[W17] Il momento di Tim Tebow

nflE’ una reazione assolutamente naturale: quando le cose non vanno bene si cerca qualcosa o qualcuno che accenda la speranza di invertire il trend negativo. E questa è stata probabilmente la molla che ha spinto una buona parte degli oltre settantamila tifosi dei Broncos ad assistere alle due gare conclusive di questa sfortunata stagione 2010: vedere all’opera dal vivo come titolare una delle prime scelte più controverse della storia recente dei draft universitari: Tim Tebow.
L’ex regista di Florida, dopo aver giocato nelle prime tredici partite con Denver piccoli spezzoni di gara utilizzato praticamente solo in situazioni di corto yardaggio o nelle vicinanze della end zone nel tentativo di sfruttare più le sue qualità di runner che non quelle di lanciatore, nella quattordicesima gara ad Oakland ha esordito come quarterback titolare, complice l’infortunio al titolare Orton, ed è poi stato confermato nelle due gare casalinghe successive. Parlavo di scelta controversa: sì perché quella di Tebow è una storia assolutamente originale.
Il ragazzo è uscito dall’università della Florida nell’estate del 2010 come uno dei giocatori più decorati della storia della NCAA: due volte campione universitario con i Gators, due volte vincitore del Maxwell Award come miglior giocatore di football della nazione e tre volte finalista dell’Heisman Trophy, trofeo che va al miglior atleta del football universitario e che Tebow si è aggiudicato nel 2007. Ed anche i rilievi statistici di Tim erano impressionanti: primo giocatore dell’NCAA ad aver all’attivo venti touchdown su passaggio ed altrettanti su corsa in una stagione e secondo quarterback nella storia del football universitario come efficienza con un rating di 170,8 grazie a 661 passaggi completati su 995 tentati per 9285 yards, 88 touchdown e solo 16 intercetti.
tebowMa Tebow è personaggio positivo anche fuori dal campo: figlio di una coppia di membri della First Baptist Church, ha trascorso l’estate del 2008 insieme al padre come missionario nelle Filippine (paese in cui tra l’altro Tim è nato durante uno dei soggiorni dei genitori, allora missionari in quel paese), è stato scelto per parlare in numerosi incontri con detenuti nelle prigioni della Florida e spesso si reca in visita ad orfanotrofi o ad associazioni di volontariato. Per questo, ancora nel 2008, ha vinto sia il Disney Spirit Award che il Wuerffel Trophy, entrambi premi assegnati ad atleti che si sono distinti in campo per le loro prestazioni e fuori per il loro impegno nella comunità.
Ok direte voi, con questi numeri e tenendo conto che Tebow è anche conosciuto per essere un gran combattente, qual è il problema; come mai i team della NFL erano così dubbiosi nell’ingaggiarlo ? Ebbene, le incertezze erano squisitamente tecniche: a Florida, Tim non solo giocava quarterback, ma spesso si incaricava di portare il pallone come un runner , e con ottimi risultati, però, nonostante i grandi numeri, quasi tutti gli addetti ai lavori erano seriamente preoccupati da una tecnica approssimativa nel movimento di lancio e dalla non accuratezza dello stesso. Tanto chè nelle interviste pre-draft, praticamente tutti gli analisti e molti general manager erano convinti che nonostante tutti i trofei e le impressionanti statistiche, Tebow non sarebbe stato scelto al primo giro: nessuno voleva spendere un sacco di soldi per un giocatore  fenomenale fra i “ragazzi” ma che forse non era abbastanza bravo per fare il quarterback fra gli “uomini”.
E i dubbi non riguardavano solo quando sarebbe stato scelto Tebow poiché proprio a causa di queste sue carenze, c’era incertezza addirittura su quale ruolo potesse ricoprire nella NFL: quarterback ? runner ? ricevitore ? tight end ? Lou Holtz, il famoso ex coach di Notre Dame fra il serio ed il faceto disse addirittura che Tebow sarebbe stato il primo linebacker scelto nel draft. E tanto per darvi un’idea del livello dei partecipanti alla discussione, si erano pronunciati a favore della capacità di Tebow di giocare quarterback, coach di valore assoluto come Jon Gruden, Tony Dungy e soprattutto Bill Belichick. Molto più scettici sulle chance di Tebow di sfondare come regista offensivo si erano invece rivelati l’ex allenatore dei Dallas Cowboys Jimmy Johnson e Brian Billick. Alla fine comunque nei draft di fine aprile, Denver aveva spiazzato un po’ tutti scegliendo Tebow al primo giro allo spot numero 25.
