Qualche considerazione sulla trade di Deshaun Watson

Questa pazza pazza free agency non accenna a fermarsi e si candida, o forse già lo è, ad essere quella più movimentata ed interessante dell’ultimo decennio. Nella serata del venerdì italiano i rumor che già dal pomeriggio si susseguivano sull’apertura del quarterback Deshaun Watson alla sola destinazione Cleveland hanno trovato seguito. Browns e Texans hanno trovato l’accordo che la cessione del talentuosissimo quanto problematico ex Clemson alla franchigia dell’Ohio.

Non oso immaginare la reazione del nostro Andrea Ghezzi alla notizia, la felicità di Giorgio Bianchini invece abbiamo potuto visualizzarla sui social. Dai social è giunta anche la reazione degli amici di Houston Texans Italia che sono parsi sollevati dalla conclusione di questa querelle che pesava e non poco sull’economia della propria squadra.

Andiamo tuttavia a vedere i termini di questa trade.

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Lo scambio tra le due franchigie si avvicina molto a quello tra Broncos e Seahawks, anche se forse di mole inferiore. Si candida tuttavia ad essere una delle trade più importanti a livello di pick alte nella storia della NFL. Il lato economico del giocatore ha pesato tantissimo su questo scambio, ma sarà un argomento che tratteremo sotto nella parte Browns.

I Browns hanno spedito ai Texans:

  • la pick al primo giro del draft 2022
  • la pick al primo giro del draft 2023
  • la pick al primo giro del draft 2024
  • la pick al terzo giro del draft 2023
  • la pick al quarto giro del draft 2024

Percorso inverso invece per:

  • il QB Deshaun Watson
  • la pick al quinto giro del draft 2024

Come nel caso dello scambio tra Broncos e Seahawks, appare una situazione win-win. È davvero così? Scopriamolo subito sotto.

Come ne escono gli Houston Texans

Parto da chi il giocatore più importante lo ha ceduto. Non sono sorpreso del fatto che Watson sia stato ceduto, che sarebbe finita così era il segreto di Pulcinella dopo la diatriba di un anno e più fa quando il quarterback chiese la cessione scontrandosi con la proprietà di Janice McNail, salvo poi il fuoriuscire delle accuse di cui tutti siamo a conoscenza.
Il giocatore aveva evidenziato come non sarebbe sceso più in campo con la casacca dei Texans e la franchigia di tutto punto si era mossa selezionando al draft Davis Mills da Stanford che male non ha fatto ma che non pare essere un possibile futuro franchise quarterback.
Il fatto che Houston sia riuscita ad ottenere tanto dalla trade per il giocatore è sorprendente. Almeno a parer mio. Houston ne esce da assoluta vincitrice dello scambio, sottolineando tuttavia che la sconfitta l’aveva subita appunto un anno prima quando il giocatore comunicò a tutto il mondo la sua volontà di andarsene. Riuscire ad ottenere tutto questo benessere di pick nonostante la necessità chiara ed evidente di dover vendere un giocatore, condizione che solitamente vede a ribasso le offerte, è stato un assoluto capolavoro del general manager Nick Caserio. Ancora di più data la virtù del contratto dell’ex Clemson che aveva all’interno di esso la clausola di no trade che di fatto poneva a lui la scelta della prossima destinazione obbligando i Texans a dover, ipoteticamente dato che non sappiamo se siano pervenute, rifiutare offerte anche più interessati di quella ormai conclusa.

La franchigia del Texas è assolutamente e senza alcun dubbio un team in ricostruzione e ci vorrà del tempo per rivederli competitivi. La prima mossa per smuovere questa situazione sarà ottenere un franchise quarterback presumibilmente dal draft vista la quantità di prime scelte in loro possesso. Ciò sicuramente non avverrà quest’anno data la pochezza in termini di qualità dei playcaller “in the hunt” e per lasciare ancora una possibilità a quel Davis Mills che così male non ha fatto nella scorsa stagione.
Il segreto sarà senza ombra di dubbio puntellare il team nei reparti in cui si è più scoperti per poi inserire il pezzo da novanta. Per questo motivo ho apprezzato tantissimo il fatto di non aver accettato Baker Mayfield come merce di scambio. Non ci sono indiscrezioni ufficiali ma sarebbe assurdo non pensare che Cleveland non abbia provato ad inserire il proprio ex franchise quarterback per cercare di smorzare la richiesta “economica” per giungere a Watson. I Texans non avevano bisogno di Mayfield ed hanno fatto bene a non accettarlo. La crescita deve essere graduale. Prendere ora un quarterback del genere sarebbe stato pesante a livello economico e inutile dal punto di vista tattico. Inoltre la costanza dell’ex Oklahoma non permette assolutamente di poterlo paragonare, per rendimento, a Deshaun Watson. Il talento ciò, la testa meno. L’ambiente che avrebbe trovato al momento a Houston non sarebbe stato un upgrade rispetto a Cleveland ma un downgrade.

