[NFL] Free Agency: i voti – seconda parte

Questa settimana facciamo un giro a New York e vediamo come due squadre con aspirazioni di titolo come Baltimore e Green Bay si stanno comportando. Tra firme altisonanti e altre più imprevedibili, queste squadre si stanno attrezzando per un’altra corsa al SuperBowl. Mentre in Carolina i campioni della NFC South raccolgono i cocci della scorsa irripetibile stagione…

Dallas Cowboys – 6/10

Jeremy Mincey

Pubblicità

Per quanto le ultime mosse di Dallas siano confortanti, e ci arriveremo, la squadra del Texas paga amaramente contratti precedenti che definire scellerati è poco. La gestione di Jerry Jones infatti ha previsto a fine gennaio un prolungamento di contratto per il kicker Dan Bailey (forse il migliore della NFL, ma poco importa) che impatta nel 2014 per 1,7 milioni sul cap, nel 2015 per 2,5 e così via a salire fino al 2020. Brandon Carr, 70esimo miglior cornerback della lega, toglie 12 milioni al tetto salariale, qualche soldo più di Tony Romo. In questa situazione, i Cowboys si sono ritrovati ad avere poco o niente per migliorare una squadra che non è riuscita ad accedere ai Playoff nonostante una divison che nel 2013 è sembrata implodere (Redskins e Giants penosi, Eagles all’inzio di una nuova era).
Con quel poco, a nostro parere hanno fatto tanto.
La firma di Henry Melton, forse il miglior defensive tackle svincolato, è prestigiosa ed è costata poco. L’atletismo dell’ex Bears soddisfa un bisogno della squadra e da alla linea difensiva una parvenza di affidabilità dopo l’addio di DeMarcus Ware.
A sostituire il Probowler è arrivato da Denver Jeremy Mincey. 2 milioni all’anno non sono molti per chi ha dimostrato negli ultimi mesi di dipendere dall’assetto tattico. Se riuscirà a rendere sotto il regime difensivo dei Cowboys, potremmo dire che anche questo è un buon affare. In definitiva, Dallas ha speso poco, ha alleggerito un po’ il cap ed ha reinventato la linea difensiva, reparto che aveva un grosso bisogno di restyling.

La terza firma è di un altro DT, Terell McClain, che da solamente un po’ di profondità. Rimane un giocatore giovane che non inciderà sull’economia che il front office sta disperatamente tentando di far quadrare, e già questo è un buon punto a favore.
Come riserva di Romo è stato preso la scelta al primo giro Brandon Weeden, dopo il fallimento a Cleveland. Insomma, i Cowboys hanno giocato d’anticipo per evitare di pagare di più un veterano migliore. Sotto questa premessa, ottima mossa.
Dallas rimane una delle peggiori squadre in NFC, spogliata di alcuni big e ancora un po’ inguaiata con la “legge” della NFL. Si prepara a una stagione in cui qualsiasi cosa arrivi sarà ben accetta, ma per ora, parlando di free agency, ha limitato i danni.

Green Bay Packers – 7,5/10

Julius Peppers

Voto alto per una squadra che sostanzialmente ha fatto firmare solo Julius Peppers, pass rusher da Chicago, con un contratto da 26 milioni su tre anni, facilmente rescindibile dopo il primo. Peppers si porta dietro due cose: il nome, importante, e la carriera, dorata ma anche lunghissima. Anni che hanno per forza di cose inciso sul rendimento di un giocatore fantastico.
Il Peppers di oggi vale appunto quello che gli è stato dato: un anno a uno stipendio ragionevole con la possibilità di “riprendersi” e sfruttare gli altri due anni per cementare le speranze di entrare in Hall of Fame.
Da parte della società, complimenti vivissimi vanno fatti a Ted Thompson. Il GM è riuscito a depistare tutti sostenendo che puntava dritto al draft per avere un aiuto in linea difensiva e poi ha virato su Peppers non appena egli è stato disponibile. Una mossa che non esclude che Green Bay rimanga comunque intenzionata a ringiovanire il reparto, ma che puntella una difesa molto porosa con un giocatore che dovrebbe essere spronato a migliorare.
Stesso atteggiamento quello usato su B.J. Raji: “No, vogliamo diventare più agili in linea difensiva!” e poi è scattata la firma del prodotto di Boston College per soli 4 milioni per un anno dopo che lo stesso aveva rifiutato in stagione un ben più lauto conguaglio. Stessa solfa per Mike Neal, altro DT.
Rifirmati anche James Starks (un signor backup per Eddie Lacy) e Sam Shields (4 anni e 39 milioni che sono addirittura pochi se pensiamo quanto il giocatore sia fondamentale). Non riuscire a trattenere Evan Dietrich-Smith è stato un brutto colpo, e il ruolo di centro è sicuramente quello che ancora riguarda la free agency nel Wisconsin. Una volta messo a posto questo particolare, Thompson potrà procedere con il draft che sicuramente porterà talento in difesa (una safety rimane una grossissima priorità), e guardare sereno con una squadra quasi del tutto riconfermata che già l’anno scorso raggiunse i Playoff seppur con un Aaron Rodgers a mezzo servizio.

