Scusate l’accento: la fine della PAC-12

A fine pagina una versione audio dell’articolo sulla PAC-12

Notizia di questi giorni è l’abbandono da parte di Colorado, Arizona, Washington e Oregon della Pac-12 a partire dal 2024, seguendo nei fatti la decisione già presa lo scorso anno da USC e UCLA. La Pacific-12 è (ora probabilmente solo era) una delle Power 5, le cinque più grandi e importanti conference della Division-1 di NCAA insieme a SEC (SouthEastern Conference), ACC (Atlantic Coastal Conference), B1G (Big Ten) e la XII (Big-12).

Colorado, ha iniziato le danze votando all’unanimità nel Consiglio direttivo di giovedì 27 Luglio per lasciare la Pacific 12 Conference (Pac-12) e unirsi alla Big 12 Conference nel 2024, o per meglio dire riunirsi, visto che ne è stata membro fondativo dal 1995 fino al 2011. Nella giornata di Giovedì 3 Agosto gli Arizona Wildcats, hanno accettato l’invito della Big-12 ad unirsi alla loro conference. Il corteggiamento della Big-12 verso le squadre della PAC-12 non è finito includendo nella giornata del 4 Agosto anche Utah e Arizona State. Con queste 4 squadre si avrebbero idealmente 16 squadre in conference: Baylor, BYU, Cincinnati, Houston, Iowa State, Kansas, Kansas State, Oklahoma, Oklahoma State, TCU, Texas, Texas Tech, UCF, West Virginia, Colorado, Arizona State, Arizona e Utah.

fuso orario ncaaLa sera prima, quella del del 3 Agosto, subito dopo la notizia di Arizona, arriva anche la notizia dell’addio delle Università di Washigton e Oregon che si dirigono verso la B1G, riunendosi nei fatti con USC e UCLA, evitando anche grossi grattacapi dal punto di vista logistico di svolgimento delle partite. Se infatti queste quattro squadre si affacciano all’oceano pacifico, la B1G include la maggior parte degli stati della rust belt, nel Midwest (Quindi Illinois, Ohio, Michigan, Wisconsin, Iowa, Indiana, Minnesota, New Jersey, Nebraska e Maryland). Ci sono quindi 2 fusi di differenza e oltre 2500 km di distanza in mezzo. Non proprio un impegno logistico da poco.

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Notizie del genere non sono nuove a chi segue il football collegiale, viste le ristrutturazione delle altre conference che hanno già raggiunto diversi apici negli scorsi due anni. Quali sono i motivi dietro queste scelte? I motivi non sono molti: Soldi dai Diritti televisivi e visibilità. Tutto è iniziato quando Oklahoma e Texas hanno annunciato il loro addio alla BIG XII andando alla SEC era chiaro che il motivo principale fosse quella di partecipare alla torta dei diritti televisivi di ESPN siglata nel 2020 (300 milioni l’anno, 55 Milioni per Università prima dell’ingresso dei Longhorns e dei Sooners).

Per simili motivi UCLA e USC hanno lasciato la PAC-12 e si sono uniti alla B1G. La Big-12 si è “rifatta” con l’acquisizione di BYU, Cincinnati, Houston e UCF contribuendo a rafforzare la loro forza e a garantire stabilità per il momento, allargando enormemente il numero di stati inclusi nella conference e aiutandoli a siglare anche un nuovo accordo per i diritti televisivi lo scorso ottobre per 2.3 Miliardi di dollari per 6 anni con ESPN e FOX, un aumento di ben 160 milioni l’anno rispetto all’accordo precedente, garantendo circa 30 milioni di dollari l’anno per ogni università.

