Il riassunto di week 12 della NCAA 2023

Manca solo una settimana alla fine della regular season NCAA e, se da un lato è vero che ancora tutto può succedere, dall’altro abbiamo già più di un verdetto, che l’ultima settimana – e l’offseason – non potranno cambiare. Cosa ci ha insegnato questa week 12? Rispondiamo, ripercorrendo la giornata di college football.

Punto 1. Georgia è la squadra più forte della nazione, ancora una volta. Ha mostrato qualche debolezza nella parte iniziale della stagione, ma con il passare delle giornate la difesa è salita di livello e l’attacco ha trovato il suo ritmo, riuscendo a diminuire via via la propria dipendenza da Brock Bowers. Carson Beck si è fatto un nome giocando giornata dopo giornata sempre con maggiore convinzione e sbagliando davvero il minimo, rendendo legittima la domanda “tornerà ad Athens l’anno prossimo o andrà al Draft?”. Andare al Neyland Stadium e dominare Tennessee 38-10 senza che la partita abbia sostanzialmente mai avuto una storia non è da sottovalutare.

Punto 2. La Pac-12 merita una squadra ai Playoff. Washington è andata a Corvallis, sul campo degli Oregon State Beavers (con record 9-2) da sfavorita e ha vinto una partita come forse credevamo non potesse fare. Michael Penix Jr e Rome Odunze hanno dominato il primo tempo, ma quando nella ripresa i Beavers hanno alzato la pressione sul QB Husky e l’attacco ha stentato a produrre yard è stata la difesa a salire in cattedra e a portare gli stop e i turnover necessari per portare a casa il 22-20 finale. Resta un’ottima stagione per DJ Uiagalelei e compagni, attesi la settimana prossima da un’altra sfida probante, contro i cugini di Eugene. Oregon, appunto. Probabilmente assieme a Georgia e ad Alabama la miglior squadra del college football nella seconda metà di stagione. Battere Arizona State non era un’impresa ma farlo segnando 7 touchdown, con un Bo Nix da 404 yard e 6TD senza turnover lo è, eccome. L’attesa è tanta per il Championship game.

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Punto 3. L’unico obiettivo di LSU è far vincere l’Heisman a Jayden Daniels. Dopo la prestazione monstre della scorsa settimana, si è ripetuto segnando tutti e 8 i TD con cui i Tigers hanno battuto 56-14 Georgia State. 6 su passaggio, 2 su corsa. Ha giocato tutti gli snap di una partita senza storia, per mettere su numeri che potrebbero aiutarlo a sollevare la statuetta a New York nei primi giorni del nuovo anno. Complimenti a lui, e tattica assolutamente rispettabile per Brian Kelly, che oltre a voler fare un favore al suo giocatore simbolo di questo biennio è convinto che un Heisman Trophy possa aiutarlo nel recruiting.

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Punto 4. Florida State ha probabilmente perso l’opportunità di diventare campione nazionale. È ancora imbattuta, ma la sfortuna ha deciso di abbattersi su Jordan Travis proprio nella sua Senior Night al Doak-Campbell Stadium. Il QB dei Seminoles si è spaccato una gamba come purtroppo a volte accade in questo sport, a causa di un tackle un po’ basso per arrestare un suo scramble. Trasportato in ospedale sta bene e verrà presto operato, ma è indubbio che questo ridurrà di molto le quotazioni dei ‘Noles ai Playoff – qualora dovessero arrivarci, perché superare Louisville all’ACC Championship Game sarà, adesso, più difficile.

Punto 5. Due quasi omonimi potrebbero contendersi il titolo di Coach of the Year. Parlo di Jeff Brohm, capo allenatore dei Louisville Cardinals, che nel weekend hanno battuto 38-31 Miami assicurandosi un posto al Championship Game, e di David Braun, allenatore – confermato anche per la prossima stagione – di Northwestern: l’ateneo di Evanston sembrava destinato ad una stagione di transizione, e invece, quello che doveva solamente essere un traghettatore, ha portato una squadra che arrivava da una stagione da 1-11 e da una bufera estiva a giorsi un bowl, grazie alla 6° vittoria stagionale arrivata ai danni di Purdue, 23-15. PS: Nella contesa è giusto inserire anche Jedd Fisch, che ha portato Arizona ad 8 vittorie battendo Utah 42-18, grandissima stagione per gli Wildcats il cui futuro sembra lucente.

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Punto 6. Probabilmente nella City of Angels c’è l’allenatore sbagliato sulla hot seat. I rumors di un possibile licenziamento di Chip Kelly da UCLA nell’ultima settimana sono stati insistenti, ma la sua squadra ha risposto il sabato con una vittoria piuttosto sonora nella stracittadina: il 38-20 che i Bruins hanno rifilato a domicilio ai Trojans non è detto che basti per salvare la panchina di Kelly, ma sicuramente dovrebbe iniziare a far porre qualche interrogativo sulla scelta di Lincoln Riley di USC. La sua panchina non è in discussione, ma è chiaro che dopo 2 stagioni, con il miglior QB della nazione sotto il centro una marea di contratti NIL dispensati per far approdare nel Sud della California alcuni dei migliori giocatori, non solo offensivi, della nazione, le richieste erano altre. Il 7-5 di quest’anno è davvero troppo poco per reputare sufficiente il lavoro dell’ex coach di Oklahoma, che sarà posto di fronte al test BigTen l’anno prossimo, che sarà decisivo per il suo futuro.

