Qualche riflessione sulla XFL e il suo futuro

La prima stagione della nuova XFL, brillantemente avviata, ha dovuto arrendersi all’avanzata del coronavirus ed è stata ufficialmente chiusa, ma con la promessa di tornare nel 2021 e negli anni seguenti, come recita il comunicato ufficiale.

Avendo seguito questa nuova lega con entusiasmo fin dalla gestazione, più di un anno fa, ho sperato fino a venerdì mattina, in maniera irragionevole, che potesse andare avanti, ma era ormai evidente che non si sarebbe potuto andare avanti, dopo che anche l’NBA aveva dovuto fermarsi.
Allora vorrei fare il punto della situazione per cercare di capire se, contrariamente alle precedenti leghe alternative alla NFL, questa possa avere un futuro

Comincio col passare in rassegna gli aspetti che ritengo positivi.

L’organizzazione. Rispetto alle precedenti, ultima la AAF, mi sembra che la struttura organizzativa sia stata più solida e, cosa non trascurabile, che ci sia il sostegno economico che all’Alliance è mancato lo scorso anno. Il fatto che la Lega abbia assicurato il pagamento degli emolumenti ai tesserati per tutta la stagione mi sembra un segnale importante.

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La Comunicazione. Ho seguito, attraverso l’ottimo sito web, la gestazione della XFL fin dai primi passi e ho constatato che fin dall’inizio si è cercato di creare negli appassionati l’aspettativa di un torneo che colmasse il vuoto tra una stagione e l’altra della NFL. Mi sono iscritto da subito alle newsletters e ho potuto seguire passo passo gli sviluppi del progetto.

Il Gioco. Il grande punto interrogativo era la qualità del gioco. Siamo abituati, anche in Europa, al football della NFL, ai limiti della perfezione, e quindi si correva il rischio di non apprezzare un livello più basso. Invece direi che, pur restando lontano dalle performances della Lega ormai centenaria, il gioco espresso nella XFL sia stato di tutto rispetto e comunque, a mio parere, confrontabile se non superiore a quanto si vede nella NCAA.

Le regole di gioco. Alcune delle innovazioni lanciate dalla XFL sono, secondo me, migliorative rispetto alle regole che ben conosciamo. Su tutte mi è particolarmente piaciuta la nuova regola del kick-off che ha praticamente eliminato il touch-back e che richiede una evoluzione del ruolo di kicker, chiamato a valutare al meglio la gittata e la precisione del calcio. Ottima anche la possibilità di scegliere la trasformazione da 1, 2 o 3 punti con un’azione di gioco. Trovo invece abbastanza inutile la possibilità del doppio forward-pass, peraltro pochissimo usata e, per quanto riguarda le ricezioni, sono ancora affezionato alla regola NFL dei due piedi in campo

Veniamo ora agli aspetti che potrebbero essere migliorati.

Premetto che quando furono resi pubblici i progetti ella AAF e della XFL, ero più favorevole all’Alliance per la scelta delle franchigie. Mi piaceva il fatto che si fossero scelte città che non avevano la franchigia NFL perché ritenevo che piazze come Birmingham, San Antonio, Salt Lake e San Diego avrebbero garantito maggiore presenza di pubblico. In realtà Salt Lake si rivelò una scelta infelice e anche Birmingham rispose al di sotto delle aspettative. Per contro non ero affatto convinto della scelta di fondare sette delle otto franchigie XFL nelle metropoli già coperte dalla NFL.

Alla luce di quanto si è visto in questo scorcio di stagione, la risposta di Los Angeles, di New York e anche di Washington è stata un po’ fredda, e anche da Tampa, in uno stato, la Florida, molto “football oriented” mi aspettavo qualcosa di più. Molto buona, viceversa, la risposta di Seattle e scontata quella di Saint Louis, piazza evidentemente affamata di football.
E’ probabile che la scelta di New York e Los Angeles sia stata dettata dalla necessità di essere presenti nelle città più importanti per una questione di visibilità e sono certo che la questione sia stata affidata ad esperti nelle ricerche di mercato, ma mi piacerebbe vedere in futuro franchigie a San Diego, San Antonio, Orlando e, perché no? Oakland ritornata orfana dei Raiders.
Ma soprattutto, e questo è un augurio e un desiderio, mi piacerebbe una XFL a dodici squadre tra, diciamo tre o quattro anni (mai fare il passo più lungo della gamba, vero USFL?)

Francesco Di Taranto

Nato a Foggia, nel 1953, risiedo a Brescia dal 1987 e in precedenza ho abitato a Bologna, dove mi sono laureato in Ingegneria Elettronica. Ho cominciato a seguire il football dalla notte del Super Bowl 1982 vinto da san Francisco sui Cincinnati Bengals. Terminato il servizio militare, nell'aprile '82 ho cominciato a seguire assiduamente, a Bologna, alle partite dei Doves e dei Warriors. Per alcuni mesi, nel 1984, ho partecipato agli allenamenti di una squadra bolognese in formazione, gli Atoms, che sarebbero poi diventati Phoenix San Lazzaro, che ho poi dovuto lasciare a causa del trasferimento per motivi di lavoro. Da allora non ho più smesso di seguire il football, sia professionistico (NFL e poi USFL, AAF e quest'anno XFL), sia dilettantistico in Italia, ma anche in Germania, grazie ai video in streaming della GFL

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