Ryan Fitzpatrick: una barba in numeri

Parliamo di un quarterback che ha lasciato una impronta particolare nel passato prossimo, diciamo nel periodo pre-Mahomes.
Se pensate alla voglia selvaggia di vincere di un Tom Brady, che sta con lo sguardo a terra prima di scatenare la tempesta che manderà in analisi l’intera tifoseria degli Atlanta Falcons in venti minuti, vi anticipiamo che non si tratta di lui.
Se pensate ad un doveroso tributo allo Sceriffo Manning, che implacabile manda un messaggio ad ogni runner o ricevitore appena firmato dalla sua squadra intimandogli di farsi trovare alle otto di mattina al campo di allenamento già in uniforme… anche qui non ci siamo.
Magari, dopo tutto lo spiegone fatto sul rating, ci starebbe una puntata dedicata ad Aaron Rodgers, alla sua capacità innata di trovare mani amiche infilando palloni nella cruna di un ago, preferibilmente durante partite di playoff in Texas, o nel giorno del ringraziamento a Detroit. Magari, ma forse un’altra volta.


Se non avete mai ascoltato Chiacchiere e Numeri è arrivato il momento di farlo 😉

Oggi ci dedichiamo anima e corpo ad un altro tipo di QB. Talvolta lo trovate sulla sideline mentre ride con la lavagnetta in mano, perché non è sempre stato il titolare indiscusso. Sicuramente non lo trovate in cima alla graduatoria del passer rating, perché la sua onesta reputazione è stata costruita con un ampio disinteresse per il temutissimo parametro d (quello che dà un valore all’impatto degli intercetti)

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Ma è quello che riesce a darvi quella bella idea che anche nella NFL ogni tanto si ride, perché si presenta alla press conference dopo aver preso in prestito l’abbigliamento del suo miglior ricevitore (due taglie in meno), compresi occhiali e capezza in oro in bella mostra sui peli del petto (Califano avrebbe applaudito), oppure perché alla fine della partita usa i microfoni dei network per dire alla moglie… come dire… di tenersi pronta perché lui non è poi così stanco.

“Who the f*** is Jameis Winston!”

Ma è anche il giocatore che in campo dà sempre tutto, che aiuta gli altri con parole e gesti, che ha lasciato un bel ricordo in tutte le squadre in cui ha militato e in qualche caso ha ridato la voglia di tifare forte a tifoserie depresse. E’ anche il giocatore che non ha mai fatto l’ombra di una polemica quando veniva rimpiazzato dalla prima scelta o dal mostro sacro di turno, nella implacabile logica del next man up.

Forse state già cominciando a mettere a fuoco, e allora aggiungiamo che ha giocato per nove squadre in diciassette stagioni di onorato servizio.

E se aggiungiamo che la sua ultima foto senza barba risale al 2015, probabilmente vi abbiamo tolto l’ultimo dubbio, perché oggi parliamo proprio di lui, dell’unico e inimitabile Ryan Fitzpatrick

Dalla Ivy League alla NFL

Cominciamo a mettere un po’ a fuoco il personaggio. Fitzpatrick esce nel 2004 da Harvard, una delle università più famose della Ivy League, il raggruppamento dei college d’elite della NCAA, dove si guarda più al programma accademico che non a quello sportivo.

Ma probabilmente Ryan Fitzpatrick poteva avere già quell’attitudine descritta in una delle tante battute immortali di Woody Allen:

“Lo hanno colto mentre tentava di immergere una nana nella salsa tartara.
E’ una cosa che non sopportano in una università della Ivy League”.

Viene scelto al settimo giro dai Rams nella draft del 2005.
I QB draftati prima di lui furono:

  • Alex Smith (n.1 assoluto, dai SF 49ers)
  • Aaron Rodgers (rd.1, n.24, GB)
  • Jason Campbell (rd.1, n.25, Was)
  • Charlie Frye (rd.3, n.67, Cle)
  • Andrew Walter (rd.3, n.69, Oak)
  • David Greene (rd.3, n.85, Sea)
  • Kyle Orton (rd.4, n.106, Chi)
  • Stefan LeFors (rd.4, n.121, Car)
  • Dan Orlowski (rd. 5, n.145, Det)
  • Adrian McPherson (rd.5, n.152, NO)
  • Derek Anderson (rd.6, n.213, Bal)
  • James Kilian (rd.7, n.229, KC)
  • Matt Cassell (rd.7, n.230, NE)

Fitzpatrick viene chiamato con il 250 assoluto, vale a dire cinque pick prima della romantica ma poco invidiabile casella di Mr. Irrelevant.

