Contro i Bears, Brady fa 600! (Chicago Bears vs Tampa Bay Buccaneers 3-38)

Tom Brady: la storia porta il suo nome, il suo nome è la storia.

Drew Brees lo aveva passato da un pezzo. Nessuno come lui. Fa anche 601 e 602 diventando il primo essere umano ad abbattere il muro dei seicento touchdown lanciati in National Football League; traguardo storico, record di TD Pass nella stagione corrente (21), vittoria facile contro un avversario che non può far altro che inchinarsi a tanta grandezza.

Viste le assenze di Gronk e di Antonio Brown, Tommy decide che i bersagli di giornata saranno Mike Evans e Chris Godwin. I wideout sono incontenibili e scatenano tutto il loro potere sbeffeggiando una sciroccata secondaria dei Bears: per Evans 6 ricezioni, 76 yard e 3 touchdown. Godwin invece firma una prestazione da 111 yard e 1 TD. Leonard Fournette macina zolle di terreno sotto i tacchetti e spinge avanti altre 81 yds con una meta, mentre il suo vicario Ronald Jones II ne aggiunge 63.

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Chicago non ha risposte allo strapotere Bucs che, a fronte della cocente sconfitta del Soldier Filds firmata Nick Foles di un anno fa, ha voglia di raccontare agli spettatori che quel punto che aveva incoronato la notte di Foles, in fin dei conti, altro non era che una semplice sbavatura e nulla di più.

Il team della Florida non teme confronti. Quella che ad inizio 2020 appariva come una accozzaglia di mercenari messa insieme per scopi più commerciali e di notorietà che altro, risulta essere dodici mesi dopo la più forte fazione presente in NFL e senza riserva alcuna. I Bucs dello scorso anno ci misero un pochino a trovare l’alchimia giusta, oggi sono inarrestabili!

In una sfida che ha relativamente poco da dire, se non quanto già scritto in termini di quelli che rimarranno dei puri riferimenti storici per gli almanacchi del football, c’è spazio per le note curiose. Brady lancia il suo secondo touchdown di giornata per Mike Evans; il numero 600 in carriera, quello della storia. Il suo ricevitore, però, pensa alle celebrazioni dimenticando l’importanza di quello sferoide prolato e nell’esultanza lo regala ad un tifoso a bordo campo. Pochi istanti più tardi, un inserviente Bucs avvicina il fortunato tifoso chiedendo la restituzione del pallone. Il tifoso cede alla negoziazione in quanto in cambio, Brady, gli regalerà una jersey autografata. Parentesi: con la rivendita di quel pallone dal valore oltre la follia, l’ingenuo tifoso (forse preso in contropiede da emozioni e birra), avrebbe potuto comprarsi chissà quante jersey autografate da Tom Brady!

Tifoso che agli occhi del pubblico era stato “gabbato”, ma pur sempre felice. In un secondo momento è stato reso noto che per la restituzione del pallone, al fan in questione che dovrebe rispondere al nome di Byron Kennedy, i Tampa Bay Buccaneers hanno poi dato due jersey firmate da Brady, un casco dei Bucs, una maglia autografata da Mike Evans, le scarpe indossate in partita sempre da Evans, un abbonamento per la rimanente parte di stagione più un abbonamento per la tutta la stagione 2022, ed infine 1.000 $ di credito da spendere nello store ufficiale dei Bucs. Tutto sommato, i Bucs, ne sono usciti molto elegantemente!

Non è il solo ad esserlo, perchè i cannoni del Raymond James Stadium bombardano il campo per l’intero pomeriggio. O meglio, per l’intera metà di partita perchè i Chicago Bears vencono massacrati e depredati anche di quel poco che fin qi si era visto.

Il segnale è forte e chiaro: The GOAT ha ancora fame, ha ancora voglia di vincere, di stupire, di sorprendere. Di superarsi.

