Le maglie ritirate nella NFL sono una delle cose più strane, affascinanti e profondamente americane che esistano nello sport professionistico. Perché a differenza di altri sport, il football vive continuamente in equilibrio tra memoria e necessità pratica. Un roster NFL non è composto da dodici uomini come nel basket o da venticinque come nel baseball: qui ci sono cinquantatre giocatori attivi, la practice squad, cambi continui dovuti a tagli, infortuni e acquisizioni in corsa. Inoltre ci sono vincoli di regolamento che legano ruoli e numeri di maglia.
E una tradizione che spesso pesa più delle vittorie stesse.
Se non avete mai ascoltato Chiacchiere e Numeri è arrivato il momento di farlo 😉
Eppure, nonostante tutto questo, alcune franchigie hanno deciso che certi numeri non potranno mai più essere toccati. Non importa quanto tempo passerà. Non importa quanto grande sarà il nuovo quarterback o quanto dominante sarà il nuovo pass rusher. Alcuni numeri vengono letteralmente separati dalla vita normale della squadra e assumono la dimensione di reliquie.
La NFL moderna conta circa tra centosessanta e centosettanta numeri ritirati ufficialmente. La media è di circa cinque numeri per squadra, ma la distribuzione è tutt’altro che bilanciata. Alcune organizzazioni hanno quasi trasformato il ritiro delle maglie in una forma d’arte, altre invece rifiutano completamente il concetto.
I Chicago Bears e i New York Giants guidano la classifica con quattordici numeri ritirati ciascuno. I San Francisco 49ers ne hanno dodici. Poi esiste l’estremo opposto: Dallas Cowboys, Las Vegas Raiders, Atlanta Falcons, Baltimore Ravens, Houston Texans e praticamente non ritirano numeri. Per i Texans aggiungiamo la clausola “per ora”, vista la giovane età della franchigia.
Qui già si capisce un aspetto fondamentale: il ritiro di una maglia non racconta solo il valore di un giocatore. Racconta soprattutto la personalità della franchigia.
I Bears, per esempio, vivono nel culto della storia. Chicago considera il football quasi una religione profana: freddo, difesa, running game, sofferenza e tradizione. Per questo motivo il #34 di Walter Payton non è semplicemente ritirato. È venerato. Come il #51 di Dick Butkus.
I Giants invece custodiscono il #56 di Lawrence Taylor come se fosse una reliquia nazionale. Taylor non è stato soltanto un linebacker dominante: ha cambiato il modo di costruire le squadre NFL. Prima di lui il ruolo di left tackle non aveva il peso economico e strategico che ha oggi, senza contare che ha creato il ruolo di edge nel periodo in cui nemmeno esisteva l’idea o la definizione e lui stesso era semplicemente catalogato come outside linebacker
I Green Bay Packers hanno una filosofia diversa ma altrettanto intensa. Ritirano pochi numeri, ma solo per figure praticamente divine nella loro cultura sportiva. Il #15 di Bart Starr, il #66 di Ray Nitschke e soprattutto il #92 di Reggie White raccontano epoche intere di football.
Reggie White è uno dei rarissimi giocatori con il numero ritirato da due franchigie: Eagles e Packers. A Philadelphia rappresentava la ferocia difensiva pura e la coppia costituita insieme al povero Jerome Brown era senza pensarci la più temuta della NFL. A Green Bay invece rappresentava la rinascita di una franchigia storica tornata improvvisamente grande negli anni Novanta.
I Dallas Cowboys rappresentano l’opposto filosofico. Nessuna maglia ritirata ufficialmente. Ma alcuni numeri sono culturalmente intoccabili. La maglia #88 è praticamente una dinastia vivente: Drew Pearson, Michael Irvin, Dez Bryant e oggi CeeDee Lamb: è quasi una investitura per il loro WR1.
I Pittsburgh Steelers invece hanno scelto una strada quasi aristocratica: pochissimi numeri ritirati, ma con un peso storico enorme. Joe Greene, Franco Harris, Ernie Stautner. Ogni numero ritirato sembra scolpito nel marmo. Forse manca il convitato di pietra, Terry Bradshaw. Il suo numero non è mai stato ufficialmente ritirato, ma dal suo ritiro nessuno ha mai neppure provato a rivestire quella maglia dopo uno così.
I Denver Broncos hanno vissuto una delle storie più affascinanti di sempre con il numero #18. Originariamente apparteneva a Frank Tripucka. Quando arrivò Peyton Manning, fu lo stesso Manning a telefonare a Tripucka per chiedere il permesso di utilizzare quel numero. Un dialogo tra due epoche del football.
