Cercasi nuovo allenatore a LSU

A poco meno di due anni di distanza dalla vittoria del titolo nazionale, Ed Orgeron verrà sollevato dall’incarico di Head Coach della Louisiana State University (LSU). Resterà comunque in carica fino alla fine della stagione e a lui verrà corrisposta la somma totale del buy-out (circa 17 milioni di dollari) come parte dell’accordo di separazione.

Come siamo arrivati a questo? Da quella notte del 2019 in cui i Tigers chiusero una stagione perfetta da 15 vittorie e 0 sconfitte, il record recita 9-8. Un risultato insufficiente per un programma che mette il football in cima alla lista delle priorità. Sebbene gli ultimi due anni siano stati caratterizzati da alcune problematiche fuori dal campo, la sensazione è che LSU abbia atteso qualche sconfitta di troppo per permettere ad entrambe le parti di uscirne nella maniera più pulita possibile.

Impossibile non evidenziare le tante, troppe, scelte sbagliate di Orgeron, un uomo che prima della stagione 2020 sembrava indovinarle tutte, a partire da quelle relative ai suoi collaboratori. Dovendo sostituire, dopo la cavalcata vincente del 2019, sia l’offensive coordinator Joe Brady che il defensive coordinator Dave Aranda (considerati due giovani innovatori nei loro campi), Orgeron ha rinnegato un po’ il tipo di decisioni che lo avevano portato al successo ingaggiando rispettivamente Scott Linehan e Bo Pelini, due allenatori molto esperti ma in netto contrasto con i profili dei loro predecessori, ovvero: palesemente indietro con i tempi moderni.

Il risultato è stato un disastro sia in attacco che in difesa e LSU ha concluso la stagione con il peggio record degli ultimi 21 anni: 5 vittorie, 5 sconfitte. Ma il disastro non si è fermato alle prestazioni, infatti, in un mondo che una pandemia stava strappando alla normalità, ha destato grande scalpore il totale disinteresse di Orgeron verso le questioni relative alle ineguaglianze razziali e sociali e il suo coinvolgimento nella copertura di alcuni suoi giocatori accusati di molestie sessuali. Queste vicende, ed una vita privata apparentemente fuori controllo ben evidenziata da un articolo di Brody Miller su The Athletic, hanno contribuito a scavare il solco tra Orgeron, la squadra e l’amministrazione di LSU.

Per la stagione successiva (ovvero quella attuale) viene data un’ulteriore possibilità ad Orgeron di cambiare le cose. Via Pelini e via Linehan, dentro Jake Peets e Dave Mangas, due che lavoravano per Joe Brady ai Panthers, in attacco e Daronte Jones in difesa: tutti giovani con idee moderne e culture diverse. Sulla carta c’erano grandi possibilità di rimettere la squadra e il programma sulla carreggiata cercando di ritrovare la formula magica del 2019 ma poi è arrivata la realtà: sconfitta clamorosa in apertura contro UCLA (38-27), sconfitta contro Auburn dopo essere andati in vantaggio 13-0 e, alla fine, la debacle contro Kentucky di due settimane fa che ha messo la parola fine (si presume che la decisione sia stata presa precedentemente alla vittoria contro Florida di sabato scorso) all’esperienza di Ed Orgeron, il Cajun per eccellenza, sulla sideline dei suoi amati Tigers.

Che tipo di lavoro è?

Aspettative altissime ma risorse praticamente infinite, per questo LSU è senza dubbio uno dei migliori posti di lavoro dell’intero panorama collegiale, ancora meglio di USC per chi vi scrive. I Tigers in Louisiana sono oggetto di un vero e proprio rito pagano e non è, per alcuna ragione, un’esagerazione dire che il loro peso nella comunità è ben maggiore rispetto a quello dei New Orleans Saints o di qualsiasi altra franchigia professionistica dello Stato.

Ognuno degli ultimi tre allenatori ha portato il titolo a Baton Rouge: Nick Saban, Les Miles e Ed Orgeron. Non potreste trovare tre soggetti più diversi tra loro di questi tre, questo cosa ci dice? Che, sebbene vincere non sia mai facile, in Louisiana costruire squadre capaci di arrivare fino in fondo è meno difficile che da altre parti. Questo perché, diversamente dalle rivali di SEC come Georgia e Florida, LSU ha il completo monopolio di tutto il talento che esce dal Pelican State. Non esiste concorrenza che tenga: ad esempio nella classe del 2021 i migliori quattro prospetti della Louisiana e, complessivamente, sei dei migliori otto hanno firmato per LSU.

Sicuramente il talento da solo non basta, come hanno potuto sperimentare negli ultimi due anni, per vincere ci vuole anche leadership, esperienza ed idee chiare; ma di sicuro poter contare ogni anno su nuova e pregiata linfa aiuta nella costruzione di un programma vincente.

