Dopo due stagioni senza playoff i Cincinnati Bengals non si potevano più permettere altri passi falsi, per cui sono arrivati Al Golden, come defensive coordinator, reduce da due ottime stagioni in quel ruolo a Notre Dame, a sostituire il DC Lou Anarumo, e Scott Peters, come offensive line coach dai Patriots, al posto di Franck Pollack.
Per evitare inizi di campionato con il freno a mano tirato come nelle stagioni precedenti si è anche optato di schierare i titolari in preseason, in modo da non perdere vittorie preziose in attesa di entrare in forma.
I rinnovi di Chase, Higgins e Gesicki sollecitati da Joe Burrow erano arrivati, mentre in difesa non si è riusciti a trovare l’estensione pluriennale per l’edge Trey Hendrickson, a cui è stato concesso un aumento di ingaggio di ben 13milioni, ma senza prolungamento, per convincerlo a uscire dall’hold out.
I proclami del de facto General Manager Duke Tobin in offseason dicevano di non voler riproporre la stessa formazione della stagione precedente semplicemente pagandola di più e invece è esattamente quello che è successo.
COME DOVEVA ANDARE…
Il solo cambiamento di alcuni membri del coaching staff e qualche inserimento di giocatori dal draft facevano sperare i tifosi in un miglioramento rispetto alla stagione precedente, ma senza troppe certezze di raggiungere il Super Bowl, anche se con Joe Burrow ai playoff è sempre tutto possibile.
Il primo obiettivo di Al Golden era quello di sviluppare il potenziale dei giovani difensori che con Lou Anarumo non avevano avuto abbastanza spazio, fiduciosi che il reparto non avrebbe potuto fare peggio di quanto visto nella stagione precedente.
Spazio ai giovani insomma, anche per dimostrare che le scelte fatte nei draft passati erano state quelle giuste per alzare il livello del roster.
L’attacco con un Joe Burrow sano e un parco ricevitori di primissimo livello era stato rafforzato ulteriormente con l’arrivo del tight end Fant e doveva trascinare la squadra ad un cammino più lungo possibile in offseason.
…E COME È ANDATA
Terzo anno consecutivo senza playoff. Un record finale di 6-11 e altre 9 partite saltate da Joe Burrow. Sembrava impossibile fare peggio dell’anno precedente, invece purtroppo è stata un’altra stagione da dimenticare.
L’arrivo a ridosso dell’inizio di stagione regolare dell’esperto Dalton Risner come Right Guard, ha fatto sorgere le prime perplessità sulla scelta fatta in offseason di puntare su Patrick Lucas, guardia backup dei Saints che tra demeriti e infortuni non ha fornito un contributo rilevante.
L’infortunio occorso alla seconda giornata a Joe Burrow, la rottura del tendine dell’alluce cercando di sfuggire a un placcaggio, ha di fatto azzerato le possibilità di playoff di una squadra che, senza il suo leader in campo, non è riuscita a trovare alcuna risposta dal suo coaching staff, mettendo a segno una serie di record negativi della franchigia che hanno dato perfettamente l’idea di una squadra allo sbando.
COSA HA FUNZIONATO…
Davvero poco, anzi troppo poco viste le aspettative dell’ambiente, società inclusa, e visto il talento offensivo a disposizione.
Istintivamente verrebbe da dire l’attacco, ma se si approfondisce l’analisi si vede che nei momenti in cui più serviva anche tale reparto ha tradito, anche quando Joe Burrow era alla guida della squadra, come nelle partite di inizio e fine campionato contro Cleveland o con i sanguinosi intercetti contro Buffalo quando la vittoria sembrava a portata di mano.
Tra le note più positive troviamo sicuramente la offensive line che ha finalmente dato segnali incoraggianti sotto la guida di Scott Peters, trovando un assetto stabile e una discreta protezione del quarterback.
Anche il gioco su corsa è sembrato migliorare con Chase Brown in grado di superare le 1.000 yard in stagione, garantendo anche un buon contributo in ricezione. È mancata l’affidabilità del running game nelle situazioni di corto yardaggio e si sono visti pochi giochi esplosivi in grado di garantire grandi guadagni, ma questo è dovuto anche alla grande prevedibilità del playbook di Cincinnati che sfrutta in maniera molto limitata le play action.
Dietro ai soliti Chase e Higgins, capaci come sempre di giocate memorabili, è venuto spesso a mancare l’apporto del terzo wide receiver, Andrei Iosivas, che non ha dimostrato l’affidabilità che ci si aspettava da lui.
Un’altra sorpresa positiva è stato Joe Flacco che seppur abbia consentito ai Bengals di guadagnare una sola vittoria durante l’assenza del quarterback titolare, con la sua esperienza, è riuscito a rimettere in carreggiata un attacco che con Browning sembrava completamente allo sbando.
