[NFL] Super Bowl: dalla panchina dei Broncos

A teatro si instaura un rapporto tra attori e pubblico. Tale relazione è basata sul fatto che una parte recita, l’altra assiste alla scena. E’ la natura di tale spettacolo.
Nella notte di New York doveva essere la stessa cosa: i Denver Broncos dovevano unirsi ai Seattle Seahawks sul palcoscenico, e soddisfare gli ottantamila spettatori del MetLife con una partita quantomeno decente. I Broncos però hanno allacciato con i Seahawks lo stesso rapporto che si instaura tra pubblico e attore, più che tra attore e attore; i falchi hanno deciso che avrebbero vinto, i cavalli bradi sono stati al gioco e li hanno guardati mentre alzavano, molto prima dell’ultimo down giocato, il Vince Lombardi Trophy al cielo.

safetyLa cronaca l’avete già letta su queste e altre cento pagine, immaginiamo.
Lo snap orribile e la segnatura a dodici secondi dall’inizio, i due field goal, le due mete a seguito dei due intercetti nel primo tempo. Il secondo filato via nell’ulteriore dominio degli avversari, che in attacco non si fermano e in difesa non si siedono sugli allori e continuano a intimidire senza sosta, sino all’ultimo secondo.
Negli occhi di Peyton Manning che vedono quel brutto pallone spegnersi sul fondo della sua End Zone c’è probabilmente tutto il SuperBowl dei campioni della AFC: gli occhi persi in uno sguardo assente, la passività nel vedere Knowshown Moreno salvare il touchdown, la smorfia dedicata al suo centro forse preso dall’emozione, forse distratto dal rumore dello stadio. Ma il numero 18, eletto per la quinta volta miglior giocatore della NFL solo 24 ore prima, fa di più per non occupare il palco a Seattle: due intercetti quando forse era meglio ingoiare il pallone e lasciarsi placcare per evitare guai peggiori hanno lasciato pendere la bilancia in favore dei campioni NFC in modo netto e hanno tolto ogni diritto di replica ai suoi.

denver broncos defenseIl miglior attacco della storia del football si è quindi seduto in platea dopo nemmeno un tempo di gioco, ma la difesa? Quella stessa difesa capace di irretire i suoi avversari durante i Playoff, di raggiungere buone vette di rendimento al momento opportuno piegando la resistenza di Kansas City in Regular Season e di San Diego e New England nella fase a eliminazione diretta, di chiudere ogni corridoio contro le corse evitando di andare sotto contro i passaggi dopo un inizio di campionato orribile da quel punto di vista.
Diciamocelo, quel reparto forse era già in platea quando Peyton li ha raggiunti. Dopo aver resistito in Red Zone nei primi due drive offensivi dei futuri campioni, è uscito dal campo. Russell Wilson si è permesso di ripetere gli stessi movimenti due o tre volte in una partita, sempre con successo, e di vedere la sua maglia intonsa e sempre ben lontana dal suolo del Metlife a causa di una pass rush assente.
Nel secondo tempo i problemi della difesa di Jack Del Rio (poi arriviamo anche a lui e a John Fox, spettatori da tutta la settimana) sono talmente evidenti da sembrare non veri. Vedasi la meta di Doug Baldwin, che riceve, si gira, buggera tre uomini e poi un quarto passandogli sotto le braccia protese nell’atto di placcarlo. Doug Baldwin, non Calvin Johnson, A.J. Green o anche solo Percy Harvin. Doug Baldwin, uno che a maglie invertite probabilmente non giocherebbe nemmeno.

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denver broncos offenseE’ vero, i ricevitori. Loro si salvano? Probabilmente sono gli ultimi ad unirsi al gruppone di Broncos sugli spalti. Demariyus Thomas riceve un ottimo touchdown (del tutto inutile ma piuttosto di rimanere a zero meglio quel poco), e tra le maglie volutamente un po’ più larghe dei Seahawks spesso i WR in arancione riescono a farsi vedere con più frequenza. Wes Welker si lascia scappare un paio di palloni che non possiamo definire cruciali per la natura di una partita terminata dopo un tempo di gioco, e Eric Decker, all’ultima probabile apparizione con Denver, non fa la differenza non riuscendo a trovare la profondità nemmeno in garbage time, come è naturale che sia.
Montee Ball, per inferiorità tecnica, e Moreno, per infortunio e forse anche un po’ per tristezza e inutilità nel cupo dipanarsi delle vicende della partita, sono le comparse meno utilizzate.

