[W15] La rivincita dei Jets

afcSabato sera, hotel di Pittsburgh dove sono alloggiati i Jets alla vigilia del delicatissimo match di domenica scorsa contro gli Steelers. Rex Ryan, head coach di New York spavaldo e qualche volta un po’ spaccone, sta per fare il consueto discorso alla squadra per caricarla in vista del match del giorno dopo. Ma stavolta è diverso: i Jets, i suoi Jets, che Ryan ha plasmato in questi due anni da capo allenatore e che ha più volte predetto giocheranno il Superbowl, sono reduci da dodici giorni neri, nerissimi.
Due settimane prima infatti, gli uomini in verde sono stati letteralmente umiliati davanti a tutta la nazione dai rivali di Division dei New England Patriots: un 45-3 devastante che ha virtualmente consegnato il titolo della AFC East a Brady e soci lasciando i Jets a lottare per un posto nelle wild card. Poi nell’ultimo turno New York è andata k.o. in casa contro un team ormai praticamente fuori dai playoff e con parecchi problemi cioè i Miami Dolphins, in una sfida che ha visto linea di attacco e quarterback giocare nettamente al di sotto delle loro possibilità. E nel mirino della critica è finito jetsanche l’offensive coordinator Brian Schottenheimer a causa del rendimento largamente insufficiente del suo reparto. Ma quest’ultimo non è stato certo l’unico allenatore finito nell’occhio del ciclone, anzi, qualcuno ha fatto molto di peggio.
Proprio nella partita con i Dolphins, il preparatore atletico Sal Alosi, probabilmente annoiato dal fatto di dover restare sulla sideline senza cuffie, senza schemi da mandare in campo o fotografie da analizzare, ha pensato bene di movimentare il suo pomeriggio sgambettando, durante un’azione di special team, il rookie dei Dolphins Nolan Carroll che stava dando la caccia al ritornatore dei Jets ed era stato spinto fuori dal campo da un giocatore di New York. L’episodio  sarebbe probabilmente passato inosservato (lo stesso Carroll ha sinceramente confessato di non essersi accorto di cosa fosse realmente accaduto) ma sfortuna, o meglio, giustizia divina ha voluto che una delle telecamere della CBS che riprendeva la partita fosse puntata proprio in quella direzione. Inoltre si è poi saputo che lo stesso Alosi aveva chiesto prima del match a cinque giocatori “inattivi” dei Jets di formare una specie di muro umano vicino alla sideline per ostacolare ulteriormente l’azione di un avversario che si fosse trovato ad uscire dal campo proprio in quel punto. Alosi si è poi scusato sia col proprio capo-allenatore, che con lo stesso Carroll, ma naturalmente tutto ciò non è bastato per evitargli la sospensione a tempo indefinito dall’incarico con i Jets e ad una multa di 25.000 dollari.
Ebbene, con tutta questa carne al fuoco non sarebbe stato facile per Ryan riportare sulla retta via un team che rischiava addirittura di restare fuori dai playoff. E così il coach optava per un discorso tutto pathos ed emozione: “non sono scese le lacrime” hanno detto alcuni atleti dei Jets dopo la riunione, “ma i suoi occhi erano lucidi”. “Io sono convinto che siate una squadra da Superbowl” ha detto fra le altre cose Ryan “ma dovete crederlo anche voi”. E nel gelo dell’Heinz Field l’avvio della gara contro i favoriti Pittsburgh Steelers pareva confermare l’efficacia delle parole dell’imponente coach: sul kickoff degli Steelers, il ritornatore di New York Brad Smith riportava il pallone direttamente in steelersmeta. Sembrava il prologo di una gran giornata, ma vincere a Pittsburgh non è facile, mai.
Così dopo un paio di punt, gli Steelers, che lamentavano in attacco l’assenza del tight end Miller, ma soprattutto in difesa la mancanza della fenomenale safety Polamalu, mettevano in piedi un impressionante drive da sedici giochi per 96 yards (il più lungo concesso dai Jets quest’anno), che terminava con il passaggio in meta da Roethlisberger a Spaeth.
I Jets, che non segnavano una meta con l’attacco dal giorno del Ringraziamento, provavano a rompere il digiuno, ma ottenevano solo un field goal, trasformato da Feely, imitato poco dopo dal collega ed avversario Suisham. Si andava così all’intervallo sul 10-10, con però New York che pur non brillando in attacco (di fronte aveva pur sempre una delle difese più toste del campionato, addirittura devastante contro la corsa), mostrava comunque segnali positivi:  il criticato regista Sanchez, grazie ad una tattica che poggiava soprattutto su tanti passaggi corti, di conseguenza diversa da quella delle ultime settimane, riusciva ad avere un buon rendimento e soprattutto a non regalare palloni agli avversari.
