Sliding doors: cosa avrebbero potuto essere i New York Giants.

L’ultima settimana della prima regular season da 17 giornate si è appena conclusa e dopo una stagione costellata di ogni tipo di imprevisti – infortuni, COVID, Antonio Brown che esce dal campo mezzo nudo nel bel mezzo di una partita – è il momento di fare i conti per le squadre di NFL.

Le partecipanti ai playoff si allenano in vista della postseason e preparano l’assalto al tanto agognato Lombardi Trophy dopo una week 18 che le ha viste far riposare i titolari o combattere fino all’ultimo per una vittoria e sperare nelle combinazioni più improbabili (tifosi di Pittsburgh, un ringraziamento ai Jaguars e ai Raiders è più che dovuto!). Invece, alle squadre condannate a terminare la loro stagione dopo questa settimana spetta il compito più difficile: cominciare a programmare la prossima stagione a livello tecnico e manageriale, decidere come cambiare il roster tra free agent e scelte al draft, riorganizzare l’assetto societario ed eventualmente effettuare un vero e proprio “rebuild” della franchigia, un progetto ambizioso ma per niente facile.

Uno dei casi di rebuild -finora- fallimentari è quello dei New York Giants, cominciato col ritorno del GM Dave Gettleman per la stagione 2018 e che ha all’attivo un record totale di 19-46 dopo l’ultima partita. Ma dietro al rebuild c’è sempre qualcosa che avrebbe potuto essere e non è stato.

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Facciamo un salto indietro e torniamo al giorno di Capodanno 2017: i Giants, capitanati dall’esperto Eli Manning e dal ricevitore fresco di nomination al Pro Bowl Odell Beckham Jr, concludono la stagione con un record di 11-5 e si assicurano un posto alle Wild Card contro i Packers dopo aver battuto i Redskins nell’ultima giornata di regular season. Dopo la partita, Beckham e altri compagni decidono di volare a Miami e di passare in Florida il primo giorno dell’anno, a una settimana dal match con i Packers. Fino a qui sembrerebbe tutto nella normale vita dei giocatori di NFL, tant’è che il giorno dopo Odell & co. tornano ad allenarsi, senza però perdere l’occasione di postare sui social una foto che li ritrae in gruppo su una barca al largo della spiaggia di Miami, a una settimana dalla partita che deciderà il loro cammino nella postseason. Una foto che potrebbe sembrare la copertina di un qualsiasi album trap diventa un vero e proprio incubo per i Giants una settimana dopo: un matchday cominciato con un sobrio riscaldamento senza maglietta del gruppo dei WR dei Giants in un Lambeau Field innevato e terminato con una sconfitta per 38-13, un buco lasciato nello spogliatoio degli ospiti, provocato da un pugno di Odell e conseguente uscita dai playoff e pioggia di critiche dopo l’eccessiva sfrontatezza mostrata in quella foto.

Pronti al riscatto, i Giants cominciano la stagione 17-18 con alte aspettative ma la terminano peggio di come avevano finito la precedente: record finale di 3-13 che costa la panchina al coach McAdoo e al GM Reese, sostituiti da Pat Shurmur in panchina e dal sopracitato Dave Gettleman dietro la scrivania. L’idea di rebuild continua a prendere forma con la scelta del talentuoso Barkley come RB, ma non è abbastanza e la stagione si conclude con un 5-11. La stagione 19-20 vede l’arrivo del QB Daniel Jones-scelta del primo giro del draft- e il ritiro della leggenda Eli Manning, terminando però con un altro record negativo di 4-12 che costa la panchina a Shurmur, al quale subentra il giovane Joe Judge, incapace di invertire il trend: record di 10-23 nelle prime due stagioni che, notizia fresca, costa la panchina a Judge, mentre Gettleman ha deciso di ritirarsi.

Tirando le somme, dopo praticamente 3 anni di rebuild, i Giants si trovano in una situazione uguale, se non peggiore, di quella iniziale: ricerca di un nuovo GM e di un nuovo coaching staff, un QB, Jones, che non ha mai pienamente soddisfatto e Barkley che, anche a causa degli infortuni, alterna giornate di grazia ad assenze o partite incolori. Ma le brutte notizie non finiscono qui per i tifosi blues. Alla vigilia dell’ultima partita della stagione 21-22 i Giants non hanno convocato il classico roster di 53 uomini in quanto il loro spazio salariale non gli ha permesso di firmare altri giocatori, arruolabili anche solo per una partita, poi persa 22-7 contro Washington. Una situazione che proietta i newyorkesi tra le ultime franchigie della lega per salary cap disponibile, rendendo la free agency della prossima stagione decisamente complicata. Lo stato d’animo della squadra può essere riassunto in due QB sneak giocate su un 2nd&10 e un 3rd&9, giocate controproduttive per il risultato, utili solo al fine di consolidare la quinta scelta assoluta al draft, oltre alla settima acquisita tramite trade con Chicago.

Che ne sarà dei Giants? Ci sarà spazio per un rebuild 2.0? Chi resta e chi va? Cosa sarà di noi? Tom Brady giocherà e distruggerà record fino all’età di 50 anni? Oltre l’ironia, la situazione dei Bluemen non prevede nulla di buono per il futuro se non altri anni di transizione.

Ma cosa sarebbe successo se dopo quella celebre giornata di Capodanno foto e riscaldamenti senza maglietta e pugni negli spogliatoi fossero stati sostituiti da una vittoria contro i Packers? Non possiamo saperlo, ma sappiamo che i Giants hanno scelto la sliding door sbagliata nel gennaio del 2017, questo è più che sicuro. 

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