La Serra di Huddle: per Seattle dev’essere il momento di Russell Wilson

Quando ho deciso di scrivere dell’attacco dei Seahawks per la rubrica, il reparto era ancora pressoché al completo. Ok, Rashad Penny si era appena infortunato, però grossomodo le armi non mancavano. Ora, invece, mi trovo qui a parlare di un attacco letteralmente spuntato, senza Josh Gordon (squalificato per l’ennesima volta), senza Penny, come detto, ma anche senza Chris Carson, infortunatosi all’anca dopo una grandissima stagione e CJ Prosise, questi ultimi usciti malconci dalla partita persa contro i Cardinals. E non è tutto.

I numeri non raccontano sempre la verità. Statisticamente parlando, Seattle è quinta in offensive DVOA, ma il suo rendimento complessivo è calato nelle ultime settimane (ad eccezione della partita contro Carolina), e gli infortuni di certo non aiutano la causa. Il ritorno di Marshawn Lynch aggiungerà sicuramente curiosità alla causa, ma è difficile interpretarne l’efficacia fino a che non lo vedremo in campo, dove manca da più di un anno. Vediamo ora un po’ come arriva l’attacco di Seattle ai playoff.

BIG SHOES TO FILL

Il detto anglosassone “grandi scarpe da riempire” viene usato per descrivere la situazione in cui una persona è costretta a sostituirne un’altra molto brava a fare il proprio lavoro. Ora, Marshawn Lynch sa come si fa il running back NFL; ma un po’ per età, un po’ per la lontananza dai campi da gioco, un po’ per l’ottimo rendimento fornito dalla coppia Carson-Penny, sarà molto dura riuscire a replicare quel tipo di impatto. Seattle è la quinta squadra NFL per percentuale di corse (quasi il 49%). Carson e Penny hanno agevolato non poco il rendimento di Russell Wilson, che ha beneficiato del gioco di corsa per prendere quello che le difese gli concedevano, senza forzare troppo.

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Per quanto la o-line dei Seahawks sia lontana dall’essere elite (a maggior ragione senza il centro Justin Britt), è nella top ten in tutte le categorie statistiche di Football Outsiders per quanto riguarda il run blocking.

 

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Qui Carson corre per 53 yard grazie ai vari tackle rotti, ma anche al blocco di Mike Iupati (la guardia sinistra) su Devin White (numero 45), che permette a Carson di trovare il varco da cui schizzare fuori.

L’ex Università di Butler non è solo un ariete, ma possiede anche buona visione di gioco e piedi rapidi; il tutto, pur trovando nel 21% degli snap offensivi almeno 8 difensori nel box (cioè tra le 3 e le 5 yard oltre la linea di scrimmage), segno che lo spazio di manovra è spesso ridotto.

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Questo è un caso particolare, visto che Seattle è in uno spread look (c’erano infatti quattro ricevitori sull’esterno) e la difesa deve reagire di conseguenza togliendo uomini dalla linea di scrimmage: ciò significa, ovviamente, meno uomini in grado di contenere le corse. Allo snap, Wilson effettua una zone read, cioè legge il movimento del defensive end (Hunter, numero 99, in questo caso) per capire le intenzioni della difesa. Hunter non attacca il mesh point (cioè il punto in cui il pallone è tra le mani del QB e del running back) perché teme Wilson possa correre col pallone. Ciò permette a Carson di guadagnare 6 yard piuttosto agevolmente e di chiudere il down.

Come detto prima, Lynch non gioca una partita ufficiale da fine ottobre 2018, quindi il suo ritorno in squadra è stato organizzato per una questione di leadership e di familiarità con schemi e giocatori (oltretutto, Seattle ha firmato anche l’ex riserva di Lynch, Robert Turbin). Il duo Carson-Penny era efficace e versatile, e stava rendendo la vita più facile a Wilson: ora toccherà a Lynch provare a fare tutto ciò da solo.

UN ATTACCO IN CALO

È indubbio che il numero 3 dei Seahawks stia giocando a livelli di MVP; tuttavia, anche per colpa delle recenti defezioni, l’attacco da lui guidato non ha esattamente brillato, come dimostrato dalla disastrosa prestazione contro una difesa non certo top come quella dei Cardinals.
Anche la o-line non se la passa benissimo, con il left tackle Duane Brown operatosi al ginocchio e sostituito da Jamarco Jones, che ha avuto non pochi problemi a contenere Chandler Jones.

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Contro Arizona, il reparto guidato da Brian Schottenheimer ha optato per un’inversione di tendenza nel primo tempo, affidandosi soprattutto ai passaggi (senza grossa fortuna, invero), nonostante la presenza di entrambi i running back titolari. Nel secondo tempo, senza Carson né Prosise, invece, la cosa si è resa obbligata.
La difesa di Arizona ha tenuto ad una singola ricezione Tyler Lockett e a zero DK Metcalf. Una delle azioni più interessanti della difesa dei Cards è sicuramente questa:

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Lo schema è una cover 1 (una safety alta e il resto dei d-back a uomo). Lockett viene spostato da una parte all’altra prima dello snap per smascherare le intenzioni della difesa. In realtà, il numero 34 Thompson, la safety alta, scende per giocare contro la traccia out di Lockett, mentre il suo posto al centro del campo viene preso da Budda Baker. Wilson non se lo aspetta, e Thompson è bravissimo a deviare il passaggio.

Che l’attacco di Seattle sia in difficoltà lo dicono anche i numeri; nelle ultime sei partite, la squadra di Carroll non ha superato i 20 punti e le 350 yard totali in quattro occasioni. Con i playoff lontani pochi giorni, la fortuna non ha scelto decisamente il miglior momento per voltare le spalle a Seattle.

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