NFL Preview 2020: Minnesota Vikings

I Vikings e l’arte di ricostruire senza abbattere

Prendere tempo. Prendere tempo. Devo prendere più tempo che posso prima di scrivere la preview di quest’anno. Cambiano troppe cose ogni giorno. E una squadra come i Minnesota Vikings ha più punti interrogativi di tantissime altre franchigie. Avessi scritto anche solo la scorsa settimana avrei dovuto buttare tutto oggi. Ma non posso più procrastinare. È tempo di analizzare cosa aspetta i vichinghi dopo il 2019 finito con un massacro ai divisional playoff nella baia di San Francisco.

Il 2020 dei purple and gold sarebbe stato ricchissimo di incognite anche senza l’atomica Covid-19. È iniziata quella che è stata definita una ricostruzione morbida. Aggiustare la squadra senza fare tabula rasa. Mettere in conto una stagione di transizione, quella in arrivo, puntando a competere in gennaio nel 2021 e nel 2022. In questo senso vanno letti i rinnovi praticamente sovrapponibili di Kirk Cousins, fino al 2022 compreso, e Mike Zimmer, era in scadenza ha firmato un triennale fino al 2023, citati in ordine temporale di firma. Almeno nei prossimi due anni (tre per quanto riguarda il coach) i Vikings saranno ancora la loro squadra. E di Chris Spielman, il deus ex machina ha firmato anche lui per tre anni in più e completerà il ciclo fino al 2023 con Zimmer, salvo cataclismi. Se non si dovesse vincere, o almeno arrivare a un Super Bowl, entro quella data, ci si dirà addio allora.

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Cosa ha comportato la ricostruzione morbida? Cambiare i coordinatori senza ribaltare la filosofia su cui si poggia il gioco. Liberarsi di veterani stimatissimi ma a fine corsa come Linval Joseph. Scambiare superstar scontente ripagate a suon di ottime scelte come Stefon Diggs. Non rinnovare stimati capisaldi come Everson Griffen. Ripulire la secondaria da giocatori ormai svuotati (Xavier Rhodes), altri a cui non si volevano offrire contratti esagerati (Trae Waynes) e altri ancora non considerati determinanti (Mackenzie Alexander). Ma anche pescare 15 rookie, perché leggendo in controluce ricostruzione morbida si può cogliere la sfumatura “non ci sarà spazio per firmare grandi free agent”. E in questo senso l’esplosione del coronavirus ha scompaginato non poco i programmi vichinghi. Il tempo di sviluppare con calma le numerose matricole è andato a carte quarantotto. Il corso d’ambientamento dovrà essere inevitabilmente accelerato. Le difficoltà per i neo-arrivati saranno copiose. Meglio mettersela via. Le speranze di maggio vanno ricalibrate.

OFFENSE

Kirk Cousins vikings

Le redini dell’attacco Vikings sono di nuovo nelle mani di Kirk, reduce da una stagione statisticamente ottima, eppure incapace di separarsi dalle nubi che lo avvolgono nei match in prime time (ma nella wild card a New Orleans ha emozionato). Tra lui e Diggs i Vikings hanno scelto lui. Sostituire il 14, sebbene Minnesota poggerà sulle corse, non sarà una passeggiata. Thielen deve tornare ai livelli di prestazioni e affidabilità fisica pre 2019. Deve crescere Irv Smith, tight end che ha tutto per incidere sui passaggi. Deve produrre sin da subito il rookie scelto con la chiamata numero 22 da Lsu, Justin Jefferson. Prima di giugno mi sarei aspettato dall’ex bersaglio di Joe Burrow una stagione tra il discreto e il positivo con alcuni big play esplosivi. A inizio agosto e senza aver ancora provato nulla, dubito riuscirà a essere un fattore sin da subito come si sperava. Aggiungiamoci pure il periodo di stop per essere finito in lista Covid. Maggiori responsabilità saranno affidate a Tajae Sharpe, arrivato da Tennessee.