Il terzo quarto si apriva però con Roethlisberger che completava quattro passaggi su quattro e Mendenhall che correva per 35 yards in cinque portate, compresa quella del touchdown del 17-10. Ma i Jets non si lasciavano scoraggiare e due bei passaggi di Sanchez a Edwards e Keller più una penalità, li portavano dentro la red zone di casa. Qui però il drive andava in stallo, e New York si trovava a giocare un quarto e uno sulle 7 dei padroni di casa. A questo punto coach Ryan ed l’offensive coordinator Schottenheimer probabilmente decidevano di vedere se i loro giocatori avevano colto il succo del messaggio del giorno prima e anzichè optare per un facile field goal, chiamavano una corsa per il quarterback che fintava di servire il runner Greene, spiazzando così la difesa di casa, correndo poi indisturbato in end zone interrompendo un digiuno di mete offensive che durava ormai da dodici quarti. 
I Jets riconquistavano il vantaggio in avvio di ultimo quarto, grazie al secondo field goal di Feely, poi la difesa costringeva al punt Pittsburgh, complice anche uno dei tre sack subiti da Roethlisberger, due dei quali addirittura del cornerback di riserva Coleman. Sul drive seguente i Jets dovevano sì andare al punt, ma lasciavano la palla a Pittsburgh sulle 3 con poco meno di tre minuti da giocare. E sul primo gioco sembrava che la partita fosse definitivamente segnata: il grande vecchio Jason Taylor, placcava il runner degli Steelers Moore dentro la end zone: safety, che significava New York a +5 e punt di Pittsburgh. 
Con palla in mano coach Ryan puntava sulla prudenza, i Jets non chiudevano neppure un down, lasciando palla a Roethlisberger sulla sua linea delle 8 yards con due minuti da giocare e sotto 17-22. Da qui iniziava un nuovo show del regista di origini svizzere: Big Ben, chiudendo ben tre terzi down consecutivi addirittura con passaggi da 29, 18 e 16 yards, trascinava  Pittsburgh fino sulle 10 dei Jets con nove secondi da giocare. A questo punto non c’erano alternative tattiche: due chance con palle lanciate nella end zone e dita incrociate. Il primo passaggio del regista in maglia nera a Sanders cadeva incompleto, il secondo veniva deviato dal cornerback Marquice Cole, uno che finora in tredici giornate aveva giocato appena 29 snap, regalando così a New York il primo successo in otto tentativi in quel di Pittsburgh.
jetsAlla fine le statistiche davano decisamente ragione a Pittsburgh (378 le yards guadagnate a 276), e gli Steelers lamentavano un pass interference non sanzionato dagli arbitri a 29 secondi dalla fine che li avrebbe portati a ridosso della end zone avversaria con molto più tempo a disposizione per segnare, ma nel complesso i Jets hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo meritando di vincere.
Dopo la gara tutta da dimenticare contro i Dolphins, la linea offensiva annullava quasi completamente la formidabile pass rush di Pittsburgh, consentendo inoltre ai runner di guadagnare oltre 100 yards contro una difesa che ne concede appena 60 a partita. Inoltre il regista Sanchez traeva ampio giovamento da un game plan che prevedeva molti più lanci corti, completando oltre il 65% di passaggi (19 su 29 per 170 yards) senza intercetti. 
Dall’altra parte della palla, tutto l’attacco degli Steelers aveva una gran giornata, da Roethlisberger (23 su 44 per 264 yards ed una meta) a Mendenhall (17 corse, 100 yards ed un touchdown) alla giovanissima coppia di ricevitori formata da Wallace (10 ricezioni, 102 yards) e Sanders (13-78), ma alla fine Pittsburgh aveva il torto di incagliarsi all’ultimo ostacolo.
In realtà domenica sera anche gli Steelers potevano esultare poichè, nonostante il k.o., accedevano ai playoff per i risultati che arrivavano dagli altri campi. Ora però Roethlisberger e soci non hanno più spazio per commettere degli errori se non vogliono che Baltimore soffi loro da sotto il naso un preziosissimo primato nella AFC North. New York invece è ad una sola vittoria dall’accesso alla post season e se i Jets, sotto la guida del loro head coach “candidamente smargiasso”, dovessero ritrovarsi in quest’ultimo scorcio di stagione, nei playoff potrebbero essere una pericolosa mina vagante.

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