It’s QB time, l’analisi dei quarterback del Championship Round

Patrick Mahomes è stato protagonista di una prova divina che ha permesso ai Kansas City Chiefs di accedere al loro secondo Super Bowl consecutivo. Rodgers ed i Green Bay Packers invece, a causa di lacune e decisioni discutibili, sono caduti ancora una volta ad un passo dal traguardo.

Patrick Mahomes, Kansas City Chiefs
(29-38, 325 yds, 3 TD, 0 INT, 95.8 QBR)

Nella vittoria contro i Buffalo Bills, i Chiefs hanno condotto una prova da manuale. Il playcalling e la creatività offensiva del trio Andy Reid, Eric Bienemy e Mike Kafka non hanno lasciato scampo ad una difesa dei Bills totalmente inerme. Nonostante qualche limitazione nella mobilità dovuta all’infortunio al piede, Patrick Mahomes è stato inarrestabile. La stella dei Chiefs ha pescato ripetutamente Tyreek Hill (9 ricezioni, 172 yard) e Travis Kelce (13 ricezioni, 118 yard e due touchdown), due profili che si sono rivelati per l’ennesima volta molto difficili da arginare, grazie ad un mix di grande tecnica nel route running ed un rilascio esplosivo alla linea di scrimmage. Con Clyde Edwards-Helaire al rientro dall’infortunio, Darrel Williams ha rappresentato il running back di riferimento, nonostante il gameplan sia stato ragionevolmente improntato su un martellante attacco aereo. Mahomes ha trovato il ritmo giusto sin dal primo drive di gioco, riuscendo a tenere in vita i drive grazie a lanci poco ortodossi, senza commettere turnover. Nel Super Bowl, i Chiefs torneranno ad avere a disposizione anche Le’Veon Bell e Sammy Watkins, ma dovranno fare a meno della pesante assenza del tackle Eric Fisher, uscito dall’AFC Championship Game con un infortunio al tendine d’Achille. Kansas City possiede uno degli attacchi più letali del ventunesimo secolo, ma come hanno dimostrato i Raiders in stagione regolare, una delle possibili vie per vincere il confronto contro questi Chiefs è quella di giocare un testa a testa offensivo, senza porre il focus principale del match sull’arginare un attacco che presenta pochissimi difetti.

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Tom Brady, Tampa Bay Buccaneers
(20-36, 280 yds, 3 TD, 3 INT, 75.4 QBR)

La prova che è valsa a Tom Brady il suo decimo viaggio  al Super Bowl è stata tutt’altro che intonsa. Il quarterback dei Buccaneers ha condotto una prestazione ricca di rischi che l’hanno portato a concludere il match con tre intercetti, turnover che non sono costati i cari alla flotta di Bruce Arians grazie ad un’altra performance superlativa del reparto difensivo. Dopo il primo touchdown indirizzato a Mike Evans, Tom Brady ha sfruttato gli errori difensivi dei Packers per mandare a segno Scotty Miller e Cameron Brate. L’intensità ed il livello di gioco di Tom Brady mostrati a 43 anni sono rari ma in un contesto di difficoltà come quello affrontato contro Green Bay, è emersa ancora una volta la perfetta costruzione del roster da parte del front office dei Buccaneers. Chris Godwin, Mike Evans e Scotty Miller hanno svolto un ottimo lavoro nel rendere più facile il compito a Tom Brady, con lo stesso Godwin che ha trasformato un probabile intercetto in una ricezione decisiva, oltre ad aver disputato un’ottima prova generale. Dopo un ottimo parziale nel primo tempo, Tom Brady si è assunto un numero di rischi maggiore nel secondo, in una serie di errori che hanno portato a tre intercetti. Con Ronald Jones ancora visibilmente limitato dagli infortuni, è stato fondamentale l’apporto di Leonard Fournette, coinvolto nel passing game con sette target (trasformati in cinque ricezioni) e decisivo nel running game con 4.7 yard per portata ed un touchdown. La prestazione disputata da Tom Brady nella seconda metà di partita ha seriamente rischiato di compromettere la corsa dei Buccaneers, ma una solida prestazione di squadra ha tenuto a galla la franchigia della Florida che ora disputerà il suo primo Super Bowl dal 2002. Con il possibile rientro di Antonio Brown in vista del Super Bowl, Tom Brady avrà con ogni probabilità tutte le sue armi offensive a disposizione per cercare di trionfare tra la mura amiche del Raymond James Stadium contro la corazzata guidata da Patrick Mahomes.

