Uno sguardo al 2020: Dallas Cowboys

Dopo nove anni di gestione targati Jason Garrett, in cui il team ha avuto una sola annata perdente ma ha anche ottenuto appena due vittorie nei playoff, nel 2020 il Gran Capo dei Cowboys Jerry Jones ha deciso di voltar pagina, affidando la squadra all’ex head coach dei Packers Mike McCarthy che nella stagione di esordio ha fatto peggio del suo predecessore ma, va aggiunto, il fato non è certo stato benevolo con i texani.

COME DOVEVA ANDARE…

I Cowboys si presentavano ai nastri di partenza della stagione avendo come obiettivo minimo l’accesso ai playoff. L’arrivo del promettente rookie Cee Dee Lamb sembrava assicurare a Dallas un attacco davvero completo, con tre ricevitori molto pericolosi come Gallup, Cooper e appunto Lamb, e uno dei più forti runner della Lega, Zeke Elliott. La linea offensiva aveva perso l’ottimo centro Frederick e non era più l’unità formidabile di un paio di anni addietro, ma la presenza di due fuoriclasse come il tackle Tyron Smith e la guardia Zack Martin ne faceva comunque un reparto ancora decisamente efficiente.
Una difesa che negli ultimi tre anni era sempre stata fra le prime dieci per yard concesse si presentava invece con alcuni punti interrogativi, dall’abbandono del pass rusher Robert Quinn finito a Chicago, a quello dell’ottimo cornerback Byron Jones approdato a Miami.
Il nuovo defensive coordinator Mike Nolan poteva però contare sul rientro dell’ottimo linebacker Leighton Vander Esch, che aveva perso metà della stagione precedente per un problema al collo, e sulla presenza di uno dei migliori defensive end della lega, DeMarcus Lawrence, che aveva vissuto un 2019 sottotono dopo due annate eccellenti. Infine, per cercare di rinforzare un reparto che nel 2019 non aveva certo brillato e che aveva perso Byron Jones, erano stati scelti dai draft Trevon Diggs e Reggie Robinson. Elemento a favore dei Cowboys era l’essere inseriti in una division sicuramente abbordabile, mentre il calendario presentava parecchie insidie, a partire dalle quattro sfide con i team della terribile NFC West. 

…E COME È ANDATA

Che il livello complessivo della NFC East fosse sospetto c’erano pochi dubbi, ma credo quasi nessuno potesse immagine che la division fosse così debole; i Cowboys sono infatti arrivati all’ultimo turno ancora in corsa per vincere la divisione nonostante un terribile record di sei vittorie e nove sconfitte, ma il k.o. finale contro i Giants ha spento ogni velleità di post season.  Il punto di svolta della stagione di Dallas è stato naturalmente il grave infortunio patito dal regista Dak Prescott andato k.o. nella quinta giornata contro i Giants.
Per altro fino a quel punto i Cowboys non avevano certo brillato visto che nelle prime quattro gare avevano centrato una sola vittoria, conquistata più grazie al suicidio dei Falcons che non per meriti dei texani. Al termine della fatidica gara della week 5 è arrivato un successo contro New York ma il contraccolpo dell’assenza di Prescott si è fatto sentire dopo, con quattro sconfitte consecutive che hanno fatto arrivare i Cowboys alla bye week di metà novembre con un terribile record di 2-7.
Dalla sfida successiva con Minnesota, Andy Dalton ha stabilmente assunto il ruolo di quarterback e piano piano la squadra si è rimessa in carreggiata. Sono arrivate ancora due sconfitte pesanti contro Baltimora e Washington nel Thanksgiving Day, ma il trio di successi contro Cincinnati, San Francisco e Philadelphia, ha incredibilmente concesso ai Cowboys la chance di laurearsi campioni di divisione con una vittoria nell’ultimo turno, ma la sconfitta nella Grande Mela all’inizio del 2021, in un match in cui Dallas non è mai stata in vantaggio, ha sancito il termine della stagione per i texani.

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COSA HA FUNZIONATO…

Per metà campionato i Cowboys hanno avuto il miglior attacco della NFL sul passaggio grazie soprattutto al filotto di tre gare oltre le 440 yards ottenuto dalla seconda alla quarta giornata e, in ogni caso, pur avendo nel complesso utilizzato ben 4 diversi QB, l’offense con la stella sul casco ha chiuso con un ottimo ottavo posto.
Prima dello stop per un grave infortunio alla caviglia destra, Prescott, da un punto di vista numerico, stava costruendo una stagione simile al 2019, in cui aveva passato per quasi 5000 yards e 30 td pass, con però la miglior percentuale di completi della sua carriera (68%).  
Il receiver Amari Cooper ha chiuso il 2020 con 92 ricezioni per oltre 1100 yards e la stagione da rookie di Lamb è stata notevole, con 74 palle catturate per 735 yard e 5 mete. Gallup ha offerto pure lui un buon contributo anche se ha vissuto una annata dai due volti: molto bene alla voce yards per catch con 14,3, meno bene invece nella percentuale di ricezioni avendo catturato poco più della metà dei palloni lanciati nella sua direzione. Altra sorpresa assolutamente positiva è stata la prestazione del tight end Schultz, promosso titolare dopo il k.o. di Blake Jarwin la cui stagione è durata appena 25 snap per un infortunio al legamento crociato. Schultz, che in due anni di carriera aveva all’attivo appena 13 ricezioni, ha terminato il campionato con 63 catch per 615 yard e 4 mete.

