Come da copione (Las Vegas Raiders vs Los Angeles Chargers 31-26)

Un secondo sul cronometro, terzo e goal dalle 4 dei Raiders, 31-26 per la squadra di Jon Gruden incapace di tenere sotto controllo l’attacco dei padroni di casa nelle occasioni importanti. “E’ finita”, si dicono i tifosi nero-argento. “Siamo riusciti a rovinare una partita già vinta”. “Non può andare male anche stavolta”, pensano i tifosi dei Chargers. “Prima o poi la smetteremo di trovare strade fantasiose per perdere”.

Parte lo snap, Justin Herbert ha già giocato nella sua mente 100 volte quella azione da quando il coach gli ha fatto arrivare la chiamata. Sa che Donald Parham Jr. – terzo tight end nella depth chart di Los Angeles schierato largo sulla destra – ha un evidente vantaggio sul backup CB Isaiah Johnson, entrato in campo solo per l’infortunio del titolare Trayvon Mullen. Parham Jr. è alto 203 cm, Johnson è alto 188 cm, il mismatch è evidente. La palombella del QB rookie è perfetta e con il fisico il TE si protegge dal disperato tentativo di intervenire di Johnson ed atterra in end zone. Dissolvenza… urla di gioia… gemiti di disperazione.

I Raiders arrivano a Los Angeles, la loro seconda casa, con infortuni importanti sia nella linea offensiva che in quella difensiva. Con il RT Trent Brown costretto nuovamente nella Reserve/COVID-19 list per complicazioni legate alla precedente positività al virus, con il LT Kolton Miller costretto all’inattività per via di un infortunio alla caviglia e con il LG Richie Incognito ancora nella Reserve/Injured list per un infortunio al tendine d’Achille che ancora non gli permette di tornare ad allenarsi, la OL titolare che sulla carta doveva essere una delle migliori della NFL è stata decimata. Anche i Chargers hanno i loro grattacapi, visto che il loro miglior pass rusher Joey Bosa è inattivo a seguito di una commozione cerebrale che lo ha costretto a stare fermo per tutta la settimana.

Pubblicità

I primi due drive vedono entrambe le squadre andare al punt, poi dopo un field goal da 48 yard sbagliato dal K dei Chargers Michael Badgley sono i Raiders a mettere per primi punti sul tabellone con una bella corsa da 23 yard di Devontae Booker, che è guidato indisturbato in end zone dai blocchi del C Rodney Hudson e della RG Gabe Jackson in pull.

I Chargers rispondono subito, anche grazie alla molle difesa nero-argento che concede loro di convertire un terzo e 4 ed un terzo e 6. Alla terza occasione la difesa ferma Justin Herbert corto di una iarda su un altro terzo e 4, ma i Chargers giocano il quarto down e con una corsa di Kalen Ballage pareggiano dalle 5 all’inizio del secondo periodo.

Le due difese forzano un punt, con i Raiders capaci di mettere a segno un raro sack con Carl Nassib. Nel drive successivo, fatto quasi esclusivamente di corse, Josh Jacobs si allunga facendo passare la palla oltre la goal line per il TD del 14-7.

I Raiders, incapaci di mantenere a loro favore l’inerzia della partita dopo un sack di Madd Maxx Crosby, concedono la conversione di altri due terzi down, uno dei quali in condizione di terzo e 16, a cavallo del two-minute warning. Un blackout difensivo lascia Keenan Allen solo a ricevere il passaggio di Herbert, un TD pass da 27 yard in formato passeggiata in end zone.

Restano 19 secondi da giocare prima dell’intervallo. Jon Gruden, spesso accusato di essere troppo conservativo, decide di forzare. Dopo un completo da 7 yard Carr attende che si sviluppi l’azione, ma con due backup all’esterno della linea offensiva la pressione non tarda ad arrivare e Jerry Tillery mette a segno lo strip-sack che permette ai Chargers di andare negli spogliatoi sorprendentemente in vantaggio grazie ad un field goal allo scadere.

