Everybody Hurts (Los Angeles Rams vs Philadelphia Eagles 14-23)

Partita di straordinaria intensità quella giocata domenica al SoFi Stadium tra Los Angeles Rams e Philadelphia Eagles. Alla fine sono le Aquile a spuntarla, ed anche più tranquillamente di quanto il risultato non faccia intuire, ma i Rams si sono difesi bene, e per tutto il primo tempo hanno anche accarezzato l’idea di poter fare il colpaccio. Peccato che, ultimamente, la NFL abbia deciso che si debbano giocare anche i secondi tempi delle partite, e nella seconda metà di gioco Philadelphia ha decisamente preso il sopravvento chiudendo il patch in proprio favore e lasciando davvero le briciole agli avversari.

A Los Angeles era un giorno di festa sia per le celebrazioni in onore di Dick Vermeil, che è stato una figura fondamentale per entrambe le franchigie come head coach, ma soprattutto per il rientro di Cooper Kupp dopo l’infortunio e la ricaduta che l’avevano costretto addirittura alla injury reserve. Kupp è tornato al massimo del suo splendore, ed ha anche lasciato intendere che, in coppia con il fenomeno Nacua ed assieme al ritrovato Atwell, i Rams hanno a disposizione un trio che potrà creare più di un grattacapo alle difese avversarie, a cominciare proprio da quella degli Eagles.

Il botta e risposta tra le due squadre era immediato, con entrambi gli attacchi a segno. La tattica di Philadelphia era chiara: ball control all’estremo per tenere in panchina l’attacco dei Rams e, al contempo, sfiancare la difesa avversaria. Un piano congegnato ed eseguito al la perfezione, con Jalen Hurts che ovviava con le sue corse personali, alle esigenze di chiusura dei down.

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Come detto, la prima frazione di gara era piuttosto combattuta e vivace, ed i Rams sembravano aver trovato la zampata vincente andando a segno con una splendida ricezione di Nacua a poco più di 30 secondi dalla fine, con quello che sembrava essere il touchdown del sorpasso, per lo meno momentaneo. Ed invece erano Hurts, A.J.Brown e l’inesperienza della secondaria di Los Angeles a permettere al quarterback di casa Eagles di segnate il 17-14 a tempo praticamente scaduto.
Il contraccolpo ledeva in maniera importante l’orgoglio dei Rams, e nel secondo tempo c’erano praticamente solo più gli Eagles in campo per ribadire la vittoria che li porta a quota 5-0.

Il game plan di Sirianni è stato perfetto tanto in attacco quanto in difesa. Abbiamo detto del ball control fatto di lanci nella zona medio corta che, ormai lo sanno anche i sassi, è la zona che la difesa dei Rams lascia scoperta con la sua soft zone ed i defensive back a 10 yard. La terra di nessuno è diventata la terra di Goedert, che ha raccolto 8 palloni per 117 yard ed un touchdown. Ad un certo punto è sembrato che la partita avrebbe potuto proseguire con un lancio per Goedert per cinque/sei yard ad ogni down, tanta era la facilità con cui il tight end degli Eagles si faceva trovare libero. Poi, ad un certo punto, il binomio vincente si è trasferito un po’ più verso l’esterno, ed è toccato ad AJ Brown fare a fette la secondaria dei Rams. A risolvere eventuali problemi di terzo e quarto down ci ha sempre pensato Hurts, o con le iniziative personali o con la famigerata tush push, che vale anche un touchdown per il quarterback di Philadelphia.

Tutto sommato, comunque, la difesa di Los Angeles non si è comportata malissimo. Nel secondo tempo a concesso solo due field goal agli avversari, ma la sensazione diffusa, anche nelle altre partite, è che sia un tipo di difesa che in definitiva non aiuta più di tanto il proprio attacco, perchè i lunghi drive concessi agli avversari sono più deleteri degli eventuali punti concessi. Se poi analizziamo la prestazione sotto par dell’attacco dei Rams nel secondo tempo, è chiaro che servirebbe una difesa magari più aggressiva, che forza turnover o lascia posizioni di campo più favorevoli, pur rischiando di prendere qualche punto di troppo. Una sorta di “Chi non risica non rosica” che, dietro a dei rispettabilissimi ed inconfutabili numeri, nasconde una passività fin troppo marcata.

Sarà la gioventù e l’inesperienza, forse, ma il primo punto di intervento da parte del coaching staff californiano, a nostro parere, è proprio quello volto a dare maggiore spessore ad una difesa leggera di fisico e di mente.

In attacco i Rams hanno iniziato alla grande con Cooper Kupp che riprendeva da dove aveva lasciato lo scorso anno, dimostrando di poter coesistere benissimo con i due astri nascenti (Nacua) e di ritorno (Atwell) che avevano fin qui portato la croce e cantato per i Rams nelle prime quattro giornate. Con il gioco di corsa sempre un po’balbettante, ed una linea d’attacco che sembra sempre ad un infortunio dalla catastrofe, l’attacco losangelino si poggia quasi completamente su Stafford e compagnia.

Momenti esemplificativi della precarietà della situazione in linea sono stati l’infortunio di Coleman Shelton (poi fortunatamente rientrato) che ha visto tornare in campo a dare lo snap Brian Allen, e l’improvvida uscita di Rob Havenstein in un momento delicatissimo della partita. Nel primo caso, la pressione è arrivata dal centro tutta d’un colpo, e Stafford è andato ovviamente in difficoltà. Nel secondo episodio, con McClendon come tackle di destra al posto di Havenstein, McVay ha mandato persino Williams ad aiutarlo a contenere l’end avversario, con il risultato che in due non l’hanno assolutamente bloccato e Reddick ha potuto entrare indisturbato per potare il suo secondo sack consecutivo e stoppare l’azione dei Rams.

Inutile negare che, a meno di cataclismi, il destino di Philadelphia è quello di incontrare nuovamente i 49ers, altra squadra apparentemente inarrestabile, al Championship a gennaio. Per i Rams, invece, resta aperto lo spiraglio di acciuffare una wild card. Un obiettivo impensabile ad inizio stagione ma che, nonostante la sconfitta di domenica, molto simile a quella subita da San Francisco, sembra essere ampiamente alla portata di una squadra che dimostra domenica dopo domenica di non essere quell’ammasso di ferraglia destinato a lottare per la prima pick al draft 2024 come un po’ tutti pensavano ad inizio stagione.

Massimo Foglio

Segue il football dal 1980 e non pensa nemmeno lontanamente a smettere di farlo. Che sia giocato, guardato, parlato o raccontato poco importa: non c'è mai abbastanza football per soddisfare la sua sete. Se poi parliamo di storia e statistiche, possiamo fare nottata. Siete avvertiti.

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