AREA 54: Il pagellone 2021 dei Chicago Bears

Come ad ogni fine stagione regolare ritorna AREA 54, la rubrica di Huddle Magazine interamente dedicata ai Chicago Bears.

Tiriamo le somme della stagione 2021 con le temutissime pagelle dei Bears a cura di Alex Cavatton.

Alex Bars 5

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Terzo anno tra i pro, ancora troppo poco da dire. Gioca meno del 20% degli snap e non mostra evidenti segni di progressi. Rispetto allo scorso anno e alle aspettative un punto in meno.

Angelo Blackson 6.5

Le assenze difensive dei titolari a Chicago gli aprono spazio per mettersi in mostra, lui è una presenza che incute timore agli avversari e si comporta in modo responsabile. Cresce di partita in partita, per essere un backup funziona molto bene.

Larry Borom 6

Impatto interessante, il suo. Entra in silenzio e cerca di capire tutto ciò che non si dovrebbe fare in una linea offensiva che fa tutto ciò che non si dovrebbe fare. Quel #75 che indossa è di buon auspicio, speriamo che l’eredità di Long possa essere presto sua.

Artie Burns 4.5

L’ex Steelers non incide affatto, in fin dei conti se una 25a scelta assoluta finisce a fare il tappabuchi nel primo luogo che trova non c’è da stupirsi più di tanto. Nemmeno Chicago ha il potere di resuscitare i cadaveri.

Deon Bush 5

In una secondaria che soffre come non mai, elevarsi diventa impresa impossibile. Bush salta buona parte delle prime sfide e quando rientra i Bears sono alla ormai deriva.

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Damiere Byrd 5.5

Chiamato a Chicago per fare nulla di più di quello che ha fatto. Tuttavia 329 yard e 1 tochdown in 17 presenze non bastano per la sufficienza.

Marqui Christian S.V.

Andrew Dalton 4.5

The Red Rifle serve unicamente a Matt Nagy per vincere delle partite vincibilissime con il fine di sommare vittorie al CV del capo allenatore in vista di una finestra di mercato a seguito del suo licenziamento. Contratto onerosissimo per quello che Dalton mette in mostra, niente di più rispetto a ciò che potrebbe fare un buon backup (che però non costa 10M). Esperimento fallito in partenza.

James Daniels 5

Gioca il 100% degli snap ed è titolare in tutte le partite. Stagione di alti e bassi, ma più bassi che alti. Non protegge come quando aveva iniziato a giocare tra i professionisti, gli manca l’intensità delle prime volte. Ovviamente lavorare al fianco di elementi come Ifedi (per dirne uno) rende ogni OL un giocatore peggiore ed anche Daniels paga il suo conto.

Mario Edwards Jr. 5

Il secondo anno di Edwards ai Bears non offre nessuno psunto in più rispetto al 2020. Anzi, volendo si nota una piccola regressione.

Justin Fields 6.5

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I numeri non gli rendono giustizia, la linea che dovrebbe proteggerlo risulta essere la sua avversaria peggiore. L’inesperienza di una matricola condita dall’inadeguata gestione di head coach e offensive coordinator uccidono l’essenza di un atleta più unico che raro. Anno uno in cui il battesimo del fuoco è più salato di quanto non si potesse immaginare, ma lui non abbassa mai la testa e viaggia seguendo le sue regole: quelle che nonostante tutto gli affidano il destino dei Chicago Bears. Ora il cambio di gestione sarà incentrato sul suo stile, o quantomeno questo è ciò che si presume. I Bears sono a mezza squadra dal tornare temibili, ma avere Fields in squadra fa vedere il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto.

Nick Foles 6.5

Ormai Foles ha poco da dire. La sua figura ricorda il secondo Nelson Dida al Milan, quello che dopo aver raggiunto la vetta del mondo si è seduto comodamente in panchina su di una bella montagna di soldi garantiti. Però, quando chiamato in causa, ancora capace di essere determinante. Come potergli dire qualcosa?

Tashaun Gipson 5

Esplode fisicamente durante la primavera, ma il suo fisico possente non lo aiuta a livello performativo in campo. Spesso non sta dietro ai ricevitori, spesso non legge i giochi con intuizione, spesso la secondaria crolla diventando il tallone d’Achille della squadra. E se consideriamo che Gipson è praticamente sempre in campo due domande possiamo farcele.

Eddie Goldman 3.5

Un anno lontano dai campi gli ha fatto più male di quanto probabilmente non gli avrebbe fatto il Covid. Goldman non è minimamente vicino al Goldman del 2019 ma al netto di tutto questo, qualcuno ha visto Eddie Goldman? Fantasma.