Dopo una preseason travagliata per vari acciacchi fisici (alcuni commentatori avevano già dipinto il prodotto di Florida come troppo fragile per gli standard della NFL) Tebow non è stato assolutamente un fattore per tre mesi, almeno come quarterback. Fino alla durissima sconfitta subita contro Arizona, Tebow era infatti stato usato praticamente solo come runner e qui anche se le statistiche non erano certo da Barry Sanders (12 portate per 28 yards) erano comunque arrivati tre touchdown. Poi dopo il k.o. subito dal titolare Orton proprio contro i Cardinals, Eric Studesville, da pochi giorni nominato head coach al posto di quel McDaniels che aveva draftato Tebow, tebowdecideva di lanciare nella mischia il rookie nella trasferta contro gli arcirivali dei Raiders, e poi, come detto, di confermarlo anche nelle due gare casalinghe successive.
E Tebow, che si è sempre detto convinto di poter giocare quarterback nella NFL, come ha risposto ? Beh, onestamente il rendimento  del regista numero 15 è stato altalenante: molto bene come runner con trentuno portate per 199 yards e soprattutto tre mete, così così in quello che però dovrebbe essere il suo lavoro, cioè lanciare il pallone, con quaranta  completi su ottantuno tentativi per 651 yards, quattro touchdown e tre intercetti. Per altro considerando la situazione in generale, non mancano né le attenuanti, né gli elementi positivi: giocare quarterback da rookie nella NFL è durissima per tutti e brillare in questi Broncos, al temine di una stagione travagliata e con un head coach nuovo e senza esperienza nel ruolo, non è assolutamente facile.
E in onore di Tebow che ha confermato le doti di gran lottatore, ma anche di molti atleti di Denver, c’è da riconoscere che, sconfitta ad Oakland a parte, negli ultimi due match la squadra dopo essere andata pesantemente sotto nel punteggio (0-17 con Houston e 7-26 contro i Chargers) ha lottato veramente fino alla fine riuscendo a recuperare e vincere 24-23 contro i texani e perdendo 33-29 contro Rivers e soci dopo però aver provato un paio di hail mary pass che avrebbero dato ai blu-arancio una tanto clamorosa quanto improbabile vittoria. E alla fine della gara di domenica scorsa con San Diego che ha chiuso la stagione, una delle prime domande che Tebow si è sentito fare, riguardava proprio le riserve sulla sua capacità di giocare quarterback ai massimi livelli. “Si’” ha risposto Tebow “forse alcuni dubbi sulla mia tecnica erano un po’ esagerati. Certo ho ancora molto da imparare, sia nel movimento dei piedi prima del lancio sia nella meccanica dello stesso, però ho tutta una offseason per migliorare e mi impegnerò al massimo perché credo di avere grandi margini per poter far meglio. Non solo devo crescere a livello di tecnica, ma anche naturalmente come gestione della partita: ovvio che uno cerchi il grande lancio, ma nella NFL devi spesso essere paziente e prendere quello che la difesa ti concede. Ecco, lì dovrò lavorare molto”.
E alla domanda se anche lui avesse avuto problemi con la velocità del gioco, cosa comune a molti suoi colleghi rookie, ancora Tebow ha risposto “No, quello no. Il vero problema per me è il grande anticipo con cui giocano i difensori. Ad esempio, in allenamento, lanciare contro atleti come Champ Bailey che conoscono tutte le possibili traiettorie è difficile perché riescono a nascondere le loro intenzioni molto bene e anticipano molto il gioco. Comunque l’aver giocato queste tre partite è un’iniezione di fiducia importantissima: mi dà la possibilità di analizzare le mie prestazioni e vedere dove ho fatto bene e dove invece devo migliorare”.           

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