Il riassunto di week 1 della NCAA 2022

Gli otto infiniti mesi che separano il National Championship Game dal primo kickoff della prima settimana di partite sono finalmente finiti: il college football NCAA è tornato e lo ha fatto al suo meglio.

C’era grande attesa per questa week 1, nella quale due partite spiccavano sulle altre per nomea e aspettative degli sfidanti: parlo di Georgia – Oregon e di Ohio State – Notre Dame.

Al Mercedes Benz Stadium di Atlanta sono scesi in campo per la prima volta dopo la grande vittoria su Alabama del gennaio scorso i campioni nazionali in carica di Georgia, guidati ancora dal nostro caro amico Stetson Bennett IV, detto il postino, che ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato lo scorso anno – anzi, mi spingerei a dire: anche meglio. 25/31 per 368 yard 2 TD-pass, di cui uno à la Johnny Manziel, e un TD su corsa, arrivato dopo un fake handoff da prestigiatore. Per Dan Lanning, nuovo head coach dei Ducks, l’incrocio col suo passato recente non poteva essere più amaro: solo 3 punti segnati a fronte di 49 subiti. Se la sua mano si era vista sulla clamorosa difesa dei Bulldogs che ha portato i rossoneri al titolo nazionale, su quella dei Ducks dovrà ancora lavorare, e molto.

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Nei Ducks ha giocato il QB Bo Nix, che ha viaggiato dal Sud Est al Nord Ovest cercando di fuggire il più lontano possibile dalle difese della SEC, e si è ritrovato in week 1 a fare esattamente quello che da 3 anni a questa parte sta facendo: soccombere contro Georgia. Ma questa volta, vestito di verde. Se era stata una partita contro Oregon a dare inizio all’ipotetica – e restata sempre tale – “Leggenda di Bo Nix”, la prima partita con la maglia proprio di quei Ducks, forse chiude le speranze di una “stagione di rinascita” anche nei suoi sostenitori più stoici.

L’altro match di cartello era quello tra Ohio State e Notre Dame, di scena al leggendario Horseshoe di Columbus, Ohio, di fronte agli occhi di oltre 100’000 spettatori, tra i quali anche sua maestà LeBron James. Questa è stata una partita vera, con i Fighting Irish che sono riusciti ad arginare, se non proprio ad arrestare, l’incredibile attacco dei grigio rossi di Ryan Day, guidato da un C.J. Stroud leggermente appannato, anche perché orfano per quasi tutta la partita del suo go-to-guy Jaxson Smith-Njigba, out per un problema muscolare. Coach Marcus Freeman ne esce bene, nonostante la sconfitta 21-10: è un coach difensivo, e la difesa di Notre Dame è ancora la SUA difesa: organizzata, veloce e feroce. In attacco non è partito male il giovane QB Tyler Buchner, salvo poi perdersi nel secondo tempo, nel quale non è riuscito a vincere la pressione del fronte difensivo dei Buckeyes. Si può e si deve migliorare, ma come prima uscita stagionale, poteva decisamente andare peggio.

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La terza e ultima partita tra squadre all’interno del ranking di prestagione era quella che vedeva impegnata l’ex semifinalista nazionale Cincinnati a Fayetteville, contro i padroni di casa di Arkansas, che l’hanno spuntata per 31-24 al termine di una partita che non ha deluso le attese e che ha dimostrato come l’attacco dei Razorbacks guidato dal dual-threat K.J. Jefferson possa tentare di fare vittime anche-più-illustri di Cincinnati.

