Il tutto e il niente (Chicago Bears vs Kansas City Chiefs 10-41)

Estremi a confronto, ma che per una volta non si toccano come invece vorrebbe il detto. Chiefs e Bears, chi tutto e chi niente; Patrick Mahomes e Justin Fields, il successo e il fallimento che si guardano con la coda dell’occhio dal campo alla sideline.

Non c’è storia, non servono particolari spiegazioni e nemmeno un cappello introduttivo per raccontarvi questa sfida a senso unico (ma anche senza senso se vogliamo). Tra Chicago e Kansas City ci sono solo 510 miglia di distanza e le si possono percorrere in circa 8 ore di macchina, ma tra la Chicago e la Kansas City del football non basterebbe l’intero universo per calcolarne le distanze. Da un lato l’ormai forte e stabile ciclo di Reid e Mahomes, dall’altra la fragilità e l’incompiutezza infinita che ciclicamente riporta i derelitti Bears al punto d’inizio e al famoso “Groundhog Day” (spesso citato tra Chicago e Minnesota ad esempio).

Mahomes, in meno di un quarto e mezzo, lancia più yard (circa 150) di Fields in un’intera partita (99). Vi serve sapere altro?

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La macchina da record in divisa d’ordinanza rossa vive la sua domenica di riposo, perchè incontrare i Chicago Bears oggi è l’equivalente di un Bye. Il punteggio parla di un 34-0 nella prima mezz’ora di gioco; poi un altro piccolo touchdown post intervallo, infine si possono concedere 10 punti anche agli avversari nel famigerato garbage time. Stadio pieno, il padre che porta la famiglia a divertirsi la domenica, si può persino uscire prima ed evitare un pò di traffico! Il fine settimana perfetto insomma…

Intanto i Bears fanno a gara tra chi ce l’ha più corto! L’attacco degli orsi è ben oltre il limite dell’indecenza, la difesa pressochè inesistente, come del resto la pressione portata al quarterback Chiefs insieme ai zero sack inflitti. Lo zero è sempre più numero sovrano nella Illinois del football e pare che nemmeno le menti più esperte sappiano come fare a scrollarsi di dosso quel cerchio vuoto che rappresenta, appunto, il nulla. Che ormai da diverso tempo rappresenta i Bears, lo zero.

In settimana, prima della gara contro i Chiefs, magagne su magagne in casa Bears, problemi che si accavallano come formiche in cerca di risorse per l’inverno. Justin Fields che si sente robotizzato dalle chiamate dei giochi (che poi cosa vuol dire esattamente?) e allora scarica il barile sugli allenatori dicendo che avrebbe ricominciato a correre (modo tra l’altro molto furbo di raccontare le proprie strategie ai prossimi avversari). Passa qualche ora e Fields torna improvvisamente sui suoi passi, probabilmente invitato dal front office Bears, e dichiara che con gli allenatori è tutto a posto. Ma il suo sguardo è sempre rivolto verso il basso con quell’aria scazzata che lo accompagna da un pò. Poi arriva la domenica, il ragazzo gioca, corre 47 yard e piglia un sacco di botte a caso, come uno che esce la sera, sbanda con gli alcolici e prova a tornare a casa tracollando tra una caduta e l’altra.

Inoltre, sempre durante la settimana, il capo allenatore della difesa, un tale chiamato Alan Williams che Matt Eberflus si è tirato dietro da Indianapolis, fin qui più un fantasma che una presenza nell’ambiente, rassegna le dimissioni e l’alone di mistero si infittisce a seguito di commenti della stampa americana sul perchè. Uno su tutti, come sempre tra i primi professioisti del settore a divulgare informazioni corrette, Adam Schefter di ESPN al Sunday NFL Countdown:

“I’m told it was not criminal activity, but it was inappropriate, and the Bears’ HR department was involved in the decision for Alan Williams to step aside”. 

Ci fermiamo e con le considerazioni sul fatto non andiamo oltre volutamente.

Capite, c’è molta confusione alla Halas Hall e il giocare a football passa diretto in secondo piano. La trascuratezza in questa squadra è talmente evidente che quasi la si può toccare con mano.

Eberflus aggiorna il suo record in carriera come HC dei Bears a 3-17, non gli rimane che dichiarare in TV che almeno lui non ha mai subito 70 punti a differenza di qualche suo collega… ce lo aspettiamo prima o poi perchè ormai non esistono più giustificazioni credibili o spiegoni da “intervista obbligata per contratto” che possano farci ricredere. Altri dati dicono 13 sconfitte consecutive e 0-13 dalla trade di Claypool.

A week 2, dopo l’umiliazione di Tampa Bay, il Justin Fields quarterback è morto.

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Il parere è comune, che poi abbia fallito lui, o la linea che gli sta davanti, o la società alle sue spalle fa relativamente poca differenza. Al terzo anno un QB del suo livello che milita in una franchigia da rilanciare deve esplodere e confermarsi; Fields è l’ombra di se stesso e nulla di più.

Basti pensare che a Chicago gli appassionati tifosi navy and orange stiano invocando il nome di Tyson Bagent e del suo improbabile viaggio nel mondo della National Football League da circa 10 giorni.

Non me la sento di scrivere altro per oggi, mi perdonerete. Ma su Chiefs-Bears chiuderei domandandomi come sia possibile, da parte di un’intera organizzazione storica come quella di Chicago, non osservare le meraviglie di un progetto ben riuscito come quello dei Kansas City Chiefs e voler provare quantomeno ad emularlo riconoscendone le imprese e la qualità delle sue opere?

Era l’occasione per imparare qualcosa, ma come al solito i Bears erano distratti.

alex cavatton firma area 54

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