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Ora, ad essere sinceri, nulla da obiettare su Smith e soprattutto su Rodgers. Ma il resto della nidiata secondo noi non sarebbe stato nemmeno in grado di pettinare la barba al nostro eroe. Kyle Orton ha fatto qualcosina a Chicago, Dan Orlowski è passato alla storia per un safety involontario sulla soglia fra il maldestro e il ridicolo, Matt Cassell perché ha rimpiazzato Brady nell’unica stagione persa per un infortunio (e per una trade a KC ben oltre le soglie del penale…). Ma gli altri???

Fitz vede pochino il campo nel suo anno da rookie, giocato da terzo QB dietro il bravo ma fragile Marc Bulger e dall’onesto Jamie Martin. Stiamo parlando dei Rams post-Warner, che non erano più nemmeno vicini al “greatest show on turf”.
Fa panchina per tutto il secondo anno e poi viene mandato a Cincinnati, dove passa tutto il 2007 fermo perché il titolare è Carson Palmer e ci mancherebbe altro. Ma dalla quarta partita del 2008, il gomito di Palmer impone una pausa e Fitz ha la sua prima chance significativa. Può starci che riempire il paraspalle di Palmer non sia una impresa banale, e l’anno successivo viene firmato dai Buffalo Bills, la squadra che gli resterà nel cuore più di altre dove passerà quattro stagioni in cui è chiaro per tutti che è un giocatore che nella NFL ha tutti i titoli per stare in campo, sebbene non sia chiaramente una superstar.
Il suo tour continua nel 2013 con una stagione anomala ai Tennessee Titans (dove indossa un anonimo numero 4). Si vendicherà nel 2014, in maglia Texans, facendo il suo record personale di TD pass con 6, proprio contro i Titans. Uno di questi sei TD pass viene ricevuto dal giocatore più rappresentativo nella storia della franchigia, l’immenso JJ Watt.

Nel 2015 Ryan Fitzpatrick passa ai New York Jets dove passerà due stagioni. Due sono i punti salienti di questo periodo: la vittoria contro i Dolphins a Londra, che porterà al primo esonero di un head coach dopo una partita delle International Series (Joe Philbin) e soprattutto la sua ultima foto senza barba. Quella barba che nel tempo lo ha reso identificabile a tutti, fino a fargli guadagnare il soprannome di Amish Rifle.

L’ultima foto senza barba (2015)

