Uno sguardo al 2025: Carolina Panthers

Se dovessimo usare una immagine per definire il 2025 dei Carolina Panthers, quella più azzeccata sarebbe quella delle montagne russe, di quelle che ti fermano il cuore. Una altalena di emozioni fatta di sconfitte irritanti e vittorie strepitose inaspettate, che hanno reso la stagione passata di certo non scontata e banale, insomma: una stagione da Cardiac Cats!

COME DOVEVA ANDARE…

Timidi segnali di speranza si erano già visti alla fine della stagione 2024, dove la franchigia delle Carolinas è riuscita a piazzare qualche prestazione convincente e soprattutto ha fatto intendere che Bryce Young è il QB sul quale puntare. Ci si aspettava quindi in 2025 di ulteriore crescita, con un record sicuramente più dignitoso per continuare lo sviluppo ma senza troppe velleità di playoff.

…E COME ANDATA

Effettivamente quanto preventivato è successo e anzi, si è andati oltre le aspettative. I Panthers hanno visto un oggettivo miglioramento generale nelle prestazioni, ma soprattutto nella mentalità, che hanno permesso di ottenere delle vittorie impressionanti anche contro squadre più blasonate, come Cowboys, Rams e Packers, chiudendo la stagione si ancora in negativo, con un record di 8-9 ma, complice il livello non eccellente della NFC South e una involuzione dei Buccaneers, i Panthers sono riusciti a strappare al fotofinish (con la preziosa collaborazione degli Atlanta Falcons) la vittoria della Division, con conseguente pass ai Playoff. Un risultato onestamente sorprendente ma, per quanto rocambolesco, per quello che si è visto nel gioco e nell’impegno profuso, possiamo dire senza molti dubbi che i Panthers hanno meritato la vittoria della Division, e questa consapevolezza è fortificata anche da quanto visto ai Playoff, dove i Panthers sono stati sconfitti e poi eliminati dai più attrezzati Los Angeles Rams, dopo una partita comunque molto ben giocata e persa in maniera più che onorevole. Concludiamo quindi dicendo che i Panthers si sono guadagnati il rispetto della lega, un rispetto andato perduto dal dopo Cam Newton.

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Certo c’è ancora molto da lavorare, un record di 8-9 non può essere considerata come la prova di una ricostruzione finita, e in mezzo a diverse vittorie soprendenti si sono viste sconfitte altrettanto sorprendenti, in negativo, segno che non la piena maturità non è stata ancora raggiunta, per un roster che comunque è molto giovane e quindi è fisiologioco che sia così.

COSA HA FUNZIONATO…

Ha funzionato la fame e la voglia di emergere dalla mediocrità di un gruppo che si è mostrato sempre molto unito e coeso intorno alla figura di Canales, che ha mostrato diversi limiti tattici, ma che di certo è entrato nel cuore dei giocatori e questo ha contribuito a costruire una mentalità vincente, generando armonia nel locker room. Hanno funzionato quasi tutte le scelte di Dan Morgan in offseason, su tutti McMillan, Offensive Rookie of The Year che ha chiuso la prima stagione con un impressionante score di 70 ricezioni, 1014 yard e 7 TD, rivelandosi da subito fondamentale negli schemi e nella filosofia offensiva dei Panthers. Dietro di lui menzione speciale per Rico Dowdle, che ha iniziato comprimario di Chuba Hubbard ma piano piano è diventato l’elemento cardine dell’attacco, piazzando 1076 yard e 6 TD e alla fine ha funzionato anche Bryce Young che, sempre a piccoli passi e senza strafare sta acquisendo sempre più fiducia. 3011 yard, 23 td  e 11 int non sono numeri da capogiro in effetti, ma sorprende la sua leadership e il suo sangue freddo anche nei momenti peggiori, e quando finalmente riuscirà a esprimersi a pieno potenziale a livello tecnico potremo pensare di aver trovato qualcuno che possa raccogliere degnamente l’eredità di Cam Newton

Anche in difesa Morgan, ex LB, ha messo a segno colpi interessanti, su tutti Christian Rozeboom, arrivato in sordina dai Rams, con un inizio lento ma partita dopo partita si è rivelato fondamentale e finirà la stagione leader in tackle, dietro di lui non possiamo non menzionare Nic Scourton, secondo round del draft 2025, chiamato a guidare l’edge rushing e possiamo dire che come inizio niente male: primo nei sack (5) insieme al veterano Derrick Brown. Chiudiamo il terzetto degli innesti di pregio con Tre’von Moehring, safety ex Raiders che ha ben figurato, insieme comunque a tutta la secondaria, specialmente i CB Horn e Mike Jackson che hanno fatto penare anche i QB più elite.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

L’aspetto che certamente ha meno brillato in quest’anno frizzante è quello tattico. I Coordinator, Canales per la offense e Evero per la difesa, hanno mostrato evidenti limiti nelle scelte di gioco che in molti casi sono costati caro nell’esito delle partite, ma in generale hanno frenato e contenuto il talento e il vero potenziale dei giocatori a roster. Canales ha contato molto su certi giocatori e si è visto, specie con Rico Dowdle, ma quando le difese avversarie hanno capito il giochino, ecco che l’attacco è diventato prevedibile e da dominante è diventato dominato. A Canales manca certamente la profondità di playbook e la capacità di mettere in campo contromosse quando l’avversario riesce a rovinare il piano iniziale di gioco. Un qualcosa su cui certamente lavorare.

Ejiro Evero invece non riesce ancora a scendere a compromessi con la sua filosofia che si basa sulla difesa 34 e sulla zona ad oltranza. Questa testardaggine è costata cara nel momento più bello: la partita contro i Rams ai playoff. Anche per lui il lavoro è sul trovare più opzioni e meno prevedibilità, ha i giocatori per poterlo fare.

E ADESSO?

La strada comunque è tracciata e sta cominciando a dare i suoi frutti, i Panthers sono campioni di Division, questo comporta aspettative e responsabilità, bisogna dimostrare che non è stato un caso e difendere il titolo e il rispetto riguadagnato dopo troppi anni nei piani bassi della Lega. Non ci sono segreti o formule magiche per migliorare: c’è solo il lavoro. Ognuno deve fare il suo lavoro al meglio, ci sono ruoli ancora scoperti da coprire, giocatori da sviluppare e un gioco che ha bisogno di più soluzioni. C’è molto ottimismo nell’ambiente e bisogna cavalcarlo, il futuro sembra parlare nero-blu-argento.

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Alessandro Calabrese

Appassionato di Football Americano e tifoso dei Carolina Panthers dal 2006. Ex giocatore, da 3 anni Coach in II Divisione FIDAF

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