Il terzo quarto è un film a luci rosse per i tifosi nero-argento, eccitati dalle performance di un Derek Carr privo di freni inibitori.  Il numero 4 lancia lungo per il suo bersaglio preferito, il redivivo Nelson Agholor. Certo, il lancio non è perfetto, è un po’ corto e costringe il WR agli straordinari per controllare la palla, ma il TD da 45 yard è comunque uno spettacolo. Poco dopo Carr lancia invece in corsa un pallone perfetto per Hunter Renfrow per un guadagno di 53 yard e poi converte con le sue gambe un terzo e 10 dalle 16 di Los Angeles, regalando un volo da circo ai suoi tifosi increduli. Un TD pass impeccabile per Darren Waller porta i Raiders sul 28-17.

Il quarto e ultimo periodo di gioco inizia con un punt dei Raiders, in vantaggio 28-20 dopo un field goal di Badgley. I Chargers avanzano, ed i Silver & Black sembrano non averne più in difesa. Un holding di un irriconoscibile Cory Littleton, fotocopia sbiadita dell’ottimo giocatore che avevamo imparato ad apprezzare in maglia Rams, mette i padroni di casa in condizione di giocare un primo e goal dalle 4 avversarie. Herbert è abbattuto da Crosby, ma fa giusto in tempo a lanciare un’anatra morta che per miracolo arriva tra le braccia di un liberissimo Gabe Nabers. Dopo aver capito cosa fosse quell’oggetto piovuto dal cielo il fullback entra in end zone per portare la sua squadra a 2 punti dal pareggio. Herbert è malconcio e deve restare fermo un giro, entra Tyrod Taylor e solo un grande Nick Kwiatkoski si frappone tra il backup QB e la end zone.

I Raiders hanno avuto buon successo con le corse e devono consumare minuti e tenere fuori dal campo il pericoloso rookie da Oregon, già ripresosi dopo la botta, e l’attacco dei Bolts. Ovviamente le chiamate sono dei passaggi, incompleti, come da antica tradizione tafazziana. Three-and-out e punt.  I Chargers non vogliono essere da meno ed un muff sul punt da parte di KJ Hill Jr. regala palla nuovamente a Derek Carr sulle 31 di Los Angeles. I Raiders hanno la possibilità di mettere a segno il colpo del KO, ma dalle 13 non hanno il coraggio di giocare un quarto e 2 e si accontentano di un field goal che allunga il vantaggio a 31-26.

Con 4:37 a disposizione Herbert guida i suoi fino alle 4 di Las Vegas con una facilità disarmante. Il primo tentativo di prendere di mira Isaiah Johnson non va a buon fine, con il ricevitore Mike Williams che resta a terra infortunato. Si arriva al gioco finale. Rumore di sirene, le ambulanze corrono impazzite verso le case dei tifosi dei Raiders e di quelli dei Chargers. I deboli di cuore non hanno retto all’emozione e tra gioia e disperazione in tanti tengono le mani al petto mentre aspettano la conferma definitiva degli arbitri.

Pubblicità

I replay si susseguono, e ad ogni replay si fa più leggera la stretta al cuore dei tifosi dei Chargers e più pesante quella al cuore dei tifosi dei Raiders. Ma ecco spuntare una nuova inquadratura, mai vista prima. Come nei migliori film è il colpo di scena finale quello che fa la differenza tra un successo ed un fallimento. Lo sforzo finale del CB Isaiah Johnson ha portato Donald Parham Jr. a perdere per un attimo il controllo della palla, che ha colpito terra. E’ incompleto, gli arbitri hanno deciso e gioie e dolori cambiano sponda.

Per i Chargers è la quinta partita del 2020 persa dopo aver chiuso in vantaggio il primo tempo. Il record di 2-6 è accompagnato da una differenza tra punti fatti e punti subiti di appena -11, frutto di tantissime sconfitte di misura (3 punti contro i Chiefs, 5 contro i Panthers, 7 contro i Buccaneers, 3 contro i Saints, 1 contro i Broncos e 5 contro i Raiders). Proprio i Raiders, pur con una difesa che troppo spesso imbarca acqua, volano sul 5-3. La Division è saldamente in mano ai campioni NFL in carica Kansas City Chiefs, ma i nero-argento sono attualmente sesti nella AFC per le regole del tie breaker.