Oltre a quella di Georgia, ci sono state numerose altre passeggiate in havaianas nel weekend: come quella di Oklahoma State giovedi – che ne segna 58 a Central Michigan prima di far scendere in campo anche i figli dei magazzinieri e rischiare pure di far riaprire la partita ai Chippewas – quella di Tennessee con Ball State, nella quale Hendon Hooker ha deciso di far schizzare ancor più in alto le aspettative già fuoricampo del tifo arancio; poi ancora: Wake Forest, Missouri, Michigan State, Kansas, Texas A&M, Michigan – che ne rifila 51 a Colorado State –, Iowa State, UCLA – di fronte al record negativo di pubblico pagante al Rose Bowl, dichiarati 27’300 di cui almeno 20’000 però probabilmente erano abbonati che hanno deciso di non sfidare i quasi 40° di Pasadena per vedere Bowling Green. Anche Oklahoma, grazie al 45-13 su UTEP; Miami, Ole Miss, BYU, USC, Wisconsin, Auburn e Washington vincono senza patemi contro avversari di secondo piano.

Prossima settimana il match più atteso sarà quello tra Texas e Alabama, entrambe impegnate questo weekend in partite poco più che di riscaldamento rispettivamente contro UL Monroe (52-10) e Utah State (55-0).

Playoff a 12 squadre nel college football

Le partite più belle del weekend, però sono state altre.

Il giovedì ci ha dato un bellissimo assaggio della stagione con il grande ritorno del Backyard Brawl, la rivalità storica tra Pittsburgh e West Virginia che non si giocava da 11 anni ma che ci farà compagni anche nelle prossime due stagioni. Davanti ad un pubblico record per l’Heinz Field – oltre 70’000 presenze – è andata in scena una partita memorabile, chiusa dal decisivo pick six di M.J. Devonshire sul passaggio di JT Daniels, passato tra le mani del suo ricevitore. Vince Pittsburgh, quindi, come da pronostico, nonostante una partita che li ha visti in svantaggio praticamente fin dall’inizio.

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Altra partita straordinaria del giovedì è stata quella tra Penn State e Purdue, con andamento molto simile alla precedente: una squadra sempre in vantaggio (Penn State), a pochi minuti dalla fine un pick six (di Chris Jefferson sul lancio infausto di Sean Clifford) ne ribalta l’esito. Peccato per i Boilermakers che il signor Sean Clifford abbia deciso di tirar fuori il miglior drive di serata – e forse, della carriera – negli ultimi due minuti di partita, guidando i Lions fino al TD della vittoria ricevuto da Keyvone Lee. Drive della rinascita o solo bocciatura rimandata per Clifford?

Anche di venerdì è stata ordinaria follia. Prima Old Dominion sconfigge gli strafavoriti arcirivali di Virginia Tech 20-17, grazie anche ad un incredibile kick six sul finire del primo tempo. Invasione di campo e festa fino alla mattina per i Monarchs che ripetono l’impresa del 2018.

Poi è arrivata la Big Ten, che ha proposto quanto di peggio possa al momento proporre, ovvero Indiana-Illinois e, come spesso accade, quando si incontrano due squadre terribili ne esce una partita godibile, decisa dal miglior drive di serata di Connor Bazelak per i suoi Hoosiers a meno di un minuto dal termine.

Il sabato si è aperto alle 18 con due partite che un non conoscitore del gioco faticherebbe ad identificare come appartenenti allo stesso sport: da un lato Iowa – South Dakota State, dall’altro Appalachian State – North Carolina.

0 TD, 16 primi down, 286 yard totali nella prima; 17 TD, 67 primi down e 1216 yard totali nella seconda, che, come potete immaginare, è stata una montagna russa.

Iowa è la stessa dell’anno scorso: vince 7-3 senza segnare un touchdown, ma con 2 safety. Dopo week 1 la situazione dice: Attacco 3 – Difesa 4, vedremo chi la spunterà a fine anno.

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Tra UNC e App State chi non ha sicuramente vinto sono i due defensive coordinator. Per la prima volta nella storia una partita si è conclusa con il punteggio di 63-61, figlio di due attacchi tremendamente talentuosi e di due difese tremende, e basta. Alla fine sono le due conversioni da due punti sbagliate dai Mountaineers a decidere la partita, che va quindi agli ospiti, che salgono ad un record di 2-0.