Carolina Panthers – 3,5/10

Tom Brady, Greg Hardy

Era già chiaro che l’offseason sarebbe stata difficile per i Panthers. Il numero altissimo di free agent era un chiaro segnale che i grattacapi sarebbero stati più grandi che per molte altre squadre.
A ciò si è aggiunto il ritiro di alcuni giocatori, e una situazione salariale abbastanza complicata che, soprattutto nella prima parte di mercato, hanno spezzato ancora più le ali ai Panthers.
Andiamo con ordine: tre giocatori di linea offensiva si sono ritirati. Sono Jordan Gross, uno dei migliori tackle sinistri in NFL, e due guardie.
I free agent che sono andati via sono: Captain Munnerlyn (ci torniamo), Michael Mitchell, Steve Smith, Ted Ginn, Brandon LaFell. Di questi analizziamo il primo.
Munnerlyn è forse uno dei giocatori che più sentivano di appartenere a questa squadra. Collegiale a South Carolina, abbiamo già parlato di lui nella rubrica precedente. Alla fine la nostra profezia si è avverata, anche se la squadra di approdo è stata diversa e le cifre più basse. Il defensive back è finito addirittura in Minnesota, dopo che i Panthers non hanno nemmeno avanzato una proposta per tenerlo, conseguenza che appariva naturale. Il fatto che Carolina non riesca a trattenere uno come Munnerlyn, non riesca a far ripensare Gross sul ritiro, e perde troppi (anche solo quantitavimante) pezzi fa pensare che la dirigenza non abbia il polso per sostenere un progetto che nel corso della stagione 2013 aveva addirittura portato alla vittoria al SuperDome dei rivali Saints.
Inoltre, tutti i migliori receiver disponibili sono ormai andati da altre parti. Possibile che la vincitrice di una division come la NFC South nohn riesca ad attrarre talento? Evidentemente non è il caso se l’unico WR firmato è stato Jerricho Cotchery, non esattamente un fenomeno.
Siamo sicuri che Cam Newton, convalescente dopo l’operazione di pulizia alla caviglia, abbia quasi finito le speranze di poter lavorare con personale di talento.
Le altre firme sono: il franchise tag di Greg Hardy (necessario), Roman Harper, safety non più nel fiore degli anni, Antoine Cason, un cornerback mediocre ma almeno ancora giovane, e Joe Webb, ideale backup di Newton. Un po’ poco per sperare in una seconda sfida ai playoff contro San Francisco, squadra contro cui si fermò la corsa dei Panthers a gennaio.

Baltimore Ravens – 7,5/10

Pubblicità

Peyton Manning, Daryl Smith

Evitare errori era la maggiore preoccupazione del GM Ozzie Newsome. Tali sarebbero stati infatti lasciar scappare Eugene Monroe e Dennis Pitta. E invece il tackle di sinistra ha firmato per, tutto sommato, un ammontare che soddisfa anche Newsome, e il secondo ha rinnovato con un contratto a lungo termine. Altro rinnovo importante quello di Daryl Smith, linebacker centrale: se scorriamo la lista dei pariruolo firmati in questa offseason, è imbarazzante quanto poco lo stesso guadagnerà in confronto a loro. Karlos Dansby, per fare un esempio, è andato in Arizona a ricevere assegni più lauti.
In cambio di un draft pick molto basso è arrivato Jeremy Zuttah, da Tampa Bay, centro che andrà a fare il titolare e darà un contributo a una linea offensiva a tratti sospetta.
Da queste parole sembrerebbe che le manovre dei Ravnes siano il non plus ultra. Non è così, e ciò giustifica il voto imperfetto. Manca almeno un wide receiver (Steve Smith ha 35 anni e per quanto possa essere spronato non tornerà quello di dieci anni fa) dalle mani affidabili per migliorare le performance di Joe Flacco e vari rinforzi nelle secondarie (James Ihedigbo è andato via così come Corey Graham). Realisticamente la vera soluzione sarà al draft, anche perchè Baltimore ha un numero spropositato di pick compensatori dovuti alle “perdite” riportate nel 2013. Una scelta al terzo giro, due al quarto e una al quinto che serviranno per trovare giovani in grado di dar manforte a una squadra che punta a ritornare ai Playoff.