Ma come sanno bene i tifosi Jets, quello è tutt’altro che un contesto ideale e il povero Ryan viene reputato come un profilo non necessario nel 2017 e cambia per l’ennesima volta squadra e division approdando ai Tampa Bay Buccaneers, inizialmente con l’obiettivo di fungere da backup per il giovane leone, Jameis Winston. Dal punto di vista del concetto di leadership e di inno al buonumore probabilmente questa è la miglior coppia di QB mai vista nella storia del gioco, ma a volte contano anche i risultati. Winston stenta a carburare e a giocare come ci si aspetta da una prima scelta assoluta e Fitz vede il campo in più occasioni. Qualcuno comincia anche a notare che con un contesto di livello (come quello che stavano costruendo i Buccaneers), Fitzpatrick potrebbe anche avere una chance in più come starter. Quella squadra aveva un nucleo di skill players terrificanti: Mike Evans, DeSean Jackson, Chris Godwin, Cameron Brate e Doug Martin, se proprio vogliamo far nomi. Questa non è una squadra da 5-11. Nel 2018 infatti Fitz giocherà da titolare per 9 partite, e giocherà bene. Tanti rischi, ma tanti bei numeri e quella probabilmente è la migliore striscia di partite in carriera. Ma con tutto quel talento e con tutti quei bei numeri (terzo attacco in assoluto per yard totali), la squadra non si muove dal 5-11. Prima di liberarsi di una prima scelta assoluta però bisogna pensarci bene. Fitz viene rilasciato e Tampa comincia la serie di mosse che la trasformeranno in due anni da bella incompiuta a campione NFL. Via l’head coach Dirk Koetter. Arriverà Bruce Arians, ma soprattutto nel 2020 arriverà Tom Brady con il suo potere attrattivo per una messe di talenti come l’inseparabile Rob Gronkowski, Antonio Brown , Ndamukong Suh… Insomma a quel punto, con tutti i pianeti allineati, erano troppo per tutti. Ma torniamo al nostro commesso viaggiatore con la barba. Dopo un biennio decisamente legittimo e all’età di trentasette anni, questa carriera ha ancora un che di incompiuto. Nessun team di vertice lo mette nel mirino, ma una squadra stanca, con un ambiente stanco e che per l’ennesima volta ha appena cambiato allenatore decide che quel matrimonio s’ha da fare.
Nella primavera del 2019 Brian Flores decide che Ryan Fitzpatrick sarà il QB della ricostruzione dei Dolphins.

La barba del profeta

Come noto, se Atene piange Sparta non ride. Motto perfetto nella parte della AFC Eastern che non include Buffalo e New England. Se i Jets sono quasi per definizione un contesto disfunzionale, i Dolphins nel tempo sono diventati una bella incarnazione del concetto di mediocrità. Ma lui e la squadra si trovano da subito, nonostante le inesistenti ambizioni per la stagione incombente, in cui l’obiettivo è solo quello di caricarsi di pick e di fare il minimo sindacale, al grido di un profetico quanto a posteriori infausto “Tank For Tua”. Ovvero la piazza (e forse anche qualcuno molto in alto nella stanza dei bottoni) a South Beach credeva ciecamente che la cosa migliore da fare fosse quella di arrivare così in basso da poter mettere le mani l’anno dopo sul gioiello numero 13 degli Alabama Crimson Tide: Tuanigamanuolepola Tagovailoa (Tua, per gli amici e per pietà dei commentatori).

Se conoscete Ryan Fitzpatrick potete ben capire come a 38 anni, ancora integro e reduce dal suo football migliore, la sola idea di giocare a perdere fosse pressoché blasfema. Questo possono anche confermarlo quattro fessacchiotti da questa parte dell’oceano che nel loro podcast, unanimi, affermavano che l’idea di prendere un giocatore così era la cosa più lontana dal concetto di tanking. Fidatevi, i quattro fessacchiotti per quella volta ci avevano visto bene.

Miami si disfa di tutto il talento possibile (Laremy Tunsil, tanto per) in modo da potersi caricare di pick. La stagione comincia prendendo schiaffi ovunque, ma Fitz è sempre lì, presente, incurante della presenza di una pick pesante come Josh Rosen. La squadra mette insieme un 5-11 al di sopra di ogni aspettativa, e con lui in campo il record sarà di 5-8 con qualche scalpo illustre come i Colts, gli Eagles (la partita del leggendario Mountaineer Shot) e soprattutto i Patriots in trasferta all’ultima giornata, con annessa caduta del vantaggio del campo per Brady e i suoi.

Il record di Miami mette comunque i Dolphins in condizione di chiamare Tagovailoa al n.5 assoluto (complice il primo di una lunga serie di problemi fisici che avranno impatto sulla carriera del talentuoso e controverso mancino hawaiiano). Come sempre, Fitz non fa l’ombra di un problema e accetta il ruolo di traghettatore e di mentore.

