Run Philly Run (Philadelphia Eagles vs Denver Broncos 30-13)

Se Charles Borelli e Roger Courtland avessero dovuto scrivere l’inno dei Philadelphia Eagles oggi, probabilmente anziché Fly Eagles Fly, dopo aver visto il solido e producente gioco di corse che la squadra di Coach Sirianni ha messo in mostra nella sfida di week 10 contro i Denver Broncos e non solo, lo avrebbero intitolato Run Eagles Run.

Si perché la squadra della Pennsylvania sembra finalmente aver trovato il game plan giusto per sfruttare al meglio il suo quarterback ed i giocatori a roster. Correre, correre ed ancora correre. Come Forrest Gump si libera dei tutori alle gambe spinto dalla sua Jenny, così Coach Sirianni ha liberato dai suoi tutori (immaginari) Jalen Hurts, consentendo all’ex Bama di prendersi finalmente la squadra sulle spalle come un vero Qb1, ricevendo in cambio grandi prestazioni e spesso risultati positivi. Il dominio sui Broncos ne è il perfetto esempio, il reparto corse (169 yds totali) degli Eagles travolge la D-line avversaria per tutta la partita guadagnando yard su yard una più importante dell’altra. I playbook di Sirianni non prevedono però soltanto di utilizzare un ottimo running game, ma anche di lanciare sfruttando al completo le armi offensive a disposizione nel roster, tant’è che i 2 touchdowns arrivano proprio per via aerea grazie all’intesa tra Hurts e Smith.

I due ex compagni di college sono i protagonisti della partita, da un lato il Qb incanta, se pur inciampando qualche volta (vedi intercetto di Justin Simmons), con lanci, corse ed hand-off al momento giusto (16comp, 23att, 178 yds lanciate e 53 corse, 2tds, 1int, una percentuale del 69.6%,). Il wide reciver sembra aver ritrovato la fiducia persa e grazie alla sue mani educatissime gli Eagles hanno potuto imporsi sui malcapitati Broncos (6tar, 4rec, 66yds 2tds).

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Se l’attacco, che nelle prime settimane steccava parecchio, sembra aver trovato la quadratura giusta, la difesa, che era il reparto più solido, ha vacillato un po’ soprattutto durante il terzo quarto, l’unico in cui i Broncos hanno tentato di avere una reazione, per poi ritrovare la compattezza di sempre (35 tkl, 1 sack, 2 pass ed 1 ff) limitando al minimo le armi offensive degli avversari e costringendo il povero Teddy 2 Gloves a giocare praticamente quasi da solo (22comp, 36att, 226 yds ed una percentuale del 61.1%). L’unico touchdown dei Broncos, potevano essere 2 non fosse stato per una flag per holding da parte del TE Eric Saubert che è costata l’annullamento dei sei punti, arriva su una corsa del running back Melvin Gordon (9att, 45 yds, 1Td) che però sul finire del 3 quarto condanna definitivamente la sua squadra con un fumble che viene recuperato e portato in end zone dal corner back Darius Slay, con un Bridgewater che decide di non placcarlo gettando di fatto la spugna su una partita che ha visto una sola squadra in campo. Mentre l’offensive line dei Broncos è allo sfacelo più completo, la linea di difesa orchestrata da un maestro degli schemi divensivi, Vic Fangio, riesce contenere i danni al meglio che può (43 tkl, 1 sack, 3 pass, 1int) concedendo “solo” 30 punti all’attacco avversario. Il massacro si conclude con un punteggio di 30-13 dopo che gli Eagles han dominato in lungo e in largo per 3 dei 4 quarti regolamentari.

La situazione in casa Denver è più drammatica del previsto e nonostante il record ancora positivo (5-5) le prospettive non fanno ben sperare soprattutto se la situazione offensiva non dovesse cambiare. Gli Eagles invece dopo aver incassato tanto, come il nativo di Philadelphia Rocky Balboa, stanno finalmente rialzando la testa e passando al contrattacco sperando e lottando per un posto ai playoff una corsa alla volta, un touchdown alla volta, in una division che sembra aver ritrovato la giusta competività. E allora Run Philly Run.

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