New York Giants – 7/10

Dominique Rodgers-Cromartie

Tra infortuni e gli intercetti del loro quarterback, i Giants hanno iniziato pessimamente la scorsa stagione, e poi non sono riusciti a raddrizzare la barca nonostante le acque della AFC East non fossero troppo agitate. E’ mancato molto alla squadra del confermato Tom Coughlin, ma questa offseason, se non altro, gli ha dato molta quantità.
Le firme di Henry Hynoski, Stevie Smith e Jon Beason fanno sperare i tifosi che la loro squadra abbia ancora una identità e possa trattenere i suoi giocatori. L’ultimo dei tre ha firmato un contratto un po’ troppo remunerativo per un giocatore che è riemerso solo nell’ultima parte della scorsa stagione. Confermati anche le riserve Trumaine McBride (cornerback) e Mark Herzlich. Proprio in difesa sono arrivati i colpi più importanti.
Da Denver è arrivato Dominique Rodgers-Cromartie, e da Seattle Walter Thurmond. Il reparto cornerback è quindi a posto, con il primo pagato un po’ troppo anch’egli, ma con il secondo appeso a un contratto annuale molto conveniente. Più che altro spaventa il rendimento di DRC, che spesso quando ha avuto le spalle parate da molti dollari in banca non ha reso come sperato.
Anche l’attacco è stato migliorato. Geoff Schwartz è arrivato da Kansas City e tenterà di mettere una pezza alla linea offensiva (che sia da guardia o da tackle), coadiuvato da John Jerry, in arrivo dopo l’esperienza a Miami.
Rashad Jennings è stato strappato ai Raiders. Il runningback fungerà da segnaposto per il ritorno di David Wilson, che in ogni caso è all’ultima possibilità dopo i molti infortuni e la scarsa cura del pallone dimostrata nelle due stagione giocate. Con Jennings New York ha arricchito indubbiamente la squadra. Interessante infine il contratto annuale dato a Mario Manningham, receiver che torna nella grande mela dopo aver deluso altrove. Tornerò quello di qualche stagione fa?
Le intenzione del front office sono più che buone: questo mercato certo non si distingue per qualità tecnica, ma fornirà al coaching staff molte armi di diverso tipo e con caratteristiche differenti tra loro. La speranza è che nel training camp o più tardi si trovi un’amalgama in grado di garantire le vittorie che la storia di questa franchigia richiede.
Pessima la perdita di Linval Joseph, uno dei milgiori DT della nazione, ma ampiamente comprensibili i pochi sforzi per trattenere Justin Tuck e Hakeem Nicks.
Voto più che sufficiente per un team che da quanto fatto finora non sembra confidare troppo nel prossimo draft e dispone ancora di qualche milione di salary cap e potrebbe a giugno averne ancora di più grazie a qualche taglio. Aspettiamoci la firma di un tight end (ruolo totalmente scoperto) prima di allora.

New York Jets – 5/10

Eric Decker, Quintin Demps

L’altra squadra di New York ha sofferto una offseason di alti e bassi sinora. Da contratti del tutto positivi (Breno Giacomini da Seattle e Willie Colon trattenuto a forza in un mercato avido come quello delle guardie) a firme pessime (Eric Decker), Rex Ryan avrà un roster un po’ disfunzionale.
La coppia Cromartie – Revis non si è riunita, anzi entrambi sono approdati su altri lidi, lasciando Dee Milliner come unico cornerback di livello a roster. A questo si aggiunge la mancanza anche di safety di primo piano, cosa che Jaiqwuan Jarrett non è. In difesa altri buchi sono a livello di linebacker, con la firma di Calvin Pace che attenua l’emergenza ma non può essere una garanzia.
In attacco c’è stato più movimento. Giacomini e Colon puntelleranno la linea, ma è negli skill player che i Jets hanno deluso. Eric Decker, per quanto ottimo sul profondo, non potrà mai essere un go-to-guy, specialmente ora che ha ricevuto il contratto della vita, se non per talento quanto per caratteristiche tecniche. La firma di Michael Vick non garantisce ancora che oggi Ryan possa dire chi è il suo titolare in cabina di regia. Sarà l’ex Philadelphia o ancora Geno Smith, giocatore che definire altalenante è dir poco?
Se la stagione scorsa New York ha sorpreso tutti rimanendo in linea con un posto ai Playoff fino a dicembre, non metteremmo la mano sul fuoco che possa avere i mezzi per farlo anche nel 2014.

Le puntate precedenti

Pubblicità

Dario Michielini

Segue il football dagli anni 90, da quando era alle elementari. Poi ne ha scritto e parlato su molti mezzi. Non lo direste mai! "La vita è la brutta copia di una bella partita di football"

Articoli collegati

11 Commenti

  1. Sono d’accordo su analisi e voto dato ai Ravens, di cui vorrei dire 2 cose.
    1- per i noti guai giudiziari, rimane pendente la posizione di Ray Rice, su cui Kubiak puntava parecchio (probabile che si muovano per un RB di valore)
    2- ai draft sono curioso di vedere se al primo giro andranno (se non saranno stati scelti prima) sul TE Ebron, sul receiver Evans oppure su scelte meno intriganti come safety o uomo di linea

Pulsante per tornare all'inizio