Tim Tebow: solo una scelta di business?

Con una mossa piuttosto a sorpresa, anche se in parte anticipata da molti insider, i Jacksonville Jaguars hanno riportato in NFL l’ex quarterback dei Denver Broncos Tim Tebow.
Tebow non gioca una partita in NFL dal lontano 2012 e nonostante negli ultimi tempi abbia dedicato la sua carriera sportiva al mondo del baseball, in realtà il diamante l’ha visto molto di rado, se non per niente, limitandosi a scaldare le panchine o a sporcarsi nei campi di secondo o terzo piano con le squadre riserve.

Eppure per lui la carriera NFL doveva essere una semplice formalità: uno dei più grandi quarterback del college football degli ultimi tempi, un Heisman Trophy e due titoli nazionali, che giunge nella lega venendo scelto alla numero 25 dai Denver Broncos dopo che prima di lui, come quarterback, era stato scelto il solo Sam Bradford da Oklahoma con la pick numero 1. Le cose invece andarono in maniera decisamente diversa con la franchigia del Colorado che attraversava un periodo buio della propria storia con Josh McDaniels a guidare una barca in pesante balia delle onde che venne silurato a metà stagione, mentre nella seconda iniziava il nuovo corso con John Fox il cui secondo anno avrebbe portato all’arrivo di Peyton Manning e successivo accantonamento del progetto Tebow.
Nemmeno i successivi esperimenti a New York sponda Jets o a New England hanno portato giovamento alla carriera ormai in declino, ma di questo torneremo a parlare dopo.

Se al posto di Tim Tebow ci fosse stato un qualsiasi altro giocatore, non ci sarebbe stato dietro tutto questo clamore mediatico a cui invece stiamo assistendo per via di questo cognome pesante. Stiamo parlando di un personaggio apertamente religioso che ha avuto tantissimo risalto in America andando a condividere il proprio credo nelle carceri e nelle scuole, promuovendo l’astinenza prematrimoniale dichiarando pubblicamente di aver mantenuto la verginità fino alle nozze. Anche nelle Filippine è arrivato a predicare in scuole e villaggi promuovendo l’assistenza medica. Un personaggio a tutto tondo che per quanto possa parere in parte “normale” sappiamo come in America spesso questa venga esaltata. Senza contare che oltre al suo credo religioso abbiamo assistito alla costruzione di un ospedale pediatrico nelle filippine oltre che di uno spot anti-aborto proiettato durante il Super Bowl in cui compariva insieme alla madre.

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Insomma, in America c’è sempre stato prima il Tim Tebow personaggio pubblico piuttosto che il Tim Tebow giocatore. Per tutti, ma non per il suo allenatore ai Florida Gators: Urban Meyer.
Eh si, perché proprio il nuovo head coach dei Jacksonville Jaguars è colui che ha lanciato nell’olimpo il prodotto originario di Makati nelle Filippine, plasmandolo a suo piacimento. Ora che anche il guru del college football è atterrato nell’universo della NFL eccolo il volersi ricongiungere con il proprio quarterback per eccellenza.
Questa mossa sembra tutto il contrario della meritocrazia. In realtà sembra nepotismo puro e lealtà. Non troppo lontano da quello che vediamo quasi quotidianamente nel mondo dello sferoide prolato a stelle e strisce con figli e figliastri sistemati in posizioni chiave e non.
Per quale motivo un allenatore al suo esordio nella lega dovrebbe portarsi un proprio ex allievo che non gioca più a football da una vita, che in NFL ha fatto anche malino, tecnicamente in una posizione che non è nemmeno la sua a 34 anni suonati in un roster di 90 persone? La risposta è ovviamente solo nella testa del coach ex Ohio State.

Tuttavia la ragione che balza agli occhi di tutti è una sola: il football è business e Tim Tebow crea business.

Se fino all’altro ieri ogni firma di free agent di Jacksonville veniva annunciata con uno scarno comunicato con nome cognome ruolo e poco altro, quella di Tebow è avvenuta in pompa magna con tanto di comunicato stampa seguito dalla storia della carriera e shirt da gioco messa in vendita a fianco della prima scelta Trevor Lawrence.
E’ tuttavia necessaria la firma di un “ex giocatore” per far lievitare i guadagni milionari di una franchigia NFL? Non bastava l’arrivo di una prima scelta e probabile fenomeno generazionale del mondo dello sferoide prolato come Lawrence? A quanto pare no. No perché solo accostare il nome di Tebow alla franchigia della Florida ha fatto esplodere ogni notiziario sportivo e non si è parlato di altro fino al momento dell’annuncio ufficiale. E tutt’ora se ne parla ancora.
In più c’è un particolare non da poco: Tim Tebow è un Dio in Florida, mi perdonerete la blasfemia. Se c’è uno stato americano in cui Tebow può far valere il suo “valore economico” è sicuramente lo stato in cui è ubicato Jacksonville. Quest’ultima tra l’altro è a pochissimi passi da Gainesville, la sede di Florida, la cui fan base non è mai stata molto affine a quella dei Jaguars tanto che si mormora che la l’utenza di Jacksonville sia piuttosto limitata perché i Gators hanno un fortissimo richiamo sul territorio tanto da portare ad ignorare le sirene della NFL. Questa mossa sicuramente potrà unire i due universi e vi lascio immaginare quanto ci vorrà poco all’abbinamento tifosi Gators con la maglia dei Jacksonville Jaguars della NFL del proprio beniamino locale Tim Tebow tornato profeta in patria.
La sua maglia è già in vendita sul sito NFL a poco meno di 120,00 dollari e ci ha messo pochissimo ad entrare nella graduatoria delle jersey più vendute nella lega.

