Turkey Bears! (Chicago Bears vs Detroit Lions 16-14)

Una partita tutto sommato piacevole, ma non gestita al meglio dalle formazioni di Chicago e Detroit, allieta l’ora di pranzo degli americani durante il primetime del Ringraziamento.

I Lions ospitano come di consueto la prima delle tre sfide in calendario per il giovedi del triple-header NFL e perdono per il quinto anno consecutivo la partita del Thanksgiving; l’ultima vittoria di Detroit in questo incontro risale al 24 novembre del 2016, 16-13 contro i Minnesota Vikings. Al contrario la festività più sentita del paese porta fortuna ai Chicago Bears che, quando si tratta di mangiar tacchini, non sbagliano: quattro uscite dal 2015 ad oggi per i Bears nel quarto giovedì di novembre, quattro vittorie (una a Green Bay, tre a Detroit).

Ed è una vittoria importante quella dei Bears, soprattutto per Matt Nagy. Il capo allenatore coinvolto nel ciclone del licenziamento dopo le notizie uscite nei giorni scorsi avrebbe certamente visto la sua panchina saltare subito dopo la gara nel caso di esito negativo. Cairo Santos però non sbaglia l’ultimo calcio e concede a Nagy un pò di respiro.

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Che poi per quanto? Arizona Cardinals e Green Bay Packers si fanno vedere all’orizzonte e con altre due sconfitte quasi certe Nagy non avrà scampo. In ogni caso poco conta se la panca di Nagy salterà nelle prossime ore come ventilato da fonti abbastanza attendibili, o alla fine della stagione regolare stabilita al 9 gennaio 2022. La stagione di Chicago è del tutto compromessa, lo è già da tempo; il capo allenatore ha perso la fiducia dei suoi tifosi, anche questa andata da tempo, ed ha perso anche le redini dello spogliatoio che tutto può dirsi tranne che suo.

Il silenzio della proprietà sul futuro di Nagy è il solo fattore in grado di preoccupare la fanbase perchè dai vecchi McCaskey ci si può davvero aspettare di tutto, ma nonostante vittoria e risultato il destino di Nagy a Chicago sembra avere le ore/settimane contate.

Il football giocato dice che Andy Dalton vuole ancora dimostrare di poter essere uno starter in questa lega. Affermazione che potrebbe trovare dubbi e perplessità in molte menti che seguono questo intricato sport, ma “il fucile rosso” pare avere ancora dei bei colpi nelle sue canne. Escludendo quella fase in cui manca il bersaglio nella zona calda sfiorando l’intercetto e poi insiste nel farsi intercettare riuscendoci, Dalton gioca pulito. Lo fa con grande carattere e con mestiere come in occasione dell’ingresso contro Baltimore quattro giorni prima al Soldier Field dove era stato proprio lui ad accendere la partita. Il QB dei Bears trova verticalità e si appoggia spesso sulle spalle dei suoi tight end, uno dei quali gli regala il primo touchdown del pomeriggio (Jimmy Graham). Intanto Justin Fields osserva, in silenzio. Con il fare riflessivo di quel personaggio che studia e cerca di apprendere velocemente cosa fare e come farlo a certi livelli, ma congrande pacatezza. Senza mai scomporsi.

Eccellente l’intesa tra Andy Dalton e Darnell Mooney, leader offensivo di questi Bears. Mooney sfreccia profondo e raccoglie 123 yard in 5 ricezioni, una folgorante da 52! Il wideout è al suo secondo anno in NFL, sta facendo parlar bene del suo impatto sul gioco e sta anche giovando dell’assenza di Allen Robinson II. Oggi Mooney veste il ruolo di WR1 con i Bears, ma mentre i suoi numeri si avvicinano alla conferma per l’istituzione, al suo stile di gioco manca ancora qualcosa per potersi caricare addosso l’intero attacco della squadra. Un forte route runner in grado di interpretare velocemente gli schemi ed eseguirli a regola d’arte sul profondo, ma troppo leggero e un filo esile fisicamente per proteggere i palloni sul contatto o quando il difensore gli è appiccicato. Spesso non aiuta il QB tornando indietro per andare incontro al lancio, quindi o gli riesce di seminare la copertura sul primo passo, o difficilmente lo si vede coinvolto nei giochi. In questo senso Allen Robinson è invece una garanzia, peccato che questa garanzia i Bears l’abbiano fatta scadere. Tuttavia le ultime uscite di Mooney sono state favolose e su questo ricevitore bisogna investire, ieri gli è mancato solo il touchdown.

Quello che non funziona sono le corse, quelle che ad inizio anno avevano portato i Bears a vincere ed oggi sembrano essersi estinte. Ieri abbiamo visto errori grossolani, poca lucidità, schemi di sfondamento in stile goal line a ridosso delle 20-30 yard dove anche uno che non aveva mai visto una partita di football in vita sua avrebbe capito che il running back sarebbe andato per vie centrali. Difatti il risultato complessivo dice 68 yard corse, 46 delle quali portano la firma di un arrugginito David Montgomery al quale manca smalto e creatività.

Benino in difesa, bene finchè Roquan Smith è in campo, ma da quando si scaglia a valanga su D’Andre Swift (facendogli male alla spalla e facendosi male a sua volta) costringendo entrambi a lasciare il campo la difesa di Desai ne risente parecchio. C’è però Robert Quinn a comandare il reparto e a portar pressioni su Goff. Per Quinn arriva un sack, undicesimo del 2021 per lui che rimane tra i migliori della NFL sulle QB pressure. I Bears hanno perso Mack, ma hanno ritrovato il miglior Quinn. Intorno a lui si esibiscono tutta una serie di funamboli circensi che con il football hanno relativamente poco a che fare, ma per fortuna gli avversari sono i Lions.

Per i Bears non era importante vincere, era importante non perdere contro una squadra che non ha ancora vinto contro nessuno.

Inoltre il fatto di perdere davanti agli occhi della nazione non è mai bello sportivamente parlando e considerando che nelle ultime uscite importanti Chicago ha fatto tutto tranne che delle belle figure, il risultato di ieri è da prendere per buono.

I Lions ci provano e forse con la presenza di Swift avrebbero potuto farcela. Perdersi per strada il running back che, numeri alla mano, meglio riceve nel campionato è un fattore che va tenuto in considerazione. Va detto che rispetto alle imbarcate che Detroit ha preso nella prima metà di stagione, le ultime tre partite ci hanno mostrato dei Lions più determinati, più orgogliosi e che dopo aver pareggiato contro gli Steelers hanno perso due partite con Browns e Bears sempre per un possesso scarso.

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Dan Campbell, che si dimentica come utilizzare i timeout, al netto di Swift e di Penei Sewell pare non avere le risposte al dilemma Lions, ieri fortemente penalizzati dalle flag arbitrali che flagellano la linea offensiva tutto il pomeriggio. Jared Goff, ieri 21/25, 2 TD e 171 yard, probabilmente merita una seconda occasione perchè l’ennesima stagione fallimentare del football nella Motown non dipende del tutto da lui.

alex cavatton firma area 54

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