Peach Bowl Preview: Ohio State Buckeyes

Per le due semifinali abbiamo deciso una presentazione diversa da quella per gli altri Bowl, ci focalizzeremo sulla singola squadra per analizzare al meglio le quatto partecipanti, è il turno degli Ohio State Buckeyes (preview Georgia), protagonisti del Peach Bowl che si disputerà questa notte alle 2.00 italiane e sarà visibile su ESPN Player.

Ohio State è esattamente dove tutti si aspettavano ad inizio stagione: ancora pienamente in corsa per portarsi a casa il titolo nazionale.

Tuttavia, il percorso non è stato quello immaginato dalla maggior parte degli adetti ai lavori e da tutti i tifosi Buckeyes ad inizio stagione quando la squadra di Ryan Day veniva data come unica alternativa a Georgia e Alabama per la lotta al titolo nazionale.

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Resume

Ohio State, dopo una balbettante partita iniziale contro Notre Dame (allora #5 del ranking pre-stagionale), non ha più avuto inciampi per diverse settimane guidando la nazione in praticamente ogni statistica offensiva: 45,77,52,49,49,54,44 sono i punti segnati rispettivamente contro Arkansas State, Toledo, Wisconsin, Rutgers, Michigan State, Iowa e Penn State. Quasi 53 punti di media a partita tra settembre e ottobre, una cifra importante persino nell’era dominata da una serie infinita di attacchi esplosivi. La casacca di CJ Stroud, tenuta perennemente pulita, e la costante produzione di wide receiver dal talento smisurato hanno permesso ai Buckeyes di navigare a velocità di crociera per gran parte della stagione. Il problema, con squadre di questo livello, è che nessuno si aspettava facessero niente di diverso: come ormai da diversi anni Ohio State fa parte dell’élite del college football, ovvero di quelle squadre che in stagione regolare hanno il dovere di demolire gli avversari quasi sempre inferiori. Inoltre, tra queste, Ohio State è sembrata la più affamata di tutte: c’era un finale di stagione 2021 da vendicare e una corona, quella della Big 10, da reclamare a tutti i costi. In molti dopo la partita di Week 10 contro Northwestern, non proprio una corazzata quest’anno, vinta “con fatica” (sempre per gli standard di Ohio State, s’intende) per 21-7, hanno suonato i primi campanelli di allarme che si sono moltiplicati due settimane dopo nella trasferta a Maryland dove i Buckeyes hanno vinto, ovviamente, ma rischiando tantissimo. Più di quello che il risultato, 43-30, ci dice. Il momento di flessione dopo un inizio scoppiettante arrivava nel peggior momento possibile. Con qualche infortunio di troppo ed anche con la “noia” classica del predatore che gioca con il cibo prima di mangiarselo abbiamo provato a spiegarci queste piccole defaillance fino a The Game, la partita. Che Michigan e Ohio State fossero in rotta di collisione fin dall’inizio della stagione lo sapevano anche i muri, anzi se c’era una squadra (per storia recente) che non aveva il beneficio del dubbio questa era proprio Michigan di un Jim Harbaugh che in estate era stato molto vicino a lasciare baracca e burattini in direzione NFL. E invece gli Wolverines, come i Buckeyes, avevano fatto la loro parte vincendo tutte le partite precedenti alla grande sfida che, a questo punto, non solo era decisiva per il titolo di conference ma diventava fondamentale per stabilire uno dei quattro posti per i playoff del titolo nazionale. Date queste premesse, potete immaginare la sorpresa di tutti nel vedere Michigan stendere con un paio di colpi da K.O. la inerme difesa di Ohio State che, nel frattempo, aveva perso la strada anche in attacco e chiudere la partita nel secondo tempo con il risultato di 45-23. Fortunatamente per Ryan Day, la sconfitta di USC nel finale della Pac 12 ha regalato ai suoi Buckeyes un ulteriore occasione di rivalsa facendoli rientrare tra le prime 4 del ranking e quindi accedere, con l’ultimo posto disponibile, ai playoff.