Aaron Rodgers, Green Bay Packers
(33-48, 346 yds, 3 TD, 1 INT, 66.8 QBR)

L’avventura ai playoff di Aaron Rodgers e dei Green Bay Packers si è conclusa ancora una volta nell’NFC Championship Game. Le discutibili chiamate difensive di Mike Pettine, la scelta di Matt LaFleur di calciare un field goal a due minuti dalla fine e la mancata corsa di Aaron Rodgers verso la end zone nel momento clou della partita sono solo alcuni dei fattori che hanno portato alla sconfitta della franchigia del Wisconsin. In questo contesto, ha sicuramente pesato il Draft condotto dal front office nello scorso Aprile, draft nel quale il focus principale fu quello di trovare titolari per il futuro della franchigia, invece che puntare su giocatori che potessero fornire un impatto immediato nel tentativo di puntellare i pochi punti deboli del roster. Con Davante Adams spesso raddoppiato, i Packers hanno patito la mancanza di un ricevitore affidabile in grado di trovare separazione con costanza. Dopo il touchdown, Marquez Valdes-Scantling è stato tenuto sotto controllo dalla difesa dei Buccaneers, così come non è riuscito ad avere un impatto significativo Allen Lazard. Con la linea offensiva dei Packers travolta dalla pressione portata dai Buccaneers, Rodgers è stato abbastanza solido e lucido da evitare di forzare turnover, riuscendo a tenere in partita i suoi. Ma i soli sei punti derivati dai tre turnover messi a segno ai danni di Tom Brady, sono pesati come un macigno nel risultato finale. L’offseason dei Packers dovrà essere improntata sulla ricerca di pedine in grado di migliorare il pacchetto ricevitori e la difesa contro il running game.

Josh Allen, Buffalo Bills
(28-48, 287 yds, 2 TD, 1 INT, 60.1 QBR)

Le mancanze dei Buffalo Bills sono emerse nella sconfitta contro i Kansas City Chiefs. Se da una parte la difesa non è riuscita a limitare in alcun modo Patrick Mahomes, Tyreek Hill e Travis Kelce, dall’altra Sean McDermott è stato inspiegabilmente conservativo nelle scelte, optando ripetutamente per calciare field goal, invece che rischiare per provare a rimettere in carreggiata i suoi. La mancanza totale di un running back in grado di poter sopportare una mole di lavoro significativa nel running game ed in grado di rappresentare una minaccia nel passing game ha frenato l’attacco di Brian Daboll. Inoltre mentre la difesa dei Chiefs ha portato pressione alla linea offensiva di Buffalo facendo registrare quattro sack e dieci QB hit, quella dei Bills ha raccolto soltanto un sack e tre QB hit, segnale che conferma ancora una volta la necessità di Bills di migliorare la pass rush. Costretto ad inseguire, Josh Allen è incappato in errori di precisone e non è riuscito a trovare il ritmo che aveva contraddistinto la sua efficienza nelle ultime partite giocate. I Buffalo Bills nel 2020 hanno raggiunto un livello di maturità elevato e la permanenza di Brian Daboll come coordinatore offensivo nel 2021 permetterà ai Bills di costruire sulle solidissime basi poste in questa stagione. Al fine di poter competere per un Super Bowl, Buffalo dovrà sicuramente fare aggiustamenti nel reparto difensivo.

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