Ma ora veniamo a coloro che il giorno dopo il Championship della AFC stradominato contro i Patriots hanno prenotato il posto in tribuna per tutti, organizzato il catering e comprato i biglietti dei mezzi: il coaching staff.
Primo drive offensivo di Seattle, palla a Russell Wilson, che finta l’handoff a Marshawn Lynch ed effettua una bootleg sulla sua destra. Il QB da Winsconsin ha un ricevitore totalmente libero dalla sua parte, ma lo manca. A parte questo errore del giocatore al secondo anno, la difesa dei Broncos abbocca alla finta dello stesso in modo ridicolo. Shaun Phillips e Malik Jackson finiscono addosso al tackle di destra dei Seahawks, lasciando il ricevitore e, per quanto assurdo possa sembrare, Wilson libero di correre. In due non arrivano a coprire un gioco che non solo era lecito aspettarsi da un giocatore come lui, ma nemmeno a reagire una volta capito l’inganno. E’ il primo dei mille errori di approccio alla partita: ricevitori in formazione “bunch” che si scontrano, passaggi banali sulle crossing route che finiscono con il pronosticabile livellamento al terreno del malcapitato destinatario, impossibilità di trovare corridoi per chiudere il down.

Il primo first down arriva dopo 20 minuti, con la partita già compromessa: è anche un risultato apprezzabile vista la inettitudine di un gameplan inesistente.
E poi, a chiudere un lavoro motivazionale troppo brutto per essere vero, c’è l’atteggiamento del corpo dei protagonisti. I tre fumble: il primo arriva da Moreno, il secondo da un inguardabile protezione del pallone di Thomas, il terzo dall’uscita dal campo della linea offensiva che lascia Manning a tu per tu con un difensore sul suo lato cieco.

John Fox BroncosUn’umiliazione a tutto tondo, cortesia di John Fox, Adam Gase, Jack Del Rio e tutti coloro, 18 compreso, che al posto di preparare la partita più importante della loro carriera si sono goduti la Grande Mela lasciando le speranze di titolo dei tifosi in blu e arancio in balia della tempesta del NorthWest. Una tempesta perfetta che attorno alle 22.30, ora della costa atlantica, si è riempita di coriandoli a forma di Vince Lombardi Trophy di colore verde acceso e blu notte.
Chissà che tali coriandoli, spinti dal vento sui volti dei NON protagonisti di questo SuperBowl, non abbiano stuzzicato un sentimento di rivalsa che sembra l’unica cosa in grado di riportare a questi livelli una squadra che fino a 48 ore fa era considerata una delle migliori di sempre. Ora è semplicemente un gruppo di attori che per mancanza di preparazione è stata rimandata sugli spalti a godersi lo spettacolo di una squadra fantastica che tra un placcaggio e l’altro, un intercetto e un fumble recuperato, ha dominato la finale NFL come poche, irripetibili, franchigie fecero in passato. Ha annullato un avversario già di per sè svogliato, veleggiando verso il più ambito dei trofei dello sport mondiale.

CJ Anderson BroncosFinito lo spettacolo, c’è da pensare alla prossima volta in cui si dovrà decidere da che parte stare, se sul palco o nel pubblico. Si pensa a Peyton Manning e alla visita medica marzolina che dovrà decidere se il nativo di New Orleans potrà continuare a giocare, si pensa a Decker, Woodyard, Harris, Moreno e Ayers che potrebbero non ripresentarsi in estate e al coordinatore offensivo, Gase, che potrebbe cedere a qualche lusinga dall’esterno.
Tra un passato glorioso, un presente vergognoso e un futuro molto incerto, Denver sembra aver sprecato una valida occasione. Ci sono sette mesi davanti per ritornare in campo, abbassare la testa, lavorare. Per fare come Seattle, per strappar loro quel trofeo che, nella complicità di tutti, è scivolato via senza nemmeno poterci mettere addosso un singolo dito.

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Dario Michielini

Segue il football dagli anni 90, da quando era alle elementari. Poi ne ha scritto e parlato su molti mezzi. Non lo direste mai! "La vita è la brutta copia di una bella partita di football"

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