[W16] Il Bello e il Brutto e il “Tipo”

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Il Bello e il Brutto e il “Tipo”

Il Bello

Aaron Rodgers, quarterback, Green Bay Packers

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Al rientro due settimane dopo la craniata subita a Detroit, con i Packers impegnati contro i Giants in un match da “dentro o fuori”, A-Rod ha portato i suoi al dominio assoluto sul team di Coughlin attraverso quella che, ad oggi, è forse la sua più straordinaria prestazione su un campo da football. La sua performance da 25 completi (su 9 differenti ricevitori) in 37 tentativi per 404 yards, 4 TD pass, 0 intercetti e un rating di 139.9 ha spinto l’attacco di Green Bay a rullare New York con 515 yards totali conquistate dall’attacco e 45 pesantissimi punti messi sul tabellone. Se il californiano, in possesso forse del più del “rainbow” del campionato, saprà ripetersi settimana prossima contro i Bears, i suoi ricevitori continueranno a divertirsi un mondo e nel corso della postseason si dovrà fare moltissima attenzione ai ragazzi del Wisconsin.

Menzione d’onore

Josh Freeman, quarterback, Tampa Bay Buccaneers

Seahawks o non Seahawks, 5 TD pass in una partita non si vedono tutti i giorni. Erano anni che Tampa non arrivava all’ultima di campionato non solo con un record positivo acquisito (alla peggio, terminerà sul 9-7), ma pure con la remota speranza di raggiungere la postseason. Fra non molto tempo questo black guy da Kansas State potrebbe diventare lo spauracchio di un’NFC South che ora annovera gente come Brees e Ryan…

Il Brutto

Eli Manning, quarterback, New York Giants
Con Rodgers dall’altra parte del campo a fare “i bambini con i baffi” snap dopo snap, Manning ha messo insieme un imbarazzante show da 17 su 33, 301 yards, 2 TD ma ben 4 intercetti, utili per 21 dei 45 punti segnati da Green Bay e per raggiungere quota 8 picks lanciati nelle ultime quattro giornate e 24 nell’intera stagione – ovviamente un numero da “primato a rovescia”. Sempre nelle ultime quattro uscite, il fratellino di Peyton ha superato 65 di rating soltanto in un’occasione. Per quanto una miriade di infortuni nel reparto ricevitori non sia mai un buon viatico verso il successo per un quarterback, se i Giants stanno poco alla volta vedendo sfumare la speranza di raggiungere i playoffs, una bella fetta di responsabilità va rintracciata nel bruttissimo vizio di Eli di indirizzare l’ovale fra le mani degli avversari.

Il Tipo

Mike Singletary, ex coach dei San Francisco 49ers
Per spingere un management come quello dei Niners, gestito da un presidente e CEO sobrio e preparato come Jed York, a mandarti via con un calcio nel sedere quando manca una sola, insignificante partita per arrivare al termine del campionato, bisogna che tu abbia veramente tirato la corda oltre ogni umana sopportazione. E così è stato nel caso di Singletary che, a parte l’impietoso record di 18-22 racimolato in poco più di due anni sulla panchina di San Francisco, nel solo 2010 è riuscito a portare talmente tanto caos da spingere manager (McCloughan) a rassegnare le dimissioni, giocatori a scappare (lil defensive end Balmer) o addirittura ritirarsi (il runningback al secondo anno Coffee), ha licenziato l’offensive coordinator reputandosi in grado di gestire il reparto d’attacco pur non avendo alcuna esperienza da coordinator e infine ha fatto talmente tanta confusione con i suoi quarterbacks che domenica, contro i Rams, praticamente non sapeva più chi mandare in campo. E ora un retroscena: quando Singletary ha approcciato Troy Smith, non era per rimproverarlo dell’intercetto appena lanciato, ma per promettergli un sack non appena se lo fosse trovato under center
 

Rubrica a cura del blog Mondo NFL

Redazione

Abbiamo iniziato nel 1999 a scrivere di football americano: NFL, NCAA, campionati italiani, coppe europee, tornei continentali, interviste, foto, disegni e chi più ne ha più ne metta.

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