Bryce Young vince l’Heisman Trophy 2021

Alabama, Alabama e ancora Alabama. Bryce Young nella notte è diventato il quarto Heisman Trophy Winner dell’Era Saban a Tuscaloosa e, dopo Mark Ingram, Derrick Henry e Devonta Smith, il primo quarterback della lista. Ah, se ci fosse ancora bisogno di chiedersi quale sia stato l’impatto di Nick Saban su questo programma credo basti sapere che fino al 2009 (Ingram) Alabama non ne aveva mai avuto uno. Ma partiamo dagli “altri”.

Al secondo posto è arrivato il pass rusher di Michigan Aidan Hutcinson con 954 punti – contro i 2311 di Young. Un Hutcinson che è sembrato godersi il momento, essere del tutto consapevole della propria forza e di essere forse il favorito per diventare la prossima prima scelta assoluta al Draft. Si è detto contento di aver proseguito la legacy di suo padre, di aver anche lui vestito il numero 97 che da ora ad Ann Arbor sarà sempre associato al suo nome di famiglia, di aver finalmente regalato alla città la tanto agognata vittoria su Ohio State, ma ha anche allertato Georgia e la nazione: “it’s not over yet. Let’s finish the job!”.

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Al terzo posto Kenny Pickett (631 punti), il quarterback di Pittsburgh che ha riportato alla città dell’acciaio un titolo di conference che mancava dal 2010, all’epoca quello della compianta BigEast. Pickett ha concluso una stagione con numeri à la Joe Burrow e per questo il suo posto nei finalisti se l’è del tutto meritato: ha battuto record su record di conference e di ateneo, ultimo, ma non importanza, il maggior numero di TD lanciat in carriera con la maglia dei Panthers, superando un certo Dan Marino, che qualcosa in carriera, anche uscito da Pittsburgh, ha fatto. Pickett è il QB che tutti vorrebbero: calmo, sicuro e soprattutto alto e biondo, caratteristiche che sembrano essere divenute fondamentali nella NFL moderna. Kenny – figlio di Ken, a cui vanno i complimenti per la fantasia, ex linebacker alla Shippensburg University – ha iniziato la carriera come backup di Ben DiNucci a Pitt, per poi diventare starter nel 2018 costringendo DiNucci a trasferirsi. Anche nei suoi primi anni da starter l’attacco da lui guidato, agli ordini di coach Pat Narduzzi, non è mai sembrato una superpotenza fino a questa stagione, dove è stata data maggior libertà al talento di Kenny, ripagata con 4’066 yard, 40 TD e soli 7 INT.

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Al quarto posto c’è CJ Stroud (399 punti), quarterback redshirt freshman di Ohio State che si è meritato la “gita” a New York City – perché in sembrava effettivamente “gita” il ragazzo, mai stato prima a NYC, e davanti all’albero di Rockefeller Center ha mostrato il suo lato enfant, celato solitamente sotto il predominante prodige che si vede sul gridiron – grazie ad un’ascesa verticale nella sua prima stagione da starter, dopo qualche zoppichio iniziale. È stato ripetuto più volte durante la cerimonia, ma lo diciamo anche noi: “Vi ricordate quando CJ era considerato un grosso interrogativo per i Buckeyes?”. Beh, se non ve lo ricordate ve lo assicuro io: Stroud, nonostante un passato glorioso nelle high school californiane – ah si, un altro californiano – la vittoria dell’MVP dell’ Elite 11 nel 2019, e un anno di apprendistato sotto Justin Fields, c’è stato un periodo piuttosto lungo durato circa da marzo alla terza o quarta settimana di questa stagione, in cui Stroud è stato costantemente messo in discussione dai media: “Se Stroud sbaglia qualcosa toccherà subito a Kyle McCord”, “Deve giocare bene questa stagione per avere qualche offerta di trasferimento l’anno prossimo, quando a Columbus ci sarà Quinn Ewers”, “è bravo, ma non è Justin Fields” eccetera eccetera. Come è andata a finire? A chiedere il trasferimento è stato proprio Quinn Ewers, perché questo qua sarà difficile scalzarlo.

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E infine Young. Una vittoria larga e da circa 7 giorni annunciata, ma una vittoria che è stata in bilico fino all’ultimo, in una corsa all’Heisman che ha cambiato tante volte frontrunner, e che fino a 1 minuto e 37 dalla fine dell’Iron Bowl sembrava nessuno meritasse davvero fino in fondo. Dire ora che Young ha vinto “per mancanza di concorrenza” sarebbe ingeneroso sia nei suoi confronti che in quelli dei suoi sfidanti, anche se per larghi tratti della stagione la sensazione è stata questa. Perché Georgia, assoluta dominatrice della stagione regolare, è stata più “un collettivo” che un’associazione di singoli, perché Alabama e Ohio State – le migliori associazioni di singoli – sono sembrate più volte in difficoltà, perché Clemson è del tutto mancata, perché Kenneth Walker e Matt Corral hanno fatto il possibile, ma non è stato abbastanza, perché le difese – grandi protagoniste del 2021 – sono sempre difficili da premiare con un premio individuale e si potrebbe continuare.

