Qualche considerazione sulla trade di Russell Wilson

Nel tardo pomeriggio italiano dello scorso martedì con l’annuncio in anteprima di Adam Schefter, seguito poi da tutti gli altri giornalisti più importanti, è giunta una – se non la – bomba di mercato bella e buona per il 2022: il quarterback Russell Wilson lascia i Seattle Seahawks per approdare in Colorado alla corte dei Denver Broncos.

Per chi mi conosce non posso ovviamente negare di aver passato una serata di bagordi allo Chalet Fiat di Madonna di Campiglio – non si poteva dire? Chissenè – a suon di ottimi spumanti. Il conto è stato leggermente salato ma signori, si vive una volta sola.
A parte questa digressione cerchiamo di tornare seri.

La trade tra le due franchigie è stata probabilmente una di quelle più importanti, a livello di mole, mai fatte nella storia della NFL.

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I Broncos hanno spedito ai Seahawks:

  • Il QB Drew Lock (2° giro, pick 42, draft 2019)
  • Il TE Noah Fant (1° giro, pick 20, draft 2019)
  • Il DL Shelby Harris
  • La pick al primo giro del draft 2022 (Nr. 9)
  • La pick al secondo giro del draft 2022
  • La pick al quinto giro del draft 2022
  • La pick al primo giro del draft 2023
  • La pick al secondo giro del draft 2023

Percorso inverso invece per:

  • Il QB Russell Wilson
  • La pick al quarto giro del draft 2022

Onestamente? Pare una win-win. E’ esattamente cosi? Lo scopriamo subito sotto.

Come ne escono i Seattle Seahawks

Parto da chi il giocatore più importante lo ha ceduto. Non dobbiamo sorprenderci di questa trade perché da tempo ormai si vociferava che il quarterback proveniente dai Badgers del Wisconsin volesse cambiare aria. Nonostante le dichiarazioni di facciata dello stesso quarterback, che subito dopo la trade ha fatto un tweet in cui riferiva come non fosse sua l’iniziativa di essere ceduto e che avrebbe voluto giocare ancora per Seattle, ed il capo allenatore Pete Carroll, che solo una settimana fa aveva rilasciato un’intervista alludendo a zero possibilità che Wilson lasciasse lo stato di Washington, la situazione pareva abbastanza evidente a tutti.
Il rapporto tra Carroll e Wilson era ormai logoro e da tempo i due andavano avanti con la forza dell’inerzia, probabilmente più il secondo nell’attesa del ritiro del primo. Quando anche quest’anno, dopo una stagione incolore, Carroll è rimasto al suo posto sulla sideline la conclusione di questo idillio pareva pressoché scontata.

Ho trovato particolarmente di cattivo gusto il tweet che ha seguito il rumors della cessione con una scena tratta da Cast Away con Chuck Noland – aka Tom Hanks – che sulla zattera perde il proprio “amico” Wilson. E’ vero, hanno fatto il verso all’annuncio dei Denver Broncos che per comunicare l’arrivo di Wilson hanno preso anch’essi una scena di Cast Away in cui sempre Chuck Noland disegna una faccia su una palla che poi verrà chiamata Wilson. Tuttavia un conto è annunciare l’arrivo di un fenomeno, l’altro è annunciarne la cessione. Può essere anche che il nativo di Cincinnati avesse fatto il suo tempo in quel di Seattle e che i rapporti con coach o management fossero ai minimi termini, ma annunciare una trade del genere in questo modo ai propri tifosi è davvero indecoroso.

Su come ne escano effettivamente i Seahawks c’è un in atto una diatriba bella e buona. Molti, compreso il sottoscritto, pensano che Seattle fosse da tempo vicina ad una ricostruzione rinviata per troppo tempo – diciamo dai tempi delle prime cessioni dei membri della Legion of Boom – altri che in realtà a Seattle abbiano tentato di rimanere in win now mode convinti che alcune trade, tra cui quella di acquisizione di Jamal Adams dai Jets per due prime scelte, potessero rinviare un declino ormai inesorabile. La verità ovviamente sta nel mezzo. Con un giocatore come Wilson puoi permetterti di fare una ricostruzione a metà, ma se devi ricostruire non puoi sperperare per un solo giocatore il futuro di un team che ha bisogno in fin troppi reparti di vedersi mettere mano. Probabilmente il management, consigliato da un head coach sul viale del tramonto ma pressoché intoccabile in casa Seattle, ha lavorato con veramente poca lungimiranza. Alla fine sarebbe bastato proteggere di più Wilson e permettergli di giocare invece di concentrarsi sempre e solo sulla difesa, ma son gusti.