Con questa trade nel 2022 i Texans potranno scegliere ben due volte nella top 12 del primo round, posizioni in cui possono trovare giocatori di assoluto livello per puntellare la squadra vista la profondità di alcuni reparti.
Il grande punto di domanda rimane esattamente quella che ci siamo posti appena un mese fa quando è stato comunicato che Lovie Smith sarebbe stato il nuovo capo allenatore della franchigia: può un coach per quanto preparato come Smith, ricordo che questa sarà la sua terza esperienza da head coach NFL, guidare un team in totale rebuilding all’età di sessantatré anni? Per la mia opinione, la risposta è no. E questo mio parere è cresciuto ancora di più di certezza al momento di questa trade. I Texans erano vittime e carnefici di questa situazione di limbo con Watson. Fino a che non si sarebbe consumata in qualche modo la separazione la franchigia sarebbe vissuta in una situazione stile purgatorio. Giusto quindi, fino a quel momento, puntare su un coach di transizione come David Culley. Silurato Culley, con la situazione Watson in divenire, ripuntare su un coach troppo in là con l’età per iniziare un processo lungo come quello di un rebuilding senza un franchise quarterback a disposizione non credo sia il modo corretto. Ora che hanno tutte queste scelte e che la ricostruzione potrebbe essere accelerata, e non di poco, ancora meno.
Vedremo nel tempo. Al momento sono assoluti vincitori di questa trade, meno per come hanno in progetto di portare avanti questo processo di crescita.

Come ne escono i Cleveland Browns

In casa Browns sicuramente vi è un ambiente galvanizzato da una acquisizione del genere. Il team di Cleveland è già di assoluto livello ed inserire un quarterback di indubbio valore tecnico non può che alzare l’asticella ancora più in alto. Dopo la trade molti bookmakers hanno issato la franchigia dell’Ohio al vertice delle classifiche dei possibili vincitori del prossimo Super Bowl abbassando di parecchio il rapporto di importo scommesso e ipotetico importo vittoria.
Partiamo da questo presupposto: il Deshaun Watson giocatore non si discute. L’ex Clemson è un quarterback di assoluto livello e fino ad un anno fa lo potevamo tranquillamente inserire nella top 5 dei migliori nel ruolo in tutta la NFL. Le sue statistiche parlano per lui e quando è stato in campo ha sempre messo in mostra una classe di livello superiore nonostante giocasse in dei Texans non di altissimo livello, guidati da un certo Bill O’Brien sulla sideline che invece di costruirgli intorno un team ha provveduto a smembrarglielo.

Il Watson persona invece è molto più discutibile, ma non mi dilungherò molto su questo argomento perché vi sono cause in essere che saranno valutate da chi di dovere e non dal sottoscritto che sa solo quello che ci viene raccontato. La narrazione è una cosa, le carte bollate sono tutt’altro. Tuttavia la frase del nostro Mauro Rizzotto penso sia emblematica quanto veritiera “l’elefante è uscito dalla stanza, tempo due giorni e tutto si dimenticherà”. La memoria storica dell’uomo è effimera. Basta un piccolo cambiamento per dimenticare quanto hai fatto in passato, anche se quel passato è lì a distanza di un qualche giorno, mese o anno. La dimostrazione l’abbiamo avuta per eventi molto più catastrofici di un semplice cambio sportivo. Esempio lampante è quanto sta succedendo poco distante da noi proprio in questo istante. Torniamo però al football.
I Browns hanno speso tantissimo per poter mettere le mani su questo quarterback. Lo hanno fatto nonostante Watson avesse già di fatto annunciato di volere solo la franchigia dell’Ohio, cosa che presumibilmente avrebbe potuto giocare dalla loro parte per far leva sui Texans ed ottenere uno sconto. Tre prime scelte per i prossimi tre anni è tantissimo, cosi come l’aggiunta di un altro paio di pick dilazionate nei prossimi anni. Tuttavia a Cleveland ci hanno abituato, un po’ come i Broncos, all’incapacità di selezionare un quarterback di livello al primo giro del draft. Prendendo in esame solo gli ultimi dieci anni ne troviamo ben tre: Brandon Weeden, Johnny Manziel e Baker Mayfield. Sul primo francamente al solo nominarlo mi viene da ridere, il secondo si è bruciato da solo, il terzo è stato di fatto silurato con l’arrivo di Watson ma la fossa se la è scavata da solo non dando costanza al suo gioco. Gioco che aveva dimostrato di poter tenere ad altissimi livelli quanto la testa glie lo permetteva.