Dicevo le corse, però. Ecco, Dalvin Cook nonostante la disputa sul suo rinnovo contrattuale e la minaccia di hold out ha deciso di presentarsi al training camp. Sarà il fulcro dell’attacco di Gary Kubiak. Ora manca solo il suo contratto. Sono fiducioso. A dargli respiro Alex Mattison, che molti ritengono già pronto per sostituire il 33. Non sono di quel partito. Con Cook i Vikings hanno uno spessore indiscutibilmente maggiore. Stiamo parlando di uno dei primi 5 del ruolo. Dietro di loro ci saranno Ameer Abdullah e Mike Boone. Il reparto è coperto, più che quello dei ricevitori, che oltre che da Smith dovranno essere aiutati anche dall’intramontabile Kyle Rudolph. Oltre ai tre WR citati si aspettano il ritorno di Chad Beebe e un ulteriore passo avanti di Olabisi Johnson. Il quintetto di schierabili dovrebbe fermarsi qui. L’altro rookie scelto dall’università di Miami, K.J. Osborne, dovrebbe diventare il ritornatore ufficiale. Confermato – lungo sospiro di sollievo – Dan Bailey. Il kicker è e resta un nodo cruciale a Minneapolis. E a proposito di posizioni determinanti…

Arriviamo alla linea d’attacco. Non è un caso di dulcis in fundo, sia subito chiaro. Essendo una ricostruzione morbida – l’ho già detto no? – si è scelto di pescare al draft un giocatore funzionale agli schemi anche se non ancora pronto a scendere in campo, senza scandagliare i free agent. È arrivato Ezra Cleveland per cui ci si augura una carriera futura da left tackle titolare. Non quest’anno però. E allora la linea dei Vikings sarà ancora un problema, nonostante i miglioramenti mostrati almeno sulle corse lo scorso anno. Pro football focus ha messo l’OL di Minnesota al 23esimo posto nei ranking prestagionali. Difficile dargli torto. Il migliore del lotto è sempre Brian O’Neal a destra. A sinistra c’è Riley Reiff. Al centro Pat Elflein e uno tra Dakota Dozier, Aviante Collins e proprio Cleveland (stando alle ultime parole di Kubiak sr.) rispettivamente ai lati destro e sinistro di Garrett Bradbury. Dal centro al secondo anno mi aspetto molto. Spero di non essere deluso. Purtroppo qualità e profondità non sono da primi della classe. Anzi. E le guardie, dove si farà fare esperienza a Cleveland anche per l’esiguità del reparto, hanno davvero poco. Oltre ai citati ricordo anche Dru Samia – per me forse un filo persino meglio dei tre sopra, tanto che potrebbe recuperare “in acqua quattro” – il rookie Kyle Hinton e Brett Jones. Non ci si volta a guardarli per strada.

DEFENSE

wild card vikings saints

In una squadra allenata da Mike Zimmer, però, ci si aspetta che sia la difesa a reggere il peso maggiore. Ecco, quest’anno non sarà così scontato. Il free agent più pregiato è stato inserito in linea difensiva. Michael Pierce era un colpo che mi piaceva davvero molto. In stile Linval Joseph, che sarebbe andato a sostituire nello scacchiere gialloviola. Perché parlo al passato? Perché, essendo asmatico, ha scelto di non giocare la prossima stagione. Quindi quella che era una linea con un campione, Danielle Hunter, e un ottimo giocatore, Pierce, perde il suo ottimo giocatore e resta solo con un campione. Il front office ha tentato di aggiungere P.J. Hall, ottenuto dai Raiders per una scelta al settimo giro del prossimo anno. Scommessa naufragata ancor prima di essere accettata in ricevitoria. Il secondo giro 2018 non ha passato le visite mediche ed è tornato al mittente. Facile si cerchi altro, si parla del non più giovanissimo Damon Harrison.

Contavo molto sul rookie James Lynch da Baylor, probabile gli serva tempo per adeguarsi alla Nfl e in ogni caso lo immaginavo come un giocatore di rotazione. Per come stanno le cose potrebbe essere gettato nella mischia prima e più di quanto immaginassi tre mesi fa e di quanto sarebbe consigliabile. Senza Pierce, però, la linea dei Vikings è troppo zoppa per non provarle tutte. Shamar Stephen e Jaleel Johnson in due non fanno l’ex Raven in mezzo. Lynch ha/avrebbe bisogno di tempo, Hercules Mata’afa è un altro progetto. Armon Watts vale una menzione. Dall’altra parte rispetto a Hunter ci sarà una porta girevole da cui passeranno Ifeadi Odenigbo e Anthony Zettel, con il primo favorito per un maggior numero di snap. Con un percorso di avvicinamento normale forse avrebbe potuto trovare spazio anche il primo anno D.J. Wonnum. Per Hunter non sarà un 2020 semplice.