Ryan Fitzpatrick
Mentoring Tua…

Nel tristissimo anno giocato senza pubblico sugli spalti lui comincia da titolare, ma alla settimana dopo il bye, inevitabilmente, è arrivato il momento di mettere in campo il nuovo giovane leone contro i Rams. Ryan Fitzpatrick aveva portato i Dolphins ad un dignitoso record di 3-3, giocando probabilmente il miglior football della sua carriera e il rospo stavolta era più duro del solito. Elabora, ci mette il suo tempo ma da subito diventa il mentore perfetto per il suo rookie. Amicizia e lealtà. Sempre pronto a subentrare, e nella notte di Natale a Las Vegas lo fa nel modo migliore. Tua in sostanza è ancora con i denti da latte e non incide. Flores non è proprio un modello di pazienza e nel terzo periodo decide che la partita è troppo importante per aspettare le indecisioni di un rookie. Fitz si allaccia la mentoniera (come farà con quella barba lo sa solo lui) e in poco più di un quarto di gioco mette su la sua partita più bella, con un sontuoso 137.9 di rating (ormai lo padroneggiate come nulla), suggellata dal leggendario “no look” nel drive finale quando, con 19 secondi sul cronometro e nonostante un palese face mask, riuscì alla cieca a trovare Mack Hollins e a portare Jason Sanders a tiro sul filo della sirena, tenendo ancora attive le speranze di postseason (che a Miami non è un evento così frequente in questo millennio).

Fitzpatrick Dolphins Raiders
Il leggendario no-look contro i Raiders a Las Vegas

Decide legittimamente di chiudere la sua carriera in un posto dove poteva sparare le ultime cartucce, ma l’anonimo Washington Football Team non sarà nulla più che un dato numerico.

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Ryan Fitzpatrick
Uno spaesato Fitzpatrick al primo giorno di camp…

Alla fine del 2021, the Amish Rifle dice basta ma per nostra fortuna continuerà a tenerci compagnia come analista.

Numeri di un commesso viaggiatore

  • Quattro sono gli anni della permanenza più lunga di Fitz con la stessa squadra, i Buffalo Bills. Lì è ancora un idolo, e sui social impazzano le sue foto a torso nudo sottozero a tifare come un pazzo a Orchard Park durante i playoff
  • Quattro sono i numeri di maglia indossati nei pro: prima il 12 e poi l’11 ai Rams, l’11 ai Bengals, il 14 con Bills, Jets, Bucs, Dolphins, Texans e WFT, il 4 con i Titans
  • 3 è il rating della sua migliore annata, il 2015 con gli Houston Texans. (il rating totale in carriera è un onestissimo 82.3)
  • 98 yards e Touchdown su Terrell Owens è il suo completo più lungo (a Buffalo, nel 2009 contro i Jaguars)

Questo il totale dei suoi numeri

Una barba in numeri (fonte: ProFootball Reference)

Il Ryan Fitzpatrick Invitational

Se non avete mai avuto sotto centro nella vostra squadra del cuore un giocatore così, non è facile capire il motivo per questo mix fra rispetto e affetto che sconfina molto rapidamente nella venerazione. Dove Fitz è andato, è ricordato con affetto e nostalgia. Impegno, buon umore e intensità, leadership genuina, gestione del rischio, passione. Rispetto per ogni contesto, anche quando veniva semplicemente chiamato come traghettatore o per dare il suo in una ricostruzione.
I quattro sempliciotti del podcast di cui sopra, proprio per quel motivo hanno cominciato nel tempo a tenere una sorta di campionato parallelo, giocato solo dalle nove squadre che hanno avuto il privilegio di avere il Barba a roster almeno per un anno.

E un giorno in cui su Twitter (che per noi non ha mai cambiato nome) lui stava appunto discettando sugli scontri diretti fra le sue ex squadre, i podcaster italiani gli hanno sottoposto la matrice con tutti i risultati di tutti gli incroci di quell’anno, perché per loro il Ryan Fitzpatrick Invitational è una cosa estremamente seria.

Ryan Fitzpatrick
Cool Bueno e il tabellone del Fitzpatrick Invitational (allora “Memorial”)

Poco dopo abbiamo visto che aveva “cuorato” il nostro lavoretto e per i successivi sei mesi abbiamo camminato a tre metri da terra (non pretendiamo che ci capiate)

CI HA CUORATO!!!