Marquise Goodwin 5.5

Le dinamiche sono similari a quelle di Byrd, solo che su di lui c’era qualche aspettativa in più (sebbene poche). Chi doveva sostituire Miller non ha portato il lavoro a termine, rimane la forte attenuante che non avendo un’idea di gioco chiara che parte dal playcaller un povero ricevitore cosa poteva fare?

Jimmy Graham 5.5

Mai usato come si dovrebbe usarlo. Abbiamo visto decine di down falliti in red-zone, specie da parte di Fields. Non affidare certe situazioni ad una touchdown machine come Graham è una colpa grave, di quelle che si sommano sul conto del capo allenatore. Il contratto pesa sulle casse di Chicago, che però allo stesso tempo vuole investire su Kmet. Addio imminente, forse senza rimpanti.

Khalil Herbert 7

Duttile come ritornatore e come running back, all’altezza per sostituite l’assenza di David Montgomery (nelle quattro partite da titolare corre per 344 yard). Pronto, scattante e desideroso di giocare: per una sesta scelta al suo primo anno non si può chiedere di meglio.

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Akiem Hicks 7

Quando c’è si sente, il problema è che fatica troopo ad esserci. Hicks è una garanzia in mezzo alla difesa, la trincea è il suo elemento naturale, ma quel mostro spaventoso che ci siamo abituati a guardare gli scorsi anni è ormai segnato dal tempo e dalle tante bataglie. L’impegno non viene e non verrà mai meno, però il fisico non regge più certi ritmi e questa è una tristeverità. Terrei Hicks ancora estendendo il suo contratto, ma solo se al minimo sindacale (cosa che forse Hicks accetterebbe per amore della maglia).

J.P. Holtz 6

In mezzo a tanta concorrenza Holtz cerca sempre di mettere la testa fuori dal gruppo, un pò come le piante nella giungla che crescono altissime in cerca di luceper sopravvivere. Il problema è che in quel contesto le piante più forti raggiungono la luce mentre quelle più deboli prima o poi si spezzano. Detto tutto.

Germain Ifedi 3

Scarso, scarso come pochi. Abbiate pietà e dateci tregua!

Bruce Irvin S.V.

Eddie Jackson 4

4, come il numero di maglia che ha scelto di cambiare prima dell’inizio della stagione. BoJack è lontanissimo dall’essere quel giocatore che ci aveva infiammato nel 2018. Imploso e non recuperabile, ormai pare che i Bears abbiano perso le speranze di ritrovare in lui una valida risposta. E insieme alle speranze anche un bel pò di soldi.

Jesse James 6

Altro tight end gettato nella mischia che con la “scusa” dello special team trova il modo di resistere. Lui però fa il suo e lo fa dignitosamente.

Teven Jenkins 7

Salta metà stagione, entra e sbaglia le valutazioni nel prendere le misure ai difensori e così volano le penalità. Ma nel giro di breve il suo gioco trova forma e il suo temperamento emerge dominante: lancia avversari in giro per il campo e mena le mani con chi va oltre nei confronti di Justin Fields. Carattere, forza innata e voglia di combattere. Jenkins non teme confronti e se intorno a lui gravitassero un paio di figure valide per la offensive line, i Bears potrebbero rimettersi in corsa prima del previsto. Orso vero.

Caleb Johnson S.V.

Jaylon Johnson 6

Si vince e si perde. Johnson ha la meglio su diversi WR e soffre contro altri. Il suo ruolo è il più difficile di quelli assegnati ai giocatori in NFL perchè difendere sul ricevitore lanciato a touchdown mentre con la coda dell’occhio bisogna controllare il QB avversario è compito arduo. Per questa ragione i compagni di reparto dovrebbero semplificarsi la vita tra loro, ma nella secondaria di Chicago si gioca allo scarica barili. Il talento di Johnson come singolo perde importanza al mischiandosi alle poche qualità che restano tra i DB dei Bears e il suo stile di gioco ne soffre. Tradotto in italiano: servono rinforzi!

Cole Kmet 6.5

La mia previsione era stata questa: 17 partite giocate (12 da titolare), 55 target dei quali 36 ricevuti, 403 yard, 4 touchdown, 2 fumble.

Il suo 2021 dice: 17 partite giocate (17 da titolare), 93 target dei quali 60 ricevuti, 612 yard, 0 touchdown, 0 fumble.