Parlando di montagne russe va citata anche Houston-UTSA, decisa in favore dei Cougars solo al terzo overtime col punteggio di 37-35. Anche per questa partita il consiglio è di vedersi un video di highlights, reso enormemente più spettacolare dal QB dei Roadrunners Frank Harris.

Vincono all’overtime anche Wyoming con Tulsa, e Liberty con Southern Miss, mentre non ne ha bisogno Oregon State, che supera abbastanza agevolmente in casa Boise State, dando una prova di forza.

Risultato a sorpresa è stato quello di Syracuse che si è imposta sfruttando il “fattore Dome” 31-7 su Louisville, che inizia davvero male una stagione che probabilmente sarà l’ultima con Scott Satterfield alla guida tecnica.

Vince anche Arizona contro San Diego State, nonostante una giocata di un certo pregio che va riportata qui…

Ma la partita per distacco migliore del primo vero sabato di college football è stata quella di Gainsville, tra i padroni di casa dei Florida Gators e gli Utah Utes di coach Kyle Wittingham. Davanti ai 90 mila di uno Swamp rovente quasi quanto il clima floridiano è andata in scena una partita straordinaria conclusasi con il decisivo intercetto in endzone del linebacker Amary Burney, che ha salvato i suoi Gators dal touchdown che avrebbe dato la vittoria a Utah. 29-26 il punteggio finale, con un impressionante Anthony Richardson che iscrive già il suo nome alla lista dei candidati all’Heisman Trophy dopo una prova da 17/24 per 168 yard di passaggio e 106 yard e 3 TD su corsa. Per i Gators si è visto anche il frashman RB Trevor Etienne, fratello del Travis ex Clemson e attualmente in forza ai Jacksonville Jaguars, con il quale condivide un’elusività fuori dal comune.

Anche il Sunday night non ha deluso affatto. In generale il livello espresso in campo è stato inferiore a quello di altissima qualità visto allo Swamp, ma il finale di partita tra LSU e Florida State è una bozza di un romanzo thriller non pubblicata perché considerata troppo inverosimile. Vince con merito Florida State 24-23, nonostante essere riuscita nella durissima impresa di far rientrare in partita una LSU praticamente defunta. LSU si è trovata a 2 minuti dal termine a dover tentare di imbastire un drive del pareggio di circa 90 yard. Peccato che la serata dicesse davvero male al punt returner dei Tigers Malik Nabers, che si è fatto sfuggire il secondo punt di giornata tra le mani, concedendo palla ai Seminoles sulla linea delle 8 yard. Beh partita finita, penserete. Ma non con Florida State, che riesce sempre a trovare modi nuovi e imprevedibili di perdere le partite. Controfumble del RB di FSU – che avrebbe potuto calciare un agevole field goal per mettere due possessi di vantaggio – e 1 minuto e 20 sul cronometro per percorrere le 99 yard che separavano la linea di scrimmage dalla end zone dei Noles. Drive perfetto di Jayden Daniels e compagni che li ha portati ad 1 secondo dal gong a giocarsi un 1&goal dalle 2 yard: TD. Pari. O forse no…

Il weekend si è chiuso lunedì notte con la sfida tra Clemson e Georgia Tech, vinta dai Tigers agilmente 41-10, grazie ad un super secondo tempo, dopo aver zoppicato offensivamente per oltre 2 quarti di gioco. I tifosi dei Tigers hanno rivisto i fantasmi dello scorso anno: attacco lento e prevedibile e DJ Uiagalelei impreciso sul profondo, ma grazie ad una difesa ancora straordinaria, ed uno special team in grado di bloccare 2 punt avversari, i ragazzi di Dabo Swinney hanno preso coraggio e hanno dimostrato il loro valore.

Per questo weekend è davvero tutto, appuntamento alla settimana prossima!

Scusate il College Football

Volete saperne di più di football NCAA? Il vostro podcast allora è questo. Ogni settimana durante la stagione analizziamo la giornata passata, presentiamo quella futura senza dimenticarci di mettere in evidenza i giocatori e le squadre emergenti.

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