High School Football, le luci del venerdì sera – 4° parte

Il football americano che conosciamo meglio è quello dei professionisti NFL e dei College NCAA, sappiamo meno del livello inferiore, di quello che succede nelle High School e di come funziona il passaggio dalla scuola superiore al college. In quattro articoli che saranno anche raccolti in un ebook vi racconteremo il cosiddetto Friday Night Football.

IL RAPPORTO COL PIANO DI SOPRA

Si finisce così all’ultimo aspetto rilevante riguardo l’high school football, ovvero il rapporto con il piano di sopra attiguo, il college.

La prima questione che va affrontata da uno studente-atleta è il rapporto tra i propri mezzi sportivi ed i propri mezzi di studio: le università cercano studenti che abbiano già una capacità di studio ed autonomia nell’organizzare la propria vita accademica, e sebbene spesso si scherzi sul fatto che i college raccolgano feccia pur che sia in grado di sfondare le DL avversarie a suon di testate, la media scolastica è una cosa che viene sempre presa in considerazione e monitorata, fosse anche solo per il fatto che la recluta non inizi una sparatoria nello spogliatoio della squadra universitaria. Se già in high school, l’aspetto della formazione scolastica inizia a rimanere demandata alla capacità del singolo di “sbrogliarsela”, non sarà quindi nella maggior parte degli atenei che questo fenomeno verrà ridotto con programmi specifici di correzione: i college hanno un numero di borse di studio sportive contingentato, possono quindi tranquillamente revocare la borsa al termine dell’anno accademico ad un ragazzo che non si è dimostrato degno, per riassegnarla ad un altro, e per queste cose va ricordato che c’è sempre la fila dei ragazzi fuori dalla porta di un coach.

Sono pieni i fossi di casi di giocatori a cui sono state revocate le borse, alcuni anche piuttosto controversi, come quello di Kain Colter avverso Northwestern, che tirano in ballo pratiche in cui la scuola si comporta più da squadra professionistica che da istituzione educativa, ma è la contraddizione principale dello sport collegiale che con il football muove tantissimi soldi pur di rimanere ad alto livello nella qualità dei propri programmi. Le università, se si parla di di programmi di football, hanno quindi un fondamentale interesse: convincere i migliori ragazzi di high school a sposare la propria scuola, e questo è compito fatto di lusinghe e promesse.

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La SEC guida la classifica dei costi per il cosiddetto recruiting (ovvero il processo con cui si convince uno studente a scegliere il programma sportivo di un determinato college) con Tennessee, Alabama e Auburn tutte sopra il milione di dollari annuale, il costo complessivo di questi dipartimenti di football non scende mai sotto i trenta milioni di dollari all’anno.

Per prendere un caso limite, in Texas nei due scorsi anni i dipartimenti atletici delle public university hanno speso circa 120 milioni di dollari per sostenersi, che è grossomodo la cifra per cui gli stessi atenei sono in perdita, di fatto non sono in grado di autosostenersi.

I ragazzi viceversa vivono in un mondo che oggettivamente si fa molto stressante soprattutto nel secondo semestre dell’ultimo anno di high school, in cui sanno che ogni occasione sarà importante per mettersi in mostra, hanno ansia di essere valutati e scortati da aziende che forniscono questi servizi, singoli esperti o scouter direttamente delle scuole.

Perchè si, anche nelle valutazioni di ragazzetti di 17 o 18 anni, in America esiste un business notevole, fatto di chi procura report dettagliati alle scuole, che poi decidono se vale la pena sbattersi per ottenere i servigi di questi studenti. Dei servizi di film online abbiamo già ampiamente parlato, ma sono ancora fondamentali i report di aziende autorevoli che lo fanno di mestiere.

D’altronde c’è un esplicito divieto per i coach di Division I e Division III di partecipare a eventi di combine, competitive camp eccetera. Diventa quindi fondamentale che ci sia un filtro qualificato che faccia arrivare report seri e dettagliati sulle scrivanie dei capi allenatori per permettere scelte corrette nel momento in cui si passerà a cercare di reclutare fattivamente il giocatore.

