Il riassunto di Week 5 NCAA

Dopo una week 4 dove è successo letteralmente di tutto, la quinta giornata del College Football è filata via senza grossi sussulti particolari. L’unica squadra tra quelle di vertice che ha rischiato il tracollo è stata Clemson, che è riuscita a sconfiggere Syracuse solamente a pochi secondi dalla fine. Con questo risultato i Tigers cedono ancora una posizione in favore di Ohio State, che nel big match di giornata è stata in grado di sconfiggere Penn State a domicilio e di fronte a 110.000 spettatori.

Solite conferme di Alabama che ha demolito Louisiana, Georgia facile su Tennessee, LSU che nel confronto con Ole Miss si conferma come una delle squadre più in forma, Oklahoma che seppellisce di TD la malcapitata Baylor e Notre Dame, che nell’altro match clou domina contro una Stanford che non sa più correre.

Negli altri tre scontri tra squadre di ranking West Virginia vince contro Texas Tech grazie ad un primo quarto da 28 punti mentre Washington, in barba a tutti i pronostici che la vedevano favorita ma con qualche riserva, riesce a battere agevolmente BYU; stessa sorte tocca a Oregon che vince a Berkeley contro CAL con i Ducks che si riprendono dalla sconfitta cocente di sabato scorso.

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Le ultime posizioni del ranking vedono l’ingresso di ben 5 new entry: Colorado, che continua la striscia positiva dopo la vittoria contro UCLA, Florida che grazie ad un capolavoro di coach Mullen batte Mississippi State, NC State che vince contro una Virginia che era in rampa di lancio,  Virginia Tech che si riprende dopo la batosta con Old Dominion battendo Duke a domicilio e Oklahoma State che vince di 20 punti contro Kansas.

Ohio State vs Penn State 27-26

Partita bellissima e di un’intensità pazzesca quella andata in onda al Beaver Stadium e che vedeva di fronte due superpotenze della B1G. Dopo una dura battaglia sono i Buckeyes a festeggiare che, oltre alla vittoria, si prendono la testa della division. Purtroppo una pessima gestione del finale da parte di Franklin ha privato i Nittany Lions di una vittoria che probabilmente avrebbero meritato. Lo stesso Franklin si è accorto degli errori commessi e nel dopo partita non ha esitato a fare mea culpa e prendersi tutte le responsabilità della sconfitta. Era impensabile infatti dopo 461 yard su 492 totali prodotte da McSorley, non affidare la palla al #9 nel 4 down decisivo, sopratutto dopo aver speso 3 timeout (di cui uno di OSU) per decidere il da farsi; non solo quello però perché Franklin si ha giocato male tutti i 4 down che gli sono capitati compreso quello che non ha voluto giocare alla fine del primo tempo dove ha preferito calciare il punt. Sembrava l’anno questo che per Penn State per battere i Buckeyes nonostante la squadra non aveva entusiasmato in queste prime uscite. Però il talento di McSorley, che ormai è il faro, il leader indiscusso di questa squadra fuori e dentro dal campo faceva ben sperare anche se si sapeva che la difesa dei Lions, giovane e inesperta in alcuni ruoli, potesse subire la furia di Haskins. Invece la difesa dei padroni di casa ha retto benissimo l’urto della potenza offensiva di Ohio State e soltanto alla fine con alcuni miss tackle nei giochi chiave dei Buckeyes e qualche drop di troppo dei ricevitori, ha dovuto cedere il passo.

