Il 2024 dei Dallas Cowboys si è chiuso in una maniera sin troppo familiare ai tifosi della Lone Star. Come in una specie di “giorno della marmotta” è arrivata l’ennesima stagione senza playoff, con un record di 7-10, con 7 sconfitte di queste 10, patite fra le mura “amiche” (o forse no) dell’AT&T Stadium. Mc Carthy e il suo staff vengono più o meno cortesemente accompagnati alla porta, e comincia la ricerca del nuovo HC che, con la prevedibilità di una puntata di Beautifull, JJ trova fra le mura amiche: comincia così l’era Brian Schottenheimer, uno che il football lo ha respirato, masticato e vissuto sin dalla culla, ma che alla soglia dei 50 non aveva ancora avuto la possibilità di prendersi il ruolo più importante di un coaching staff, quello di Head Coach appunto. Con una difesa assai claudicante, ci si aspettava il vero colpo dall’assunzione di un DC di grido, o almeno di belle speranze. Ancora una volta JJ ha voluto risparmiare le nostre coronarie, e il colpo di scena tanto atteso non c’è stato. A Dallas torna, dopo esserci stato a lungo sotto le vesti anche di Coach dei Linebackers, Matt Eberfluss, malamente (e giustamente) scaricato dal ruolo di HC a Chicago…
Ma quando pensi che in fondo nulla può andare peggio di così…
Ecco che il vecchio priapico Jerry Jones, stavolta in versione Scrooge, decide di mandare a carte quarantotto tutte le trattative contrattuali con la sua unica punta di diamante del reparto, e accetta l’offerta di Green Bay che, per due “misere” prime scelte (2025 e 2026) e il DT Kenny Clark, si porta a roster Micah Parsons, e nelle orecchie di Eberfluss comincia a risuonare un motivetto che fa… “la valigia sul letto è quella di un lungo viaggio”…
COME DOVEVA ANDARE…
Come doveva andare… beh un reparto già in grande sofferenza non poteva certo migliorare togliendogli il giocatore migliore, e non solo a livello di reparto, e nemmeno solo a livello di squadra, ma a livello NFL. Però insomma, qualcosina specialmente in attacco si era fatto e, l’arrivo ai Cowboys di Pickens via trade a dare finalmente man forte a Lamb, lasciava qualche speranza. Anche se parecchi erano i sopraccigli che si erano alzati fra i tifosi, tenendo conto di un carattere, quello di Pickens messo in mostra a Pittsburgh, non proprio affabile. Anche nel reparto RB si è deciso di spendere due spicci in free agency, e la firma di Javonte Williams lasciava spazio a qualche speranza. La OL era sempre un bel vedere, e l’arrivo come OC di Clayton Adams lasciava ben sperare in uno sviluppo anche dei giocatori più giovani. Insomma, si sperava che un attacco ad alto numero di ottani, guidato da un Prescott mai così sano ed in forma, potesse in qualche modo farci dimenticare una difesa in grandissima difficoltà, e magari, in una Division non proprio proibitiva, puntare ad un posto ai playoff, e invece…
…E COME È ANDATA
Meglio del 2024 ? Sì… Bene? No
Una stagione abbastanza buona da impedirti di abbandonare a metà, abbastanza mediocre da ricordarti ogni domenica che dovresti farlo. 7-9-1 il record finale e l’ennesima post-season da vivere sul divano.
L’attacco dei Cowboys, almeno ad ampi tratti, ha dato segni di vita, anzi, ha flirtato a lungo per essere il migliore della NFL. Dak Prescott è tornato ad avere momenti da vero franchise QB, CeeDee Lamb è rimasto il faro offensivo e l’arrivo di Pickens ha finalmente aggiunto un WR2 (anzi, 1 e ½) che non fosse una preghiera collettiva. Javonte Williams con 1200 yds e 11 TD sembrava tornato il RB del primo anno a Denver, anzi meglio. La difesa, come prevedibile, è stata il vero disastro. Quello che doveva essere un reparto plasmato e rivitalizzato dalla mano esperta di Eberflus, si è trasformato troppo spesso in un’unità confusa, morbida contro le corse, incapace di dare copertura sui ricevitori e di mettere pressione ai QB avversari. A nulla (o quasi) è valso il tentativo di aggiungere peso alla DL con la trade per Quinnen Williams. Troppe le partite in cui l’attacco era costretto a giocare in maniera perfetta semplicemente per provare a restare in partita fino al quarto periodo. E quando chiedi la perfezione ogni settimana, prima o poi ti si presenta il conto.
COSA HA FUNZIONATO…
Sicuramente l’attacco. Il tandem Prescott-Lamb resta il cuore pulsante della squadra e le aggiunte di George Pickens e Javonte Williams hanno finalmente tolto un po’ di pressione a tutti. Quando l’attacco girava (spesso), Dallas sembrava persino una squadra seria, che di per sé è già una notizia. La OL dei Cowboys ha performato molto bene, nonostante alcuni infortuni. Clayton Adams ha installato un attacco molto efficace, che si è appoggiato molto sulle corse, per aprire i passaggi di Prescott che, a sua volta, si è sentito decisamente più a suo agio nella tasca. Schottenheimer, almeno nello spogliatoio, sembra aver portato un’energia diversa. Non è Bill Parcells, non è Jimmy Johnson, e non è nemmeno particolarmente carismatico visto da fuori, ma la squadra per certi versi è apparsa rivitalizzata dal punto di vista della “garra”, e non è apparsa spenta e rassegnata come nel finale dell’era McCarthy. Menzione speciale al miglior Kicker della NFL: Brandon Aubrey. Ormai più che un kicker, una forma di previdenza integrativa.
…E COSA NON HA FUNZIONATO
Sarebbe inutile ripetersi, ma la difesa. Nulla, o quasi, di positivo si ricorda di questo reparto. Troppo morbida sulle corse, troppo molle in copertura, troppo prevedibile nei momenti chiave, troppo incapace di cambiare faccia e mettere uno stop agli attacchi avversari quando la partita lo richiedeva. Il ritorno di Eberflus doveva portare stabilità, e invece ha spesso dato la sensazione opposta: un’unità priva per lo più di talento individuale e senza una reale identità collettiva. Potrei allungare questo elogio funebre all’infinito, ma preferisco fermarmi qui.
E ADESSO?
Adesso qualcosa sembrerebbe cambiato davvero. Per il delicatissimo ruolo di DC, è stato scelto un adepto discendente dall’albero genealogico di Vic Fangio, quel Christian Parker che tanto bene ha fatto guidando la secondaria degli Eagles. A lui è demandato il compito di rilanciare un reparto che, già raggiungendo la media NFL, farebbe un balzo avanti che nemmeno la navicella Enterprise con la propulsione a curvatura. Per una volta, durante la off season, i Cowboys hanno abbandonato il loro classico immobilismo, spendendo in Free Agency (niente cifre assurde, ma tutti giocatori funzionali alle richieste di Parker) e cogliendo qualche occasione di trades. A ciò si aggiunge un Draft molto buono, ovviamente imperniato sulla Difesa. Schottenheimer si giocherà tantissimo nel suo secondo anno; il primo gli ha garantito il beneficio del dubbio, il secondo pretenderà risposte vere.
Nel frattempo, bisognerà capire se questa squadra può davvero fare il salto di qualità, o se continuerà a vivere in quella terra di mezzo insopportabile tra il “non abbastanza scarsa da rifondare” e il “non abbastanza forte da vincere”. Che poi, a pensarci bene, è forse la definizione più perfetta possibile dei Dallas Cowboys moderni.
E la chiamano estateeeee….