I Raiders, forti di un gioco di corse capace di guadagnare 160 yard in 26 tentativi (6.2 di media) prima che Gruden decidesse a sorpresa di abbandonarlo in favore dei passaggi nel momento meno opportuno, hanno messo su un attacco capace di segnare più di 27 punti di media a partita. Nonostante gli exploit di Nelson Agholor e le ricezioni di Hunter Renfrow sembra però che Jon Gruden e Derek Carr non riescano a coinvolgere il resto dei ricevitori, preferendo lanciare su TE e RB rendendo meno dinamico un attacco potenzialmente esplosivo. Il rookie Henry Ruggs III è ancora un oggetto misterioso per i tifosi nero-argento. Anche domenica il game plan non gli è stato favorevole e nelle ultime tre partite, secondo le statistiche condivise dal reporter Josh Dubow della Associated Press, il numero 11 è stato in campo in 76 azioni di passaggio e Carr ha lanciato nella sua direzione solamente 10 volte, con 4 ricezioni e 43 yard messe sul tabellino.

In difesa i Raiders faticano a vedere la luce in fondo al tunnel. Troppo spesso gli avversari riescono a marciare indisturbati e a raddrizzare partite che una squadra più solida chiuderebbe definitivamente. Durante la partita contro i Chargers si è fermato il miglior CB della squadra, Trayvon Mullen, per via di un risentimento al bicipite femorale. Il resto della secondaria traballa, compreso l’elettrizzante S Johnathan Abram, temerario picchiatore ma con ancora un grande margine di miglioramento in copertura. Una delle più acclamate acquisizioni della Free Agency, il già citato Cory Littleton, sta deludendo ogni partita di più. I momenti di appannamento capitano prima o poi a tutti gli atleti, il LB deve ancora adattarsi alla difesa di un Paul Guenther sempre più arrostito sulla graticola dei tifosi insoddisfatti, ma la cosa che preoccupa è vedere il numero 42 ciondolare per il campo spaesato ed apparentemente svogliato.

I Chargers, senza Bosa, non sono riusciti a mettere abbastanza pressione su Carr nonostante la linea offensiva nero-argento fosse rattoppata con diversi backup. Le continue sconfitte di misura bruciano, e possono consumare anche gli animi più agguerriti. Quel che è certo è che l’attacco di Los Angeles ha un futuro radioso davanti con lo splendido campioncino che si sta dimostrando essere Justin Herbert. Il QB non ha paura di prendersi dei rischi e legge bene il campo. Ha preso la squadra sulle sue spalle e non si può che essere fiduciosi visto l’alto potenziale. Certamente i tifosi dei Bolts un occhio ad Indianapolis lo buttano di tanto in tanto, per osservare il loro vecchio capitano Philip Rivers che sta guidando i suoi Colts nella corsa alla vetta della AFC South. Ma lo spirito, ogni giornata che passa, è sempre meno di rimpianto e sempre più di convinzione di aver fatto la scelta giusta nel puntare sul rinnovamento. I Chargers sono caduti e si sono rialzati, per cadere di nuovo in modo ancora più rovinoso. Ma non è pensabile che la sfortuna attanagli per sempre la squadra di Los Angeles. Un giorno i Chargers si alzeranno ed inizieranno a correre ed allora sarà difficile per chiunque arginarli.

T.Shirt e tazze di Huddle Magazine Merchandising

Mako Mameli

Appassionato di football americano fin dall'infanzia, gioisce e soprattutto soffre con i suoi Raiders e aspetta pazientemente che la squadra torni a regalargli qualche soddisfazione, convinto che sarà ancora in vita quando Mark Davis solleverà il quarto Lombardi Trophy. Nel tempo libero gioca a flag football e mette in pratica gli insegnamenti di Al Davis lanciando lungo ad ogni down... peccato che abbia una percentuale di completi peggiore di quella di JaMarcus Russell.

Articoli collegati

Un Commento

  1. ancora una W faticata(ma che fa classifica),ancora una difesa in difficoltà nelle retrovie. in chiave wc bisogna assolutamente superare Denver,poi con K.C. non si avrà nulla da perdere.
    inizia a darmi sui nervi abram,a palla ferma sempre in mezzo anche quando non c’azzecca nulla nello specifico,sempre a polemizzare,sempre con atteggiamenti da stupidotto bulletto,forse è il caso che Gruden gli “parli” un attimo (a meno che non gli stia bene così).

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi

Adblock rilevato

Huddle Magazine si sostiene con gli annunci pubblicitari visualizzati sul sito. Disabilita Ad Block (o suo equivalente) per aiutarci :-)

Ovviamente non sei obbligato a farlo, chiudi pure questo messaggio e continua la lettura.