[W16] Chiefs: sorpresa della stagione

nflDue anni fa il presidente dei Kansas City Chiefs Clark Hunt, stufo di subire sconfitte a ripetizione (dopo il campionato 2006 culminato con l’accesso ai playoff, la squadra del Missouri aveva messo insieme nelle due stagioni successive un record di sei vittorie e ventisei sconfitte) e desideroso di riconquistare un pubblico che si era un pò disamorato del team, capì che era tempo di ricostruire la sua franchigia dalle fondamenta. La prima mossa fu quella di soffiare alla società più vincente degli anni duemila, vale a dire New England, il general manager Scott Pioli, uno degli artefici della creazione della dinastia Patriots. Poi il figlio del leggendario fondatore dei Chiefs, quel Lamar Hunt che è uno dei padri della NFL come la conosciamo oggi, mise a punto con Pioli la seconda mossa: l’ingaggio di un allenatore emergente, che però non aveva esperienza nel ruolo di head coach. E la scelta cadde su Todd Haley, sanguigno offensive coordinator degli Arizona Cardinals. 
chiefsProbabilmente quando venne ufficializzata la scelta, molti tifosi dei Chiefs, abituati ad avere come coach il soporifero Herman Edwards, pensarono “beh, magari continueremo a perdere, ma almeno ci sarà da divertirsi” avendo ancora negli occhi il breve ma violentissimo scontro verbale che poche settimane prima, durante la partita più importante degli ultimi sessanta anni per i Cardinals, la finale di Conference poi vinta contro gli Eagles, ebbero lo stesso Haley ed il suo ricevitore Anquan Boldin. Ma la speranza dei fan dell’Arrowhead Stadium derivava soprattutto dall’impressionante lavoro svolto dallo stesso Haley con l’attacco di Arizona ed in particolare con il quarterback Kurt Warner con cui si era subito creato un grande feeling (in una intervista quest’ultimo raccontò scherzando che la moglie aveva il sospetto che lui e Haley i quali, giova ricordare, hanno messo al mondo dieci figli, avessero una relazione visto il continuo scambio di messaggi e fax che in realtà contenevano ovviamente schemi, traiettorie dei ricevitori e quant’altro). In realtà Haley, uno dei tanti discepoli del maestro Bill Parcells, non solo era riuscito a rivitalizzare la carriera di un Warner che sembrava ormai inevitabilmente avviato verso il viale del tramonto dopo la fallimentare esperienza con i Giants, ma costruì attorno all’MVP del Superbowl del 1999 un passing game temuto in tutta la Lega, e tutto ciò in una squadra che per decenni era stata lo zimbello della NFL.
Ma probabilmente neppure il più sfegatato fan dei Chiefs avrebbe immaginato che il divertimento sarebbe arrivato così presto: dopo appena due stagioni sotto coach Haley infatti non solo Kansas City è tornata a farsi rispettare, ma travolgendo domenica scorsa i Tennessee Titans si è aggiudicata la AFC West (e ovviamente un posto nella post season) spodestando dopo quattro anni i San Diego Chargers e diventando una delle più improbabili vincitrici di division degli ultimi dieci anni. In realtà qualche segnale positivo si era già visto nella seconda metà del 2009 quando la squadra era migliorata praticamente in tutte le statistiche significative dell’attacco grazie alla esplosione del runner Jamaal Charles ed al rendimento  tutto sommato soddisfacente del quarterback Matt Cassel, altro ex componente dei Patriots. Poi,  lo scorso gennaio, la trasformazione in una succursale di New England si è completata con l’arrivo dell’offensive coordinator Charlie Weis e del defensive coordinator Romeo Crennel, cioè i due coach che guidavano attacco e difesa dei Patriots nei primi tre Superbowl vinti. 