I San Francisco 49ers sono invece il museo perfetto della dinastia moderna NFL. Joe Montana, Steve Young, Jerry Rice, Ronnie Lott. Ogni numero ritirato racconta la West Coast Offense e quarant’anni di football offensivo a volte oltre la soglia della poesia in movimento
I Miami Dolphins vivono nel mito assoluto del #13 di Dan Marino. Pur senza aver vinto il Super Bowl, Marino rimane la figura emotivamente più importante della storia della franchigia.
I New England Patriots rappresentano una situazione quasi unica. La dinastia Brady-Belichick ha prodotto così tanti simboli che la squadra si muove con cautela estrema sui ritiri ufficiali. Esistono numeri “fantasma”, praticamente non utilizzati pur senza un annuncio formale.
I Buffalo Bills custodiscono numeri legati a una delle storie più malinconiche dello sport americano: quattro Super Bowl consecutivi persi. Jim Kelly e Thurman Thomas sono diventati simboli eterni di grandezza incompleta.
I Kansas City Chiefs hanno invece trasformato il #58 di Derrick Thomas in qualcosa di quasi spirituale dopo la tragica morte del giocatore. Forse anche il povero Joe Delaney avrebbe meritato quel riconoscimento postumo, anche se la sua carriera è stata troppo breve.
I Minnesota Vikings sono una delle franchigie più poetiche e malinconiche della NFL: tantissimi campioni, pochissimi finali felici. I numeri ritirati rappresentano quasi una forma alternativa di immortalità.
I New Orleans Saints sono cambiati per sempre grazie a Drew Brees. Il suo numero è diventato il simbolo della rinascita sportiva ed emotiva della città dopo Katrina.
I Baltimore Ravens e gli Houston Texans sono franchigie più giovani, e proprio per questo il loro rapporto con i numeri ritirati è ancora in evoluzione. Ma il #52 di Ray Lewis a Baltimora sembra già appartenere all’eternità.
Esistono poi casi particolari e filosofici: numeri ritirati implicitamente, numeri congelati senza annuncio ufficiale, numeri condivisi tra generazioni diverse e perfino numeri “restituiti” temporaneamente, numeri prossimi al ritiro ma ufficialmente ancora vivi (il #54 e il #99 dei Dolphins, usati da due tizi anche imparentati fra loro e che si portano un anno esatto di differenza, solo per citare un esempio)
Numerologia dei numeri…
Ora tuffiamoci un po’ in curiosità di tipo numerico e statistico, altrimenti, lo sapete, non ci divertiamo…
La prima maglia ritirata ufficialmente risale al 1935 ed è la #1 dei New York Giants, indossata da Ray Flaherty, buon ricevitore/tight end e in seguito allenatore. Si dice che dobbiamo a lui l’invenzione di uno degli schemi più usati e abusati di oggi: lo screen pass. La maglia #1 dei Giants è stata la prima ritirata in assoluto per tutti gli sport professionistici maggiori, non solo per il football. Recentemente è stata tolta dalla teca dei ricordi per essere riassegnata al ricevitore Malik Nabers, anche perché (visto il numero di maglie ritirate) i Giants a breve sarebbero stati costretti a assegnare numeri a tre cifre, costanti numeriche, targhe automobilistiche…
L’ultima maglia ritirata è stata la #81 dei Washington Redskins (2025), indossata per più di un decennio dal grandissimo WR Art Monk.
Poi ci sono maglie del tutto particolari, come la #12 dei Seahawks, assegnata in via permanente alla loro rumorissima tifoseria.
Abbiamo anche scovato quattro “Unique Jersey”, ovvero maglie mai utilizzate prima da nessuno e onorate dai giocatori in tale misura da essere tolte subito dal pool dei numeri per i comuni mortali. Curiosamente tutte e quattro appartengono alle tre squadre della Florida, e due sono icone immortali dell’impresa più immortale di questo sport (vedere alla voce “Perfect Season”).
Questi i “Gronchi Rosa”:
- Miami Dolphins, #12 Bob Griese (QB, due volte campione NFL, Hall of Famer)
- Miami Dolphins, #39 Larry Csonka (RB, due volte campione, 1 MVP al SB)
- Tampa Bay Buccaneers, #63 LeeRoy Selmon (DE, primo giocatore scelto nella storia dei Buccaneers)
- Jacksonville Jaguars, #71 Tony Boselli (LT, primo giocatore scelto nella storia dei Jaguars)