Sul versante difensivo le note più positive sono state la coppia di cornerback D.J. Turner II e Daxton Hill che verranno riproposte anche nella prossima stagione, oltre alla crescita nel finale di stagione del defensive end Myles Murphy, autore di 5,5 sack e 6 tackle for loss.
Buone le prove degli special team e di kicker e punter che, seppur abbiano messo a referto delle discrete statistiche, hanno però anche loro commesso degli errori nei momenti decisivi contribuendo ad alcune sanguinose sconfitte.
… E COSA NON HA FUNZIONATO
Sicuramente la difesa visto che per gran parte della stagione è stata, secondo alcuni valori statistici, la peggiore della storia nella NFL e comunque, anche considerando il miglioramento della squadra nel finale di stagione con il rientro di Burrow, ha battuto in negativo molti record di franchigia.
La coppia di safety, che già aveva fatto male l’anno precedente, ha continuato a deludere, in particolar modo con Geno Stone. Dopo i tagli di entrambi i linebacker titolari, Pratt e Wilson, la coppia di rookie linebacker, Knight e Carter hanno mostrato tutti i loro limiti dovuti all’inesperienza, facendo vedere solo qualche sprazzo di luce verso fine campionato.
La defensive line non è riuscita a fornire supporto né sulle corse né tanto meno in pass rush, in cui ha pesato l’assenza per infortunio di Trey Hendrickson, leader della Lega nei sack della stagione precedente. La prima scelta al draft Stewart è rimasto un oggetto misterioso, limitato dall’hold out in preseason per una disputa contrattuale, dagli infortuni e dalla scarsa produttività. Come defensive tackle non si è mai prodotta alcuna pressione sul quarterback e non si è visto alcun miglioramento da un prospetto interessante come Jenkins che rischia di diventare una delle grandi delusioni degli ultimi draft.
Il coaching staff si è dimostrato per l’ennesima volta non all’altezza di una compagine NFL con ambizioni di playoff. Appena è venuto a mancare Burrow il castello di carte è crollato e alcune sconfitte fragorose contro squadre non irresistibili come i Vikings hanno dimostrato che non c’era una guida che tenesse saldo il timone e i giocatori sono sembrati come smarriti. Al Golden non è riuscito a dimostrare le sue qualità e troppo spesso la difesa è apparsa confusa e svogliata.
Nelle memorie dei tifosi sono rimasti i sorrisini e il diniego di disponibilità alle interviste dei difensori, dopo una sconfitta assurda come quella in casa contro i Bears, che hanno reso inutili i 42 punti e la rimonta incredibile messa a segno dall’attacco. Questi sono comportamenti inaccettabili per dei professionisti e fanno capire che non si può pensare di fare affidamento su giocatori del genere. I tackle mancati sono stati un leitmotiv della stagione e, se molti sono stati causati da limiti tecnici, altrettanti sono stati frutto di pura sciatteria (vedi il TD vincente di Loveland contro Battle e Stone).
Ad oggi sembra difficile affermare che Al Golden sia stato un upgrade rispetto ad Anarumo, ma ereditando un reparto davvero deficitario è anche giusto concedergli delle attenuanti.
E ADESSO?
I Cincinnati Bengals continueranno a sperare di ripetere la stagione 2021 confidando che Burrow sia sufficiente a sopperire a tutte le altre mancanze.
La politica della offseason è sempre la stessa: dare il più possibile continuità al coaching staff, cercare di sviluppare le scelte al draft degli anni precedenti indipendentemente da quello che hanno dimostrato in campo nelle passate stagioni, puntare sui pochi arrivi in free agency sperando si rivelino degli home run e cercare di completare il tutto con un buon draft.
Può funzionare per arrivare a disputare i playoff? Assolutamente sì. Può trasformare questa squadra in una contender? Molto difficilmente, nel senso che vorrebbe dire azzeccare tutte le scommesse fatte e sperare in una stagione molto fortunata dal punto di vista degli infortuni.
Mike Brown e famiglia hanno dimostrato chiaramente di voler vincere solo a determinate condizioni: non utilizzare le ristrutturazioni dei contratti, non esporsi finanziariamente per gli anni a venire, non svenarsi in free agency, non investire nel proprio scout department. Questa filosofia comporta inevitabilmente avere meno armi a disposizione rispetto alla maggior parte delle altre franchigie, diminuendo così le possibilità di vittoria. Come sempre tutte le speranze sono affidate a Joe Burrow, che per primo dovrà fare uno scatto di maturità dimostrando di aver capito che se non resta sano in campo non potrà far valere il suo talento e se non uscirà dalla sua confort zone usando di più la play action e giocando più azioni under center continuerà a rendere la vita più difficile alla sua offensive line, rendendo il suo attacco molto più prevedibile.
Gli anni passano a Cincinnati ma i problemi di sempre restano.