Punto 7. “Never understimate the heart of a champion”. Lo abbiamo sentito tante volte, anche a sproposito, e forse questa è una di quelle. Ma la stagione di Clemson è l’ennesima riprova di questo detto molto americano. Quando messa con le spalle al muro, quando prossima al tracollo e vicina ad una debacle che avrebbe potuto avere ripercussioni anche a lungo periodo, la squadra di Dabo Swinney si è compattata e ha vinto 3 partite di fila, due delle quali contro squadre all’interno del ranking ufficiale (l’ultima, sabato, con un 31-20 vs UNC). Questo non basterà comunque a rendere sufficiente la stagione dei Tigers, ma ripulisce un po’ l’aspetto generale di essa.

Punto 8. Colorado è stata la più grande allucinazione collettiva dell’ultimo decennio. Chi segue il college football più assiduamente e si crea un pensiero critico a riguardo (specialmente se è ascoltatore di Scusate il College Football) probabilmente ha vissuto questa enorme allucinazione con disincanto e quasi con stupore. La squadra di coach Prime ha rubato le scene e attirato su di sé gli occhi di tutti nelle prime 3 settimane di gioco, ma dalla sveglia arrivata nella sfida contro Oregon le cose hanno iniziato ad “andare verso Sud”, come direbbero loro. Niente di drammatico, per l’amor di Dio, e chi ci ascolta lo sa, una stagione da 4 vittorie è già più che sufficiente vista qual era la base di partenza, ma la sconfitta di venerdì notte per 56-14 (!) contro una Washington State che arrivava da 6 (!!) sconfitte consecutive non è un bel segnale per l’offseason. Archiviato l’anno ne riparleremo l’anno prossimo, quando l’asticella settata dalla stagione precedente sarà un po’ più alta rispetto all’inizio della stagione attuale, e migliorarsi sarà più difficile.

Punto 9. Michigan potrebbe avere un problema anche in campo e non solo fuori. J.J. McCarthy nelle ultime uscite è stato altamente discontinuo e quasi limitante per l’attacco dei Wolverines, che sono riusciti a battere una modesta Maryland in trasferta grazie alle uniche due costanti della loro stagione: la difesa – specialmente la secondaria, aggressiva e sempre sul pezzo – e il running game – dominato dalla O Line e concretizzato dal duo Blake Corum – Donovan Edwards. Il conservativo play calling di Sherron Moore sembra tarpare le ali ad un QB ancora in rampa di lancio e che sembra aver perso la sicurezza della scorsa stagione. Per ora è sempre bastato, ma la prossima settimana ad Ann Arbor arrivano i Buckeyes e servirà dell’altro. Da segnalare la vittoria numero 1000 della storia di Michigan, un bel traguardo che non potrà essere festeggiato troppo perché arriva proprio in Quella settimana, nella settimana di The Game.

Punto 10. Due grandi sconfitti della stagione sono Billy Napier e Hugh Freeze. Il primo è al secondo anno sulla panchina di Florida e non ha prodotto ad ora alcunché di positivo: 5-6 il suo record, dopo la sconfitta contro l’ottima Missouri di Elijah Drinkwitz. Per Freeze è il primo anno dopo il rientro nel “football che conta” ed è stato luci ed ombre. La valutazione del suo lavoro andrà fatta tra almeno 1 anno, ma la sconfitta di sabato per 31-10 contro New Mexico State non è un buon segnale: una partita casalinga nella quale i suoi Tigers erano favoriti di 3 touchdown e il pronostico è stato totalmente invertito.

Prima di chiudere qualche altro risultato in breve:

In ACC Vriginia batte Duke 30-27, Wake Forest perde in casa di Notre Dame 45-7, mentre NC State batte Virginia Tech 35-28. In BigXII vincono Oklahoma, Oklahoma State, West Virginia, TCU e Texas Tech, mentre in BigTen vanno segnalate le vittorie di Michigan State (24-21 vs Indiana), che torna alla vittoria dopo un tempo che è parso interminabile, Iowa, che con la vittoria per 15-13 su Illinois si è assicurata il posto al BigTen Championship Game, e Wisconsin (24-17 all’OT vs. Nebraska). Vittorie facili sia per Ohio State che per Penn State.

Detto tutto della Pac-12, in SEC l’unica partita competitiva è stata, oltre a Florida Missouri, quella tra Kentucky e South Carolina, conclusasi con la vittoria dei Gamecocks 17-14, grazie ad una buona prova priva di errori del QB Spencer Rattler. Nelle G5 si segnala la prima sconfitta stagionale di James Madison, arrivata all’overtime per mano di Appalachian State, mentre prosegue indisturbata la corsa di Liberty. Nel martedì di MAC importante vittoria di Toledo 32-31 sul campo di Bowling Green, che assicura ai Rockets la presenza al Championship Game.

Appuntamento a tra 7 giorni con l’ultimo recap della stagione regolare!

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