ad avvertirci che quello che sta per materializzarsi sia uno Scorigami. Sì, tante volte veniamo notificati di uno Scorigami durante gli inginocchiamenti finali: credo che ciò renda perfettamente l’idea di quanto pervasivo questo fenomeno sia diventato.

Parliamoci chiaro, uno Scorigami è intrinsecamente inutile in quanto nel football l’unica cosa che conta è l’esito della partita, non il risultato finale. Il 70 a 20 con cui i Dolphins hanno umiliato i Broncos – tifosi Broncos ringraziatemi per la mite scelta lessicale – ha lo stesso identico valore del mestissimo 10 a 6 con cui i Colts, non troppi giorni fa, l’hanno scampata sui Patriots a Francoforte.

Il fatto che quel 70 a 20 sia stato uno Scorigami ha conferito un’ulteriore dimensione a quella che già di per sé è stata una partita unica nel suo genere. Nessuno, prima dello scorso 24 settembre poteva avere un’idea delle sembianze di un 70 a 20. Nessuno, intuitivamente, poteva ritenerlo possibile perché se non si è verificato in più di cent’anni vuoi mai che si verifichi oggi?

Lo Scorigami, nella sua magnifica inutilità, riesce a strapparci il tipico sorriso alimentato dalla consapevolezza di essere appena stati testimoni di qualcosa di unico nel suo genere, senza precedenti. Molto probabilmente, nel giro di cinque minuti la nostra mente avrà già digerito e metabolizzato l’inutile notizia, ma va benissimo così, non c’è nessun problema, il suo scopo non è ovviamente quello di farci stracciare le vesti, ma di stuzzicare la nostra fantasia.

Lo Scorigami è un’ovvia deviazione dalla norma, si verifica solo in caso di clamorose esplosioni offensive – vedasi i Dolphins –, di storica inefficienza o a seguito di decisioni particolari. Nel momento in cui una squadra qualsiasi sbaglia un extra point le vostre antenne captascorigami devono drizzarsi immediatamente perché, a quel punto, c’è una realistica probabilità che per sopperire al punto perso l’allenatore si senta obbligato a tentare la conversione da due. In caso di fallimento quell’attacco al posto di 14 punti finirebbe per raccoglierne solamente 12, o se preferite l’equivalente di quattro piazzati.

Va da sé che quattro piazzati senza un touchdown sono più desueti di due touchdown. La deviazione dalla norma è imprescindibile affinché lo Scorigami possa manifestarsi. In un certo senso ne è la premessa necessaria.

Chiudo tessendo le lodi a una squadra che ha elevato lo Scorigami a elemento identitario, i Seattle Seahawks. Dal 2010 al 2018 i Seahawks hanno concluso il campionato sempre e comunque con uno Scorigami.

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https://twitter.com/Seahawks/status/915994680092893184

All’interno della loro tanto inutile quanto esaltante streak troviamo atrocità come il 58 a 0 con cui nel 2012 hanno preso a ceffoni gli Arizona Cardinals, o l’indimenticabile e soporifero 43 a 8 che un anno dopo li ha portati sul tetto del mondo – trattasi dell’unico Scorigami arrivato al termine di un Super Bowl.
Vincere un Super Bowl è già di per sé abbastanza soddisfacente, figuratevi farlo tramite uno Scorigami.

Spero che queste parole vi abbiano messo la pulce nell’orecchio e abbiano svegliato in voi un sesto senso che vi porterà a captare gli Scorigami in divenire. Se non percepite il sesto senso potete sempre seguire @NFL_Scorigami su Twitter, un bot che vi terrà aggiornati in tempo reale su tutti i possibili Scorigami che la NFL potrebbe partorire ogni maledetta domenica. E non solo.

Mattia Righetti

Mattia, 27 anni. Voglio scrivere per vivere ma non so vivere. Quando mi cresce la barba credo di essere Julian Edelman. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango malissimo.

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