Le NIL Rules NCAA spiegate bene

Nella miglior serie televisiva mai generata dalla mente umana (non si accettano discussioni) The West Wing, il personaggio Leo McGarry, Chief of Staff del fittizio Presidente Bartlet, parla così del procedimento legislativo statunitense:

There’s two things in the world you never want to let people see how you make ‘em: laws and sausages.”

(Ci sono due cose al mondo che non vuoi che la gente sappia come le fai: leggi e salsicce)

Pubblicità

Teniamo bene a mente questa frase mentre prendiamo in mano, sfiorandola solamente, la questione, in questo momento ma solo fino al prossimo scandalo (Arizona State, ci sei?), più scottante del mondo degli sport collegiale: le NIL rules.
A partire dal 1 luglio scorso in moltissimi stati ogni studente-atleta ha l’opportunità di poter trarre profitto grazie allo sfruttamento della propria immagine. La svolta, epocale, a cui si è giunti ufficialmente solo qualche giorno fa, tocca un argomento considerato da decenni uno dei pilastri fondanti della NCAA: la concezione dello sport universitario come amatoriale e la conseguente repulsione (e repressione in molti casi) di eventuali guadagni monetari per gli atleti facenti parte di tale organizzazione.

Per trovare la scintilla definitiva che ha portato a ciò che viviamo oggi bisogna tornare al 30 Settembre 2019, quando lo Stato della California attraverso il Fair Pay to Play Act prendeva la decisione di proibire alle università di punire i propri atleti in caso di guadagni sullo sfruttamento della propria immagine durante l’esperienza collegiale. Il passo della California con la legge introdotta dalla Senatrice Nancy Skinner ha creato il primo varco nell’invalicabile muro che la NCAA aveva eretto da anni: i più attenti potranno ricordarsi la vicenda di Ed O’Bannon vs la NCAA  che ha portato alla fine della serie di videogame sportivi legati al mondo della NCAA oltre al restringimento, ulteriore, delle regole riguardanti lo sfruttamento dell’immagine degli atleti collegiali.
La mossa proveniente dal Golden State ha messo pressione alla NCAA che se da un lato continuava a considerare tale discussione “una minaccia esistenziale allo sport collegiale”, dall’altro stabiliva (Ottobre 2019) la necessità di modernizzare quelle che erano state definite le NIL rules (names, images, likeness) addottate fino ad allora. Da lì in poi molti altri stati hanno seguito lo stesso esempio, qualcuno di questi andando addirittura ad anticipare i tempi della legge californiana i cui effetti saranno validi a partire dal 2023.  La Florida, ad esempio, nel Giugno 2020 è la prima a far passare la legge statale e a garantire a questa l’effettiva validità a partire dal 1 Luglio 2021, con tempistiche decisamente inferiori rispetto a quanto proposto dalla California.

In questo momento sono 26 gli stati (and counting..) che hanno emanato una legge specifica riguardo alle NIL rules con effetti nel breve/medio termine ma molti altri, per non dire tutti, si stanno attrezzando per non restare indietro. Dal 1 Luglio 2021 scorso, infatti, la legge è diventata effettiva in Alabama, Florida, Georgia, Illinois, Kentucky, Mississippi, Nebraska, New Mexico, Ohio, Oregon, Pennsylvania, Texas e Colorado.
Per avere una panoramica perennemente aggiornata sulla situazione stato per stato, consigliamo la lettura periodica di questo articolo. Qui invece per un resoconto visuale:

In seguito alla decisione della Corte Suprema del 21 Giugno scorso che, all’unanimità, ha deciso di proibire alla NCAA di punire o limitare i guadagni per gli studenti-atleti, si attende ora che la stessa organizzazione collabori con il Congresso per la creazione di una legge federale a cui tutti gli Stati, nessuno escluso, possano uniformarsi. Una legge che cambierà in modo definitivo gli sport, tutti, collegiali statunitensi.

Pubblicità

Nell’attesa delle ulteriori leggi statali e di quella federale (che appunto sono come le salsicce), la NCAA attraverso il Division I Board of Directors ha deciso di adottare una policy ad interim che sospenda con effetti immediati ogni regola sui principi amatoriali dello sport precedentemente stabilita permettendo quindi anche alle università i cui Stati ancora non hanno ancora adottato una legge in merito, di poter beneficiare delle stesse libertà senza timore di poter incorrere in sanzioni.

 Ma come, e da cosa, gli studenti-atleti possono trarre profitto?

