New Mexico State: underdog dinasty

Lontano dalle luci della ribalta della Top25, dalle discussioni su Georgia e Ohio State e su chi dovrebbe essere al numero 1, lontano dagli stadi gremiti, dalle entrate spettacolari e scenografiche e da tutto quello che interessa l’appassionato medio di college football ma pur sempre in FBS, c’è un posto sperduto nel nulla, ai confini sudoccidentali del paese, dove si sta facendo la storia. Stretta tra il confine con il Messico ed il Texas, quasi sulle rive del mitico Rio Grande, all’incrocio tra la I-10 e la I-25 nell’angolino in basso a destra del New Mexico, troviamo Las Cruces, dove risiede il corpo principale e la sede centrale dell’Università Statale, altrimenti conosciuta come New Mexico State University (da qui in poi NMSU).

NMSU è uno dei programmi di football più antichi della NCAA, avendo iniziato la propria attività nel 1893, quando la stagione del football consisteva nella sfida con la rivale di sempre New Mexico University situata nella più ricca e famosa Albuquerque, 230 miglia più a nord, all’incrocio con la mitica Route 66.
Fino alla Seconda Guerra Mondiale, il programma di football di NMSU era uno dei più vincenti degli USA, finendo per totalizzare 31 stagioni vincenti nei primi 44 anni di esistenza, fino al 1938. Poi, il tracollo.
Una sola stagione vincente (1959) negli anni ’50, una sorta di rinascita negli anni ’60 con sei stagioni vincenti su dieci, poi una (1978) negli anni ’70, nessuna negli anni ’80, due (1992 e 1999) negli anni ’90, una (2002) negli anni ’00 del nuovo secolo, una (2017) negli anni ’10) ed una (2022 (negli anni ’20) a cui si va ad aggiungere la stagione 2023 che sarà sicuramente vincente, avendo raggiunto la vetta delle sette vittorie in stagione, per un totale di 15 stagioni vincenti negli ultimi 80 anni di storia.
Proprio queste sette vittorie daranno il diritto a NMSU di disputare uno dei Bowl di dicembre/gennaio per il secondo anno consecutivo, fatto che non si verificava dal 1959-1960, quando gli Aggies disputarono (e vinsero) il Sun Bowl per due anni consecutivi.

Il rapporto tra NMSU ed i Bowl, pur essendo un evento raro, è sempre un evento positivo. Dopo aver pareggiato il primo Sun Bowl nel 1935 con Hardin-Simmons, NMSU ha vinto i due del 1959 e 1960 contro North Texas State e Utah State. Tornati ad un bowl nel 2017 dopo 57 anni di attesa, gli Aggies vinsero in overtime L’Ariznoa Bowl ancora contro Utah State.
È poi dello scorso anno la vittoria su Bowling Green nel Quick Lane Bowl a Detroit, che la lasciato agli Aggies un bottino di 4 vittorie ed un pareggio nei cinque bowl disputati.
Con la vittoria, molto sofferta, contro Middle Tennessee di sabato 4 novembre, NMSU ha raggiunto il tetto delle sette vittorie che gli garantisce il diritto a disputare uno dei mille Bowl in programma a fine stagione.
Gli uomini dietro questa svolta sono due. Innanzitutto coach Jerry Kill, ma non è possibile fare a meno di menzionare il gran lavoro svolto dall’Athletic Director Mario Moccia, che ha letteralmente rivoltato come un calzino l’organizzazione degli Aggies. Ma andiamo per gradi.
Moccia arriva a Las Cruces nel novembre del 2014, dopo aver servito come Assistente dell’Athletic Director dal 1993 al 1998 subito dopo la laurea, conseguita proprio a NMSU, dove è stato anche un ottimo giocatore di baseball.

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Fin da subito il programma sportivo prende un impulso positivo in generale, con la squadra di basket e quella di baseball che ottengono risultati importanti. Per il football, Moccia si ritrova Doug Martin come Head Coach. Il sodalizio dura, tra alti e bassi, fino al 2021 quando Martin, nonostante la vittoria nel Bowl del 2017, viene licenziato perchè i risultati, oltre a quella singola stagione vittoriosa, stentano ad arrivare, e soprattutto la politica di recruiting di Martin, che pesca a piene mani dai Junior College e non va al di là delle high school di New Mexico, Texas e Arizona, viene considerata non adatta a costruire un programma vincente. Alla fine della stagione 2021, Moccia dà il benservito a Martin, il quale la prende malissimo, monta polemiche su polemiche e lascia gli Aggies praticamente senza un recruiting per la stagione successiva. Per sostituire Martin, Moccia chiama Jerry Kill, un coach dal ruolino di marcia decisamente vincente, specializzato nel trasformare programmi perdenti in vincenti e raddrizzare situazioni disperate.
E quale situazione può essere più disperata di quella di un programma ormai stabilmente nelle posizioni oltre il 120 dei ranking NCAA, che non ha una lettera di intenti da alcun giocatore per la stagione 2022 ed il periodo di recruiting è praticamente terminato?

