Mo Alie-Cox, da cestista a tight end nella NFL

Da che conosciamo l’America, da sempre questa è considerata la terra delle opportunità. La NFL non fa eccezione a questo modo di vedere il mondo a stelle e strisce.
È possibile che un giocatore il quale ha praticato basket fino al suo ultimo anno di college si ritrovi a non essere scelto nel draft NBA, non riesca a trovare spazio nel mondo per cui ha sempre a giocato e di punto in bianco per lui si spalanchino le porte della NFL.

I ricordi del football americano non sono più freschi. La passione c’è, quella si, ma dall’anno da freshman all’high school Mo Alie-Cox non ha più praticato questo sport.

Il destino vuole che nel 2017 il TE dei Cowboys, ora ai Raiders, Jason Witten si rechi alla Virginia Commonwealth University per salutare un ex compagno e che rimanga piacevolmente impressionato dalle grandi doti fisiche del giocatore dotato di un atletismo sopra al normale e di grandi mani. In questa occasione sarà proprio l’ex Tennessee a consigliare al giocatore di valutare un futuro nel football americano.

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Posta nell’armadio la canotta da basket ecco che Mo decide di indossare l’elmetto e di mettersi in gioco partecipando ad un tryout indipendente a cui parteciparono ben 30 delle 32 franchigie NFL e proprio qui riuscì ad impressionare uno scout dei Colts che se lo mise sotto la propria ala, lo imbarcò per Indianapolis e lo mise davanti allo staff di coach Pagano.

Le doti di Mo Alie-Cox sono evidenti, la tecnica legata al football arrugginita, ma quelle mani ed il fisico sono troppo importanti per non tentare di farne un giocatore competitivo nella lega: 196 cm accompagnati da 121 kg, a fare la differenza è però l’apertura alare di 216 cm e la mano che conta poco meno di 30 cm dalla punta del pollice alla punta del mignolo. Per capirci in NFL negli ultimi 12 anni queste misure le hanno avute solo il DE DeForest Buckner, ora suo compagno ai Colts, e Gosder Gherilus, ex OT di Lions Colts e Bucs.

Mo Alie-Cox basket

Ovviamente il passaggio non è facile, non potrebbe essere diversamente ed ovviamente la vita non si fa mai problemi a creare difficoltà aggiuntive. Mo inizia il camp con il Colts ma un infortunio lo mette fuori gioco tanto da essere prima inserito in injury list per poi essere rilasciato. Il giocatore però non demorde, recupera. I Colts, dal canto loro, in questo progetto ci credono e a ottobre lo inseriscono in practice squad per poi fargli firmare un contratto da future al termine della stagione.
Nel 2018 cambia il coaching staff, arriva Frank Reich. Il team ora è una polveriera, ci sono concetti nuovi da apportare ed un giocatore che deve tornare a praticare football americano dopo anni di basket non ha di certo vita facile. La sua fisicità però lo aiuta ancora una volta permettendogli di poter essere un tight end assolutamente versatile, un abile ricevitore ma soprattutto un ottimo bloccatore.

Niente. Nemmeno questa volta Mo riesce a superare il taglio e viene nuovamente inserito in practice squad. Il destino però vuole che l’opportunità di esordire nel campionato arrivi ed infatti in week 4 eccolo attivo, riesce pure a mettere a referto una ricezione per 17 yard. Dopo l’esordio torna nel team di allenamento ma a metà ottobre torna a roster e contro i Raiders effettua una fantastica ricezione ad una mano con annesso primo touchdown in carriera in NFL. Da quel momento Mo non lascerà più la prima squadra.

Tutto in discesa? Macchè! La depht chart del ruolo è profonda e Mo Alie-Cox è sempre in fondo a questa. Da tempo immemore c’è Jack Doyle, fino allo scorso anno c’era Eric Ebron. L’importante nella lega è quella di farsi sempre trovare pronti e sfruttare le poche occasioni che ti vengono regalate perché, con i tanti infortuni che costellano ogni stagione, queste arrivano sempre. A livello di ricezione ci sono problemi, la frattura di un dito lo obbliga a giocare praticamente con una sola mano per l’intera stagione, ma questo non l’ha fermato dall’essere estremamente utile in posizione di bloccaggio. Difficile inoltre anche affinare la propria connessione con il quarterback perché la polveriera di cui parlavamo prima arriva anche in questo reparto e Mo dovrà far riferimento a tre giocatori diversi in tre anni passando da Andrew Luck a Jacoby Brissett fino ad arrivare ai Philip Rivers.
Il destino è beffardo ma a volta anche romantico e quest’ultimo ci piace tantissimo. Il QB ex Chargers ha costruito una carriera nell’affinità con il TE futuro Hall of Famer Antonio Gates. Vi starete chiedendo cosa c’entri questa affermazione, ebbene eccovi accontenti: l’ex tight end non ha giocato a football americano al college ma bensì a basket proprio come il nostro Mo. Sembra un romanzo scritto apposta, a me piace chiamarlo romanticismo sportivo.

Siamo dunque al 2020 ed in pre-season si fanno male sia Doyle che Trey Burton spalancando le porte a Mo al posto di tight end numero 1 nella depht chart di week 1 in cui il giocatore mette a referto due ricezioni per 20 yard, ma è in week 2 dove la connessione Rivers-Mo si accede con il TE che si regala il career high con 5 ricezioni per 111 yard aiutando i suoi Colts a vincere in casa dei Vikings.

I rientri di Doyle e Burton sono vicini, non ci è possibile sapere se alla luce di questa prestazione Mo Alie-Cox sarà ancora il TE1. Ci auguriamo che Rivers possa renderlo il “suo” nuovo Gates. Non dovesse essere cosi saremo grati a Mo per averci regalato un nuovo sogno americano.

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Eugenio Casadei

Appassionato di calcio (Bologna) e trekking, segue il football assiduamente dal momento in cui vide giocare Peyton Manning con la maglia orange di Denver, divenire tifoso Broncos una naturale conseguenza. Scrive la rubrica settimanale "Indiscrezioni di mercato NFL" in offseason e la "Top Ten" in regular season con grande divertimento e passione.

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