La mia idea è che quando hai un giocatore come Russell Wilson te lo tieni stretto il più possibile fino a che l’età non ti dice, o ti fa capire, che è l’ora di fare basta. È vero, l’offerta dei Denver Broncos era davvero irrinunciabile – pare inoltre che ce ne fosse una ancora migliore del Commanders che è stata declinata per non tenersi il quarterback nella conference – ma nonostante la marea di pick giocatori giunti nello stato di Washington non posso ritenere vincitori i Seahawks al pari dei Broncos. Potenzialmente i Seahawks hanno ricevuto tre prime scelte (2 da fare più Noah Fant) e tre seconde scelte (2 da fare più Drew Lock) ma non è tutto ora ciò che luccica. Il quarterback è il giocatore cardine di questo sport, non ti puoi inventare niente di niente senza questo. È vero, abbiamo assistito nel tempo a giocatori di medio livello riuscire ad imporsi ma questo è stato solitamente per una stagione ed è comunque una rarità coadiuvato solitamente da una grandissima difesa e spirito di squadra. L’esempio lampante dell’ultima stagione sono state proprie le due franchigie interessate da questo scambio: i Broncos potevano ambire almeno ai playoff ma con Bridgewater a guidare l’offensiva l’attacco è risultato spesso asfittico ed i Seahawks perso Wilson per infortunio hanno visto crollare inesorabilmente la propria stagione partita con buoni auspici.

La soluzione non è di certo Drew Lock che è giunto a Seattle dove presumibilmente sarà lo starter per il 2022, come la soluzione non sarà lo scegliere un quarterback nel prossimo draft dove si vocifera ci sarà una classe di livello piuttosto basso rispetto al solito. Si preannunciano dunque periodi di magra per i tifosi di Seattle. Ovviamente queste scelte e questi giocatori piovuti da Denver permetteranno di mettere pezze qua e là selezionando giocatori di livello per puntellare a dover vari reparti, ma quella casellina alla voce quarterback peserà come un macigno fino a che non sarà posto rimedio.
Vi è poi la legge del draft: scegliere un top quarterback in posizioni alte non è sinonimo di successo, chiedere per ultimi ai Bears con Trubinsky. Di esempi tuttavia ce ne sono a bizzeffe.

Un’ultima postilla che esula dal discorso trade di cui stiamo trattando. Dopo lo scambio di Russell Wilson è stato rilasciato anche il LB Bobby Wagner, forse uno dei migliori difensori della lega degli ultimi anni nonché ultimo eroe rimasto a roster di quella Legion of Boom capace di portare a Seattle uno storico Super Bowl. Seattle è ufficialmente in ricostruzione. Mi spiace per Noah Fant e Shelby Harris che sono stati catapultati in questa situazione. Tuttavia il mio focus vuole andare in direzione del capo allenatore: ha ancora senso mantenere al proprio posto Pete Carroll, che nonostante l’aspetto giovanile di primavere alle spalle ne ha una settantina, per iniziare questo percorso di ricostruzione? A parer mio no. Vero che prendere un nuovo coach in un momento di rebuilding è doloro e spesso si rischia di bruciarlo, ma iniziare un nuovo corso con un head coach ormai a fine corsa è altrettanto inutile.

Seconda postilla per news dell’ultima ora: si può trattare cosi una leggenda del proprio franchise? Direi proprio di no…

Come ne escono i Denver Broncos

I tifosi Broncos sono in fase di bagordi da ormai qualche giorno. Non si ricorda tale euforia dai tempi del Super Bowl vinto con Peyton Manning dopo di cui sono giunte annate che di vacche magre sarebbe un semplice eufemismo.
Denver è così: passa da scelte improponibili e spesso sbagliate al draft a trade che solitamente portano i loro frutti. Prima Elway, poi Manning (giunto in realtà in free agency) ed ora Wilson. Nel mezzo tanti mezzi giocatori – vado di complimenti – che poco hanno portato a questo team: prima dell’ex Colts c’erano Orton e Tebow, dopo di lui Osweiler, Siemian, Lynch, Keenum, Flacco, Allen, Lock, Driskel, Rypien, Hinton e Bridgewater. Praticamente tutti carneadi indimenticabili.