Cleveland dunque non ha più creduto nel proprio franchise quarterback scelto appena quattro anni fa. La decisione di abbandonare la collaborazione con lo stesso sarà stata sicuramente data dalla richiesta di trade di quest’ultimo di appena qualche giorno fa, ma di fatto i rapporti erano ormai ai minimi termini da qualche tempo a questa parte.
I Browns ora hanno il proprio nuovo franchise quarterback, uno dei migliori giocatori della lega e sono a posto per i prossimi dieci anni per poter lottare per il Super Bowl. Tutto è bene quel che finisce bene insomma. Beh, anche no… Watson non si discute, ma la situazione da cui viene assolutamente sì e qualche dubbio bisogna assolutamente averlo. L’ex Clemson è fermo da ormai più di anno in cui si sarà sicuramente tenuto in allenamento ma un conto è farlo da epurato ed un altro è farlo in team giocando ogni domenica. Il talento non passa, rimane, ma un anno fermo a questi livelli fa tutta la differenza di questo mondo. La testa inoltre bisognerà capire verso che parte remerà, se sarà concentrata sul campo o se le vicende al di fuori di esso continueranno a pesare. Inoltre c’è un particolare non di poco conto: l’attenzione nei confronti di Watson si è riaccesa nel momento in cui è stato assolto dal primo processo, tuttavia le accuse non sono state del tutto archiviate e sappiamo inoltre di come la NFL possa comunque comminare, cosa già successa in passato, sospensioni nonostante i processi si fossero conclusi con un nulla di fatto. Personalmente sarei molto sorpreso se la lega non sospendesse almeno per metà stagione l’ex Clemson. In virtù di queste considerazioni non posso che storcere il naso per la grandezza di questa trade ai danni dei Browns e sospendere il mio parere in merito alla vittoria o sconfitta per la franchigia riguardo lo scambio fino a che l’ottica sul giocatore non sarà più chiaro.

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Come se non bastasse, nonostante tutta questa incertezza, i Browns hanno caricato ulteriormente il già pesante scambio di pick convincendo il giocatore a giungere in Ohio proponendogli di fatto un contrattone impossibile da rifiutare: duecentotrenta – DUECENTOTRENTA – milioni di dollari totalmente garantiti per i prossimi cinque anni. Questo significa credere pienamente nella bontà del giocatore, nella possibilità che questi torni immediatamente a giocare e sapere perfettamente che per i prossimi cinque anni saranno preso per la gola dal salary cap. Un rischio piuttosto grande per un giocatore su cui pesano ancora tante incertezze. Questa è una scommessa bella e buona sulla propria pelle, un all in grande come una casa.  Certo è che se andasse tutto per il meglio, visti i ventisei anni di Watson, il futuro dei Browns per i prossimi dieci anni sarebbe assolutamente radioso.
Sul valore del contratto economico fatto firmare al quarterback rimane sempre lo stesso dubbio: giusto spendere tanto per un giocatore solo, capace tuttavia di vincere anche da solo le partite, sacrificando di fatto il resto? Un certo Tom Brady ha fatto scuola sotto questo aspetto accettando basi salariali inferiori per permettere la costruzione di team di valore. Ha vinto giusto sette Super Bowl d’altronde…

In tutto questo pare che Baker Mayfield, ormai ai saluti con occhio puntato probabilmente verso Indianapolis o Seattle, abbia già consegnato le chiavi e mostrato la casa al nuovo franchise quarterback dei Cleveland Browns.

Eugenio Casadei

Appassionato di calcio (Bologna) e trekking, segue il football assiduamente dal momento in cui vide giocare Peyton Manning con la maglia orange di Denver, divenire tifoso Broncos una naturale conseguenza. Scrive la rubrica settimanale "Indiscrezioni di mercato NFL" in offseason e la "Top Ten" in regular season con grande divertimento e passione.

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