La teoria un campione, un buon giocatore e poco altro vale anche per i linebacker (oltre che per i wide receiver, i running back… ). Eric Kendricks non si discute. Tra i migliori in assoluto anche se spesso sottovalutato nei salotti buoni della Lega. Anthony Barr deve produrre per quanto è pagato. Punto. Soprattutto provando ad aiutare più spesso Hunter nel portare pressione ai quarterback avversari, perché al momento questo sembra essere un problema non indifferente. Il terzo, che Zimmer usa meno che altre squadre, sarà Eric Wilson, cui Ben Gedeon darà il cambio. Vale ancora la teoria di cui sopra. Con una routine prestagionale normale probabilmente Troy Dye avrebbe potuto inserirsi nella rotazione fungendo da ibrido linebacker-defensive back. Oggi come oggi mi sembra più complesso, anche se qualcuno in campo dovrà pur andarci.

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Ecco a proposito di qualcuno in campo dovrà pur andarci. Sono arrivato alle secondarie. Unico reparto dove si è fatta davvero tabula rasa. Azzerando in pratica i cornerback. Resta Mike Hughes come numero uno. Alle spalle i problemi a una vertebra del collo che gli hanno fatto saltare i playoff, dovrà far vedere di che pasta è fatto. Finora non posso dirlo con certezza. Chi ci sarà insieme a lui? Avrei detto uno dei due rookie, chi fosse uscito meglio dalla – e ci risiamo – prestagione. E forse sarà davvero uno tra Jeff Gladney (il più interessante, scelto al primo giro da TCU) e Cameron Dantzler (secondo me il più pronto, scelto al terzo giro da Mississippi State).

Holton Hill, invece, si vede appiccicare l’inattesa targhetta di CB2. Chiaro che in questo scenario il franchise tag su Anthony Harris (l’ottimo giocatore per quel che concerne i defensive back) risulti inaspettatamente benedetto. Lui e Harrison Smith dovranno fare i salti mortali per tenere in piedi l’ultima fila difensiva. Dietro di loro, il vuoto. O meglio: ancora rookie. Il sesto giro da Michigan Josh Metellus e il settimo giro da Mississippi State Brian Cole. Se n’è andato anche il tutt’altro che simpatico Jayron Kearse.

COACHING STAFF

Avranno un mare di lavoro i molti padri di questa difesa. Finita l’era George Edwards il bastone del comando sarà condiviso da Zimmer junior, Adam, e Andre Patterson, il mago della defensive line. Affiancati a loro volta da Dom Capers. Un triumvirato bello e buono. Alcune mosse primaverili avevano persino fatto ipotizzare un passaggio dalla 4-3 alla 3-4, ipotesi rimaste tali. In attacco con Kevin Stefanski andato a dirigere le operazioni ai Cleveland Brown, il timone è passato a Gary Kubiak. Ogni parola in più su di lui è di troppo. Con lui ci sarà il figlio Klint, per i quarterback. Questioni di famiglia nelle stanze degli schemi. Il compito più gravoso, l’offensive line, peserà su Rick Dennison. Si correrà, tanto e bene.

Record previsto: 8-8

Premesso che i pronostici quest’anno più che mai sono una monetina lanciata per aria, perché basta un caso di Covid al giocatore sbagliato e può saltare tutto… A fine maggio ho detto che avremmo chiuso 10-6 vincendo la division. Gli ultimi sviluppi però mi fanno temere l’impossibilità di sviluppare la difesa come vorrebbe e avrebbe potuto fare il coaching staff in una situazione normale. L’attacco è il reparto migliore dei Vikings ma i punti di domanda non mancano nemmeno lì, tra un reparto ricevitori “leggerino” e una offensive line tutta da testare. Il 2020 per Zimmer e Spielman sarà un anno bonus, per far crescere i molti loro ragazzi. Il prossimo anno ci saranno un’altra incredibile mole di scelte disponibili ma ipotizzare di cederle per ottenere qualche veterano in prospettiva biennio 2021-22 non sarebbe una cattiva idea, specie con davanti una stagione di college ancora più in forse di quella Nfl. Di questo però parlerò la prossima estate.

[review]

I nostri voti

Offense
Defense
Coaching Staff

Il 2020 dei purple and gold sarebbe stato ricchissimo di incognite anche senza l’atomica Covid-19. È iniziata quella che è stata definita una ricostruzione morbida.

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