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Mauro Clementi

Curioso esempio di tifoso a polarità invertita: praticamente un lord inglese durante le partite della Roma, diventa un soggetto da Daspo non appena si trova ad assistere ad una partita di football. Ha da poco smesso lo stato di vedovanza da Marino. Viste le due squadre tifate, ha molta pazienza.

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4 Comments

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    Mako Mameli

    Premessa: amo i racconti di Mauro Clementi, sempre ben scritti e piacevoli da leggere.

    Questa volta non mi trovo però per niente d’accordo sull’assunzione alla base del racconto, e cioè sul fatto che Jack Tatum era un “criminale” che una volta di troppo ha superato il limite tra grande colpitore e giocatore sporco.

    Non si tratta di campanilismo, vorrei che fosse chiaro e vorrei che credeste alla mia buona fede quando scrivo questo.

    La storia di Stingley è tristissima e non è difficile prendere senza se e senza ma posizione accanto al ricevitore dei Patriots e “odiare” Tatum per aver spezzato una carriera e, in fin dei conti, rovinato la vita di un altro essere umano.

    La verità è che il colpo subito da Stingley non è stato molto diverso da quelli che tanti altri suoi colleghi hanno subito ogni maledetta domenica. Un secondo prima o dopo, un centimetro sopra o sotto, e anche Stingley si sarebbe alzato e sarebbe tornato trotterellando nell’huddle. Il video del colpo sarebbe stato messo dalla stessa NFL nella sua rotazione che esaltava la spettacolarità e la durezza di questo bellissimo sport.

    Ci sono stati tanti colpi ben più viziosi, ci sono stati giocatori che hanno letteralmente rischiato di vedere la propria testa staccata dal collo, ma questi colpi sono stati considerati parte dello spettacolo perché poi quei giocatori si sono rialzati.

    Uno dei tanti video che si trovano su Youtube:
    https://www.youtube.com/watch?v=5QED1UrfW5Y

    Tatum era un intimidatore? Si, senza dubbio. Il colpo duro sul ricevitore che passava nella sua area anche se alla fine non riceveva il pallone era una costante, era un modo per dire “questa domenica se passi di qui sappi che prenderai colpi”, era un modo per far venire le braccine corte al WR e renderlo insicuro durante la ricezione perché preoccupato per il colpo che stava per arrivare.

    Tatum non era l’unico che giocava così, decisamente no.

    Nell’articolo è riportata una frase di Stingley sul DB degli Steelers Mel Blount.

    “Mel Blount dei Pittsburgh Steelers non ha uguali, e non ha mai dato un colpo gratuito a un ricevitore”

    Diciamo che anche Blount ha elargito la sua dose di violenza non necessaria (per un esempio potete chiedere a Cliff Branch):

    https://www.youtube.com/watch?v=nWjq5mE96Nk

    Il colpo di Tatum su Stingley è stato violento ma perfettamente legale. Poteva essere evitato? Forse si, ma giocare a football a meno del 100% perché si tratta di una amichevole non è facile. Sei abituato a giocare al 100% della velocità e a detta di molti è proprio quando cerchi di giocare a “velocità ridotta” che rischi di farti male, perché non sei abituato.

    E’ comprensibile schierarsi senza se e senza ma con la vittima di un infortunio del genere, ma condannare Tatum come criminale per questo colpo lo ritengo sbagliato (e, ribadisco, non perché Tatum fosse un Raider).

    Le regole sono state giustamente via via modificate per proteggere i ricevitori indifesi, ma non è corretto estrapolare quel colpo dal contesto dell’epoca.

    Detto questo, è facile odiare un giocatore che la gente ha iniziato a chiamare “The assassin” dopo l’uscita del suo libro, che ha giocato sulla sua fama di piacchiatore. La verità è che a detta di diversi suoi compagni dopo quel colpo Tatum non è più stato lo stesso. Cresci picchiatore, vedi il tuo avversario che si rialza e continui a picchiare come ti hanno insegnato. Ma se il tuo avversario non si rialza dentro di te cambia qualcosa.