Per una inezia, i Dolphins hanno rischiato di avere una terza “Unique Jersey”, che è la leggendaria #13. Il primo ad indossarla fu Jake Scott, safety della squadra perfetta e MVP del Super Bowl VII. Per il secondo e ultimo basta il nome: Dan Marino.
Per il premio “Pensiamoci bene” non possiamo non segnalare la #20 dei Detroit Lions, vestita nel tempo da tre leggende come Lem Barney (ottimo defensive back) Billy Sims (running back soprannaturale, prima scelta assoluta) e Barry Sanders (non serve altro). I Lions hanno deciso per un salomonico “trentatre, trentatre e trentatre”, come avrebbe detto Massimo Troisi e hanno definitivamente consegnato la maglia alla storia con una cerimonia congiunta al Ford Field il 26 novembre 2004
Ora siamo pronti per un po’ di numeri
Ecco la top ten delle squadre che ritirano maglie più spesso (e sono a rischio ri-assegnazione di alcuni numeri…).

In coda a questa classifica ci sono i Carolina Panthers, con la sola #51 del grande Sam Mills (ok, questi sono tutti grandi), il giocatore che durante la sua lotta contro la malattia inventò il Keep Pounding, che ancora oggi è praticamente il grido di battaglia della squadra di Charlotte. Hanno avuto anche Reggie White, ma forse il terzo ritiro di maglia per lo stesso giocatore sarebbe stato eccessivo.
Di seguito la classifica con tutte le squadre

Ecco quindi la top ten dei numeri di maglia ritirati il maggior numero di volte: non ci si aspettavano particolari sorprese, la mistica del #12 non è buttata lì tanto per. Ricordiamo che mancherebbero almeno Terry Bradshaw (chissà perché) e Ken Stabler (i Raiders non ritirano maglie)

Ricordiamo in questo caso il “condensato di talenti” con la #20 dei Lions
Passiamo quindi alla divisione per ruoli. Poca suspense anche qui. L’omino dietro al centro (cit.) non può non essere in cima a questa classifica. Accettabile, perché come dicevamo proprio con l’esempio di Drew Brees, questi giocatori a volte diventano il volto della franchigia e della città stessa e molto spesso i loro meriti vanno oltre il campo da gioco. E proprio per citare uno di questi esempi, attendiamo l’inevitabile ritiro della maglia #99 di uno come JJ Watt, perché lo merita tutto.

Inoltre può essere interessante vedere come è la distribuzione delle maglie ritirate per ruolo e squadra

Conclusioni
La mistica intorno ai numeri di maglia è quella che riporta ognuno di noi alla dimensione fanciullesca dello sport, a quella spinta primordiale che ci porta a ricordare con nostalgia la nostra prima volta allo stadio, la prima volta che abbiamo capito cosa vuol dire tifare forte, oltre la ragione. Fidatevi, nessuno di noi è escluso da questo ragionamento e la foto di quel bambino paffutello col giubbotto dei Niners e con la faccia incredula per la vittoria nel Championship del 1981 tenuto per mano dalla mamma sta lì a testimoniarlo. Quel bambino è ancora con noi, si chiama Thomas Patrick Edward Brady, noi lo conosciamo come Tom. Anche lui avrà avuto la sua maglia preferita, prima di diventare forse il simbolo più identificabile delle generazioni di campioni NFL di quest’epoca. Chiaramente la sua #12 non può non essere stata consegnata alla storia da parte dei Patriots.

La NFL moderna ha iniziato a capire che ritirare troppe maglie può creare problemi logistici reali. I roster sono enormi, le regole sui numeri negli ultimi anni hanno introdotto più variazioni, spesso complesse. E le cifre disponibili non infinite.
Eppure, nonostante tutto questo pragmatismo, il football continua ad avere bisogno di simboli.
Perché una maglia ritirata NFL non parla davvero solo di un numero. Parla di fantasmi. Parla di città. Parla di epoche. Parla di identità.
E soprattutto parla del desiderio disperato di una franchigia di dire:
“nessuno sarà mai più lui.”
Ah, dimenticavamo…
Di solito siamo abbastanza gelosi dei nostri dataset, che richiedono tempo e cura.
Ma stavolta vogliamo fare una eccezione. Se volete, potete scaricare qui il companion con la lista delle maglie ritirate (fonti: Pro Football Reference e il sito ufficiale della Pro Football Hall of Fame).




