[NFL] Parola All’Insider: Cincinnati Bengals – Luca Piazza

Rieccoci con una nuova uscita di “Parola all’Insider“. Oggi trattiamo un team che si è messo in mostra negli ultimi tre anni si è messa in mostra raggiungendo ottimi risultati, ovvero i Cincinnati Bengals. L’ospite di oggi è Luca Piazza, ligure, 38 anni, amante dello sport a stelle e strisce e con una predilezione per le cause perse dice lui.

Inizio col chiederti perchè hai deciso di tifare la franchigia di Cincinnati?
L’amore per il football nasce da piccolo, quando la domenica mi svegliavo e subito di fronte alla TV per i cartoni animati; allora la domenica mattina, era proprio la “casa” del football NFL. Rimasi subito incuriosito da questo sport, da questi atleti e da lì a poco le mie mattine domenicali non erano più dedicate ai robot giapponesi, ma alla NFL. Ai quei tempi le squadre che andavano per la maggiore erano i Cowboys, i 49ers, i Dolphins, i Redskins, le solite insomma; ma la squadra guidata da Boomer Esiason, con quelle divise con i caschi tigrati così diversi dagli altri, mi rimase impressa immediatamente e quando anni dopo, la passione per la NFL scoppiò definitivamente e fu il momento di scegliere dove rivolgere il tifo… il primo amore non si scorda mai.

Questa offseason ha visto due importanti cambiamenti, ovvero le partenze di Jay Gruden e Mike Zimmer. Al suo posto sono stati inseriti Hue Jackson e Paul Guenther. Ma non credi che sia Marvin Lewis il limite di questa squadra? Ottimi assistenti ma un HC mediocre secondo me.
Pesa molto in questa domanda il record nella post-season a Cincinnati: 0-5 nei playoffs è una statistica negativa e per molti versi quasi indifendibile, ma nella valutazione di Marvin Lewis non si può non considerare la storia dei Bengals, ovvero di una franchigia che è stata letteralmente lo zimbello della lega per più di 10 anni; la storia recente cambia nel momento in cui Mike Brown decide di assumere Marvin Lewis come nuovo HC. Da quel momento 8 stagioni su 11 con record al 50% o meglio, premio di Coach of the year nel 2009, 5 apparizioni ai playoff. Certo, poi c’è sempre quello 0-5 con cui fare i conti.
Il perché della presenza al suo posto anche per le prossime due stagioni (ha recentemente prolungato il contratto), secondo me sta proprio in quel senso di riconoscenza che il presidente sente verso chi ha comunque rimesso in piedi una situazione che a fine anni ’90 era al limite del disastroso.
E’ giusto anche accreditargli i meriti che gli spettano, in fondo è lui ad aver scelto i vari coordinatori nel corso degli anni, a lui il merito di aver contribuito a formare un gruppo di scout di livello, con gli ottimi risultati nei draft degli ultimi anni, cosa praticamente sconosciuta a Cincinnati prima del suo arrivo; da un punto di vista poi della gestione umana e caratteriale dello spogliatoio e dell’ambiente, i giocatori lo adorano, sono legatissimi al proprio HC, e a lui in prima persona tutti riconoscono i meriti per il recupero e l’inserimento nel contesto NFL di giocatori problematici come Henry, Simpson, Johnson, “Pacman” Jones e Burfict per ultimo. Sotto l’aspetto tecnico peraltro va sottolineato anche come ci sia molto di suo, e lo stesso Mike Zimmer lo ha spesso messo in evidenza, nella filosofia difensiva della squadra (non va dimenticato che parliamo del DC dei Baltimore Ravens campioni del mondo del 2000).