Al momento Tebow indosserà la maglia numero 85, come quella utilizzata nel suo stint nel mondo del baseball. Non è tuttavia impossibile che possa tornare alle origini scegliendo il 15, numero con cui lo abbiamo visto scendere in campo con i Denver Broncos ma soprattutto con i Florida Gators. Vista anche la regola che da quest’anno non ci sono più divisioni per ruolo per il numero di maglia, non è nemmeno cosi infattibile. Tutt’altro che difficile immaginare come il passaggio al numero che lo consacrato al college possa di fatto portare ad un altro exploit di vendite. Per far questo bisognerebbe attendere l’uscita di Gardner Minshew dall’universo Jaguars, non improbabile.
Business, business e ancora business. Il Football è Business, non lo scopriamo oggi. Nulla è fatto a caso. Non è tuttavia possibile che un allenatore al primo anno nella NFL possa sobbarcarsi una mossa del genere solo per un impatto economico. Per questi “escamotage” ci sono altri amministratori nella franchigia che se ne occupano. E’ lecito dunque aspettarsi qualcosa in più da Urban Meyer perché un personaggio come Tim Tebow non porta solo benefici a livello economico ma anche un clamore ed una attenzione mediatica fuori dal normale. Non sarà una sorpresa se una delle prossime conferenze stampa fosse piena di domande sul redivivo quarterback. Una presenza del genere può essere ingombrante per i giocatori presenti a roster.

Ufficialmente Tebow è rientrato nella NFL dalla porta secondaria. Non più come quarterback ma come tight end. Basterebbe risaltare il fatto che non giochi a football ormai da una vita, aggiungiamoci anche che non ha mai giocato in questo ruolo. Immaginatevi ora una tight end veterano o giovane, che ha passato l’intera vita agonistica a cercare un posto a roster in questo ruolo, venir scalzato da un neofita in piena regola.
L’idea di trasformare il giocatore in Tight End in realtà non è nemmeno nuova perché è stata già provata nel lontano 2012 dai New York Jets con scarsissimi risultati. Molti ex compagni di Tebow, tra cui Greg McElroy, hanno riferito a mezzo stampa negli ultimi giorni come non fosse assolutamente in grado di poter occupare quel ruolo. Altro tentativo lo fece Bill Belichick che vedeva nell’ex Florida un ottimo elemento per giochi a sorpresa nello special team. Vedeva Tebow come uno specialista per le conversioni da due punti, ma anche questo progetto fallì miseramente.
Eppure Meyer ci crede e l’ex Ohio State non è uno sprovveduto. O per lo meno non è uno che molla facilmente. E’ un testone a detta di molti ed anche se il suo progetto fallirà miseramente, lui continuerà a cercare una collocazione per la sua creatura perché lui dovrà senza meno vincere questa scommessa. Se non riuscirà a ricevere come tight end finirà a giocare come running back. Se non riuscirà a correre come running back finirà a placcare come offensive line. Ovviamente queste sono tutte illazioni mie personali, ma la sensazione di molti è che una collocazione per Tim Tebow verrà trovata. Che sia quella da Tight End o altro.

Altro aspetto non da poco, che sicuramente Meyer avrà tenuto in considerazione, è che se tutti i riflettori sono puntati sul “fenomeno” Tebow, vi saranno meno pressioni sul nuovo astro nascente della franchigia Trevor Lawrence. Togliere pressioni ad un giocatore che entra nel mondo della lega come talento generazionale e da cui tutti si aspettano il mondo fin da subito, non è da poco. La mossa Tebow sta riuscendo proprio in questo intento.
Non voglio invece credere che possa essere stato preso per fare una sorta di giocatore-allenatore, colui che fa da collante tra lo staff ed il team. Nell’universo NFL non serve di certo il cocco del capo allenatore per ricordare a tutti quanto bisogna fare e quanto duro bisogna allenarsi. Per quello ci sono fior fior di milioni e bonus profumati da raggiungere al termine di ogni stagione.

L’unica cosa al momento certa è che il piano business della firma di Tim Tebow sta funzionando alla grande cosi come la pressione diminuita intorno alle aspettative su Trevor Lawrence. Manca il lato pratico e di campo, che teoricamente sarebbe quello più importante. La sensazione è che a Tebow si potrebbero dare in mano anche un paio di Pon-Pon e metterlo insieme alle Cheerleader. Se ne parlerebbe comunque come un Dio della Florida sceso in terra a deliziare noi comuni mortali.

Eugenio Casadei

Appassionato di calcio (Bologna) e trekking, segue il football assiduamente dal momento in cui vide giocare Peyton Manning con la maglia orange di Denver, divenire tifoso Broncos una naturale conseguenza. Scrive la rubrica settimanale "Indiscrezioni di mercato NFL" in offseason e la "Top Ten" in regular season con grande divertimento e passione.

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Un Commento

  1. Non so, io “la vedo” un po’ più semplice.
    Terzo QB o taglio…
    É fermo da quasi dieci anni, non ci si inventa TE (ruolo dove devi saper bloccare e saper ricevere) e in generale qualunque altra posizione.
    Da terzo QB potrebbe fare vendere magliette e magari fare una comparsata a fine stagione (salvo miracoli di Lawrence).

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