Come ha detto qualche giornalista sono queste le partite che distinguono Penn State dall’essere un elite team ad un grande team e non posso che essere d’accordo. Purtroppo la squadra di Franklin ci va vicino ogni anno a quella vittoria che consacrerebbe definitivamente i suoi ad essere un team d’élite ma come ben sappiamo andarci vicino conta solo a bocce. Resta il rammarico perché anche i giocatori ci credevano e quelli che non stati intervistati nel dopo gara non hanno fatto nulla per nascondere il proprio disappunto e la propria frustrazione. E’ difficile che questa sconfitta estrometta Penn State dal giro dei playoff perché la B1G è lungi dall’essere chiusa e con questo modo di giocare i Buckeyes prima o poi una la perdono; tuttavia la vera stagione per i Nittany Lions inizia sabato 13 poiché la sfida contro gli Spartans ci dirà se questo team ha superato la batosta di sabato; diciamo che la bye week non poteva capitare nel momento migliore. Ohio State invece l’ha sfangata un altra volta e Haskins ha dimostrato se mai ce ne fosse stato bisogno di non essere un giocatore soft come qualcuno l’aveva definito. I Buckeyes non erano nuovi a questo tipo di prestazioni e come ha detto Meyer in conferenza stampa ci sarà un giorno in cui non riusciranno a recuperare la partita se ogni volta devono giocare alla morte nell’ultimo quarto; tuttavia le squadre elite si distinguono per questo dalle altre e cioè dalla capacita di soffrire, di non perdere mai la bussola e dal fatto di avere in squadra elementi proprio come Haskins. Squadre come queste riescono sempre, o meglio quasi sempre quando sono in difficolta ad approfittare degli errori degli avversari e ribaltare poi il risultato. Ha ragione Meyer: arriverà il giorno in cui prima o poi perderanno continuando a giocare cosi. Quel giorno però non è ancora arrivato.

Stanford vs Notre Dame 17-38

Nella review della giornata abbiamo definito Stanford come una squadra che non riesce più a correre. Il record di 2100 yard prodotte da Love l’anno scorso infatti sono solo un dolce ricordo. Se vi capita non fate questa domanda a David Shaw poichè potrebbe mandarvi a quel paese in 3 secondi. Qualche giornalista infatti nel dopo partita della sconfitta contro ND ha chiesto come mai Love ha fatto il record l’anno scorso mentre quest’anno sta avendo tutte queste difficolta. Il solo fatto di paragonare le due stagioni ha fatto imbestialire il capo allenatore di Stanford che ha dichiarato; “Paragonare l’attacco su corsa di quest’anno con quello del 2017 non ha senso oltre al fatto che non è corretto”. Sicuramente quest’anno ci sono problemi di O-Line perché qualcosa è cambiato nella lineup, si sono dovuti fare i conti con infortuni importanti e lo stesso Love sta combattendo con il riacutizzarsi dello stesso infortunio subito nel 2017 ed infatti ha saltato una partita e non si sa ancora se giocherà la prossima.

Certo vedere i Cardinal con 3.4 ypc, 94 ypg ed essere 123 su 129 nel gioco su corsa fa veramente impressione ma come ha detto giustamente Shaw non si possono fare paragoni; ogni stagione è diversa da un’altra. Purtroppo per i Cardinal è successo quello che in molti, noi compresi, avevamo auspicato dopo la vittoria sofferta contro Oregon. ND non è quel tipo di squadra che ti concede regali come hanno fatto i Ducks sabato scorso e l’abbiamo visto chiaramente; perso il confronto nella linea di scrimmage Stanford poteva sperare di portarla a casa solo grazie a qualche turnover. Gli Irish invece hanno giocato una partita perfetta, senza mai sbagliare ed anzi unico TO della partita è arrivato per mano di Costello. Avevamo definito i Cardinal una squadra che ha bisogno di segnare per prima per prendere il controllo della partita; neanche stavolta questo è avvenuto e come appena scritto ND non è quel tipo di squadra che poi ti concede di tornare in partita. 

ND invece l’avevamo definita la sorpresa di quest’anno e pare che finora non ci stiamo sbagliando. Le 550 yard contro le 229 di Stanford la dicono lunga sul fatto che la squadra di Kelly ha dominato letteralmente la partita con un Ian Book in gran spolvero e una difesa asfissiante in tutti i reparti. Qualche addetto ai lavori ha definito gli Irish come il team più completo di tutta la NCAA e attenzione completo non più talentuoso. Siamo assolutamente d’accordo con questa affermazione poiché la squadra di Kelly dispone di tante alternative in attacco, ha una difesa aggressiva, veloce e cattiva e ha anche uno special team che riesce a portare punti preziosi. Rispetto a team come OSU ad esempio, ND ha una difesa completa in tutti i reparti mentre i Buckeyes hanno qualche problema di esperienza più che altro in quello che viene definito back seven cioè pacchetto LB e secondaria e anche noi nelle scorse puntate lo abbiamo sottolineato; ecco perché possiamo definire gli Irish un team più completo. Oltretutto ND ha dovuto lottare contro una schedule tra le più difficili della nazione e non è ancora finita poiché sabato andranno a giocare contro VT  a Blacksburg; questo è un altro test importante e se gli Irish supereranno anche questo il sogno PO si avvicina sempre di più.

