Ultimi minuti tra tattica sul campo ed errori arbitrali

Quanto accaduto negli ultimi minuti del tempo regolamentare nella partita tra New Orleans Saints e Los Angeles Rams entrerà molto probabilmente nella storia dello sferoide prolato. La mancata chiamata di pass interference per il contatto tra Robey-Coleman e Lewis è qualcosa di talmente evidente che si fatica a capire cosa gli arbitri in copertura (non) hanno visto per giustificare quel colpo come regolare.

Che i tifosi dei Saints siano arrabbiati è cosa buona e giusta, che gli spettatori neutrali siano rimasti basiti e sconcertati (io per primo) è normale, mi aspettavo però, dai molti giornalisti americani e non che seguo su Twitter, qualche analisi più dettagliata sia sulla chiamata arbitrale che sulla gestione di quel momento da parte di Sean Payton, non avendone lette ci provo io 🙂

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I Los Angeles Rams pareggiano con un field goal di Zuerlein a 5 minuti dal termine dell’incontro e il drive successivo dei Saints riparte dalle proprie 30 grazie ad un bel ritorno di Kamara che guadagna 5 yard in più rispetto alla posizione di partenza in caso di touchback. Tre passaggi per 16 yard e Saints arrivano a metà campo da dove Brees lancia un passaggio lungo per Ginn che riceve grazie anche all’errore di Joyner che cerca l’intercetto e si fa soffiare il pallone. Primo e 10 per i Saints, palla sulle 13 dei Rams e 1:58 sul cronometro e i Rams hanno ancora due time out a disposizione.

Il conto adesso sembra semplice: corsa #1 e a seguire secondo time out dei Rams, corsa #2 e a seguire terzo e ultimo time out di Los Angeles. Queste due corse mangiano 12/14 secondi dal cronometro mentre la terza corsa si sarebbe portata via tra esecuzione, i 40 secondi per riprendere l’azione e il field goal almeno 50/55 secondi. Insomma, secondo più, secondo meno, i Saints avrebbero consegnato palla ai Rams avanti di tre punti e con meno di un minuto sul tabellone e soprattutto senza time out a disposizione.

Invece Payton decide per una slant su Thomas, lanciata malissimo da Brees, che tocca terra prima che il ricevitore possa ricevere il pallone, tempo fermo. Corsa di Kamara al secondo down con relativo secondo time out dei Rams e il passaggio incriminato che abbiamo descritto sopra: lancio incompleto che ferma il tempo. Dopo il field goal del +3 i Saints lasciano ai Rams 105 secondi a disposizione per pareggiare l’incontro. Il terzo time out è servito a Los Angeles per prendere fiato arrivati a metà campo dopo cinque azioni del drive seguente. Tempo necessario per far arrivare Zuerlein in zona calcio? 1 minuto e 26 secondi…

Del senno del poi sono piene le fosse dice il proverbio, ma faccio fatica a trovare una giustificazione tattica alle chiamate di Payton. La slant su Thomas riesce 8 volte su 10? Certo, ma perchè rischiare in quella occasione e in quella posizione di campo e di tempo. Il passaggio su Lewis era un completo sicuro senza l’intervento di Robey-Coleman? Certo, ma perchè rischiare in quella posizione di campo e di tempo.
Quando McVay ha deciso di calciare il field goal del pareggio su un quarto e una yard dalla goal line a 5 minuti dalla fine molti si sono chiesti perchè non tentare il quarto down, segnare e costringere i Saints al touchdown nel drive successivo. La risposta è semplice: stick with the manual, segui il manuale, che è quello che non ha fatto Payton nell’ultimo drive dei tempi regolamentari.