Quella che da anni è rimasta fuori da questi accordi è la Pac-12, che dal 2013 ha deciso di seguire un altro modello di business, quella della sottoscrizione di abbonamenti, stile Netflix. Al contrario dei Network di SEC e B1G per esempio, che è si basato su un sistema di accordi di abbonamenti, ma legati ad accordi con ESPN, FOX, CBS, NBC, quello della divisione sull’oceano pacifico era (ed è ancora) interamente a gestione interna. Tutti i soldi provenienti dalle pubblicità venivano tutti spartiti fra le Università. I canali TV come la FOX possono venire a comprare una partita per trasmetterla nelle loro reti, ma il luogo dove vedere tutte le partite sono solitamente via cavo sulla PAC-12 Network. Questo ha portato nei fatti a rendere meno viste le partite disputate dalla costa East americana (inoltre giocare spesso a tarda sera non ha decisamente aiutato lo share, con le partite che finivano alle 2 del mattino sul fuso di NY). Gli introiti sono stati modesti rispetto alle altre conference, che seppure dovessero spartire gli utili derivanti dalle pubblicità con ESPN e compagnia, gli introiti totali alla fine sono decisamente più alti, visto la influenza che colossi come FOX e Disney hanno nei pacchetti di servizi via cavo.

Per fare esempio per chiarire, a servizi quali DirectTV, Spectrum etc, la Disney può dire: “Vuoi il pacchetto Disney? dovete aggiungere anche la SEC. Senza SEC network non avrete nemmeno ESPN, quindi niente Monday Night Football.” Usando così la loro influenza per forzare a comprare tutto il pacchetto. Allo stesso modo FOX può dire: senza la B1G non hai Fox News, Fox Business etc.

La Pac-12 non ha avuto questa influenza, anche basandosi forse sugli antichi splendori portati da USC negli anni zero e primi 10, portando alla fine a fare utili fine più bassi rispetto alle altre conference. Inoltre il passaggio negli ultimi 10 anni, da uno streaming di quantità ad uno di qualità non ha giovato alle tasche della conference. Se nel 2014 in USA si pagava Netflix, HULU, e HBO e con circa 50 dollari si avevano tutte le serie TV sul pc e sulle prima smart tv, ora ci sono un numero di servizi streaming e di concorrenza elevatissimo, che comporta la scelta di un particolare servizio in base alla serie del momento e alla sua qualità. Se non c’era il pubblico pagante 10 anni fa, non ci sarà ora.

Ora che la qualità è pure notevolmente calata in Pac-12 con l’introduzione del sistema dei Playoff. La vetrina delle Final-Four di Football è talmente grande che ha portato i migliori giocatori a scegliere di preferire di andare in squadre come Alabama, Georgia, LSU, Ohio State, Michigan, Clemson etc, snobbando le squadre dell’ovest, visto che la visibilità in Pac-12 è minore. Questa reazione a catena autoalimentata, ha portato ad avere 2 grandi Conference (B1G e SEC), due importanti (ACC e XII) e la Pac-12, i cui team principali, come USC, Oregon e Washington, sono arrivati ai Playoff e Bowl importanti, ma hanno comunque ricevuto meno visibilità e chiacchericcio dai media.

Se ESPN non ha i diritti, non ne parla. Se non se ne parla, non si parla dei loro giocatori, etc. A questo si è aggiunto negli ultimi anni il NIL (Name, Image and Likeness) che finalmente porta i giocatori immagine dell’università a farsi pagare. Tassello che ha alimentato molto velocemente la reazione citata prima. Uno studente che vuole ricevere una sponsorizzazione via NIL va in una università che fa parte del circuito mediatico più importante per farsi pagare di più. In questo circolo vizioso quindi il modello di Business della Pac-12 è stato fallimentare.

La miccia che ha fatto scoppiare tutto in poche ore non è stato l’addio di USC e UCLA l’anno scorso, la cui motivazione va nel fatto che la Pac-12 da qualche anno divideva equamente tutti gli introiti fra tutte le università (USC per la sua storia prendeva una percentuale maggiore) e hanno preferito andare a prendersi una fetta di torta più grande in B1G, o il ritorno di Colorado in Big-12. Le motivazioni risiedono nella proposta di Martedì 1 Agosto del commissario della Pac-12, George Kliavkoff, di accordo mediatico e diritti TV ai leader delle scuole con AppleTV+. Un accordo incentrato sempre su servizi di streaming con Apple con livelli di incentivi in base al numero di abbonamenti ottenuti, mantenendo quindi un sistema simile al precedente sebbene su una piattaforma più grande e strutturata, ma che non fa parte del sistema mainstream dello sport. Ma questo soprattutto significa che se mentre con gli accordi con Disney e FOX si ha un certo valore fisso, stabile, di flusso di denaro, con accordi del genere basati su quanti fanno l’abbonamento il valore può non solo variare di anno in anno, ma di mese in mese. Un incubo per le università che fanno progetti a medio-lungo termine.