    Vi invito a leggere questi tre articoli:

    http://www.latimes.com/local/obituaries/la-me-jack-tatum-20100728-story.html

    http://deadspin.com/5598492/jack-tatum-killed-darryl-stingley-and-we-made-him-do-it

    http://sports.yahoo.com/nfl/news?slug=jc-tatum040607

    Mako

    1. 2.1
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      Mauro Clementi

      Ciao Mako,
      prima di tutto ti ringrazio per gli apprezzamenti e per l’attenzione.
      Il tuo commento (la buona fede è chiara, non dovevi premetterla 🙂 ) è molto ben argomentato e merita una risposta che permetta di confrontare con la giusta profondità i rispettivi punti di vista.
      Non ho voluto demonizzare gratuitamente la figura di Tatum, ammettendo durante lo scritto che era comunque un giocatore tecnicamente eccellente. Se parliamo del colpo a Earl Campbell, di quello a Sammy White e credo di molti altri che per età non abbiamo potuto vedere e non possiamo rintracciare facilmente, io non trovo nulla da eccepire. Se il regolamento in vigore permetteva quel tipo di colpi, lui stava facendo il suo e lo faceva egregiamente. E questo metro di giudizio possiamo applicarlo anche sul filmato di Mel Blount che tu mi segnalavi: quel colpo non è “gratuito”, perchè Branch ha la palla. E’ abbastanza evidente che anche Blount non accoglieva i ricevitori dalle sue parti con tè e pasticcini, ma la dichiarazione di Stingley (che è virgolettata, quindi è una citazione letterale) riguardava gratuità dei colpi.
      Il punto più brutto e non contestabile di questa storia è che quel contatto non doveva esserci. La palla era palesemente lontana e Tatum ha scelto di colpire lo stesso. Se Stingley avesse avuto il pallone in mano, quel colpo sarebbe stato legale anche secondo le regole odierne, non trattandosi di un colpo portato deliberatamente con il casco. Ma in quel momento Stingley non andava toccato, non aveva la palla ed era semplicemente un corpo inerte e inerme in caduta.
      Vedendo materiale in rete, emerge una non contestabile propensione al late hit da parte di Tatum che sinceramente mi ha portato ad esprimere il giudizio sulla linea oltrepassata.
      Poi nell’economia del racconto ovviamente il punto di vista che ho “scelto” consapevolmente è quello di Stingley, poichè lo spunto che ho colto parte da una sua intervista del 1983. Relativamente alle fonti che mi hai segnalato e che ho letto, va detto che il discorso d’insieme si tiene e te ne dò atto volentieri. Tatum era la punta dell’iceberg di una fase della NFL in cui il gioco sui lanci era abbastanza “ostacolabile”, di lì a pochi anni le regole sull’interferenza difensiva avrebbero avuto evoluzioni diverse sia per il lavoro fatto dalla secondaria di Pittsburgh che da quella di Oakland. Quindi posso anche accettare la linea secondo cui Tatum fosse un “prodotto” di un sistema che voleva quello, ma ripeto che quel colpo non doveva esserci. E resta pure vero (lo ha detto più volte anche il figlio dello sfortunato ricevitore) che tutte le volte che ha cercato Stingley lo ha fatto “pro domo sua”. Stingley avrebbe voluto solo un incontro privato, mentre Tatum cercava forse in buona fede una empatia che non era facile da trovare, vista la dinamica dei fatti.
      La fama di Tatum è quella di un giocatore tecnicamente eccellente ma dai comportamenti in campo discutibili, e non è un mio giudizio personale ma una sorta di media ponderata di quello che si può trovare in rete sia come materiale video che come pareri di compagni e avversari.

      Concludendo, ti ringrazio per lo spunto di discussione interessantissimo che mi hai fornito e ovviamente grazie ancora per la tua partecipazione.

      Un saluto
      Mauro

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