Un calcio che vale un Championship (Tampa Bay Buccaneers vs Los Angeles Rams 27-30)

I Los Angeles Rams conquistano la finale NFC battendo i campioni uscenti dei Tampa Bay Buccaneers in maniera piuttosto rocambolesca, dopo aver condotto la gara per tre quarti per poi cercare tutti i modi possibili ed immaginabili per perdere una partita già praticamente vinta.

Tom Brady non è riuscito nella sua magia, stavolta, di recuperare lo svantaggio e portarsi ad un passo dall’ennesimo Championship, perchè dall’altra parte ha trovato un Matthew Stafford che ha finalmente rotto il ghiaccio con le vittorie ai playoff, ma soprattutto un Cooper Kupp che, pur macchiandosi di un erroraccio che avrebbe potuto costare caro, è stato di gran lunga l’uomo partita con la sua “invenzione” sulla traccia profonda a 30 secondi dalla fine con le squadre in parità.

Ma andiamo per ordine. I Rams si sono presentati a Tampa convinti di poter ripetere la splendida prestazione di week 3, dove disposero dei Buccaneers a loro piacimento, infliggendo a Tampa Bay una sconfitta molto più netta di quello che dice il punteggio finale. Nel primo tempo, in effetti, sembra che la partita prenda nuovamente la stessa piega, con i Rams praticamente perfetti e Tom Brady che fatica assai a completare i propri lanci sotto la furiosa pressione della linea di difesa dei Rams.

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Dopo aver subito le corse iniziali di Fournette, i Rams chiudono la porta e per la loro difesa ci sono solo grandi giocate ed un’efficienza mostruosa sui terzi down, costringendo Brady e compagni ad accontentarsi di un misero 28% di conversioni.

Il gioco di corsa non funziona un granchè. Cam Akers fatica a trovare spazio, ma la linea offensiva, orfana di Whitworth infortunato, si difende bene sulla tasca passaggio, permettendo a Stafford di cercare il ricevitore libero con tranquillità.

Grande protagonista di questo inizio partita è sicuramente Odell Beckham Jr., che pare davvero un lontano parente di quel giocatore primadonna e cancro dello spogliatoio che viene descritto da molti. OBJ si mette al servizio della squadra e raccoglie i frutti dei raddoppi su Kupp che le difese avversarie applicano con costante pervicacia. Però lui è OBJ, e non sarà mai un WR2, nonostante tutto, e le sue mani sicure arpionano palloni importanti in tutti i momenti ed in tutte le zone del campo.

È così che i Rams si trovano in vantaggio in men che non si dica, e vanno al riposo con 17 punti sui Buccaneers, che avrebbero persino potuto essere di più se Akers non avesse perso la palla sulla una yard offensiva.

Al rientro in campo la solfa sembrava restare la stessa, ma i Rams davano i primi segni di cedimento. Allungato il vantaggio 27-3, subentrava la sindrome Atlanta Falcons e, complice una catena di avvenimenti che nemmeno il miglior sceneggiatore di thriller potrebbe anche solo pensare di mettere uno di seguito all’altro, i Buccaneers arrivavano all’incredibile pareggio a 42 secondi dalla fine. I Rams, a quel punto, avevano perso quattro fumble e sembravano in crollo verticale, e l’impressione era che se si fosse andati all’overtime ed i Buccaneers avessero vinto il sorteggio, ben difficilmente gli ospiti sarebbero stati in grado di fermarli. I Buccaneers erano “on fire” e Brady aveva gli stessi occhi da killer che gli hanno permesso di vincere tante partite in rimonta nella sua carriera.

Però tutti avevano dimenticato di fare i conti con il miglior giocatore della NFL di quest’anno, quel Cooper Kupp che aveva perso una palla malamente, nel terzo quarto, dando il LA alla rimonta di Brady. Kupp è attualmente il giocatore che gioca nella maniera migliore e più efficiente il concetto “grass”, cioè quel sistema in cui il ricevitore non ha una traccia predefinita, ma diverse opzioni a seconda di come si dispone il difensore diretto in marcatura. Si tratta di andarsi a cercare la zona libera, l’erba (grass, appunto) dove non ci siano difensori, e Kupp ha una capacità straordinaria di fare ciò, in perfetta sincronia co Stafford, con cui hanno passato ore ed ore in off season per affinare il timing e sviluppare un’ottima intesa.

Il ricevitore è sgusciato, così, tra due difensori andando a trovare la prateria dietro di loro per ricevere la quarantina di yard necessaria ad arrivare a portata di un comodo field goal che Matt Gay, che in precedenza ne aveva sbagliato uno apparentemente semplice, metteva tra i pali per la vittoria finale dei Rams 30-27.

Missione compiuta, dunque, per i Rams, sebbene col fiatone e qualche patema di troppo. Uno sviluppo di partita che ha ricordato, sinistramente, quello dell’ultima giornata di regular season contro i Niners che, guarda caso, saranno i prossimi avversari di Los Angeles nel Championship NFC. Ancora una volta Raheem Morris ha cambiato le carte in tavola tra primo e secondo tempo cambiando le coperture, ed ancora una volta la difesa ha sofferto la seconda parte della partita. I casi iniziano a diventare molteplici, ed al rientro delle squadre in campo viene sempre da sperare che il defensive ccordinator non abbia toccato nulla, se le cose stanno funzionando.

Tampa Bay ha perso una grossa occasione di tornare al Championsip per poi provare a fare il back-to-back. Brady è stato nullo per tre quarti per poi risorgere a fine partita senza, però, riuscire appieno nella rimonta. Non sono bastati un Fournette a tratti molto ispirato ed un Evans che è riuscito anche ad uccellare Jalen Ramsey in singola copertura, per avere la meglio di questi Rams che diventano la prima squadra a vincere una partita di playoff commettendo quattro fumble persi e dilapidando un vantaggio di oltre 20 punti.

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Si preannuncia un Championship di fuoco contro i rivali divisonali che vincono contro i Rams da sei partite di fila. Continuerà la striscia o i Rams romperanno l’incantesimo? Mai nessuno ha ospitato Championship e Super Bowl nello stesso anno. Los Angeles potrebbe avere questo privilegio, ma Shanahan, Garoppolo, Bosa e Samuel non saranno molto d’accordo.

The Playbook Endgame – Guida ai playoff 2021
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Massimo Foglio

Segue il football dal 1980 e non pensa nemmeno lontanamente a smettere di farlo. Che sia giocato, guardato, parlato o raccontato poco importa: non c'è mai abbastanza football per soddisfare la sua sete. Se poi parliamo di storia e statistiche, possiamo fare nottata. Siete avvertiti.

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