In questo 2010 la partenza dei Chiefs, dati da moltissimi addetti ai lavori come un team in crescita ma ancora lontano dall’elite, è stata folgorante con due vittorie importanti contro San Diego e Cleveland ed un largo successo chiefscontro San Francisco. Poi iniziava un periodo di appannamento, con quattro sconfitte nelle trasferte a Indianapolis, Houston, Oakland e Denver inframmezzate dai due successi comunque preziosi contro Jacksonville e Buffalo. E tra l’altro nella sconfitta 49-29 contro i Broncos, coach Haley mostrava ancora una volta il suo caratterino non stringendo la mano a fine partita all’head coach avversario McDaniels, con cui si sarebbe scusato il giorno dopo, reo a suo parere di aver cercato di umiliare i suoi in una partita già vinta. Però, proprio quando sembrava che i Chiefs, cui Haley aveva proibito di usare la parola playoff, avessero esaurito benzina ed entusiasmo, il team del vulcanico coach riprendeva a macinare gioco ed avversari, vincendo cinque delle successive sei gare e centrando così il titolo divisionale che a Kansas City mancava dal 2003.
Da un punto di vista statistico, il fiore all’occhiello della stagione sono naturalmente le 168 yards corse in media a partita che fanno del rushing game dei Chiefs il primo della Lega grazie alla coppia formata dal giovane Charles e dal veterano Thomas Jones. Più deficitario è invece il gioco aereo che produce appena 168 yards per incontro (trentesimo della Lega) nonostante la grande stagione del ricevitore Bowe che sembra finalmente aver messo la testa a posto e le prestazioni di grande spessore del rookie tight end Moeaki.  Qui però è utile guardare oltre i meri numeri: se è vero infatti che Cassel non è certo un bombardiere è anche vero che il rapporto di ventisette a cinque fra touchdown ed intercetti del prodotto da USC, è secondo nella NFL dietro solo a quel fenomeno che risponde al nome di Tom Brady ed il rating di 98,5 è il quinto della Lega. In generale comunque tutto il gioco offensivo dei Chiefs ha tratto giovamento dall’arrivo in primavera dei due veterani Wiegmann e Lilja che hanno dato stabilità ad una linea di attacco troppo spesso in difficoltà nel 2009.
La difesa ha invece fatto un grande salto in avanti sotto Crennel, portandosi dal trentesimo al sedicesimo posto a livello di yards concesse a partita, ed è fondamentalmente una no-name defense senza grandissimi giocatori, ma con molti atleti di ottima levatura come l’end Dorsey, i linebacker Johnson ed Hali, autore quest’ultimo di ben 12 sack, il cornerback Flowers e la safety rookie Berry che ha già messo a segno 111 tackles, tre intercetti, due chiefssack e dodici passaggi deviati. II problema della difesa rimangono invece i big play concessi con troppa frequenza dai ragazzi di coach Crennel. Ma l’ottimo lavoro di general manager e coaching staff non si è fatto sentire solo in campo: dei sette giocatori scelti nel rookie draft, a parte il linebacker Sheffield k.o. prima ancora dell’avvio della stagione, gli altri sei hanno tutti disputato almeno una partita da titolari, ed il trio formato dalle safety Berry e Lewis e dal tight end Moeaki si è conquistato un posto fisso nello starting lineup.
“E’ un giorno importantissimo per tutta l’organizzazione dei Chiefs” ha detto coach Haley in una intervista dopo la gara con i Titans, e alla domanda se si aspettasse una crescita del team così rapida ha risposto “in realtà non sono sorpreso. Noi siamo un team in transizione, ci sono ancora molte cose da fare, però i ragazzi si sono allenati duramente ed in fondo è per questo che si lavora. Avevo visto segnali incoraggianti sia alla fine della scorsa annata che durante la pre-season, e siamo riusciti a continuare questo trend anche durante la stagione regolare.
Le ragioni di questo grosso passo avanti credo siano da ricercare nel fatto che i giocatori si siano presentati già in forma al training camp, abbiano seguito con grande dedizione e sacrificio il progetto e dal fatto che il grosso del coaching staff con alle spalle un anno insieme  sia riuscito ad amalgamarsi meglio. Comunque manterremo un profilo basso e proseguiremo a guardare giorno per giorno. Intanto siamo ai playoff e una volta che sei là tutto può succedere…”.     

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