In un anno dove le statistiche al lanco in casa Bears trovano il tempo che trovano per ragioni piuttosto ovvie, il gioco di Kmet cresce e cresce bene. Il TE da Notre Dame trova maggiore costanza nelle trame delle partite ma non finalizza. Zero marcature è un dato frustrante ma che va preso per ciò che può valere questa sciagurata annata dei Bears. Kmet va messo maggiormente in evidenza e fatto esplodere in end-zone, il prossimo allenatore di Chicago deve tenere questo aspetto ben presente. Ad ogni modo la valutazione su di lui da parte mia (che lo avevo definito un mezzo bidone) è cambiata, ma il terzo anno sarà una sentenza irrevocabile.

David Montgomery 7.5

In termini di impegno, volontà e dedizione non ci sono dubbi: Monty è il cuore di questo attacco Bears. Se pur un attacco debole, lui spinge senza sosta e non si risparmia in nulla. David Montgomery incarna gli ideali sacri del running game a Chicago, è un faticatore e un condottiero, si intuisce che la volontà personale sia quella di ripercorrere le orme di Walter Payton o di Matt Forte (più similare a lui che non Payton), solo che senza una linea che apre i varchi tutto si complica. Le 849 yard del 2021 in 13 gare equivalgono a circa 1.050 yard di un RB che dispone di una valida OLine. Il suo quarto anno dovrà essere eccellento per garantirsi futuro e condizioni ottimali sul suo rinnovo. Noi però stimiamo il suo operato e lo premiamo con un voto abbastanza alto.

Darnell Mooney 8

Si capisce fin da metà settembre che il peso dell’attacco distribuito ai wideout sarebbe finito maggiormente sulle sue spalle. Darnell sfreccia veloce e approfitta del litigio interno tra Nagy e Allen Robinson II guadagnandosi una stagione da 1.055 yard con 4 TD più 1 su corsa. Al secondo anno sfonda la barriera delle mille yard confermandosi una certezza per il futuro. Si fatica ancora un pò a vederlo come potenziale WR1 perchè le sue caratteristiche sono differenti da quelle di un Allen Robinson della situazione, tuttavia rimane un passo avanti importante in ottica futura.

Sam Mustipher 5.5

Difficile elargire sentenze su di lui come singolo perchè il disastro della linea offensiva fatica a fare eccezioni. Forse tra i peggiori è il meno peggio, ma sicuramente il livello deve migliorare o si rischia l’ennesimo tracollo.

Ryan Nall 6

Voto di fiducia (per il quale sarà contento Cesare Menini). Non c’è molto da dire su Nall se non che il giovane RB si batte con costanza per ritagliarsi un pò di spazio al di fuori dello special team ma nonostante tutto non riesce a recuperare le credenziali necessarie.

Bilal Nichols 6

Un paio di fumble recuperati, 3 sack, costante nelle presenze e tutto sommato con i calzoncini sempre sporchi di fango. Non una super stagione la sua, ma nemmeno da cestinare. Risente delle assenze di Mack e Hicks, chi non ne risentirebbe? Tuttavia per il 2022 serve maggiore intensità.

Patrick O’Donnell 7

La sua gamba non tradisce mai. Purtroppo non si può dire lo stesso per i suoi compagni dell’attacco.

Alec Ogletre 5.5

Corre e sbatte ovunque stile flipper, ma il suo gioco incide ben poco. Energia sprecata.

Jason Peters 5

L’esperienza di un futuro Hall of Famer avrebbe dovuto cucire gli strappi sulla linea offensiva, invece Peter AKA “The Bodyguard” non impatta a dovere sul gioco. Quasi sono più le volte che abbandona il campo zoppicando di quelle che consente al QB di lanciare. Delusione.

Robert Quinn 10

Resurrezione improvvisa con tanto di interessi. Quinn è il fulmine nero che squarcia le OLine della lega e strappa ad un certo Richard Dent il record di sack nella singola stagione. Quinn registra la sua miglior stagione in carriera dopo quello straordinario 2013 a Saint Louis e mette a segno 4 fumble forzati e 18.5 sack guadagnandosi l’amore e il rispetto dei tifosi. Il miglior Bear dell’anno è lui e l’aspetto più incredibile di questa storia è il fatto che nessuno abbia più parlato di Khalil Mack.

Allen Robinson II 4

Come si passa da 1250 yard a 410 in un anno è un mistero. Come è un mistero cosa ci sia stato dietro ai cinque mesi di silenzio tra lui e Nagy. Fatti personali e vicende che si celano nell’ombra non interessano ai tifosi, un WR strapagato che mette insieme così poco è un danno enorme e lo sarebbe per qualsiasi società. Abbiamo avuto il sospetto che a fronte di un’estensione contrattuale mancata, i Bears abbiano voluto mettere in cattiva luce il valore di ARob per poi lasciarlo andare precludendogli ogni sorta di super affare in free agency. Ennesima scelta folle di Ryan Pace che non porta nulla ai Bears, nulla se non frustrazione. Col senno di poi, avrebbe avuto molto più senso lasciarlo andare e utilizzare quella montagna di soldi per altro. Sappiamo tutti che Allen è un giocatore di gran lunga migliore ma nonostante ciò non possiamo esonerarlo dalle sue responsabilità. Peccato.