 

In casa Broncos c’era bisogno come il pane di questa trade perché ormai da un paio di anni era quella del quarterback l’unica posizione in cui Denver peccasse realmente e sarebbe stata una blasfemia continua a sprecare un team del genere senza porre la ciliegina sulla torta.
Molti, compreso il sottoscritto, hanno storto il naso lo scorso anno quando Justin Fields è piovuto dal cielo al draft per grazia divina salvo poi ignorarlo bellamente e farlo finire a Chicago. La scelta doveva a quel punto essere di puntare su Lock ed invece alla fine lo starter è stato Bridgewater che non è stato in grado di dare quella stabilità che l’attacco cercava.
Dopo l’ennesima stagione incolore, al draft si sarebbe selezionato per l’ennesima volta in top ten ma ancora la classe quarterback del 2022 appare davvero di basso livello.

Sui social italici e non solo vi è una corrente di pensiero che i Broncos abbiano sbagliato a spedire tutto questo ben di Dio ai Seahawks ipotecando di fatto il proprio futuro per un quarterback di trentatré anni sul viale del tramonto. Quest’ultima per me è una forzatura. Wilson non è assolutamente sul viale del tramonto ed almeno quattro anni ad altissimo livello li ha ancora, piuttosto punterei gli occhi sull’incapacità di Seattle di mettergli a disposizione una squadra con cui far bene.
Tornando al discorso delle pick spedite ai Seahawks, a Denver si potevano permettere tranquillamente questo dispendio. Denver negli ultimi anni al draft ha lavorato benissimo selezionando giocatori che hanno reso al meglio sia che venisse scelti al primo giro che al settimo. L’unico ruolo in cui continuavano a sbagliare era quello del quarterback. Detto poco… Per questo motivo il roster del team del Colorado è uno dei più giovani e forti della lega. La dimostrazione di questa corrente di pensiero sta nel numero delle partite perse per inerzie di punti dovuti più a propri demeriti che per meriti altrui. Ad una grandissima difesa spesso non corrispondeva un discreto – eufemismo – attacco che in più di una occasione non è stato in grado di arrivare a nemmeno venti punti a referto.

I Broncos hanno speso il proprio primo giro del 2022 per “draftare” un quarterback, ma anziché selezionarlo in quel di Las Vegas ad aprile, l’ha fatto ben prima andando sul sicuro senza rischiare l’ennesimo bust al draft. Ha ceduto un comprimario come Drew Lock, un TE come Noah Fant di assoluto livello ma che a breve avrebbe raggiunto la fine del proprio contratto da rookie e di cui a Denver si erano stancati del comportamento, ed un DL come Shelby Harris che per quanto amato cominciava ad avere un buon numero di primavere alle spalle. Le altre scelte, per quanto alte, sono normalità fisiologica per acquisire un top player, contando che premusubilmente – almeno questa è la mia speranza – le pick del primo e secondo giro del 2023 saranno piuttosto alte tendenti più ad un secondo o terzo giro che un primo o secondo.

Per capire la grandissima trade messa in atto dal general manager George Paton bisognerebbe andare a vede come a livello economico, nonostante uno scambio monstre, abbia creato spazio salariale per ben 26 milioni di dollari senza contare le possibili ristrutturazioni che potrebbero arrivare da qui a breve. Milioni con cui potranno tranquillamente sistemare le need createsi oltre al ruolo di RT, altro ruolo scoperto che si portano dietro dall’annata precedente, come quelle del DE e del TE, anche se per questo ruolo a Denver potrebbero avere già il sostituto in casa. Difficile aspettarsi una free agency stellare da parte dei Broncos, ma un puntellare in maniera intelligente le proprie need fondamentali si. Eccome. Probabilmente in stile era Manning, con contratti annuali a cifre ragionevoli.
Infine i Broncos, nonostante le numerose pick spedite in direzione Seattle, continuano ad avere per il draft 2022 ben dieci pick, di cui ben cinque all’interno della top 115.

Difficile immaginare che una di questa quattro non possa essere scambiata per scendere ed accumulare altre scelte, ma questo spiega ancora di più la bontà dei movimenti dei Broncos che hanno portato a questa trade.
Francamente, senza ombra di dubbio, nonostante il costo elevato non ho modo di ritenere diversamente che una grandissima vittoria questo scambio.

Eugenio Casadei

Appassionato di calcio (Bologna) e trekking, segue il football assiduamente dal momento in cui vide giocare Peyton Manning con la maglia orange di Denver, divenire tifoso Broncos una naturale conseguenza. Scrive la rubrica settimanale "Indiscrezioni di mercato NFL" in offseason e la "Top Ten" in regular season con grande divertimento e passione.

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