Analisi squadra

CJ Stroud ha in mano l’attacco di Ohio State, non è un mistero. Il californiano ha prodotto una stagione sicuramente buona (3340 yard, 37 touchdown e 6 intercetti con il 66.2% di passaggi riusciti) ma con cifre e prestazioni leggermente in calo rispetto allo storico 2021. In poche parole: con la tasca pulita Stroud è letale. E così è stato per praticamente tutte le partite di quest’anno. Il fatto di avere un tipo di gioco offensivo così consolidato nel tempo (la transizione da Meyer a Day è stata molto naturale) permette ai Buckeyes di rinnovarsi nel talento, soprattutto con i ricevitori, ogni stagione senza perdere colpi: quest’anno, con la partenza di Olave e Wilson e l’infortunio di Jaxon Smith-Njigba, è toccato a Marvin Harrison Jr. ed Emeka Egbuka salire alla ribalta. Sono 12 i touchdown segnati dal figlio d’arte con 72 ricezioni che è rapidamente diventato una delle stelle più brillanti di tutto il panorama collegiale. Nove segnature invece per Egbuka che si è dimostrato un WR2 di altissimo livello. Da non sottovalutare l’impatto di Julian Fleming (6 TD) e del TE Cade Stover che rappresenta la parte più “ruvida” dell’attacco di Ryan Day. Anche il reparto dei running back ha dovuto fare a meno della propria stella annunciata per diverse partite, Treveyon Henderson è fermo da novembre ed è stato sostituito da Miyan Williams che ha fatto del suo meglio (13 touchdown) ma che resta un giocatore molto diverso rispetto a Henderson. Questo infortunio, forse più di qualsiasi altro, ha impedito all’attacco di Ohio State di essere molto più versatile e di portare le contromisure adatte le poche volte che le difese hanno reso la vita difficile a Stroud. Su Ryan Day sono piovute un po’ di critiche per la gestione, considerata poco aggressiva, dei momenti difficili dei suoi ragazzi: con tutto il talento offensivo del mondo a disposizione è lecito osare di più e l’attacco di Ohio State funziona al suo meglio quando i giri sono alti. Non ci sono ragioni per staccare il piede dall’acceleratore.

Per mettere a posto una difesa che aveva deluso nel 2021 è stato chiamato Jim Knowles, uomo esperto e coordinator impeccabile. Il miglioramento è stato effettivamente tangibile in praticamente ogni reparto, dove ancora la “cura” non sembra funzionare è nella concessione di big play (letali contro Michigan) e nella preparazione della secondaria che, per il secondo anno consecutivo, è apparsa inadeguata. Sicuramente è soprattutto un problema di uomini più che di schemi, i Buckeyes dovranno ritrovare le radici che qualche anno fa li avevano portati ad essere una delle fucine più costanti di talento per quanto riguarda i defensive back. Una linea difensiva che avuto diversi protagonisti: da J.T. Tuimoloau, autore di una prestazione storica contro Penn State, a Jack Sawyer passando per Michael Hall e Zach Harrison. Altro giocatore fondamentale per Knowles è stato il linebacker Tommy Eichenberg, miglior risultato di squadra con 112 per quanto riguarda i tackle.

Chiavi della partita

Georgia è una squadra difficilissima da affrontare. Facendo leva sul recruiting di alto livello e su una profondità di roster quasi inarrivabile, Kirby Smart ha creato una squadra capace di adattarsi a qualsiasi avversario e sfruttarne le debolezze.

CJ Stroud, non diversamente da quasi tutti i QB va detto, ha dimostrato di avere un calo nelle statistiche e nelle prestazioni quando messo sotto pressione. Un calo talmente netto che è quasi difficile da spiegare visto il suo status di stella assoluta (perlomeno a livello collegiale). Per mettere in difficoltà la difesa di Georgia, dando per scontato che sarà difficile tenere la tasca completamente libera, sarà essenziale che la palla esca velocemente dalle mani del QB dei Buckeyes. I Bulldogs riusciranno con relativa facilità a chiudere il centro del campo e quindi la vera sfida si sposterà sull’esterno, territorio in cui si daranno battaglia i fortissimi ricevitori di Ohio State e i cornerback di UGA. Il risultato di questi match-up influenzerà tantissimo l’andamento della gara.

Detto questo, Ohio State non potrà di certo abbandonare totalmente il running game e ci sarà bisogno di tutta la sagacia tattica di Ryan Day in questo fondamentale. Georgia, miglior difesa sulle corse della nazione, ha spesso utilizzato il Mint Front (un tipo di fronte dispari) che nel corso della stagione ha messo in difficoltà Ohio State (la trasferta a Maryland per esempio) ma che Day è stato bravo a contrattaccare nelle partite successive. Contro Michigan, nonostante il risultato finale, i Buckeyes hanno corso bene quando la difesa di Harbaugh ha proposto il Mint Front e sarà molto più facile per la linea offensiva di Ohio State (in particolare gli offensive tackle) controllare l’esterno della line of scrimmage piuttosto che impedire a Jalen Carter di penetrare internamente.

Provarci anche per quanto riguarda il deep passing game: Ohio State deve dimostrare di essere temibile in ogni zona del campo, solo così potrà impedire a Kirby Smart di sbizzarrirsi a livello di schema difensivo. Ignorare completamente anche solo una zona del campo significa morte certa contro una difesa come quella di Georgia e non ci saranno scuse nel caso non vengano date le giuste occasioni al talento di Stroud e dei suoi ricevitori.

In poche parole i Buckeyes avranno di fronte una versione sotto steroidi (in senso metaforico, s’intende) della squadra che più di tutte ha messo in difficoltà Ryan Day negli ultimi due anni (Michigan) e questo, dal nostro punto di vista, è interessante perché dall’approccio a questa partita vedremo se Ohio State sarà capace di superare delle difficoltà che altrimenti rischiano di diventare “storiche”.

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Guido Semplici

College Football - Co-Host di Scusate il CFB, mi trovate anche su Podcast Verso il Draft e su Twitter.

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