Attenzione: capita a volte che giocare contro il manuale sia necessario e porti dei risultati, ma sono poche eccezioni che confermano la regola 😉

Sulla chiamata arbitrale c’è poco da dire dal punto di vista regolamentare, il contatto è falloso, punto, due punti e punto e virgola (cit): defensive pass interference, primo down dal punto del fallo. In questo caso non servono i Blandino, i Pereira o gli Steratore a ricordarcelo e addirittura, come ha dichiarato Sean Payton in conferenza stampa, la NFL si è subito fatta viva con i Saints per ammettere l’errore. Solo con i Saints però, perchè il silenzio di queste ultime 12 ore di fronte ad un errore del genere non fa che aumentarne l’eco, quando un bel tweet firmato Al (Riveron, il responsabile arbitrale) che spesso leggiamo durante le partite, ci starebbe stato bene.

saints rams formazione

La formazione di partenza dei Saints è con due ricevitori a destra, dua sinistra e un runningback. I ricevitori più esterni sono sotto il controllo dei due arbitri che partono dalla linea di scrimmage, almeno per le prime sette yard di campo, per poi passare a monitorare la zona a loro vicina. L’arbitro profondo, in questa situazione di campo, si ferma al piloncino che delimita la end zone ed ha come responsabilità principale cosa accade nell’area di touchdown e verificare se in caso di corsa viene varcata la linea che delimita l’endzone. Lewis partendo dal backfield si sposta verso destra e il pallone gli arriva proprio nel mezzo ai due arbitri che sorvegliano quella linea del campo. Mentre l’arbitro sul profondo ha un ricevitore da seguire quello in linea è libero da ogni compito, nel video (e nella foto di copertina dell’articolo) si vede molto bene che è attento a guardare i due giocatori impegnati nell’azione, non giudicare fallosa l’azione è un errore da matita rossa che il buon Patrick Turner si porterà dietro per tutta la carriera.

Quella mancata chiamata è solo uno dei tanti episodi che la crew di Vinovich si è fatta scappare durante l’incontro che mi fanno pensare che avere delle crew miste, cioè sette arbitri alla loro prima partita stagionale insieme è forse il vero tallone d’Achille di tutto il sistema designatorio. Le crew miste nei playoff sono composte dagli arbitri che sono stati valutati come i migliori della stagione e, proprio per non penalizzare un arbitro bravo ma che magari ha lavorato in una crew che non si è distinta si arrivano a creare crew ex novo.

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Il problema è proprio nel paradosso che i migliori possono esserlo singolarmente, ma una crew è come una squadra di football, serve affiatamento, conoscenza reciproca, fiducia, quella che gli americani chiamano chimica e noi più prosaicamente amalgama. Tutto questo non può avvenire in qualche ora di pregame e a volte, come accaduto domenica le singole abilità non sono state sufficienti per arbitrare bene una partita importante.

La dichiarazione ad ESPN di Robey-Coleman nella quale ammette la volontarietà del contatto perchè battuto dall’avversario sostenendo che l’arbitro gli abbia detto che il contatto non era falloso perchè la palla era stata deflettata in linea, non fa che certificare la mancanza di amalgama della crew perchè nel caso in questione non c’è stato tocco e non cercare conferma dall’umpire anche solo con una comunicazione non verbale è un errore clamoroso per degli arbitri a questo livello.

La soluzione non può essere portare avanti delle crew intere alla post season, ma forse cercare di avere una “spina dorsale” comune che possa aiutare a cementare meglio il gruppo sarebbe un passo in avanti.  Questa azione ha fatto tornare in auge la possibilità di chiedere il challenge per le (teoriche) pass interference e probabilmente questa proposta di modifica sarà all’ordine del giorno del prossimo meeting dei proprietari.

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Giovanni Ganci

Sports Editor si direbbe al di la dell'oceano, qui più semplicemente il coordinatore di tutta la baracca. Tifoso accanito dei San Francisco 49ers, amante del college football e al di fuori dello "sferoide prolato"© forza Boston Red Sox.

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2 Commenti

  1. Buongiorno, ammetto la mia ignoranza in materia, pur essendo appassionato di football…quindi se capisco bene non è possibile richiedere il Review per un pass Interference? Corretto?

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