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Syracuse vs Clemson 23-27

Con Lawrence entrato nel concussion protocol dopo un brutto colpo subìto, la squadra di Dabo Swinney sembrava stesse vivendo un incubo. Le risorse a disposizione dei Tigers però sono infinite e dopo aver rischiato di concedere agli Orange il bis dopo la vittoria dello scorso anno, Clemson è riuscita a mettere a posto la partita nei secondi finali. Purtroppo è successo quello che ci eravamo chiesti la settimana scorsa e cioè: “Cosa succede se si infortuna Lawrence?”; ecco la risposta non ha tardato ad arrivare ed abbiamo visto quanto Clemson abbia rischiato grosso. i Tigers sono riusciti a portarla a casa grazie ad una grande prestazione di Etienne sebbene il QB Bryce non abbia affatto sfigurato. Il solito Swinney nella conferenza del dopo partita si è lasciato andare alle solite parole di circostanza perché ha detto che Bryce era pronto, che lui aveva parlato di questo ragazzo già nello Spring game, che non è rimasto affatto sorpreso dal fatto che non si è lasciato prendere dal panico.

Tuttavia in una partita del genere, bloccata per via di una grande difesa di ‘Cuse, tolto Lawrence, un giocatore come Bryant avrebbe fatto molto comodo perché il fattore imprevedibilità avrebbe acceso un attacco di Clemson troppo spento. Non è un caso che la partita l’abbia risolta la prestazione di un singolo come Etienne, a prescindere dai meriti comunque di tutta la squadra; le 200 e passa yard del sophomore però ci danno la dimensione di quello che è stato l’attacco di Swinney che è stato bravo a fare di necessita virtù. Non potendo sfruttare il gioco su passaggio ha insistito sul running game e alla fine ha avuto ragione lui. In sostanza la vera forza di una squadra del genere è proprio questa perchè riesce a far fronte a tutte le difficoltà che si presentano di partita in partita, senza perdere mai la calma, senza perdere mai la concentrazione e visualizzando, proprio come ha detto il QB Bryce nell’intervista dopo partita, gli schemi giusti per vincere. 

Per quanto riguarda Syracuse nulla da dire nel senso che gli Orange hanno rischiato fare lo scherzetto per il secondo anno consecutivo. La squadra di Babers si è dimostrata matura, veloce nelle esecuzioni dei giochi, anche spregiudicata in alcuni frangenti e questo atteggiamento alla fine stava pagando. Purtroppo però alcuni big play concessi, troppi lack of execution come miss tackle in momenti fondamentali hanno privato ‘Cose di una vittoria che probabilmente, anzi, avrebbero meritato. Tuttavia la crescita della difesa di Clemson nel secondo tempo, unita al talento degli avversari e anche un po’ di paura che è subentrata nel team di Babers hanno fatto tornare in partita i Tigers che alla fine l’hanno portata a casa; questo per Syracuse è sicuramente un punto di partenza perché la squadra che abbiamo visto al Memorial Stadium merita più credito di quello che gli viene dato.

HEISMAN_WATCH

Nella classifica dell’Heisman Trophy continua a comandare Tua Tagovailoa che ha messo a referto 128 yard e 2 TD pass dopo aver giocato praticamente solo un quarto nella sfida contro Louisiana. Kyler Murray si guadagna la pizza d’onore grazie ai 7 TD totali (6 su passaggio) nella vittoria larghissima dei Sooners contro Baylor. Will Grier chiude il podio con la prestazione da 370 yard e 3 TD pass nella vittoria dei Mountaineers contro Texas Tech. Haskins cede due posizioni nonostante sia stato fondamentale nella vittoria dei Buckeyes su Penn State mentre la top 5 viene chiusa da una triade formata da Ed Oliver, Trace McSorley e Benny Snell.

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Francesco Fele

Ho 29 anni e sono appassionato di sport Usa da 5 anni, seguo sopratutto il football (tifosissimo delle cheesehead) e l'NBA.

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