Vendita di autografi e prodotti di merchandising, canali YouTube e social media vari, lezioni di allenamento privato, sessioni di on-line gaming, partecipazioni a eventi, ma anche ovviamente accordi di sponsorizzazione di ogni genere, purché il prodotto pubblicizzato sia in linea con certi valori (ad esempio: no liquori).
Sono questi, tra molti altri, alcuni dei modi che garantiranno agli studenti-atleti la possibilità di un guadagno economico secondo le regole.

Forse però il cambiamento più grande che porta lo sport in un territorio, non solo completamente inesplorato, ma anche combattuto in passato, è l’introduzione della figura dell’agente a disposizione dello studente-atleta come procacciatore di affari. Una nuova realtà che è tanto necessaria, vista la difficoltà che un ragazzo di appena 20 anni potrebbe riscontrare nel dividersi tra campo e business, quanto “pericolosa” per ovvi motivi.

E fuori dalla regola?

Tra le tante resta proibita, ad esempio, ogni tipo di compensazione derivante dal pay for play: non è possibile convincere una recluta a scegliere un’università piuttosto che un’altra dietro pagamento monetario o promesse di futuri guadagni o sponsorizzazioni.
Non è possibile inoltre “premiare” economicamente eventuali risultati sportivi raggiunti (personali e di squadra) e rimane vietato indossare durante le partite accessori o indumenti provenienti da brand diversi da quelli in accordo con le rispettive università. Gli studenti-atleti, nello svolgimento delle loro attività promozionali, non possono in nessun modo ritrarre loghi e marchi registrati appartenenti alla propria università. Lo stesso vale per qualsiasi tipo di contenuto digitale pubblicizzato attraverso i social network.  E’ proibito anche ricevere dai dipendenti dell’Università, compresi allenatori e membri dello staff, qualsiasi tipo di compenso economico relativo alle attività inerenti alla NIL.
Di seguito un’info-grafica della University of Miami che spiega in modo semplice ed immediato cosa si può fare e cosa no nell’ambito delle nuove NIL rules

Questa invece la lettera che la University of Georgia ha inviato ad alunni e fans:

I trailblazers (nel College Football)

Ovvero, i pionieri: quelli che si sono fatti trovare pronti alla mezzanotte del 1 Luglio scorso. Sicuramente non si può non citare D’Eriq King, il quarterback dei Miami Hurricanes ha portato a casa almeno tre accordi di sponsorizzazioni differenti, ha aperto un sito di e-commerce per la vendita di articoli firmati e prodotti di abbigliamento con il suo (nuovissimo) logo personale e, in collaborazione con il quarterback di Florida State, McKenzie Milton, ha fondato “Dreamfield” una piattaforma che andrà ad aiutare qualsiasi studente-atleta a muoversi nel mondo delle NIL rules.
A King e Milton, si unisce Spencer Rattler, quarterback degli Oklahoma Sooners, che ha concluso un accordo di sponsorizzazione (tra i tanti) con la catena di fast food Raising Cane’s

E se avete paura che tali mosse possano in qualche modo rovinare certe dinamiche di spogliatoio, vi farà piacere sapere che tutti e tre i QB citati sopra hanno già comunicato di voler spartire con i compagni e con la propria comunità i sicuri guadagni derivati dalla loro immagine.

Tanti quarterback ovviamente, ma non solo: hanno ufficializzato accordi di sponsorizzazione anche Justyn Ross, WR di Clemson, Bijan Robinson, RB di Texas, Nicholas Petit-Frere, OT di Ohio State, Kyle Hamilton, DB di Notre Dame, Derek Stingley, CB di LSU, Gervon Dexter, DT di Florida e tantissimi altri (altro link in aggiornamento per seguire tutti gli accordi siglati dagli studenti-atleti).

Considerazioni finali

Insomma, il cambiamento portato dalle NIL Rules è veramente enorme: gli sport collegiali vivono oggi in un mondo che fino a qualche giorno fa aveva regole completamente opposte.

svezia strada

Cosa c’entra questa foto con la nostra questione? Niente apparentemente. La foto, scattata il 3 settembre 1967, ritrae una strada di Stoccolma durante quello che gli svedesi chiamano il Dagen H, ovvero il giorno in cui in Svezia decisero di cambiare, da sinistra a destra, il senso di marcia della circolazione stradale: ci volle un po’ di tempo (e qualche incidente) ma alla fine gli svedesi si abituarono.

Speriamo sia così anche per lo sport che tanto amiamo.

Guido Semplici

College Football - Co-Host di Scusate il CFB, mi trovate anche su Podcast Verso il Draft e su Twitter.
Pulsante per tornare all'inizio