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Dalton-leads-a-new-breed-of-Bengals-HMH7EVR-x-largeCome non chiederti del rinnovo di Dalton. Il contratto è importante nonostante sia un “pay as you go” come quello di Kaepernick. L’ex TCU ha mostrato ottime cose in regular season ma ai playoff si è sempre sciolto. Merita quei soldi secondo te? Avresti agito in maniera differente?
Prima di cominciare la mia personale difesa verso il mio quarterback, faccio una doverosa premessa, in modo che non ci siano dubbi su quello che penso: Dalton non è, e verosimilmente non sarà mai un top QB. Non è a quel livello.
Detto questo, sono assolutamente d’accordo con la scelta di riconfermarlo, anche alla luce dei numeri del contratto: leggendo bene le cifre, quello che è un 6 anni per 115 milioni di $, in realtà, sul modello di Kaepernick, si traduce in un garantito per 2 anni a 25 milioni. Di questi, il 70% circa viene guadagnato da Dalton nel primo anno, lasciando ancora più spazio sotto al cap per la prossima stagione, quando sarà imperativo rinnovare il contratto di AJ Green. Se devo fare un paragone da un punto di vista economico, è una scelta che mi convince molto più che firmare pluriennali con garantiti da più di 50 milioni a quarterback magari considerati migliori per talento puro, come Bradford, che però non sai quante partite ti possa garantire a stagione, o come Cutler che fino ad ora non ha mai dimostrato di poter far vincere la propria squadra.
Quando si parla di Dalton, un po’ come per Marvin Lewis, le cifre in post-season prendono il sopravvento su tutto il resto, ma bisogna leggere i risultati con obiettività: tre apparizioni ai playoffs nelle sue prime tre stagioni da pro, con rispettivamente 9-10-11 vittorie di regular season, sono numeri che pochi QB possono vantare. Anche le tre sconfitte consecutive nel wild card weekend andrebbero poi analizzate non solo come sconfitte personali di Dalton (che peraltro ha giocato indiscutibilmente male) ma di tutta la squadra, in particolare l’ultima contro i Chargers.
Altro paragone che mi viene in mente è quello con Tony Romo, che in 11 anni di carriera ha giocato 4 partite in totale di post-season (1-3), e che alla voce guaranteed money può vantare anche lui una cinquantina di milioni.
Sostanzialmente quindi abbiamo firmato alla metà del garantito dei tre citati, un QB più giovane con risultati simili se non migliori.
Le alternative poi, realisticamente quali potevano essere? Draftare un QB al primo o al secondo giro e buttarsi su un prospetto da sviluppare (Manziel? Bridgewater? Carr?) o il mercato dei Free agent (Cassell? Fitzpatrick?) con opzioni di scarso livello. La scelta è stata invece quella di privilegiare la continuità; la società evidentemente crede molto in questo roster, crede molto in Andy Dalton e crede molto in Marvin Lewis, ed è interessante anche il fatto che entrambi i contratti in essere adesso scadano contemporaneamente; il destino dei due a questo punto pare proprio legato a doppio filo. Il messaggio è questo: vi diamo le chiavi della squadra per le prossime due stagioni, pensiamo di poter andare avanti con voi, vogliamo vincere insieme, ma tra due anni, insieme, tireremo le somme.
I report parlano di un Dalton molto confidente dopo una off-season passata a lavorare a Los Angeles con il QB-coach Tom House, che in passato ha lavorato anche con Brees e Brady, e di una throwing-motion ottimizzata rispetto al passato. Dove ci si aspettano dei miglioramenti e personalmente focalizzerò l’attenzione nelle prime uscite, è però la capacità di gestire la pass-rush avversaria, sia con una miglior lettura dei blitz nel pre-snap che con una più solida “presenza” nella tasca: troppo spesso, al minimo accenno di pressione, è venuta fuori in passato la sua tendenza ad uscire in scrambling e l’efficacia dei suoi lanci ne ha risentito.