Nonostante tutto, Kill riesce a mettere assieme una squadra decente, pescando anche piccole gemme come il quarterback Diego Pavia, prelevato dal New Mexico Military Institute. Pavia dividerà il tempo in campo con il junior Gavin Frakes, ma è evidente fin da subito chi sia il migliore tra i due. Dopo un inizio pessimo (1-5) gli Aggies vincono cinque delle ultime sei partite, mettendo Pavia titolare fin dall’inizio, e ne vincono una settima organizzata per l’occasione in quanto la prevista partita con San Josè state viene annullata per la morte di un giocatore degli Spartans il giorno prima dell’incontro. La squadra nata dal nulla, con gli scarti rimasti dal recruiting nazionale, vola a Detroit e vince con autorevolezza il Quick Lane Bowl contro Bowling Green.
Al suo arrivo coach Kill si era dato un orizzonte temporale di quattro anni per costruire un’ossatura competitiva ed instaurare un sistema di recruiting sostenibile nel tempo. Dopo una sola stagione, con tre quarti della squadra non reclutata da lui ed il restante quarto reclutata con mezzi di fortuna, Kill mette già in bacheca un trofeo.
Per la stagione 2023, Moccia riporta NMSU all’interno di una conference (la C-USA) dopo sette anni da indipendente, e Kill inizia a costruire un attacco intorno alla figura di Diego Pavia, promosso a titolare a tempo pieno, che è ancora Junior, e può garantire ancora una stagione nel 2024, ed intanto allarga il recruiting a Colorado, California, Nevada, Michigan, Utah, Missouri, Oklahoma, Minnesota e Kentucky, assicurandosi una classe di freshmen che promette molto bene, mentre i sophomore cominciano a dare il loro contributo, come Buddha Peleti e Kayshuan Elliot in difesa e Jonathan Brady in attacco.

La vittoria con Middle Tennessee non solo porta NMSU ad un Bowl per il secondo anno consecutivo, ma è anche la quinta vittoria di fila in conference, una cosa mai accaduta nella storia degli Aggies.
Che Moccia abbia azzeccato la scelta e coach Kill abbia completamente rivoltato un programma agonizzante mettendo un circoletto rosso su Las Cruces nella mappa del football universitario, è ormai fuori di dubbio, ed il lavoro fatto in questi anni da Moccia, riportando la scuola in una conference dopo alcuni anni da Independent duri e difficoltosi, e valorizzando il football in una scuola fortemente orientata verso il basket ed il baseball, che hanno avuto risultati migliori negli ultimi quarant’anni, è stato fondamentale per ricominciare a far parlare di New Mexico State University non più, o non solo, per le strisce di sconfitte o di stagioni perdenti, ma anche di un programma che sforna giocatori interessanti, attira finalmente pubblico sugli spalti e che ha riportato entusiasmo in una comunità depressa per gli scarsissimi risultati ottenuti nel nuovo secolo (ed anche prima).

Mancano ancora tre partite alla fine della stagione, e tolta quella con Auburn, probabilmente proibitiva, anche se con la squadra di Kill non si può mai dire, le altre due sono assolutamente abbordabili, e gli Aggies si giocheranno l’accesso al Conference Championship con Jacksonville State. Un altro traguardo raggiunto con almeno due anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia.
A Las Cruces, sostengono gli slogan pubblicitari, c’è il sole 350 giorni l’anno, ma siamo certi che la coppia Moccia/Kill sta lavorando alacremente per portare il sole anche nei restanti 15.
Finalmente a Las Cruces si può iniziare a ragionare per il futuro, invece di guardare stagione per stagione i risultati che arrivano. L’obiettivo di uscire dalla zona ranking a tre cifre potrebbe essere già raggiunto alla fine di questa stagione, ovviamente in anticipo sui tempi.

Massimo Foglio

Segue il football dal 1980 e non pensa nemmeno lontanamente a smettere di farlo. Che sia giocato, guardato, parlato o raccontato poco importa: non c'è mai abbastanza football per soddisfare la sua sete. Se poi parliamo di storia e statistiche, possiamo fare nottata. Siete avvertiti.

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