Il monte Rushmore dei Running Back

Il terzo episodio di “Chiacchiere & Numeri – Le statistiche inutili della NFL” affronta l’argomento dei migliori running back della NFL. Numeri, statistiche e impatto sul campo per capire cosa rende leggendario il ruolo. Talento, visione e potenza: la corsa raccontata alla maniera nostra. Seguiteci su Spotify per ascoltare le prossime puntate.

Qui la versione audio.

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Yard e gloria

In questo episodio di Chiacchiere & Numeri ci concentriamo sul ruolo più esigente di tutti dal punto di vista fisico, quello del running back. Secondo uno studio riportato su Huddle Magazine nel 2024, la durata media della carriera di un runner è di – reggetevi forte – poco più di due stagioni e mezzo.
Questo dato spietato scaturisce dalla durezza oggettiva del ruolo e dalla relativa probabilità di incorrere in infortuni anche gravi. Per questo motivo sembra poco consigliabile affezionarsi a quei giocatori perché il sogno rischierebbe di andare in frantumi dopo poco tempo, per un legamento partito, per un tendine di Achille che salta.
Eppure la nostra concezione adolescenziale del football, prima di tuffarci fra le X e le O, forse si formava proprio quando vedevamo un John Riggins sfondare le difese, un Walter Payton volare sulla linea di scrimmage per segnare un TD, un Eric Dickerson che semplicemente buttava dentro tutte le marce e andava via lungo la sideline. E poi, qualche anno dopo, vedere un Emmitt Smith che spariva nel buco aperto dalla sua linea e si rimaterializzava venti yard più avanti o vedere un Barry Sanders fare sul campo quello che poteva fare Michelangelo con un pennello e una tavolozza di colori. Fino ad arrivare ai nostri giorni con un Derrick Henry che praticamente si ferma ad aspettare il prossimo difensore da maltrattare durante una corsa da 99 yard o un Saquon Barkley che fa crollare lo stadio con il leggendario “reverse hurdle” contro i Jaguars.

Saquon Barkley fa venire giù lo stadio…

E tutto questo perché siamo comunque troppo giovani per l’alone leggendario delle Power Sweep dei Packers di Lombardi, o per le corse in cui Jim Brown pareva l’unico adulto in un mondo di ragazzini…
Qui siamo appunto alla componente emotiva del ruolo, perché l’importanza tecnica è fuori discussione. Squadre che corrono bene danno ossigeno alla loro difesa e controllano tempo e avversari. Anche in una lega dichiaratamente “pass happy” come la NFL attuale, è impensabile creare un attacco di successo usando solo una dimensione del gioco.

Insomma questo ruolo, per quanto possa esprimere talento a volte solo per periodi corti, è uno di quelli che continua ad affascinarci e a farci saltare sulla poltrona come poche altre cose.

Allora ci divertiamo un po’ a definire quella che potrebbe essere la composizione di un ipotetico Mount Rushmore dei Running Back, sperando di non urtare la suscettibilità e la passione sportiva di nessuno. L’unico rimpianto che abbiamo è Bo Jackson e non dobbiamo spiegarvi il motivo.

Bo Jackson. Un infortunio ce lo ha tolto troppo presto

Mettiamo da subito le carte in tavola.
Mount Rushmore significa, come per i presidenti, individuare i quattro nomi più importanti nella storia del ruolo. Qui l’impresa sembrerebbe relativamente facile, perché pare difficile trovare qualcosa di diverso da Jim Brown, Barry Sanders, Emmitt Smith e Walter Payton. A rigor di logica, tirando dentro Jim Brown dovremmo cominciare a pesare la storia del ruolo proprio a partire da Bronko Nagurski, ma non siamo così culturalmente attrezzati e il rischio di addentrarci in periodi per cui non è facile rintracciare dati oggettivi sconsiglia l’impresa. Ma per rendere omaggio alla nostra passionaccia per le statistiche, rendiamo subito noto che se fissiamo la soglia delle diecimila yard come requisito minimo per entrare nella discussione, il numero di giocatori che hanno nel motore lo stesso chilometraggio di un glorioso pullman Greyhound è di trentadue. Quindi, prima di passare a sezionare i Jedi Master del ruolo, sotto con le menzioni d’onore!

  • Frank Gore, cinque squadre, sedicimila yard esatte e dopo quindici anni di NFL ha iniziato a fare il pugile…
  • Adrian Peterson e OJ Simpson: qui preferiamo semplicemente ricordare i due meravigliosi talenti espressi in campo.
  • Eric Dickerson, Curtis Martin, Marshall Faulk e Ladainian Tomlinson, un mix di eleganza ed esplosività con pochi eguali
  • Derrick Henry e Tony Dorsett, gli unici due runner a mettere a segno un touchdown su una corsa di NOVANTANOVE yard, Dorsett anche con un uomo in meno in campo…
  • Marcus Allen, Franco Harris, Ottis Anderson e John Riggins, tutti MVP di un Super Bowl (come Emmitt Smith)
  • Marshawn Lynch e Ricky Williams, due grandi con le loro particolarità caratteriali ma assolutamente punitivi in campo…

Insomma, non possiamo elencarli tutti proprio perché ora ci tuffiamo nell’analisi dei quattro grandi e cercheremo, con l’aiuto dei numeri, di mettere in prospettiva l’enorme contributo che hanno dato alle loro squadre e al gioco.
Concentriamoci dunque sui magnifici quattro, senza altri indugi, e cerchiamo di capire come stilare una classifica, in qualche modo.