 Possibili candidati

Per le ragioni suesposte questa posizione farà gola a molti e quindi ci saranno, con molta probabilità, diverse candidature spontanee anche da parte di allenatori insospettabili che magari già hanno una situazione solida in mano: LSU non è un posto qualunque. Prima di sparare qualche nome che potrebbe (come no) essere di interesse per i Tigers, occorre fare un focus su Scott Woodward, l’athletic director di LSU. Woodward è famoso perché, specialmente nella scelta degli allenatori di football, è uno che goes BIG. Dappertutto. Quando era AD a Washington dopo aver ingaggiato (e licenziato) Steve Sarkisian è riuscito a portare via da Boise State Chris Petersen, un allenatore che ogni anno rifiutava i corteggiamenti di mezza nazione e che si credeva potesse restare in Idaho fino a fine carriera. Successivamente e più recentemente, come AD a Texas A&M ha strappato Jimbo Fisher a Florida State offrendogli un contratto faraonico (senza buy out, su questo ci torniamo tra poco). Insomma quando Woodward sceglie un allenatore lo sceglie e lo paga bene, vedremo se l’approccio a LSU cambierà ma attualmente non esistono ragioni per pensare che non sarà così.

Jimbo Fisher (Head Coach – Texas A&M): cominciamo proprio da lui, l’elefante nella stanza. Avendo fatto parte dello staff di Nick Saban a Baton Rouge, il nome di Fisher è già stato accostato in passato alle sorti di LSU. Come detto poco fa, Woodward è l’uomo che lo ha scelto per Texas A&M e che potrebbe sceglierlo nuovamente anche per i Tigers. Detto questo la situazione attuale di Jimbo a College Station è delle migliori con un livello di supporto, economico e non, che va oltre ogni immaginazione ma LSU potrebbe rappresentare un salto di livello (e di prestigio se proprio dobbiamo essere onesti). Io sono convinto che la ricerca del prossimo allenatore di LSU si dividerà in due parti: prima Woodward farà un tentativo per Fisher e in base alla risposta si procederà con gli altri candidati.

https://twitter.com/AggieFootball/status/1450180066877612044?s=20

Per quel che vale Jimbo ha fatto subito sapere di trovarsi molto bene a College Station.

 James Franklin (Head Coach – Penn State): secondo le ultime USC pare molto interessata a Franklin ma perché LSU non dovrebbe fare un tentativo per lui? Ha già avuto successo nella SEC (a Vanderbilt, per di più) e ha riportato Penn State alla ribalta nazionale grazie ad una cultura ben precisa ed uno stile di recruiting che ha pochi eguali. I Tigers potrebbero offrire un contratto migliore rispetto a quello attualmente in essere con i Nittany Lions e tentare Franklin che potrebbe diventare IL nome del coaching carousel 2022.

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Lane Kiffin (Head Coach – Ole Miss): a livello di hype solo Fisher sarebbe più entusiasmante di Kiffin. L’attuale allenatore di Ole Miss, pur essendo ancora giovane, è passato da tantissime esperienze e molti fallimenti (i Raiders, Tennessee, USC) prima di essere riabilitato da Saban. Le sue due ultime fermate sono state positive, sia a FAU che con i Rebels ha messo in campo sempre un attacco super esplosivo ed interessante. Il personaggio rimane lo stesso di sempre e non so quanto Woodward avrà voglia di confondersi con le sue “pagliacciate” dopo quello che è successo con Orgeron, ma non possiamo nemmeno sottostimare il fascino del “Kiffone”.

Mel Tucker (Head Coach – Michigan State): come riportato da Bruce Feldman, uno degli insider più affidabili in tutto il college football, Tucker piace molto a persone influenti internamente a LSU. Il lavoro fatto con gli Spartans non è passato inosservato: operando sulla falsa riga di una franchigia NFL con un massiccio utilizzo del transfer portal, Michigan State è attualmente imbattuta. Tucker ha esperienza nella SEC come assistente di Nick Saban e Kirby Smart ed anche in NFL (Jaguars e Bears) ma è relativamente inesperto come capo allenatore avendo allenato una stagione Colorado prima di arrivare a East Lansing solo un anno e mezzo fa. Credo che LSU possa fare molto di meglio, ma attenzione alle spinte interne che potrebbe avere l’attuale allenatore degli Spartans.

Mark Stoops (Head Coach – Kentucky): sono sicuro che il nome non infiammerà gli animi dei tifosi Tigers ma attenzione a sottovalutare Stoops come allenatore. Quello che ha fatto a Kentucky è passato praticamente sottotraccia fino a quest’anno, ma è uno dei capolavori più impressionanti delle ultime stagioni di college football. Darebbe un’identità precisa alla squadra dal primo giorno e avrebbe l’occasione (meritata) della vita per provare a vincere un titolo nazionale.

Billy Napier (Head Coach – Louisiana): Napier ha senso per la sua conoscenza dello stato e per le sue esperienze sotto grandi allenatori come Saban e Swinney. Sa cosa vuol dire gestire un programma dalla A alla Z visto il lavoro che ha fatto con i Ragin’Cajuns che ha reso una squadra rispettabile tra quelle delle Group of 5. Stando ai rumors ha già rifiutato diverse offerte, anche importanti (Mississippi State, South Carolina) in attesa di quella giusta. Difficilmente rifiuterebbe LSU, secondo me.

Joe Brady (Offensive coordinator – Carolina Panthers): merita la lista solo per quanto fatto nel 2019 con l’attacco di LSU ma resta, per me, un allenatore più da NFL che da college football vista la sua rinomata avversione per tutto quello che non è Xs and Os. L’Head Coach della Lousiana State University è in parte un lavoro di campo e in parte un lavoro da “politico”: non credo che Brady sia interessato in questo momento della carriera. Mai dire mai, comunque.

Guido Semplici

College Football - Co-Host di Scusate il CFB, mi trovate anche su Podcast Verso il Draft e su Twitter.

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