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La Big-12 con la tranvata presa in faccio dall’addio delle 2 squadre più importanti della loro Conference ha capito immediatamente che questa era una guerra soprattutto mediatica e basata sui diretti televisivi, che metteva a rischio l’esistenza della conference stessa. Introducendo di fretta e furia Università importanti che erano in Conference minori (BYU e Cincinnati per esempio), e siglando di fatto quello che era l’ultimo accordo possibile con le grandi major mediatiche, di fatto escludendo Pac-12 dalla torta dei diritti televisivi (i cui soldi che girano sono tanti, ma sono comunque limitati), e portando ad una implosione della stessa.

Ironia del caso vuole che un anno fa, con Texas e Oklahoma che lasciano la conference e con gli accordi televisivi ancora da firmare, Brett Yormak, commissioner della BIG XII, sembra avesse chiamato la Pac-12 per una possibile fusione, in modo tale da poter massimizzare i ricavi ottenuti dalle TV. Il secco no ricevuto, l’accordo poi stretto con le televisioni, ha poi portato alla situazione attuale.

Quale sarà il futuro della Pac-12?  Per ora a parte i reclami del Coach di Washington State, che dichiara la morte del football collegiale da parte dei soldi portati dai media i piani non sono chiari. Credo che il primo passo siano le dimissioni/licenziamento del Commissioner della Pac-12, che di fatto ha portato all’implosione di un programma che anche al di fuori del football ha portato risultati molto interessanti in tutti gli altri sport. Una scelta lungimirante potrebbe essere quella di fondersi con la Mountain West division, che include Università come Boise State, Fresno State, San Diego per non avere solo Stanford, Oregon State, Washington State e Cal nella conference.

Decisione forse quasi umiliante per i tifosi delle Università rimaste in PAC-12, come Cal e Stanford che sono programmi universitari più incentrati con “Education First”, che hanno sempre visto in quelle squadre valori sul campo sia accademico che sportivo minori. Una scelta per loro potrebbe essere quella di non scegliere nessuna conference e rendersi squadre indipendenti (come è ora Notre Dame per esempio). La scelta di andare indipendenti seppur da non scartare nell’ambito del football americano potrebbe avere ripercussioni dal punto di vista di altri sport universitari (pallacanestro, calcio, pallavolo etc) i cui ricavi sono minori e quasi nulli e basati sui soldi provenienti dalla squadra di football americano.

A questo si aggiungono i malumori di Florida State, che è scontenta del contratto fatto dalla ACC, bloccato per i prossimi 12 anni a prezzi di molto inferiori a quelli che la SEC e la B1G vedono. Al contrario la vincente di questa carosello è la B1G che si trova adesso a proporre partite in 4 fusi orari diversi a 4 time slot diversi (mattina presto, mezzogiorno, primo pomeriggio, sera). Rimane che le disparità fra squadre fra le diverse conference è ancora impressionante, con Ohio State che ha disposizione 50 milioni l’anno, al contrario della maggior parte delle altre università. È lontana la parità che invece rende la NFL lo sport regina per lo spettacolo e gli utili.

Spero che a questo punto, visto che ormai le decisioni vengono prese in base ai diritti televisivi, una commissione guidata anche da ESPN e FOX crei 4 conference principali e le riallinei in modo da avere un sistema equo e redistribuito simile alla NFL. Chi vince poi la conference/subdivision può scontrarsi nei playoff per esempio, lì sarebbe davvero un sistema più equo che mette tutti gli universitari alla pari. 

Se volete è disponibile una versione audio dalla quale è stato poi ricavato l’articolo.

Emanuele Sortino

Doctor in Material Science and Engineering at University of Colorado Boulder. Titolo preso solo col scusa di avere una copertura per la sua smania di football. SKO Buffs e GO Broncos!

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