Matt Ryan on fire (Atlanta Falcons vs New York Jets 27-20)

Il titolo di per sé racconta già tutto, perché, sintetizzando,  la differenza tra la franchigia della Georgia ed i biancoverdi di New York è stata tutta tra i due Quarterback. Acerbo e propenso all’errore il giovane Zak Wilson, veterano e glaciale Matt Ryan. Proprio il Qb dei Falcons si è confermato come uno dei migliori interpreti del ruolo della sua generazione ma anche del momento, perché cosi lucido e decisivo non lo è stato forse neanche quando era più giovane. Sono ben 342 le yard lanciate con ben 33 passaggi completi su 45 tentati, e due touchdown pass. Ogni supereroe ha però bisogno di una spalla, e Ryan  nella  giornata londinese di domenica l’ha trovata nel  rookie TE dei Falcons Kyle Pitts, autore di una prova mostruosa in sinergia con il proprio qb con ben 119 yard ricevute in 9 recezioni ed un td. Se poi a loro aggiungiamo Cordarelle Patterson e le sue 114 hard totali le proporzioni del dominio di Atlanta sono ancora più chiare.

Atlanta ha macinato e comandato il gioco fin dalle prime battute riuscendo ad affettare la secondaria dei Jets a più riprese ed eludendone la difesa, fino ad ora unica nota positiva di Ny, chiudendo il primo quarto avanti 10-0 con ben 134 yard guadagnate e solo 16 concesse al quasi tenero attacco dei Jets. Il secondo quarto si chiude 20-3. Inizia con il td pass di Ryan per Hurst e procede nel drive successivo con l’ennesimo intercetto, questa volta totalmente senza scuse, lanciato da Wilson. I Jets però conquistano subito la palla ricoprendo un fumble forzato dal LB CJ Mosley e riescono a segnare i primi punti di giornata grazie ad un field goal, a cui rispondono i Falcons sempre con un calcio da 3 punti.

Nel secondo tempo accade quello che da inizio stagione contraddistingue le partite dei Jets, vale a dire che anche loro iniziano a giocare a football. Primo drive del secondo tempo e TY Johnson segna con una corsa da 1 yard, portando i suoi sul 9-20 complice l’errore del kicker Amendola che sbaglia l’extra point. Come detto, i Jets iniziano a giocare a football, o almeno a provarci, e nell’ultimo quarto iniziano segnando un secondo touchdown (2 yard corse da Carter) portandosi 17-20 grazie alla conversione da 2 punti. Nel drive successivo però Ryan e soci allungano con la corsa in endzone di Davis che vale la tranquillità.

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I Falcons hanno giocato bene e dominato vincendo tutti i duelli singoli che compongono una partita di football. Certo, un Ryan ed un Pitts così probabilmente sarebbero stati interminabili per chiunque e certamente aiutano e non poco, ma quello che ha davvero fatto la differenza è stato annientare la dline dei Jets prendendo Ryan circondato e protetto come da un forte. Saranno 0 infatti i placcaggi ai danni del Qb rossonero, cosa che gli ha permesso con calma e precisione di massacrare i Jets. New York invece si lecca le ferite, perché paradossalmente i jets non hanno giocato malissimo ma sono stati banalmente inferiori. La difesa, probabilmente stanca e comunque obbligata ogni domenica agli straordinari, questa volta non è stata incisiva come contro i Titans, pur avendo forzato e ricoperto due fumble.

La nota dolente resta l’attacco che non ha pessimi ricevitori, anzi, ma che non può contare ancora totalmente sul proprio Qb. Wilson è infatti un diamante da sgrezzare e se in altre circostanze è stato baciato dalla sfortuna per quanto riguarda i passaggi incompleti e gli intercetti, in quel di Londra ha invece sbagliato tutto lo sbagliavi, dimostrandosi forse più un giocatore da long pass che da compitino. A coach Saleh il compito di trovare la quadra e continuare a svezzare Wilson, perché il talento ed il braccio ci sono e anche la possibilità di vincere. Che questa fosse l’ennesima stagione di rebuild poi si sapeva, ma bisogna già iniziare a porre le basi per l’anno prossimo.

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