Matt Nagy non ci capisce niente. Come un pugile che ha preso troppi pugni in testa e viene sopraffatto da ricordi del passato e dalle immagini offuscate nella sua memoria, mentre la cornice dell’arena si michia ai rumori del pubblico creando un dipinto impressionista alla Claude Monet. Una cartella in faccia ricevuta da Anthony Joshua lo avrebbe fatto uscire da Tampa con un aspetto migliore.

Partita senza senso, quella preparata da Nagy, se non quello di mettere a repentaglio carriera (e vita) di Justin Fields. Il giovane QB viene mandato al massacro, per la seconda volta in poche uscite.

Prima Myles Garrett e i Cleveland Browns, poi la terrificante difesa Bucs guidata da un triunvirato di assassini come Suh, Jason Pierre-Paul e Shaquil Barrett. Di questo passo, di Fields, resterà un vago ricordo. Una offensive line più indegna di Giuda Iscariota tradisce la promessa di Ohio State e lo abbandona sul campo di battaglia senza ritegno, la Caporetto Bears va in scena verso le 23:00 italiane di domenica 24 ottobre 2021. Disfatta totale.

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E Matt Nagy, che pur di salvar la faccia si fa venire il Covid saltando così la settimana più critica della sua gestione, siede ancora su quella maledetta panchina!

Siederà ancora a lungo, se i Bears dovessero spuntarla contro i San Francisco 49ers e contro i Pittsburgh Steelers nelle prossime uscite. Continuerà, il signor Nagy, a spegnere il fuoco sotto la poltrona, grazie a questi calendari che in qualche maniera assurda gli consentono di rimettersi in gioco con il/i record. Perchè se Nagy dovesse vincere le prossime due, come fai a licenziare un allenatore sul 5-4?

Da tifosi abbiamo tutti voglia di vedere i Bears in corsa per i playoffs, ma qui bisogna arrendersi all’idea di pagare le pene di una sofferenza logorante tutte insieme e non a piccole dosi. Il tifoso Bears deve aver voglia di perdere perchè la sua squadra necessita di un cambio di gestione che, a fronte di successi mediocri, continuerà a non cambiare.

Non importa se le chiamate arriveranno da Lazor o da Nagy. Nessuno di questi due sembra essere oggi la figura più adatta per sviluppare il talento di Fields. Serve qualcuno che possa farlo crescere esaltandone le doti atletiche e tutelando la sua integrità fisica e psicologica. Fields è un ragazzino di 22 anni che è stato gettato in un mondo di mostri assatanati senza protezione, contro giocatori preparati, competitivi e disposti a tutto pur di aggiungere una tacca alla cintura. Va capito, va compreso, ma ancor di più va aiutato.

E se oggi l’aiuto che può ricevere è questo allora bene: ci vadano Andy Dalton e i suoi 10M di dollari americani in campo a farsi ammazzare perchè così non ha senso!

Non esiste aspetto migliore dell’esperienza accumulata sul gridiron per migliorare e per migliorarsi. Sono totalmente d’accordo e credo possiamo esserlo tutti nel nostro piccolo. Ma ci sono dei punti fermi ed imprescindibili per sostenere questa affermazione: un minimo di sicurezza e di stabilità devono essere garantiti ai soggetti impegnati.

Oggi, a Chicago, questi fondamentali mancano. Pertanto non ci sono le condizioni che garantiscano sicurezza all’impiego di una matricola alle prime armi. I Bears non hanno una linea in grado di proteggere Fields, non contemplano l’utilizzo di tight end  o tailback che aiutino sui blocchi, non schierano mai contemporaneamente due running back in modo da offrire maggiore protezione sulle corse. Dunque il buon Fields non ha mai il tempo di lanciare in sicurezza e viene sempre messo sotto estrema pressione.

Imparerà presto, e quando ci saranno le condizioni adatte al suo impiego sarà pronto. Ma fino a quel giorno non ha senso utilizzarlo perchè il rischio del prezzo da pagare è troppo alto.

Unica nota positiva nella disfatta di Tampa, Khalil Herbert: 100 yard corse più 33 su ricezione. Il sesto rounder di Chicago è la grande sorpresa di questa stagione.

alex cavatton firma area 54

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