Riconoscimenti in carriera

Togliamo subito i dati più facili da trovare: se da una parte Emmitt Smith e Walter Payton possono fregiarsi del titolo di campioni NFL (tre volte Smith, una Payton), Jim Brown vinse da dominatore il campionato NFL del 1964 correndo 114 yards in una vittoria per 27-0 dei Browns sui Baltimore Colts. Barry Sanders in tutta la sua carriera ha vinto solamente un divisional (contro i Cowboys nel 1991), mettendo a segno uno fra i suoi TD più famosi (sette difensori mandati a vuoto o fatti collidere tra loro…)
Fra i quattro, solamente Sanders e Brown hanno avuto almeno una designazione al ProBowl o come All-Pro (prima o seconda squadra) in ogni anno della loro carriera.
Una fredda enumerazione infatti dice quanto segue (notare che le due designazioni possono anche verificarsi nello stesso anno)

  • Jim Brown: nove stagioni, nove Probowl, otto volte All-Pro-1stTeam, tre volte MVP
  • Barry Sanders: dieci stagioni, dieci ProBowl, sei volte All-Pro-1stTeam, una volta MVP, OROY
  • Emmitt Smith: quindici stagioni, otto ProBowl, quattro All-Pro-1stTeam, una volta MVP, OROY
  • Walter Payton: tredici stagioni, nove ProBowl, cinque volte All-Pro-1stTeam, una volta MVP, OROY

Va da sé che per ognuno di questi signori a Canton hanno dovuto tirar su una nuova ala negli edifici della Hall of Fame. Ed emerge chiaramente che il miglior decennio della storia della NFL per il gioco di corsa è stato senza pensarci quello degli anni Novanta. Smith e Sanders, troppo più forti di tutti, troppo amici per non rispettarsi in maniera viscerale.

Cantare e portare la croce

Ci siamo messi ad analizzare più da vicino i numeri prodotti in carriera dai quattro mostri sacri, per avere una idea dell’impatto che può avere la presenza a roster di giocatori così.
L’obiettivo non è quello di dire che uno è meglio dell’altro, rientriamo in un discorso troppo soggettivo da una parte oppure troppo legato ai numeri dall’altra. Ci sono aspetti nel gioco che non si possono quantificare: come spiegare il timore che incuteva la sola presenza di Jim Brown? Come definire l’imprevedibilità di Sanders? Come si può dare un peso alla continuità di Smith o all’esplosività di Payton?
Come disse saggiamente Emmitt Smith quando gli facevano notare che il record all-time per le yard corse sarebbe stato di Sanders, se non si fosse ritirato: “Tanto per quanto tu possa aver fatto in campo, è sempre troppo poco, no? E’ andata così, andiamo in pace”.

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Il primo numero che salta agli occhi è quella soglia psicologica che definisce la qualità della prestazione del runner: le mitiche cento yard a partita.
Le statistiche in carriera di questi quattro signori fanno letteralmente strabuzzare gli occhi

  • Jim Brown: 104,3 yard/partita, per 9 anni
  • Barry Sanders: 99,8 yard/partita, per 10 anni
  • Emmitt Smith: 81,2 yard/partita per 15 anni (penalizzanti i due ultimi anni ai Cardinals)
  • Walter Payton: 88 yard/partita per 13 anni

Per chiunque volesse discutere la presenza di Emmitt Smith fra i fab four, anticipiamo che non trova terreno fertile e lo spieghiamo con i numeri. Non metteremmo in discussione un normotipo di poco meno di 100 chili che è in cima alla classifica di tutti i tempi per le seguenti categorie:

  • Numero di portate in carriera: 4409
  • Yard guadagnate su corsa: 18355
  • Touchdown su corsa: 164
  • Numero di primi down: 1028
  • Tocchi (corse+ricezioni) dalla linea di scrimmage: 4924
  • In 17 partite di playoff: 1586 yds, 19 TD, 91 1stDowns

Non si può fargli una colpa per essere una delle molte armi a disposizione di una squadra imbottita di talenti, con una linea d’attacco magistrale, un gran fullback (Moose Johnston), un signor QB (Aikman) e ottimi ricevitori (Irvin e Harper, Novacek)

Anche Jim Brown e Walter Payton negli anni conclusivi delle loro carriere erano finalmente circondati da un contesto alla loro altezza. Brown vinse il suo unico titolo nel 1964 e si ritirò nel 1965, con i suoi Browns sconfitti in finale dai Packers di Lombardi, che stavano iniziando a costruire la loro leggenda.
Walter Payton vinse il suo unico titolo a due anni dal ritiro, dopo aver alzato costantemente il livello della sua squadra. Il titolo arrivò quando Buddy Ryan costruì la leggendaria 46 Defense, una delle più grandi di sempre.

