Delirio a Las Vegas (Miami Dolphins vs Las Vegas Raiders 26-25)

Non è una stagione normale, lo abbiamo detto e visto più volte. Cercare quindi partite che si svolgano nell’alveo della normalità non è impresa agevole e l’anticipo di Week 16 giocato nel meraviglioso Allegiant Stadium di Las Vegas non fa eccezione. Le speranze di postseason dei Raiders attaccate praticamente solo alla matematica, i Dolphins con la voglia di restare padroni del proprio destino, sempre secondo l’inattaccabile mantra “Win and you’re in”.

La partita è tutto fuor che pirotecnica per 50 dei 60 minuti effettivi, perchè i Raiders guadagnano terreno con buona regolarità ma non riusciranno a convertire un singolo terzo down, i Dolphins restano sempre attaccati nel punteggio, più per merito di difesa e special team che non dell’attacco. Vista la difficoltà a fare qualcosa che vada un po’ fuori dal manuale, che permetta guadagni migliori anche prendendo qualche rischio in più, sul 16-13 per i Raiders Flores toglie dal campo un Tagovailoa forse un po’ troppo “rookie” vista l’occasione e si affida all’esperienza, alla voglia e al pelo sullo stomaco dell’eterno Fitzpatrick. Qui comincia letteralmente un’altra partita. Il veteranissimo dà una dimensione diversa all’attacco dei Dolphins, riuscendo a coinvolgere di più e meglio Ford e soprattutto Gesicki. Il field goal del pareggio dà la palla a Carr con 4 minuti e poco più sul cronometro. Su un secondo e venti Carr scappa dalla pressione (come sempre onesta) della front seven di Miami e riesce a pescare profondissimo Nelson Agholor (a Philadelphia forse qualche domanda se la fanno…), che approfitta di una copertura diciamo non ottimale di un Byron Jones in evidente difficoltà, manda a spasso McCain e conclude in TD una ricezione di 85 yard. Carlson manda largo l’extra point. Che sarà mai, uno pensa…
I Dolphins reagiscono praticamente subito, forse “troppo subito”, perchè dopo un lancio nel corto raggio, Fitz pesca Gaskin che approfitta di due blocchi eccellenti di Gesicki e Shaheen, infila la sideline e scarica tutte le marce guadagnando 59 yard. La trasformazione di Sanders porta i Dolphins sopra di uno, con circa tre minuti di tempo rimasti.

Una partita vissuta quasi sbadigliando fino al 16-16 si trasforma in un remake di Italia-Germania 1970, con i dovuti paragoni. Un ispiratissimo Carr va di nuovo per il big play verso Agholor, il contatto di Byron Jones sul paraspalle c’è, vola la flag. I Raiders hanno palla a poche yard dalla goal line avversaria, cominciano a gestire il tempo come di solito si fa in questi casi. Corsa corsa corsa, Jacobs “si siede” sulle due yard, i Dolphins hanno finito i timeout. Entra Carlson e mette il field goal del 25-23, lasciando ai ragazzi di Flores la miseria di 19 secondi per le residue speranze di una vittoria che vorrebbe dire tanto ma non tutto.
Titoli di coda? Fitzpatrick non la pensa così. Tre (chiamiamoli) ricevitori a destra, il solo Hollins a sinistra. La linea tiene, Fitz manda in aria un arcobaleno verso Hollins e in contemporanea va in onda il suicidio dei padroni di casa. Hollins in sostanza è aperto fra corner (che lo molla troppo presto) e safety (che non lo raddoppia) e riceve un passaggio di 34 yard: nel momento del lancio la testa di Fitzpatrick ha una torsione del tutto innaturale perchè Arnette, in blitz, aggancia con tre dita la facemask del QB avversario, e l’inevitabile flag regala altre 15 yard all’attacco dei Dolphins, che in un  unico gioco parte dalle proprie 25 e arriva alle 26 avversarie. Un incompleto e poi “Sanders time”. A cinque secondi dalla fine il kicker dei Dolphins manda davvero i titoli di coda, perchè al momento del kickoff il cronometro dice che manca solo un secondo. Fejedelem si porta via l’ultima palla, le residue speranze di playoff dei Raiders e porta a 21 la striscia di partite in cui i Dolphins generano almeno un turnover.