Comunque, alla fine, credo in pochi siano convinti che il riconoscimento per il “miglior giocatore del college football visto nella stagione” dovesse finire in mani diverse da quelle di Bryce. Qualche numero – che non vuol dire molto, ma sappiamo la loro importanza per questo premio – 4’322 yard, 43 TD com soli 4 INT (miglior rapporto TD/INT della nazione) con una percentuale di completi del 68,0 %.

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L’Heisman moment – che ogni anno si ricerca in una singola giocata, pur sapendo questo sia mero esercizio intellettuale, perché è fuorviante credere questo premio si possa vincere solo con quella – è senza dubbio quell’ultimo drive al Jordan-Hare contro Auburn, drive che Young ha concluso con un pallone telecomandato nell’angolo destro dell’endozone – ricevuto ottimamente da Ja’Corey Brooks – ma che lo ha visto superare con il suo modo di fare sereno e quasi distaccato anche un quarto down e 7. Col sorriso, un sorriso dovuto alla grande consapevolezza nei propri mezzi, ma anche nella convinzione che l’ansia, la frenesia, l’irrequietezza non lo possano aiutare a: leggere una difesa, predere una decisione e lanciare con precisione chirurgica un pallone, il tutto in meno di 3 secondi. Una convinzione che forse deriva dagli insegnamenti di papà Craig, mental coach di professione, che però, pur sapendo di non fare un favore alla propria reputazione, ma con grande onestà – che paga sempre – alla domanda di Holly Rowe su come ha fatto coi suoi insegnamenti a rendere così sicuro di sé un ragazzo da sempre considerato undersize ha risposto “Diciamo che il talento aiuto molto a credere in sé stessi”. Lineare.

Young ha ringraziato anzitutto la sua fede in Gesù Cristo, gesto atteso da un ragazzo uscito dalla cattolica Mater Dei High School, in secundis i genitori e infine Nick Saban. Nel suo passato di high school ci sono battaglie sia con D.J. Uiagalelei, attuale QB di Clemson ed ex QB della Saint John Bosco HS, e con lo stesso CJ Stroud, uscito dalla Rancho Cucamonga HS, con il quale negli anni ha sviluppato una sana rivalità sfociata in amicizia. Rivalità, quella con Stroud, che trascendeva il solo gridiron e si compiva in modo completo principalmente sui parquet e sui campetti californiani, dove sia C.J. che Bryce ebbero un passato da promesse della palla spicchi: due point guard che si fronteggiavano – per davvero e non solo “a distanza” come avviene a due quarterback nel football – e che fonti più o meno attendibili e un po’ partigiane, ovvero lo stesso Stroud, confermano come Young soffrisse la maggior fisicità del rivale.

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Chiudiamo con le parole di due leggende del football cremisi, come Nick Saban e Devonta Smith, entrambi intervenuti nella cerimonia, il primo direttamente, il secondo tramite un video messaggio.

Perché ci abbiamo provato a “spiegarvi Bryce Young” in queste righe, ma anche in questo frangente ci rimettiamo volentieri a Nick Saban, raramente fallibile nel valutare un ragazzo: “Bryce è una sorta di calma nel mezzo del caos. Penso che derivi dalla sua grande preparazione. Ha grande fiducia. Ha un impatto molto positivo sui giocatori che lo circondano, e penso che quando gioca lui sia convinto che le cose andranno nel verso giusto, per la sua preparazione, del suo lavoro e della sua grande fiducia in se stesso e nei suoi compagni”. Impeccabile.

Devonta, invece, più “da compagno a compagno”: “Bryce, ti hanno detto che eri troppo piccolo, troppo magro, non adatto: le stesse cose che dicevano a me. Ma io sapevo fin dal primo giorno che ti ho visto lanciare che avevi qualcosa di speciale. E il tuo primo touchdown lanciato in carriera lo ricorderò sempre: Heisman to Heisman!”.

Complimenti a Bryce, complimenti a Saban e complimenti anche a Aidan, Kenny e C.J.. A Kenny va il nostro in bocca al lupo per la carriera NFL, a C.J. va l’arrivederci alla prossima stagione (dopo il Rose Bowl) mentre Aidan e Bryce hanno un lavoro da finire, e chissà se li vedremo contro – e loro sarebbero contro davvero, e non solo in senso figurato – l’11 gennaio. Lo scopriremo, comunque, tra non molto.

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