Quest’anno pare che il sistema offensivo sarà diverso rispetto agli anni passati. Più gioco di corse impiegando spesso Bernard ed Hill in diverse occasioni con Dalton che avrà meno palloni per le mani. E’ un gioco che ti convince, pensi che sia la strada da seguire?
Gruden, arrivato in Ohio come guru della West Coast Offense, pur con tanto talento a disposizione, non è mai riuscito a mettere in piedi un attacco veramente esplosivo. Si era creato anzi secondo me un circolo vizioso ad un certo punto, quando per la volontà di diversificare il gioco e di coinvolgere tutte le armi, non sono stati sfruttati pienamente le possibilità ed il talento degli attaccanti, e soprattutto si è finito con il complicare le letture di Dalton.
La stagione di Darren MacFadden a Oakland sotto Hue Jackson ne è stata la prova recente: il nuovo OC dei bengals privilegia nella sua filosofia il running game. Aumentare il numero di giochi di corsa, ridurrà la pressione su Dalton, evitando di costringerlo a partite da 40 lanci, ma anche sulla linea offensiva che è andata spesso in difficoltà nella seconda parte del 2013 sulla pass protection. A spartirsi il peso del gioco di corse saranno Bernard, che ha mostrato buoni lampi nella sua prima stagione, e il rookie da LSU Jeremy Hill, RB di peso da cui ci si aspettano le corse in verticale, di potenza che Green-Ellis, in odore di taglio, non è stato in grado di garantire.
Chi avrà un ruolo fondamentale sarà Tyler Eifert, grande talento offensivo troppo poco utilizzato a mio parere nel 2013: secondo le prime indicazioni dal training camp, dovremmo vedere un’alto numero di set con il doppio TE, con Gresham ad interpretare la posizione in maniera più classica, e proprio con il prodotto di Notre Dame ad essere utilizzato in allineamenti diversi, sia come H-back che come slot-receiver.
In ogni caso l’impostazione sembra quella di voler esporre il meno possibile Dalton a giochi in profondità dove, spesso, solo il grande talento di AJ Green ha limitato i danni, e concentrare il gioco di passaggio sul corto-medio raggio, settore dove Dalton ha dimostrato di essere maggiormente a suo agio.
Un brutto colpo per l’attacco intanto è arrivato con il primo serio infortunio del training camp: Marvin Jones è già stato sottoposto a intervento chirurgico per una frattura al piede e rimarrà fuori a lungo.

Vontaze+Burfict+San+Diego+Chargers+v+Cincinnati+merwuDo0USJlDifensivamente i Bengals han dimostrato di poter essere una potenza. Nel front seven per me ci sono due punti di domanda, il DE ed il MLB. Michael Johnson è andato a Tampa e per sostituirlo ci sono in lizza almeno 2/3 giocatori. Mentre Maualuga mai ha dimostrato di poter essere un titolare inamovibile e lo scorso anno Vincent Rey non lo ha fatto rimpiangere e quest’anno Lamur potrebbe soffiargli il posto. Come la vedi su queste due situazioni?
Per quanto riguarda la posizione di MLB, con me sfondi una porta aperta! Maualuga arrivò nella lega secondo me già sopravvalutato, il motivo era in parte il program (USC) da cui arrivava, ma soprattutto il fatto di aver giocato in una linea di LB insieme a Clay Matthews e Brian Cushing. Dopo un paio di stagioni promettenti, ma non molto di più, i suoi limiti si sono mostrati fino ad arrivare alla stagione scorsa in cui, come hai detto bene tu, Vinny Rey non solo lo ha degnamente sostituito ma ha dimostrato di potersi integrare al meglio, con il suo range e la sua maggior velocità, con Vontaze Burfict. Quello che è diventato chiaro a tutti, è che sicuramente Maualuga non è un 3-down linebacker e le sue statistiche sui giochi di passaggio sono lì a dimostrarlo.
L’impressione (e la speranza) è che nonostante il posto da titolare nella depth chart attuale veda ancora il suo nome affianco alla sigla MLB, i suoi snap sono destinati a diventare sempre meno, a favore proprio di Rey. Lamur, già lo scorso anno era indicato da tutto il coaching staff come l’uomo da tenere d’occhio, salvo poi vedere la stagione terminare anticipatamente per un infortunio alla spalla. A parlarne bene nello scorso training camp, con le telecamere di Hard Knocks a testimoniarlo, era l’allora LB coach, che guardacaso è l’attuale DC; gli estimatori non gli mancano di certo quindi, e soprattutto possiede quelle caratteristiche fisiche e tecniche che lo rendono ideale per il tipo di schema che la difesa ha adottato spesso negli ultimi due anni, ovvero con un hybrid LB/S sul lato del tight end, posizione ricoperta con alterni risultati, per gran parte della stagione scorsa da Taylor Mays (altro prodotto da USC su cui sorvolerei). Sarà comunque lui a completare la linea dei tre LB titolari.
Per quello che riguarda la DL invece secondo me il punto fondamentale è, e sarà Geno Atkins; nel momento in cui è venuto meno lui per infortunio, con la sua capacità di forzare il gioco dalla posizione di tackle, e sono venuti quindi a mancare i raddoppi delle OL sull’interno, anche la produttività degli esterni di linea è calata. Michael Johnson è passato da una stagione da più di 10 sacks nel ’12 a 3,5 nell’anno successivo, e la sua cessione dopo la stagione sotto Franchise Tag, e dopo i rinnovi milionari di Atkins e Dunlap, era pertanto inevitabile e secondo me corretta, a maggior ragione se consideriamo che proprio Dunlap e Gilberry sono stati i più produttivi nel ruolo. A Geathers, Hunt ed al rookie Clarke il ruolo di cast di supporto nella rotazione che però non può prescindere da un Geno fisicamente al 100%.