La stagione del runner Elliott è stata la peggiore della carriera da un punto di vista statistico, ma l’ex Ohio State ha comunque sfiorato quota 1000 yard correndo dietro ad una linea che non ha potuto schierare per l’intero torneo Collins, ha dovuto fare a meno per quasi tutta la stagione di Tyron Smith e per tutto l’ultimo mese anche del fortissimo Zack Martin. L’altro runner, Tony Pollard, si è confermato una spalla importante per Elliott ed ha contribuito con un centinaio di portate per oltre 430 yard e 4 mete più 28 ricezioni per 193 yards. In linea Martin ha disputato la solita stagione eccellente fino all’infortunio patito nel giorno del Rigraziamento contro Washington e, tutto sommato, le altre guardie, Connor Williams e Connor McGovern non hanno demeritato, soprattutto il primo.
In difesa DeMarcus Lawrence non ha ripetuto le mostruose stagioni 2017 e 2018 ma ha comunque contribuito con 7 sack, nettamente la migliore prestazione del gruppo di coach Nolan, davanti al trio Gregory, Wilson e Aldon Smith con 4. Inoltre lo stesso Lawrence è stato il leader dei Cowboys nei tackle for loss con 7 e nei fumble forzati con 4. Altro rendimento sicuramente positivo è stato quello dell’end Gregory che ha offerto un buon rendimento in entrambe le fasi del gioco anche se ha disputato appena una decina di partite. Nel secondario il cornerback rookie Trevon Diggs ha terminato la stagione con 3 intercetti e 13 passaggi deviati e, nel complesso, è da considerare positiva anche l’annata della safety al secondo anno Donovan Wilson.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Onestamente è difficile criticare un attacco letteralmente decimato dagli infortuni che è comunque risultato l’ottavo della Lega. In ogni caso i due offensive tackle più utilizzati, Terence Steele e Brandon Knight si sono rivelati inadeguati per un compito così delicato e anche la coppia di centri Looney e Biadasz ha faticato, anche se quest’ultimo ha l’attenuante di essere all’esordio in NFL e sicuramente potrà fare tesoro di questa prima stagione.
L’intera difesa è invece salita sul banco degli imputati al termine di una stagione assolutamente deludente. Il nuovo coordinator Mike Nolan doveva finalmente introdurre qualche elemento innovativo a livello di schemi ma la realtà è che il reparto ha fatto acqua per tutto l’anno. I vari tackle utilizzati, da Poe a Crawford, a Woods a Gallimore, sono stati tutti largamente inefficaci nel contrastare le corse, ma forse la delusione maggiore è arrivata dalla coppia di linebacker Vander Esch e Jaylon Smith. Quest’ultimo mal si è adattato al nuovo ruolo di outside linebacker ed ha avuto un rendimento assolutamente rivedibile nel running game, mentre Vander Esch ha saltato 5 gare per la rottura della clavicola nella giornata inaugurale contro i Rams ed è stato leggermente meglio di Smith sulla corsa ma deficitario nelle altre fasi del gioco, a partire dal passing game.
La difesa sul passaggio non è stata malvagia a livello statistico, undicesima in NFL, ma ha indubbiamente beneficiato di alcuni match up con QB di riserva o di valore onestamente modesto ed ha concesso troppi giochi a lunga gittata.  

E ADESSO?

La dirigenza Cowboys non ha impiegato molto a trovare il capro espiatorio (Parche a parte), visto che appena 5 giorni dopo la fine della regular season è stato dato il benservito al defensive coordinator Mike Nolan, sostituito dall’ex head coach dei Falcons, Dan Quinn, uno degli artefici della Legion of Boom a Seattle. Inoltre, per cercare di migliorare un reparto che nel 2020 ha deluso pesantemente, sono arrivati nella free agency i linemen Carlos Watkins, Brent Urban e Tarell Basham, cui va aggiunta la safety Keanu Neal, già sotto Quinn in quel di Atlanta.
Nei Falcons, Neal era abituato a giocare vicino alla linea di scrimmage, e a Dallas sarà probabilmente schierato più come linebacker che come safety. In generale comunque il reparto avrà la necessità che la coppia Vander Esch-Smith torni ad essere quella di due anni fa,  anche se le perplessità riguardanti la linea difensiva restano ed il secondario dovrà trovare un modo per limitare i troppi big play concessi nel 2020. Un attacco che col ritorno di Prescott (fresco di rinnovo) è, potenzialmente, uno dei più forti della NFL, dovrà invece fare i conti con lo stato di salute dei tackle titolari Collins e Tyron Smith. Con i due in campo l’offense con la stella sul casco è in grado di portare il team almeno fino ai playoff, ma se Collins e Smith dovessero di nuovo essere appiedati da guai fisici le cose sarebbero sicuramente più complicate e infatti non è assolutamente da escludere che i Cowboys cerchino soluzioni alternative tramite gli imminenti draft.

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