Una vita da mascotte NFL

Le vediamo ogni singola domenica impegnate a dare la carica ad ambiente e tifosi nonostante le mille difficoltà di quest’anno legate al Covid.
Non ci accorgiamo tanto spesso di loro perchè siamo talmente abituati a vederle dentro le nostre domeniche che spesso le diamo per scontate e così come le cose belle della vita sai che qualunque cosa succeda loro ci sono sempre.

Sono un contorno delle nostre domeniche e hanno nomi bizzarri o che hanno un’origine importante.
C’è Jaxon De Ville, dal nome improbabile che richiama immediatamente a quale franchigia ci stiamo riferendo. Steely McBeam, robusto operaio di acciaierie a caricare d’orgoglio ogni partita casalinga degli Steelers. Alcune pare abbiano origini culinarie come Gumbo, di casa nello stadio dei Saints che pare prenda il nome da un piatto molto comune della Louisiana meridionale, una specie di zuppa molto saporita e lunghissima da preparare. I Dolphins hanno un delfino che si chiama T.D., e che dire di quella buffa caricatura di un cowboy che si chiama Rowdy impegnata a caricare i tifosi di Dallas.
Molti team ne hanno due, qualcuna nemmeno una.

Stiamo naturalmente parlando delle mascotte NFL. Sempre pronte a non far calare l’entusiasmo. Cariche al massimo durante le partite ma sempre presenti durante l’anno. Presenze imprescindibili durante molti eventi della squadra. Le mascotte lavorano tutto l’anno per non far mai abbassare l’entusiasmo dei tifosi, anche durante i mesi di assenza di football giocato. Spesso le mascotte sono amate allo stesso modo della squadra che rappresentano e pochi sono i team che attualmente non sono rappresentante da esse (Jets, Giants, Packers e Washington).
Non è semplicissimo riuscire a risalire alla storia delle mascotte in NFL e per farlo occorre fare ricerche nei siti delle squadre e in fonti come Espn.
A differenza del college, in NFL esse compaiono negli ultimi 25/30 anni e più precisamente da quando NFL Properties sviluppò un preciso programma di merchandising.

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La prima mascotte ufficiale è stata Freddie Falcon, attiva già nel 1984. Pochi anni dopo nel 1989 comparve Kc Wolf a Kansas City che prende il nome dal Wolpack, i fans appunto dei Chiefs.
Incerta l’origine di Who Dey che anima i fans al Paul Brown Stadium a Cincinnati ma si sa che prende il nome dal grido storico dei fans… via via tutte le altre fino al 2013, anno in cui debutta Raider Rusher ad Oakland che pare essere derivata da una serie coprodotta dal canale televisivo per ragazzi Nickelodeon e NFL intitolata “NFL Rush Zone”. 
Molte precedenti e successive non possono fregiarsi del nominativo di mascotte NFL in quanto non sono le ufficiali.
In base alle loro qualità possono anche ricevere stipendi a cinque o sei cifre. Mediamente una mascotte NFL guadagna dai 25000 ai 65000 dollari l’anno tuttavia essi dipendono anche da altri aspetti come quanto lontano andrà avanti il team durante la stagione.
Molto spesso ci sono nei contratti benefits non immediatamente quantificabili. Alcune di esse vengono equiparate a un qualsiasi dipendente della squadra e questo vuol dire in parole povere assistenza e assicurazione sanitaria; decisamente gradito in quanto molto spesso le performance domenicali comportano anche rischi alla salute.

Viene percepito come un passatempo ma diventare mascotte soprattutto a questi livelli richiede veri e propri titoli di studio.
Si tratta di un lavoro di enorme intensità fisica e per essa occorre prepararsi quasi come un atleta. Doti atletiche ma anche una certa capacità di entrare in empatia con staff e con il pubblico. Deve saper creare coreografie divertenti o che sappiamo caricare il pubblico. Deve anche capire quando poterlo fare e perciò è basilare una conoscenza approfondita del gioco e delle sue regole.
Per imparare i trucchi del mestiere non ci crederete ma esistono scuole e corsi di mascotte.
La Higher Impact Entertainment a San Antonio offre un ​campo di addestramento per mascotte di un giorno per aspiranti mascotte a tutti i livelli, per una tariffa di circa 100$. Ce ne sono moltissime e tutti questi corsi partono dal concetto storico di cosa significhi e perchè un’azienda, un college, una high school fino a un team professionistico necessitino di uno strumento così particolare. Cosa fa scattare nell’animo del fan. Il percorso e le selezioni sono molte e con altissima competitività.

Le mascotte della NFL sono meno pagate delle loro colleghe di altre leghe professionistiche.
Rocky The Mountain Lion è la leggendaria mascotte dei Denver Nuggets e leggendario è anche il suo stipendio. Unitamente ai salti acrobatici pregame e durante l’intervallo colui che si nasconde sotto la maschera porta a casa più di un milione di euro. Se poi volete magari per una festa di compleanno un saluto veloce via Zoom Rocky prontamente saluterà tutti per 70 dollari (10 secondi di video). Se volete esagerare e far passare la mascotte a casa vostra per un minuto di abbracci basta sborsare 400 dollari e vivrete un’esperienza indimenticabile… di un minuto. Qualora vogliate provare l’esperienza ecco il link tuttavia prima chiederei un preventivo.
Anche le mascotte MLB sono ben più pagate di quelle NFL. L’ultimo dato disponibile mostrava come le mascotte più pagate della lega fossero Mr.Mets dei New York Mets e Phillie Phanatic dei Philadelphia Phillies, che portano entrambi a casa $ 600 l’ora (dato di qualche anno fa).