1401741329000-Dennard4Le secondarie con Dennard paiono essere migliorate però ci sono ancora alcuni punti di domanda. Mi vengono in mente Kirkpatrick, le Safety non eccezionali e un Hall che rientra da un grave infortunio. Sono io che la vedo un po’ male oppure il reparto è più talentuoso di quanto sembra?
Questo è proprio il reparto che dà minori garanzie e che mi preoccupa di più: Reggie Nelson non è un “playmaker” ma a mio parere è una FS solida, anche sottovalutato se vogliamo, per il resto i dubbi sono tanti e a tutti i livelli. Dal migliore dei CB, Leon Hall, ci si aspetta molto ma viene da due infortuni ai tendini di Achille negli ultimi due anni; Adam Jones e Terrence Newman devono fare i conti con la carta d’identità, Dennard è promettente ma l’inserimento dei rookie nelle secondarie avviene sempre con gradualità a Cincy, non mi aspetto di vederlo titolare nella week 1. Per il ruolo di SS è arrivato via FA Manning, ma il titolare dovrebbe essere ancora George Iloka. Kirkpatrick lo lascio per ultimo perchè si tratta di una vera e propria delusione: scelto troppo in alto in un draft relativamente povero in quella posizione, e probabilmente solo per via delle measurements, spesso infortunato; dico solo che si presentò al primo giorno delle OTAs dichiarando di trovarsi in difficoltà per via del fatto che nessuno gli aveva mai insegnato prima il backpedaling.
Gli uomini non cambieranno molto rispetto al passato, le novità nel reparto da un punto di vista tecnico dovrebbero essere rappresentate da una più rilevante presenza in campo della nickel rispetto al passato, con Hall nella “slot” e Jones e Newman sugli esterni, e dal punto di vista dell’approccio da una maggior aggressività con blitz dalle secondarie (usati col contagocce dalla gestione Zimmer) più presenti nel nuovo gameplan.

Concludiamo questa chiacchierata chiedendoti un pronostico per la stagione.
La squadra è migliorata ancora rispetto agli anni passati (al netto degli infortuni), ma secondo me si troverà a fronteggiare parecchie difficoltà, sia tecniche per il cambio di coordinatori, che ambientali per le maggiori aspettative nei confronti della stagione. Qualsiasi risultato inferiore ad un divisional game sarebbe visto come un fallimento e giocatori e società dovranno affrontare questa pressione supplementare.
La vittoria nella AFC 2013 ci pone inoltre di fronte ad una schedule complicatissima. Il mio pronostico è per una stagione regolare più difficile e con meno vittorie rispetto al recente passato, maggior competizione all’interno della division, soprattutto da Pittsburgh che mi piace davvero molto; azzardo un 9-7 come record e quarto approdo consecutivo ai playoff, poi da lì… beh, siamo i Bengals!

Ringrazio Luca per averci parlato dei suoi Cincinnati Bengals e gli auguriamo una stagione positiva per la sua squadra. L’appuntamento è per la prossima uscita della nostra rubrica.

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Se qualcuno volesse essere protagonista di una intervista sulla sua squadra, può contattarmi tramite i metodi Facebook e Twitter che trovate nel riquadro “About the Autor” sotto.

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Luca Domenighini

24 anni, amante dello sport a stelle e strisce. Appassionato fino al midollo di football, sia quello NFL che quello NCAA. Tifoso dei Denver Broncos da una calda mattina di Agosto di metà anni 2000 quando ESPN Classic ripropose il primo Super Bowl di Elway. Tifo sfegatato per i Duke Blue Devils, sì esiste una squadra di football a Durham.

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