Ecco quindi la piccola storia di quello che ormai per noi è diventato un vero e proprio campionato nel campionato

Tra il 2022 e il 2025 sono state disputate ben ottantaquattro BarbaPartite, fra cui una cancellata (Bills vs Bengals del 2022, a causa del drammatico incidente a Damar Hamlin), due Wild Card e un divisional.

In 84 partite abbiamo registrato tre Scorigami, ovvero:

  • Buccaneers @ Texans 37-39 (week 9 – 2023)
  • Dolphins @ Commanders 45-15 (week 13 – 2023)
  • Buccaneers @ Bills 32-44 (week 11 – 2025)

Il record per il maggior numero di BarbaPartite in un solo weekend è di tre partite, verificatosi per due volte (week 15 – 2023 e week 2 -2025)

In ogni stagione ci sono state almeno 20 BarbaPartite, con un massimo di 22 partite nel 2024.

Registriamo ben due BarbaStagioni perfette:

  • I Bengals del 2022 (5-0)
  • I Rams nel 2025 (3-0)

Quindi vale anche il motto “PerfectBeard: Population 2”

Considerando la percentuale fra vittorie e sconfitte (poiché non tutte le squadre giocano lo stesso numero di partite), l’albo d’oro del Ryan Fitzpatrick Invitational per adesso è quindi (rullo di tamburi…)

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2022 – Cincinnati Bengals (5-0, 1.000)
2023 – Houston Texans (4-1, .800)
2024 – Washington Commanders (3-1, .750)
2025 – Los Angeles Rams (3-0, 1.000)

Il record all-time è poi:

Classifica All Time del Fitzpatrick Invitational (courtesy of Cool Bueno)

La classifica riflette abbastanza fedelmente come si sono assestate le squadre negli ultimi anni, specie nella AFC East dove il nostro eroe ha militato in tre squadre su quattro. Emerge inoltre anche il crudele destino dei Buffalo Bills, che dominano ma non vincono…

Conclusioni

Quel giorno a Miami, con un discreto magone lo abbiamo visto calmo e sereno tornarsene in panca, vittima eterna dell’eterna logica del next man up mentre stava giocando il suo miglior football a trentotto anni suonati. Ha ritenuto inevitabile spendere l’aggettivo “heartbreaking” quando ha dovuto farsi da parte, ma forse questa etica di squadra sopra tutto e tutti è quello che lo ha fatto amare dalla sua tifoseria, qualunque fosse.

Forse, alla fine, Ryan Fitzpatrick non è stato soltanto un quarterback. È stato il promemoria vivente che nello sport non esistono solo le leggende scolpite nel marmo, quelle che alzano trofei e riempiono le bacheche. Esistono anche i commessi viaggiatori. Quelli che arrivano, danno tutto, lasciano un posto migliore di come lo hanno trovato e poi ripartono senza fare rumore. Fitzpatrick è stato uno di quelli. Un giocatore capace di vincere poco rispetto ai più grandi, ma di farsi voler bene come pochissimi. Uno che ha trasformato una carriera fatta di cambi di maglia, panchine, occasioni perse e seconde possibilità in qualcosa di molto più raro: una storia che vale la pena raccontare.

Perché il football, in fondo, non è fatto soltanto di anelli, record e Hall of Fame. Se fosse un mondo fatto solo di Tom Brady sarebbe anche un po’ noioso. È fatto anche di uomini che incarnano lo spirito più autentico del gioco. Uomini che non smettono mai di competere, che mettono la squadra davanti a se stessi e che riescono a lasciare un segno pur senza essere stati i migliori.

E forse è proprio per questo che, a distanza di anni, Ryan Fitzpatrick continua a strappare un sorriso a tifosi di nove franchigie diverse. Perché alcuni giocatori entrano nella storia, altri entrano nel cuore della gente.

T.Shirt e tazze di Huddle Magazine Merchandising

Mauro Clementi

Curioso esempio di tifoso a polarità invertita: praticamente un lord inglese durante le partite della Roma, diventa un soggetto da Daspo non appena si trova ad assistere ad una partita di football. Ha da poco smesso lo stato di vedovanza da Marino. Viste le due squadre tifate, ha molta pazienza.

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