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Las Vegas Raiders

Cosa è successo alla squadra che in due partite contro i Chiefs ha portato a casa una vittoria e una sconfitta di misura? Dov’è la squadra che ha vinto senza discussioni a Cleveland? I Raiders della seconda parte di stagione sono un controsenso in casco e paraspalle. In attacco debordano talento: Carr è sempre nell’elite del ruolo, Josh Jacobs ci sta entrando, Ruggs azzerato ma perchè aveva addosso tale Xavien Howard, Agholor e Waller due alieni (soprattutto il secondo, che ha cementato la miglior terna di partite per un tight end nella storia della NFL). La difesa sembra non esserci più di testa che come nomi, perchè la linea difensiva fa il suo. Concedono troppo sulle corse e concedono nel momento sbagliato sui lanci, e lì andiamo ad affrontare il discorso sulla concentrazione, sulla gestione di tempo e terreno, insomma su tutto quello che riguarda il coaching staff. Sarebbe ingeneroso giudicare il lavoro di Gruden solo dagli ultimi minuti, anche perchè come si dice sempre il senno di poi è una scienza esatta. Ma la sensazione che la gestione del tempo alla fine fosse migliorabile ci sta, come pure ci sta l’idea che con un TD la difficoltà che si lasciava ad un attacco avversario non irresistibile sarebbe stata maggiore rispetto al semplice “raggio da field goal”. Ma bisogna porsi delle domande, perchè se la “formattazione” della squadra avvenuta ormai tre anni fa doveva produrre risultati, questi ancora sembrano lontani.

Miami Dolphins

Ormai la tifoseria dei Dolphins si sta abituando più o meno a tutto. Dalla bella vittoria a San Francisco, a quella spettacolare contro Arizona, a qualche altra prova in cui difesa e special team tengono a galla un attacco che stenta, per infortuni e per inesperienza. Non ha senso ormai discutere la titolarità di Tagovailoa, ma il punto è che, incredibile dictu, è un rookie e si sta comportando da rookie. Il suo unico punto debole è la ricerca spasmodica della lettura “pulita” e spesso in NFL non hai tempo per questo e un rookie deve impararlo. Il concetto che passa chiaro e forte in queste situazioni è che questa non è la squadra di Tua o la squadra di Fitz. Questa è la squadra di Flores, che decide e si assume la responsabilità delle sue decisioni. Tua sta mostrando la vocazione da chirurgo che era già nota dai tempi dei Crimson Tide, ma a volte serve la garra del veterano e per questi casi difficile trovare figure migliori della barba più amata di Miami. La difesa ha come al solito fatto un buon lavoro, tenendo a zero sui terzi down un attacco notevole e fermando anche un quarto e uno. Da valutare l’entità dell’infortunio di Elandon Roberts. Byron Jones in sofferenza contro Agholor, ma sa che deve metterlo in preventivo perchè ultimamente non sembra una buona idea andare a sfidare il suo pariruolo col numero 25 (chiedere a Mahomes, fra i tanti). Miami ha problemi conclamati sui tight end che ricevono (Waller è stato un mal di testa per tutta la partita), ma nel complesso la difesa è quella di una squadra da playoff, come pure gli special team: spettacolare la conversione da formazione di punt di Fejedelem, Sanders sempre iperaffidabile.
Le conclusioni sono due… forse antitetiche
La notizia buona: Win and you’re in
Quella meno buona: prossima fermata Buffalo

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Mauro Clementi

Curioso esempio di tifoso a polarità invertita: praticamente un lord inglese durante le partite della Roma, diventa un soggetto da Daspo non appena si trova ad assistere ad una partita di football. Ha da poco smesso lo stato di vedovanza da Marino. Viste le due squadre tifate, ha molta pazienza.

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Un Commento

  1. Dunquedunque,com’è possibile che Marinelli in meno di due weeks abbia messo in campo una difesa per lunghi tratti neanche lontanissima parente di quella vista in questi ultimi anni ?
    o Miami conoscendola,ma chi oramai non la conosce nella lega,l’ha snobbata rischiando la figuraccia,oppure in questi ultimi anni c’è stato un d.c. (Guenther) che,sistematicamente ed indipendentemente dai giocatori a disposizione,non c’ha capito una mazza.

    Detto questo,credo che la partita fosse ‘segnata’ ancor prima del calcio d’inizio con tutto ed
    il contrario di tutto negli ultimi quattro drive :
    1)Carlson che sbaglia l’addizionale
    2)la scelta (anche giusta in quel momento) di non forzare la meta (che,come il rigore nel calcio,comunque la devi segnare e nella red zone c’erano già stati problemi in merito e non solo l’altra sera) ma lasciando in effetti poco sul cronometro
    e,soprattutto,
    3) Fitzpatrick che centra il ricevitore in quel modo https://www.youtube.com/watch?v=2suPNTUYfwM roba da…non sò cosa!!!
    4) il timing con cui è riaffiorata la suddetta di lungo corso tragica difesa : PRIMA con McMillan che sbaglia il placcaggio su Gaskin che va in meta con una secondaria in bambola,DOPO con una stupida penalità di Key ed il lasciare metri quadri al ricevitore di turno in profondità.
    meglio perdere di 30 e passa punti anziché così.
    E meno male che non era uno spareggio da dentro o fuori,altrimenti vaselina a tonnellate.
    più che delirio,Del Rio a Las Vegas 😉
    (altra nottata buttata via).
    di nuovo buon ’21.

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