In una recente intervista colui che si cela sotto “Freddie Falcon” che da più di 30 anni intrattiene i fans di Atlanta ha chiaramente spiegato i pro e i contro di essere mascotte a questi livelli.

“La parte veramente difficile consiste nel peso delle responsabilità e delle aspettative alle quali si è sottoposti. E’ tutto facile quando il team vince spesso ma provate a tener vivo l’entusiasmo quando il tuo team perde da molte week e in casa magari sei sotto 21-3 contro una rivale divisionale… quello è il momento in cui davvero il tuo talento deve emergere e da cui magari il tuo futuro come mascotte è in gioco. A molte mascotte, soprattutto in altre leghe vengono richieste capacità acrobatiche di livello enorme e conseguenti possibilità di farsi male. Se la mascotte si fa male, quel team diventa lo zimbello di tutta la lega.”

Altri aspetti negativi sono legati alla scarsa presenza di pubblico (soprattutto nelle leghe minori per la verità). Ma il contro peggiore è che sotto quelle maledette maschere fa caldo, terribilmente caldo ; 20% di umidità in più rispetto all’esterno… c’è solo da augurarsi di non aver bevuto troppo la sera prima.
Naturalmente gli aspetti positivi sono innumerevoli. Alcuni sono evidenti. Sempre “Freddie Falcon”:

“L’amore dei fan, dei bambini è qualcosa di non quantificabile. Tutti vogliono stare accanto alla mascotte; mette immediatamente di buon umore e senti dentro di te che stai portando felicità. La fama seppur dietro una maschera è inebriante; stimola il tuo ego e ti fa star bene, poi ha alcuni vantaggi sportivi notevoli: si guarda la partita da una posizione privilegiata e se il team avanza anche in post season hai la possibilità di vivere in prima persona scontri epici o quando va benissimo addirittura il Super Bowl. Inoltre si sta attaccati ai giocatori, si entra e si esce con essi dal campo. si parla con loro, si fanno foto… insomma se sei un fan hai dei vantaggi di vicinanza agli atleti incredibili.”

E alcune di esse entrano nella storia dello sport loro malgrado.
Storica l’esibizione della mascotte degli Anaheim Ducks Wild Wing quando nel 1995 entrando in campo e dovendo saltare un muro di fuoco vide l’esibizione decisamente compromessa da un pattino incastrato sul trampolino che fece cadere la mascotte dritta nel fuoco. Un costume decisamente non infiammabile, Wild Wing che urla in diretta nazionale “aiuto, prendo fuoco” e le cheerleaders che tentano un goffo salvataggio fanno da contorno a un evento che superò di gran lunga la stessa partita.
Oppure quando la mascotte del Kansas City Royal, Slugger the Lion è stato citato in giudizio per aver lanciato un hot dog e colpito un fan negli occhi, o quando Phillie Phanatic è stato preso a pugni dal manager dei Dodgers Tommy Lasorda dopo che quest’ultima lo aveva letteralmente preso in giro nei pressi del dugout.

Nel 2007 la mascotte dei Jaguars Jaxson De ville attirò l’ira del presidente dei Colts Bill Polian per le sue buffonate in campo. La mascotte dei Carolina Panthers fece di peggio quando nel 1996 durante una partita contro gli Steelers raccolse in end zone una palla che a seguito ad un punt era rimbalzata prima sulle quattro yard e poi in endzone risultando ancora viva. Una condotta antisportiva può portare ad accendere una rivalità anche tra due teams anche se lo stesso head coach di Pittsburgh Bill Cowher rise dell’accaduto. Per la cronaca l’arbitro fischiò touchback.

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Infine come spesso piace a noi cito la migliore mascotte e le peggiori tre secondo un divertente articolo di Rhiannon Walker di The Athletic che esprime il suo giudizio basandosi su nome e capacità empatica della stessa.

32° posto per Raider Rusher > non si capisce nemmeno cosa sia; possibile che con tutti i soldi spesi per il nuovo stadio non si potesse fare di meglio. Cosa incute? Paura? Tenerezza? Indecifrabile.
28° posto per Pat Patriot > attiva dal 1995 sembra nata per tormentare i vostri incubi notturni; adatta più a un film di King che a un campo di football.
27° posto per Boltman > palese scopiazzatura da The Mask con improbabile abbronzatura facciale.
1° posto per Blitz > nata nel 1998.  Nome meraviglioso soprattutto da quando coach è Pete Carroll per ovvie ragioni tecniche, mai nome fu più in sintonia con la visione di gioco del team. Costume moderno già quando nacque.

Ora abbiamo tutte le informazioni necessarie nel caso qualcuno volesse proporsi per il ruolo di mascotte per eventuali eventi futuri di Huddle Magazine…

Luca Rossi

Tifoso NFL dagli ultimi anni di Dan Marino. Tifoso Dolphins molto paziente. Settimanalmente parlo della squadra della Florida in Cool Bueno. Presento The Drive, unico gioco a quiz sullo sferoide prolato. In The Snap in 10 minuti ogni settimana racconto una storia prolata.

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