Proprio gli eventi di combine ed i competitive camp, organizzati in tutto il paese da aziende più o meno leader, sono momenti in cui i ragazzi possono meglio mostrare le proprie doti. Molti di questi sono a basso costo (dai gratuiti a quelli che costano 30 dollari di iscrizione) e di solito sono sponsorizzati dalle grosse aziende come SCVarsity.com, or Scout.com o 247Sports. Sta ai ragazzi scegliere quelli che meglio possono consentirgli di ottenere l’esposizione che cercano.

high school combine

Le valutazioni tecniche ed i dati oggettivi sui drill si abbinano a valutazioni antropometriche e queste caratteristiche, assieme alla posizione in campo, finiscono per crearne un profilo che gli scouter distribuiscono ai coach universitari in base alle richieste di questi ultimi. I coach difatti cercano ovviamente il talento ma questo deve essere inserito all’interno di profili utili alla squadra ed al suo momento: se ad esempio è prevista l’uscita dall’eleggibilità NCAA di quattro quinti della linea offensiva, il coach verosimilmente chiederà profili di OL lasciando magari in secondo piano altri ruoli, sebbene magari più carichi di talento. Questo processo fa valutare a grandi college un numero impressionante di atleti che può toccare gli 8.000.

A quel punto il college riduce la rosa a un numero di ragazzi che va dai 1.000 ai 2.000 grazie a valutazioni di interesse da parte del giocatore e da valutazioni fatte ad ulteriori camp o a questionari. Qui i coach iniziano a fare considerazioni chiamando gli allenatori delle high school, e stimando nel dettaglio le qualità comprese quelle caratteriali, la fase termina con una restrizione della rosa dei candidati che dipende da quante strade vuole tenersi aperte il coach, solitamente si va dai 50 ai 200.

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Inizia qui la fase più “visibile” del recruiting: i coach iniziano a formalizzare le offerte e a bloccare i ragazzi con impegni verbali. Per molti sport, il processo di reclutamento è accelerato al punto in cui “la fine” del processo stesso è un impegno verbale. Le offerte per gli atleti in questa fase possono essere borse di studio sportive, altre forme di aiuto finanziario o semplicemente la possibilità di ingresso al college in posizione di walk-on, ovvero colui che non ha sovvenzioni economiche ma che fa parte della squadra.

La formalizzazione di questo processo si può chiudere in qualsiasi momento, ma ha un culmine nei cosiddetti “National Signing Day”, ovvero dei giorni in cui i ragazzi che hanno terminato il percorso scolastico, firmano la lettera nazionale d’intento (National Letter of Intent, NLI) che li lega ufficialmente ad un college. Questi giorni sono stati istituiti all’inizio degli anni ‘80 per uniformare le usanze delle varie conference e sono diventate una specie di vetrina, molto ambita dai ragazzi e molto “coperta” dai mass media che organizzano vere e proprie conferenze stampa diventate ormai celebri per il famoso gioco dei cappellini in cui la recluta alla fine sceglie tra i cappellini dei college rimasti in lizza per averlo.

In generale per ogni college, il numero di atleti che concludono positivamente il percorso di recruiting sono dai 5 ai 20-25, che diventano la famosa “recruiting class”.

Da 8000 a 20, questo è il rapporto tra chi ha anche solo un contatto con un college, e chi ci entra. Ecco perchè per i ragazzi questo processo è stressante e psicologicamente probante, tanto che ci sono addirittura servizi di rinforzo psicologico per i ragazzi che vogliono migliorare sotto questo aspetto in vista del college.

Ma soprattutto, ecco perchè praticamente tutti gli addetti ai lavori spingono molto perchè i ragazzi capiscano che lo sport può essere veicolo di istruzione ma che demandare il proprio futuro in toto ad esso è un rischio enorme: frequentemente si finisce per gettare occasioni di educazione di alto livello per rincorrere una carriera sportiva destinata a pochi, veramente pochi. Oltre un milione di ragazzi gioca a football in HS, 1.700 giocano in NFL, diciamo che uno su mille ce la fa. Agli altri rimarrà il ricordo di una delle esperienze più formanti nella vita di un adolescente americano.

Fine quarta parte (Prima parteSeconda parteTerza parte)

Ringrazio vivamente per lo spunto e l’aiuto Gian Marco Tamburi e coach Ron Adams della Wyandotte Public Schools, per la revisione Giovanni Ganci, Daniel Tabbì e Manuel Tracia.

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