L’unico che non ha quasi mai avuto un contesto alla sua altezza è stato Barry Sanders, una delle tante carriere penalizzate dalla militanza nei Lions (ci vengono in mente Megatron e Stafford…), che solo da poco hanno cominciato ad essere una organizzazione all’altezza.

Sanders ha giocato solo sei partite in postseason, vincendone solo una (contro Emmitt Smith) guadagnando sessantaquattro yard/partita contro una media globale di cento.

Ma ognuno di loro era veramente il motore del suo attacco. Il solo Smith, come già detto, aveva intorno quasi sempre un cast eccellente.

Continuiamo a dare i numeri che spiegano il loro apporto alla squadra, sempre riferendosi all’intera carriera e limitatamente alle corse:

  • Barry Sanders ha portato palla il 74% delle volte, ha guadagnato il 78% delle yard corse, realizzato il 63% dei TD su corsa (il 100% nel 1992!), ottenuto il 70% dei primi down
  • Jim Brown ha portato palla il 58% delle volte, ha guadagnato il 62% delle yard totali, realizzato il 65% dei TD su corsa. Non era rilevato il dato dei primi down
  • Emmitt Smith (Cardinals inclusi) ha portato il 62% dei palloni, guadagnato il 65% delle yard, realizzato il 68% dei TD e ottenuto il 62% dei primi down
  • Walter Payton ha portato il 52% sul totale, guadagnato il 54% delle yard totali, realizzato il 49% dei TD e ottenuto il 47% dei primi down (dato non rilevato per i primi tre anni di carriera).

Graficamente il loro contributo è ancora più evidente:

Numero di corse rispetto al totale di squadra
running back
Guadagno in yard sul totale di squadra
running back
Percentuale dei TD sul totale di squadra

Brutale sintesi:

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  • i Lions di Sanders erano una one-man-band, purtroppo per Barry
  • Payton e Brown erano meravigliose punte di diamante in squadre che sono cresciute con loro e hanno implementato anche un running-by-committee, pur in presenza di fuoriclasse di quel tipo
  • Emmitt Smith ha cementato in due annate medie con i Cardinals i numeri stratosferici che aveva accumulato con i Cowboys degli anni Novanta, una delle squadre più forti di sempre.

Stagioni da duemila yard, viste in prospettiva

Concludiamo la nostra chiacchierata a colpi di numeri dando un peso un po’ più “normalizzato” alle leggendarie stagioni da sogno, quelle poche e irripetibili stagioni dove il vostro runner infrange la soglia leggendaria delle duemila yard. Nessun giocatore per adesso lo ha fatto più di una volta, e solo i Titans in tutta la lega hanno avuto due runner oltre le duemila in stagione. Ma proviamo a dare un peso uniforme a tutte queste prestazioni, perché il numero di partite di regular season nel tempo è passato da quattordici per poi passare a 16 nel 1978 fino ad arrivare alle attuali diciassette a partire dal 2021. Ipotizzando quindi di mantenere come parametro le yard medie guadagnate a partita, avremo la seguente classifica

Giocatore Anno Partite Yards Media/Partita Avg_17
OJ Simpson 1973 14 2003 143 2432
Eric Dickerson 1984 16 2105 131,6 2236
Adrian Peterson 2012 16 2097 131 2228
Jamal Lewis 2003 16 2066 129,1 2195
Barry Sanders 1997 16 2053 128,3 2181
Derrick Henry 2020 16 2027 126,7 2154
Terrell Davis 1998 16 2008 125,5 2134
Chris Johnson 2006 16 2006 125,3 2131
Saquon Barkley 2024 17 2005 117,9 2005

Forse qui una rappresentazione grafica ci aiuta a capire meglio quanto il 1973 di OJ Simpson sia stata una stagione priva di senso per i comuni mortali. Se ragioniamo sulle diciassette partite attuali, la media delle stagioni da più di duemila yard è un valore pari a 2188 yard e spicci. Dal grafico sotto riportato emerge che cosa sarebbe stata una stagione da diciassette in cui Simpson fosse riuscito a tenere la media per partita che ebbe nel 1973. Quasi un glitch…

Stagioni da sogno: OJ Simpson – 1973: semplicemente di un altro pianeta
T.Shirt e tazze di Huddle Magazine Merchandising

Mauro Clementi

Curioso esempio di tifoso a polarità invertita: praticamente un lord inglese durante le partite della Roma, diventa un soggetto da Daspo non appena si trova ad assistere ad una partita di football. Ha da poco smesso lo stato di vedovanza da Marino. Viste le due squadre tifate, ha molta pazienza.

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