Cairo Santos 7.5

26 field goal su 30 sono un buon bottino. Santos non delude, calcia sempre abbastanza preciso e offre sicurezze importanti specie all’inizio della stagione. Vista l’importanza dei kicker (tutto il round playoff dei divisional si è deciso con dei calci) vale la pena continuare a puntare su di lui.

Patrick Scales 7

Il long snapper continua a lavorare bene e lo fa di pari passo con O’Donnell. Il loro assetto è più che solido.

Roquan Smith 9

Comanda la difesa, gioca a tutto campo, arriva su ogni pallone con la furia di un toro scatenato. All-Pro e tra i migliori difensori dell’anno sebbene escluso dal Pro Bowl, ma per quello che il Pro Bowl vale, meglio così… Sono anni che sostengo che Chicago abbia trovato in Roquan Smith il vero erede di Brian Urlacher, ora la priorità dei Bears a livello difensivo è quella di incatenare il linebacker per il futuro! Tackle Machine.

Khyiris Tonga 6.5

Su Tonga avevo buone aspettative e lo avevo presentato al pubblico italiano con un “articolo scommessa” a fine agosto 2021. Il suo stile difensivo è interessante e ha senza dubbio margine di crescita. Anno uno da non disdegnare, specie se consideriamo come ad un certo punto la squadra abbia mollato le redini scendendo in campo con atteggiamento remissivo. In un contesto differente Tonga può migliorare inserendosi con maggiore continuità all’interno del front 7.

Kindle Vildor 4

I limiti ci sono e si vedono tutti. Rimpiazzare un asso come Kyle Fuller non è semplice, ma qui non ci siamo andati minimamente vicini. Anello debole.

Cody Whitehair 4.5

Gioca il 100% degli snap in una linea offensiva che suscita un senso di orrore e di repulsione insieme. Qualche responsabilità la avrà pure lui, no?

Elijah Wilkinson 5

Per quel poco che gioca non entra nelle dinamiche di pass-protection. L’esperienza sul lato destro della linea non gli manca, ma in termini pratici il suo contributo non si vede mai.

Damien Williams 5

Dal running back veterano ex-Chiefs ci si aspettava qualcosa in più, buona la sua prova contro Las Vegas ma finisce lì.

Xavier Crawford S.V.

Jakeem Grant 8.5

Arriva in corso d’opera in cambio di una scelta bassa e ci mette qualche settiman aa prendere la giusta confidenza con l’ambiente della Windy City. Ma poi esplode letteralmente e Nagy capisce che è il caso di non utilizzarlo esclusivamente come ritornatore. Il suo punt return da 97 yard a Lambeau Field è forse la miglior giocata di questo sciagurato 2021 a Chicago.

Jesper Horsted 6.5

Horsted è un faticatore, di quelli che quando chiamati in causa risultano sempre presenti e che lavorano intensamente su special team, e in attacco per quel poco che vengono coinvolti. La domanda è questa: come è possibile che Horsted, al netto del suo impegno, abbia segnato più touchdown di Kmet? Tre target, due completi, due touchdown. A volte questo sport è strano.

DeAndre Houston-Carson 6

Utilizzato ad intermittenza, ha saputo regalare qualche flash alla difesa dei Bears. Per appartenere alla secondaria non meriterebbe la sufficienza, ma come singolo ha fatto qualcosa di discreto quindi un 6 di fiducia per i 51 combo tackle, i 2 fumble recuperati, l’intercetto, e il touchdown contro Pittsburgh.

Khalil Mack 6.5

Il campione di Chicago abbandona a metà stagione: 7 partite, 6 sack, 1 fumble forzato. Senza il suo contributo i Bears perdono l’anima difensiva e il mostruoso impatto di un game changer. Con ogni probabilità Mack ha fatto bene ad operarsi per sistemare il problema al piede, ora la speranza è quella di poterlo rivedere al top della forma per la prossima stagione. Di fatto, fuori lui la stagione dei Bears è finita.

Danny Trevathan 5

Time’s up Danny, grazie di tutto.

Ryan Pace e Matt Nagy non meritano voti, non meritano nemmeno che qualcuno sprechi il suo tempo per scrivere ulteriormente di questi due personaggi generando imbarazzo. I licenziamenti in tronco a fine stagione spiegano tutto molto meglio di qualsiasi altra valutazione.

alex cavatton firma area 54

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